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Per la sanità la vera priorità non sono i finaziamenti ma la riorganizzazione del sistema

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12 OTT – Gentile Direttore,
prendo atto dai “media” delle dichiarazioni delle forze politiche che stanno dichiarando – a gran voce – la necessità di un maggiore finanziamento del SSN per migliorare la risposta ai bisogni di salute della popolazione. C’è da capire se un aumento del finanziamento, senza interventi nei modelli organizzativi e di “ristrutturazione e reingegnerizzazione” dell’intero sistema, porterà davvero ai miglioramenti attesi.

L’analisi dei dati (fonte: annuario statistico 2019 – Ministero della Salute) e la comparazione tra le regioni italiane permettono importanti spunti di riflessione:
– Diminuzione significativa di ASL (-82 da 2004 al 2017), di strutture ospedaliere pubbliche (-43 dal 2013 al 2017), di strutture ospedaliere accreditate (-27), di p.l. pubblici (-8.356) di p.l. privati accreditati (-1.336), di medici (-8.272) e di infermieri (-12.031);

– i servizi territoriali hanno parametrazioni, organizzazioni e dotazioni organiche significativamente diverse;

– il sistema delle cure primarie è inefficiente rispetto alla nuova ed aumentata domanda collegata alle situazioni di cronicità, fragilità e disabilità;

L’analisi dei dati ha l’unico scopo di stimolare la riflessione, in particolare della politica, sulle esigenze reali e prioritarie di riorganizzazione del SSN, a partire da uno studio attento ed approfondito dell’esistente, con la possibilità di arrivare ad una migliore programmazione attraverso azioni compensatorie e di riequilibrio tra ciò che risulta in eccedenza e ciò che è chiaramente carente. Sono state rilevate le seguenti eccedenze: – Cardiologa (16), UTIC (1), Chir Gen (19), Chir Max Fac (12), Chir Ped (26), Chir Plast (26), Chir Tor (7), Chir Vasc (11), Ematol (13), Gastroenter (11), Geriatria (24), Pneum (22), Mal Inf. (36), Med Chir Acc e Urg (75), Nefrol (97), Neonat (94), Neurochir (13), Oncologia (3), Ortop (4), Ost Gin (30), Pediatria (19), TI (14), TIN (27) TOTALE 600.

Nel lavoro di ricerca si sono riscontrate molte discipline dotate di una quantità di pl spropositata (oltre 200), di difficile comprensione, tenuto conto il dimensionamento medio delle strutture ospedaliere.

Potrebbero essere ipotizzati “refusi” …. anche se più facile pensare a riorganizzazioni aziendali con unificazione di strutture, distribuite anche su più sedi (di ASL e/o di Area Vasta) e l’accorpamento in una sola. Il progetto può trovare condivisione, ma va mantenuto il principio che “uno conta uno”, anche per non vanificare gli standard del DM 70/2015. Anche le Regioni probabilmente sono state “disattente”!!

Un sistema, per essere davvero equo, solidale ed universalistico, prima di nuovi finanziamenti ha bisogno di precisi riferimenti e regole, validi sull’intero territorio:
– i criteri per la determinazione delle strutture necessarie per assicurare l’adeguatezza della risposta ai bisogni di salute della popolazione
– la determinazione dei criteri per il dimensionamento delle strutture
– la determinazione di criteri per la strutturazione di specifiche aree di degenza “per intensità / complessità di cura e assistenza (multidisciplinari), per un utilizzo più corretto e razionale delle risorse
– la determinazione di criteri per la determinazione delle risorse necessarie per il funzionamento di ogni struttura (tipologia e numerosità) utile anche per una migliore determinazione di figure professionali e le relative discipline di riferimento (esigenze di oggi e di domani)
– la determinazione di precisi indirizzi per la codifica e trasmissione dei dati, al fine di garanti l’uniformità di codifiche e trasmissioni;
– la fissazione dei criteri per la determinazione delle SC e dei riconoscimenti di ruoli e responsabilità, nel rispetto dei principi fissati dal CCNL della dirigenza medica e sanitaria, sia per una corretta e razionale distribuzione delle risorse, sia per una valorizzazione delle stesse;
– la fissazione dei criteri per la determinazione degli incarichi di funzione (organizzativi e professionale) relativamente all’area del comparto, sia per una corretta e razionale distribuzione delle risorse, sia per una valorizzazione delle stesse.

A seguire … i fatti devono sostituirsi alle parole, pur con le comprensibili difficoltà.

Marcello Bozzi
Segretario ANDPROSAN – Affiliata COSMED

Leggi l’analisi integrale di Androposan

12 ottobre 2019
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Infermieri. Anelli (Fnomceo) su mozione Fnopi: “Passaggio importante, la condividiamo nello spirito e nella sostanza”

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“Apprezziamo in maniera particolare il fatto che gli infermieri vogliano evitare il trasferimento di competenze da una professione a un’altra, e che riaffermino come i processi vadano costruiti insieme, mettendo a disposizione i saperi di ogni disciplina. La conflittualità tra le Professioni è un retaggio del passato”. Così il presidente della Federazione commentando la mozione approvata ieri dai 102 presidenti del Consiglio nazionale della Fnopi.

13 OTT – “Condividiamo nello spirito e nella sostanza la mozione approvata ieri dalla Fnopi, la Federazione degli Ordini delle Professioni infermieristiche. La consideriamo come un passaggio importante, perché gli Infermieri definiscono correttamente diagnosi e cura come competenze mediche. La recepiamo, anche in rappresentanza dei 435mila Medici e Odontoiatri italiani, quale un invito a proseguire, tutti insieme, quel lavoro comune e sinergico che solo può portare a garantire un futuro di sostenibilità e universalità per il nostro Servizio Sanitario Nazionale”.

A parlare è il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, commentando la Mozione approvata ieri dai 102 presidenti del Consiglio nazionale della Fnopi. Una mozione che vuole garantire “il diritto al futuro della professione infermieristica” e di “un’assistenza accessibile, equa, sicura, universale e solidale”.

“Apprezziamo in maniera particolare il fatto che gli infermieri vogliano evitare il trasferimento di competenze da una professione a un’altra, e che riaffermino come i processi vadano costruiti insieme, mettendo a disposizione i saperi di ogni disciplina – continua Anelli -. Il nostro Servizio Sanitario Nazionale, per essere moderno ed efficiente, ha bisogno di tutte queste competenze, sempre più avanzate, che si esprimono mediante modelli multiprofessionali e si fondano sul lavoro in equipe. Ne ha bisogno, ad esempio, nei microteam dell’assistenza territoriale, che comprendano, oltre al medico, l’infermiere di famiglia. Ne ha bisogno sulle ambulanze per il soccorso avanzato, che devono portare a bordo microequipe con medico, infermiere, autista soccorritore”.

“Noi crediamo in una sanità fatta dagli infermieri, dai medici, da tutte le figure professionali di antica o nuova istituzione. Noi immaginiamo un Servizio Sanitario che sia nazionale, equo, universalistico, solidale, fondato sul lavoro e sulle specifiche e sinergiche competenze di tutti professionisti sanitari e sociali – conclude -. Perché quel futuro che, insieme agli Infermieri, reclamiamo a gran voce per la nostra sanità dipende dal lavoro dei professionisti, un lavoro di squadra dove ognuno gioca nel suo ruolo e tutti sono fondamentali per vincere la partita”.

13 ottobre 2019
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Riforma 118. Non dimentichiamoci degli infermieri

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11 OTT – Gentile Direttore,
come Associazione degli Infermieri di Area Critica (Aniarti), non possiamo che auspicare un intervento sul Sistema di Emergenza Territoriale 118 a 25 anni dalla sua istituzione, sperando che la mozione 1-00175 proposta dal Movimento 5 Stelle possa aprire un sano e costruttivo confronto. Ogni possibile riforma deve essere discussa con tutte le professioni coinvolte, ma non più in una logica di modello patriarcale in cui solo alcuni detengono la competenza per determinare i cambiamenti.

Gli infermieri sono una componente essenziale del Sistema di Emergenza e ne determinano in larga parte gli standard di garanzia per il cittadino. Abbiamo la necessità di intraprendere percorsi virtuosi di confronto concreto nei tavoli tecnico-politici preposti, ma è imprescindibile accettare l’idea della coevoluzione delle professioni. E’ auspicabile una riforma che prenda atto delle nuove tecnologie che supportano il soccorso, o di nuovi standard, ma ricordiamo che le riforme devono essere dei provvedimenti che realizzano dei rinnovamenti profondi, devono avere una visione futura, devono accogliere le nuove esigenze sociosanitarie, l’evoluzione scientifica, tecnologica, dell’organizzazione del lavoro e delle competenze che si evolvono per tutte le professioni. Non esistono ruoli, competenze, responsabilità definite una volta per tutte e per sempre.

La mozione proposta dai parlamentari del Movimento 5 Stelle può essere un buon inizio, non per riproporre il D.M. 70/2015 come base di una riforma, ma semmai per avviare una riflessione tra pari con l’apporto di tutte le società scientifiche e le comunità professionali. E’ questo che ci si aspetta dalla Politica (la maiuscola è voluta): programmare per il futuro.

Fabrizio Moggia
Presidente Aniarti

11 ottobre 2019
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Manovre salvavita. Un’app per sapere cosa fare in caso di arresto cardiaco e soffocamento da corpo estraneo

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Sarà presentata in occasione del Congresso Nazionale di Italian Resuscitation Council (IRC) in corso a Verona. L’App sfrutta la realtà aumentata per insegnare ai genitori e alle persone comuni, come effettuare correttamente le manovre di disostruzione e di rianimazione cardiopolmonare nel bambino e nell’adulto. Inquadrando con la fotocamera del proprio dispositivo le immagini delle manovre stampate sui manuali, si vedrà apparire sovrapposto una serie di contenuti aggiuntivi, in realtà aumentata, come modelli 3D.

11 OTT – Una app basata sulla realtà aumentata sarà presentata al congresso organizzato dall’11 al 12 ottobre a Verona dall’Italian Resuscitation Council, IRC, associazione senza scopo di lucro che promuove l’educazione alla rianimazione cardiopolmonare: un percorso interattivo unico, articolato e arricchito di contenuti di apprendimento multimediali per scoprire come effettuare le manovre di disostruzione pediatriche e come realizzare un corretto massaggio cardiaco.

L’applicazione si chiama AR IRC (dove AR sta per Augmented-Reality) ed è disponibile per Android e iOS; ingloba su una piattaforma le immagini dei manuali dei corsi IRC “Emergenze in età pediatrica” e “BLS-D per operatori non sanitari” per imparare attraverso video interattivi come comportarsi in caso di emergenza.

Inquadrando con la fotocamera del proprio dispositivo le immagini delle manovre stampate sui manuali, si vedrà apparire sovrapposto una serie di contenuti aggiuntivi, in realtà aumentata, come modelli 3D, filmati, schede descrittive, pulsanti per azioni o link a siti esterni.

“L’app – spiega in una nota Andrea Scapigliati, presidente di IRC, e Boris Bujic, direttore generale di IRC Edu – è nata con lo scopo di insegnare al grande pubblico la rianimazione cardiopolmonare e la disostruzione pediatrica, ma in maniera innovativa e con un’esperienza coinvolgente e unica: l’utente può interagire con gli elementi presenti sullo schermo del proprio dispositivo per accedere ad informazioni più dettagliate sull’immagine selezionata oppure osservare video e avere un’indicazione precisa su come effettuare le manovre, grazie all’interazione con istruzioni e segnalazioni virtuali”.

Secondo i dati dell’Irc, ogni anno 400.000 persone in Europa, 60.000 in Italia, muoiono per arresto cardiaco improvviso. Il 70% degli arresti cardiaci, avviene in presenza di altre persone che potrebbero iniziare subito le manovre di rianimazione cardiopolmonare, ma ciò accade solo nel 15% dei casi, perché chi è accanto alla vittima non è formato, non sa riconoscere un arresto cardiaco oppure non si sente in grado di intervenire. Se si interviene nei primi minuti dall’inizio dell’arresto, le possibilità di sopravvivenza raddoppiano o triplicano; aumentando il numero di persone in grado di prestare i soccorsi necessari attraverso un’adeguata sensibilizzazione e formazione, ogni anno si potrebbero salvare centinaia di migliaia di vite.

Nel bambino, l’arresto cardiaco si manifesta con una frequenza molto minore rispetto all’adulto ed è solitamente determinato da cause diverse: una malattia (respiratoria, neurologica, circolatoria) o un trauma che provocano, aggravandosi, un insufficiente rifornimento di ossigeno a tutto il corpo e in particolare agli organi essenziali per la vita.
Gli incidenti domestici, stradali e quelli che si verificano durante l’attività ludica e sportiva sono invece la prima causa di morte e di gravi danni permanenti in età pediatrica nei bambini sopra l’anno di vita.

In Europa si stima si verifichino 50mila incidenti da corpo estraneo/anno, sebbene solo l’1% porti al decesso (500 morti l’anno tra 0 e 14 anni). In Italia ogni anno circa 40 bambini, perdono la vita per soffocamento causato dall’ostruzione delle vie aree: muoiono talvolta perché chi è con loro in quel momento non sa come intervenire, mentre l’immediata esecuzione delle manovre per liberare le vie aree da cibo o corpi estranei – da parte di genitori, insegnanti o anche semplici cittadini – può essere determinante per salvare una vita.

Da queste premesse nascono le attività di formazione e sensibilizzazione di IRC, i cui membri sono impegnati da 25 anni in attività di ricerca medico-scientifica e formazione. L’app AR IRC rientra in tali attività e costituisce un ulteriore tassello che si aggiunge alle numerose iniziative di sensibilizzazione che animeranno la settima edizione di “Viva!”, la settimana promossa da Italian Resuscitation Council per diffondere la cultura della rianimazione cardiopolmonare nel nostro paese e che si terrà dal 14 al 21 ottobre in tutta Italia. Per informazioni https://www.settimanaviva.it/

Il congresso: la donazione del 2.000.000° defibrillatore, tavole rotonde e sessioni scientifiche
Il congresso IRC si apre oggi con l’assemblea dei soci e la cerimonia di donazione all’associazione del 2.000.000° DAE prodotto da Philips, azienda leader nel settore dell’Health Technology e nella produzione di defibrillatori automatici esterni, da parte di Simona Comandé, General Manager di Philips Italia, Israele e Grecia. IRC utilizzerà il DAE nei numerosi corsi BLS (Basic Life Support/Defibrillation) che organizza ogni anno in tutta Italia e che solo nel 2018 ha portato a formare oltre 120.000 persone.
Seguiranno tavole rotonde, sessioni a carattere scientifico ed altre interattive che vedranno la partecipazione di esperti di rilevanza nazionale e internazionale. Per la prima volta IRC avrà il piacere di ospitare all’interno del proprio congresso un momento di formazione e aggiornamento degli istruttori e formatori di Croce Rossa Italiana dedicato alle manovre salvavita.

Nella “due giorni” saranno affrontate diverse tematiche quali: la nuova legge sulla diffusione del DAE  e la tutela del soccorritore occasionale, la funzionalità del sistema di emergenza, la storia della scienza della rianimazione, l’importanza della formazione, l’arresto cardiaco nello sport, la gestione del trauma. Saranno presentate anche le ultime novità della ricerca AMSA, il primo studio clinico al mondo sull’utilizzo di un software sperimentale applicato al defibrillatore in grado di suggerire ai soccorritori se, in base alla tipologia di arresto cardiaco in atto, è meglio procedere subito con la scarica oppure con il massaggio cardiaco.

Il Manifesto
Il Congresso sarà anche l’occasione per rilanciare il Manifesto in 10 punti realizzato da IRC per migliorare la risposta all’arresto cardiaco e salvare più vite:
 1.  campagne di informazione e sensibilizzazione sulla rianimazione cardiopolmonare
 2.  insegnamento del primo soccorso in tutte le scuole
 3.  abilitazione al BLSD per tutti i maturandi
 4.  abilitazione al BLSD per chi consegue la patente di guida
 5.  tutela legale per i soccorritori che usano il DAE per salvare una vita anche se non sono abilitati
 6.  istituzione di un registro degli arresti cardiaci
 7.  realizzazione di un censimento dei DAE
 8.  presenza obbligatoria dei DAE in alcuni luoghi specifici (stazioni, aeroporti…),
 9.  creazione di un’applicazione per cellulari per localizzare i DAE e i soccorritori più vicini,
 10. obbligo per il 118 di fornire istruzioni per effettuare il massaggio cardiaco e utilizzare il DAE.

Queste proposte (tutela legale per i soccorritori, formazione obbligatoria, maggiore diffusione dei DAE) sono state presentate da IRC in Commissione Affari Sociali alla Camera e molte di loro sono state inserite nel disegno di legge sulla diffusione dei defibrillatori approvato alla Camera.

11 ottobre 2019
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Obesità. Ocse: “Un fardello che produrrà 90 milioni di vittime nei prossimi 30 anni e che assorbe oltre il 3% di Pil”. Allarme Italia: siamo il 4° paese al mondo per obesità infantile

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Otre la metà della popolazione è in sovrappeso in 34 dei 36 paesi OCSE e quasi una persona su quattro è obesa. I tassi medi di obesità negli adulti nei paesi dell’OCSE sono aumentati dal 21% nel 2010 al 24% nel 2016. Gli italiani vivono in media 2,7 anni in meno a causa del sovrappeso, che rappresenta il 9% della spesa sanitaria, superiore alla media degli altri paesi. I consigli all’Italia per prevenire entro il 2050 centinaia di migliaia di malattie non trasmissibili e risparmiare 278 milioni di euro l’anno di spesa sanitaria. IL RAPPORTO

11 OTT – Le malattie legate all’obesità causeranno più di 90 milioni di vittime nei paesi OCSE nei prossimi 30 anni, con un’aspettativa di vita ridotta di quasi 3 anni. Ma non solo l’obesità e le sue condizioni correlate incidono anche sull’economia riducendo anche il PIL del 3,3% nei paesi OCSE e esigono un pesante tributo sui bilanci personali, pari a 360 dollari pro capite all’anno. A scattare la fotografia e lanciare l’allarme è proprio un nuovo rapporto dell’OCSE pubblicato in occasione della giornata mondiale dell’obesità.

The Heavy Burden of Obesity  – The Economics of Prevention (“Il pesante fardello dell’obesità – L’economia della prevenzione). Il report dell’OCSE, afferma che oltre la metà della popolazione è in sovrappeso in 34 dei 36 paesi OCSE e quasi una persona su quattro è obesa. I tassi medi di obesità negli adulti nei paesi dell’OCSE sono aumentati dal 21% nel 2010 al 24% nel 2016, il che significa che altri 50 milioni di persone sono obesi.

I bambini in particolare pagano un prezzo elevato per l’obesità. Quelli in sovrappeso vanno meno bene a scuola, hanno maggiori probabilità di abbandonare la scuola e, quando crescono, hanno meno probabilità di completare l’istruzione superiore. Inoltre, mostrano anche una minore soddisfazione per la vita e hanno una probabilità tre volte maggiore di essere vittima di bullismo, il che a sua volta può contribuire a ridurre le prestazioni scolastiche.

Gli adulti obesi hanno un rischio maggiore di malattie croniche, come il diabete, e una ridotta aspettativa di vita. Nell’Ue-28, le donne e gli uomini nel gruppo con il reddito più basso hanno, rispettivamente, il 90% e il 50% in più di probabilità di essere obesi, rispetto a quelli con i redditi più alti, rafforzando la disuguaglianza.

Gli individui con almeno una malattia cronica associata al sovrappeso hanno l’8% di probabilità in meno di essere assunti l’anno successivo. Quando hanno un lavoro, hanno fino al 3,4% in più di probabilità di essere assenti o meno produttivi.

“C’è una urgente necessità economico e sociale per aumentare gli investimenti per contrastare l’obesità e promuovere stili di vita sani”, ha affermato il segretario generale dell’OCSE Angel Gurría. “Questi risultati illustrano chiaramente la necessità di migliori politiche sociali, sanitarie ed educative che conducano a vite migliori. Investendo nella prevenzione, i responsabili politici possono arrestare l’aumento dell’obesità per le generazioni future e favorire le economie. Non ci sono più scuse per l’inazione”.

I paesi dell’OCSE spendono già l’8,4% del loro bilancio sanitario complessivo per la cura delle malattie legate all’obesità. Ciò equivale a circa 311 miliardi di dollari, 209 pro capite all’anno. L’obesità è responsabile del 70% di tutti i costi di trattamento del diabete, del 23% per le malattie cardiovascolari e del 9% per i tumori.

La nuova analisi dell’OCSE rileva poi “che investire in iniziative come una migliore etichettatura dei prodotti alimentari nei negozi o la regolamentazione della pubblicità di alimenti non salutari per i bambini può generare notevoli risparmi. Ogni dollaro investito nella prevenzione dell’obesità genererebbe secondo il rapporto un ritorno economico fino a sei dollari”.

Inioltre, “ridurre del 20% il contenuto calorico negli alimenti ad alta intensità energetica, come patatine e dolciumi, potrebbe evitare oltre 1 milione di casi di malattie croniche all’anno, in particolare le malattie cardiache”.

Le iniziative rivolte a tutta la popolazione, come cibo e menu che mostrano informazioni nutrizionali e campagne sui mass media, potrebbero portare a guadagni tra 51.000 e 115.000 anni di vita all’anno fino al 2050 nei 36 paesi inclusi nell’analisi. Ciò equivarrebbe a prevenire tutti i decessi per incidenti stradali rispettivamente nei paesi Ue-28 e OCSE. Anche i risparmi economici sarebbero significativi, con l’etichettatura dei menu che risparmierebbe fino a 13 miliardi di dollari tra il 2020 e il 2050.

Italia. L’obesità assorbe il 9% della spesa sanitaria. Malissimo i bambini: siamo il 4° paese al mondo per bimbi obesi o in sovrappeso

In Italia la prevalenza dell’obesità è inferiore a quella della maggior parte degli altri paesi, ma ha comunque conseguenze significative. Gli italiani vivono in media 2,7 anni in meno a causa del sovrappeso, che rappresenta il 9% della spesa sanitaria, superiore alla media degli altri paesi.

Nel mercato del lavoro, la produzione risulta essere inferiore per un ammontare pari a 571 mila lavoratori a tempo pieno all’anno a causa del sovrappeso. Complessivamente, questo significa che il sovrappeso riduce il PIL italiano del 2,8%. Per coprire questi costi, ogni italiano paga 289 euro di tasse supplementari all’anno.

Per arginare l’epidemia di obesità, l’Italia ha messo in atto una serie di politiche, tra cui linee guida che promuovono l’attività fisica e una dieta sana, etichette nutrizionali per gli alimenti da apporre sul retro delle confezioni e standard nutrizionali volontari nelle scuole.

Tuttavia, se a livello generale l’Italia presenta un dato sotto la media, per quanto riguarda i ragazzi tra i 5 e 19 anni i dati sono allarmanti: è obeso il 12,5% e il 24,3% è in sovrappeso. Numeri che ci collocano al 4° posto nel mondo, dove siamo preceduti solo da Usa, Nuova Zelanda e Grecia.

Tuttavia, si può fare di più secondo l’OCSE.

L‘attuazione di un pacchetto di politiche di comunicazione o di politiche per incoraggiare la riformulazione di quelle attuali, preverrebbe le malattie non trasmissibili, ridurrebbe la spesa sanitaria e aumenterebbe la produttività della forza lavoro:

1. Un pacchetto di politiche di comunicazione – comprensivo di etichettatura obbligatoria sul fronte delle confezioni, regolamentazione pubblicitaria e campagne di informazione – potrebbe prevenire 144 mila malattie non trasmissibili entro il 2050, far risparmiare 62 milioni all’anno in spesa sanitaria, e far aumentare l’occupazione e la produttività di una quota pari a 6 mila lavoratori a tempo pieno all’anno.

2. Una riduzione pari al 20% delle calorie negli alimenti ad alto contenuto di zucchero, sale, calorie e grassi saturi, potrebbe prevenire 688 mila malattie non trasmissibili entro il 2050, far risparmiare 278 milioni di euro all’anno in spesa sanitaria, e far aumentare l’occupazione e la produttività di una quota pari a 18 mila lavoratori a tempo pieno all’anno.

 

 

 

 

 

 

 

11 ottobre 2019
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A Firenze le celebrazioni nazionali della Giornata dell’Infermiere 2020

12/10/2019 – La Fnopi lancia il “Save the date” per il 12 maggio 2020, data che quest’anno coincide con il bicentenario della nascita di Florence Nightingale

Florence Nightingale nacque a Firenze il 12 maggio 1820. Una professionista riconosciuta internazionalmente come la prima infermiera moderna, in quanto fu la prima a parlare di prevenzione del rischio clinico, ad applicare il metodo scientifico attraverso l’utilizzo della statistica, ad occuparsi di organizzazione, efficiente ed efficace, degli ospedali da campo, a prevenire e sorvegliare le infezioni correlate all’assistenza. I temi affrontati da Florence nell’800 sono oggi ancora attuali e i risultati della ricerca hanno confermato nel tempo le sue intuizioni. Molte le iniziative organizzate a livello internazionale, europeo e in Italia per celebrale il bicentenario della sua nascita.

La Fnopi – Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche – sta organizzando un evento unico, memorabile, condiviso con tantissimi infermieri e Ordini. #Florence2020 non sarà solo una semplice ricorrenza, ma una giornata colma di riflessioni sul passato, presente e futuro dell’assistenza, tante le attività, numerosi i professionisti e i cittadini coinvolti. Storia, arte e infermieristica si mescoleranno assieme, come in un quadro, per far emergere i colori di una delle professioni cardine del nostro Ssn.

I tre video lanciati sui canali social della Fnopi vanno in questa direzione. Il primo inizia con la nascita di una bambina e con tante immagini di Firenze che si susseguono, facendo emergere tutta la bellezza artistica di una delle Città più belle, con il suo centro storico riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità. La bambina rappresenta in questo video i tanti giovani che si affacciano oggi alla professione, perfezionando gli studi nelle migliori Università italiane, dedicando impegno, entusiasmo e competenze ai cittadini nelle nostre strutture sanitarie. 
Il secondo slideshow alterna immagini storiche di Florence a momenti di vita lavorativa attuali: dal territorio con l’infermieristica di comunità e famiglia, ai setting ospedalieri, alle sale operatorie, all’emergenza urgenza. 
Il terzo video svela il logo pensato e dedicato dalla Fnopi alla giornata, unico al mondo. Il pittogramma identificativo è caratterizzato da contenuti finalizzati a rappresentare simbolicamente molti degli aspetti legati alle celebrazioni. La città di Firenze, che ha dato i natali a Florence, fa da cornice agli elementi in primo piano. Una Florence Nightingale saggia, all’apice della sua esperienza di vita e professionale, sicura di sé, padrona del proprio e dell’altrui destino, accoglie tra le mani la lampada/lanterna simbolo che identifica in tutto il mondo l’azione di Florence. Le mani rappresentano protezione e richiamano il logo Fnopi. 200 è il numero del bicentenario ed i colori della bandiera italiana ci riportano al legame speciale tra Florence e l’Italia. La maschera perimetrale, che ricorda il ritaglio di un francobollo, trova fondamento nella volontà di comunicare la solennità dell’evento e il suo valore storico per la professione. 
Infine, il 2020 è stato dichiarato dal World Health Organization l’Anno dell’infermiere. Un’occasione importante non solo per far conoscere l’impegno di questa professione nel suo specifico e decisivo raggiungimento degli obiettivi di salute ma anche per costatare ed analizzare quali azioni gli Stati metteranno in campo per valorizzarla, migliorandone il profilo e lo status per renderla in grado di essere protagonista nell’affrontare le sfide sanitarie del XXI secolo.

Le iscrizioni apriranno entro la fine del 2019 e tutte le informazioni ufficiali saranno pubblicate sul sito www.fnopi.it

Testo a cura di Luca Fialdini (OPI Massa Carrara)
Video a cura di Andrea Di Cesare (OPI Molise)

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Gli infermieri rivendicano il diritto al futuro del Servizio sanitario nazionale e della professione

12/10/2019 – Mozione votata all’unanimità del Consiglio nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche: “Diritto al futuro di un’assistenza accessibile, equa, sicura, universale e solidale senza accettare più prese di posizione, deroghe o tempi di attesa con l’unico effetto di rimanere ancorati a un immobilismo pericoloso per l’assistenza e i diritti dei cittadini”

Il Consiglio nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, i 102 presidenti provinciali e interprovinciali riuniti a Roma dalla Federazione nazionale, ribadisce in una mozione finale approvata all’unanimità “con forza e intende portare avanti con ogni mezzo il DIRITTO AL FUTURO della professione infermieristica, il DIRITTO AL FUTURO di un’assistenza accessibile, equa, sicura, universale e solidale, senza accettare più prese di posizione, deroghe o tempi di attesa con l’unico effetto di rimanere ancorati a un immobilismo pericoloso per l’assistenza e i diritti dei cittadini”.

Cosa vogliono gli infermieri? “Il diritto al futuro di un’assistenza accessibile, equa, sicura, universale e solidale – è scritto chiaro nella mozione – senza accettare più prese di posizione, deroghe o tempi di attesa con l’unico effetto di rimanere ancorati a un immobilismo pericoloso per l’assistenza e i diritti dei cittadini”.

E proprio per questo i 450.000 infermieri considereranno come banchi di prova delle Istituzioni e della politica il Nuovo Patto per la Salute, la prossima Legge di Bilancio, e tutte le mozioniprovvedimenti legislativi e gli Accordi-Intese tra Stato e Regioni in corso di esame in Parlamento e in Conferenza Stato Regioni.

“Solo questo – affermano – darà la vera misura della volontà di tutelare il nostro Servizio Sanitario Pubblico e di sostenere i diritti dei pazienti. Solo questo darà la misura della capacità di Governo e di attenzione al tema dell’effettività dei diritti dei pazienti”.

Per ottenere il risultato “il Consiglio nazionale FNOPI chiede ufficialmente ai ministri competenti, quello della Salute in prima battuta e alle Regioni, che si affronti in tempi brevi questo tema in modo strutturato, attingendo alle evidenze e sottraendolo alla strumentalizzazione politica. I presidenti danno inoltre mandato alla presidenza della Federazione di rappresentarli ai tavoli di analisi e discussione, multi-istituzionali e anche multi-professionali, per giungere a un’organizzazione condivisa e reale dei servizi e dell’assistenza che non sia la facciata di un palazzo vuoto di contenuti innovativi e solo pieno di vecchi ricordi di un’attività ormai lontana dai bisogni reali, ma la base per costruzione di un nuovo e più efficiente modello di Servizio sanitario nazionale”.

È una reazione decisa e determinata quella dei vertici delle professioni infermieristiche – infermieri e infermieri pediatrici – che rappresentano oltre 450mila iscritti, dei quali 270mila dipendenti del Ssn e oltre 115mila liberi professionisti e dipendenti di strutture assistenziali private che garantiscono ogni giorno l’assistenza ai bisogni di salute dei cittadini, soprattutto (ma non solo) ai più fragili (cronici, anziani, non autosufficienti, terminali ecc.).

E lancia un preciso messaggio dopo lo stato di tensione interprofessionale che si è venuto a creare nelle ultime settimane/giorni, che invece di far avanzare il Servizio sanitario nazionale e i diritti dei pazienti, corre il serio rischio di attuare una regressione culturale dei rapporti tra professioni e delle politiche sanitarie pubbliche: “o si cambia, con coraggio e responsabilità, o si danneggia inesorabilmente il Servizio sanitario nazionale e non si va incontro ai reali bisogni dei cittadini”.

L’obiettivo di tutte le professioni sanitarie, si legge nella mozione, deve essere dare ai cittadini ciò di cui hanno veramente bisogno, disegnando i nuovi modelli basati su ciò che deve necessariamente venire anche dopo la diagnosi e la terapia: l’assistenza continua e la continuità tra ospedale e territorio, fino al domicilio del paziente. E il presupposto di tutto è e deve essere che i processi vanno costruiti insieme mettendo a disposizione il proprio sapere, quello di ogni disciplina.

In questo senso, sostengono i rappresentanti della professione, mettere in dubbio modelli ormai internazionalmente riconosciuti nel mondo e anche dai nostri maggiori partner europei utilizzando e confondendo definizioni come task shifting, che riguardano tutte le professioni, crea confusione e destabilizzazione nel prezioso rapporto con i cittadini e con gli assistiti che tutte le professioni devono avere secondo le proprie caratteristiche.

“L’obiettivo della professione infermieristica – si legge ancora nella mozione – non è altro che quello di rendere coerente l’esercizio professionale con le competenze acquisite costantemente nel corso degli anni, grazie ad uno specifico percorso di studi molto rigoroso e robusto, e in continua evoluzione.
Non c’è alcun esproprio di professionalità o invasione di competenze altrui – sottolineano i 102 presidenti degli Ordini e il Comitato centrale della Federazione – atti questi che non devono essere nel pensiero di nessuno: nessun professionista vuole fare il lavoro di altri, nessun professionista che ha scelto una disciplina intende confonderla con quelle di altri”.

Non sostenere questo percorso vuol dire sprecare risorse e competenze secondo la mozione, negare lo sviluppo, l’innovazione e il cambiamento di cui ha bisogno il Ssn per allinearlo e metterlo in grado di rispondere di più e meglio alle nuove sfide, ai nuovi bisogni delle comunità. Vuol dire anche negare lo sviluppo che da oltre 25 anni ha caratterizzato nel settore dell’assistenza, la professione infermieristica: dalle lauree ai master di primo e secondo livello, dai dottorati di ricerca alla docenza universitaria, dalla dirigenza alla responsabilità assistenziale dei pazienti, a partire dai servizi di emergenza-urgenza fino all’assistenza domiciliare e terminale.

 

LA MOZIONE

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Master telematici, i chiarimenti della Conferenza

Nel Documento di Consenso della Conferenza permanente delle classi di laurea delle professioni sanitarie, approvato a Bologna il 14 settembre 2019, si auspica che “Master mirati a certificare specifiche competenze (…) non siano attivati da Università telematiche”. A seguito di questa pubblicazione sono nati dubbi circa la validità e spendibilità dei master telematici. Per fare chiarezza abbiamo chiesto spiegazioni a chi quel Documento di Consenso l’ha stilato. Cosa è emerso? Che la questione è più complessa di una dicotomia tra e-learning e formazione in presenza: il nocciolo è – e resta sempre – la qualità dell’offerta formativa.

Sara Di Santo
Vicedirettore
http://www.quotidianosanita.it/

Manovra. Bonaccini: “Raggiunto l’accordo Governo-Regioni”. Per la sanità 2 miliardi in più nel Fsn 2020 e altri 2 per l’edilizia sanitaria

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Questi due dei 9 temi “centrali” sui quali è stata raggiunta l’intesa. “Siamo di fronte ad una giornata molto importante per la sanità italiana perché l’insieme delle misure contenute in questo accordo – unitamente a quelle decise oggi, sempre in Conferenza Stato-Regioni, sul payback farmaceutico – assicura una quantità di risorse come da tempo non accadeva, fondi che saranno a disposizione per investimenti e servizi ai cittadini”.

10 OTT – “Accordo centrale ed importante fra Governo e Regioni in vista della prossima legge di bilancio e per la programmazione regionale. Un’intesa che coglie aspetti importanti di merito e che innova il metodo della concertazione istituzionale. Di questo do atto al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, al Ministro della Salute, Roberto Speranza, al Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, e ai componenti dell’esecutivo interessati”, lo ha dichiarato il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Stefano Bonaccini, che ha voluto sottolineare anche l’opera di mediazione portata avanti insieme al Sottosegretario di Stato per l’Economia e le Finanze, Antonio Misiani.

“L’accordo – ha concluso Bonaccini – riguarda 9 temi centrali per lo sviluppo dei territori e per il futuro delle istituzioni regionali”.

I temi inclusi nell’accordo sono i seguenti:
1. 
Salvaguardia dei trasferimenti in favore delle Regioni a partire dalle Politiche sociali e dal TPL, come da tabella allegata.
2. Tutela dell’incremento delle risorse già previsto dalla legge 30 dicembre 2018, n.145 del fabbisogno sanitario nazionale per gli anni 2020 (con un incremento di 2 miliardi) e 2021 e conseguente differimento del termine di cui all’articolo 1, comma 515, della legge n. 145 del 2018 dal 31 marzo 2019 al 31 dicembre 2019 per la stipula del Patto della salute.
3. Incremento di 2 miliardi del livello delle risorse destinate agli interventi di edilizia sanitaria e di ammodernamento tecnologico di cui all’articolo 20 della legge n. 67 del 1988
4. Anticipo al 2020 degli effetti delle sentenze della Corte costituzionale n. 247/2017 e n. 101/2018 in materia di pieno utilizzo dell’avanzo di amministrazione e del fondo pluriennale vincolato di entrata e di spesa questo consentirà di sbloccare una serie significativa di investimenti sul territorio (oltre 800 milioni).
5. Attuazione dei meccanismi di finanziamento delle funzioni regionali, come disciplinati dal decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, rinviati all’anno 2021.
6. Entrata in vigore dall’anno 2021 della disciplina dei meccanismi di riparto del fondo per il finanziamento del trasporto pubblico locale.
7. Adeguamento delle priorità di investimento secondo gli obiettivi indicati dalla nota di aggiornamento al DEF 2019, con particolare riguardo al green new deal.
8. Istituzione di un Tavolo Stato, Regioni ed Enti locali, al fine di accelerare gli investimenti nazionali e comunitari, anche attraverso la definizione di procedure di semplificazione.
9. Individuazione di possibili soluzioni per consentire la riduzione degli oneri del debito in modo da liberare risorse in favore della crescita sostenibile e degli investimenti.

“Siamo di fronte ad una giornata molto importante per la sanità italiana perché l’insieme delle misure contenute in questo accordo – unitamente a quelle decise oggi, sempre in Conferenza Stato-Regioni, sul payback farmaceutico – assicura una quantità di risorse come da tempo non accadeva, fondi che – conclude Bonaccini – saranno a disposizione per investimenti e servizi ai cittadini”.

10 ottobre 2019
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Microteam tra professionisti. Fnomceo: “Una nuova sfida con 20mila infermieri di famiglia a fianco dei medici”

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Dopo il ministro Speranza, anche la Federazione degli Ordini dei medici apre alla proposta della Fimmg. Il presidente Anelli: “Il progetto rilancia l’assistenza territoriale quale primo mattone del Servizio Sanitario Nazionale, quello più prossimo al cittadino e inaugura un nuovo modello di collaborazione tra medici e infermieri che possono trovarsi a fare squadra anche sul territorio”.

10 OTT – Il “microteam” con medico di famiglia, infermiere e collaboratore di studio, con l’integrazione del medico di continuità assistenziale, proposto ieri al Congresso della Fimmg, la Federazione dei Medici di Medicina Generale, in corso a Villasimius (CA), incassa, dopo l’Ok del Ministro Speranza, anche quello degli Ordini dei Medici.

“L’idea del microteam coincide con l’idea che anche noi, come Ordine, abbiamo da tempo – spiega il presidente della Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Filippo Anelli -. L’idea di un vero lavoro di squadra, dove i professionisti operano in sinergia, esprimendo ciascuno le proprie competenze, nel rispetto del proprio ruolo”.

“Ha ragione il Ministro Speranza, quando dice che l’introduzione del microteam va nella direzione giusta – continua Anelli -. Non solo si creerebbero 20mila posti di lavoro per 20mila infermieri di famiglia, ma soprattutto si assicurerebbe ai cittadini un’assistenza completa e si consentirebbe agli ambulatori di erogare finalmente in maniera organica prestazioni diagnostiche di primo livello”.

10 ottobre 2019
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