http://www.fnopi.it

Tor Vergata, pubblicato nuovo bando per Dottorato

,

18/04/2019 – Il documento per l’ammissione al XXXV Ciclo del Dottorato di Ricerca in Scienze infermieristiche e Sanità Pubblica.

l’estratto del bando per l’ammissione al XXXV Ciclo del Dottorato di Ricerca in Scienze infermieristiche e Sanità Pubblica.La versione integrale del bando e le schede contenenti tutti i Corsi di Dottorato di Ricerca attivati per l’Anno accademico 2019-2020 – XXXV Ciclo, sono disponibili per la consultazione sulla pagina web della Scuola di Dottorato di Tor Vergata all’indirizzo: http://dottorati.uniroma2.it 

IN ALLEGATO UN ESTRATTO DEL BANDO

Stampa

http://www.fnopi.it

Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa 2019-2021. A che punto sono le Regioni?

19/04/2019 – Attraverso una prima ricognizione  sul web (terminata il 19 aprile), le realtà regionali che sembrerebbero aver dato notizia del recepimento del Piano Nazionale (entro il 22 aprile) sono solo una parte: Puglia, Marche, Emilia Romagna, Valle D’Aosta. La Basilicata ha scelto per il momento la strada di accordi interaziendali.  Il Veneto e la Toscana dovrebbero procedere a strettissimo giro con il recepimento

Al fine di garantire una maggiore accessibilità del Servizio Sanitario Pubblico da parte dei cittadini, il 21 febbraio 2019 lo Stato, le Regioni e le Provincie Autonome hanno approvato mediante la stipula di una specifica Intesa il Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa per il triennio 2019-2021.

Tra le novità introdotte dal Piano vale la pena ricordare: la fissazione dei tempi massimi di attesa per tutte le prestazioni e non più solo per una piccola parte; in caso di tempi massimi non rispettati saranno attivi percorsi di tutela per il cittadino volti a garantire la prestazioni nei tempi giusti e in un ambito territoriale di prossimità, senza costi aggiuntivi rispetto al ticket e senza dover fare più tanti chilometri; le persone con malattia cronica non dovranno più uscire dalla struttura ospedaliera senza la prescrizione e senza la prenotazione, il cittadino sarà quindi preso in carico automaticamente dal SSN; la possibilità di accedere alle strutture durante le ore serali e nel fine settimana; il blocco dell’attività libero professionale in caso di superamento del rapporto tra la stessa attività in libera professione e quella in regime istituzionale  e/o di sforamento dei tempi di attesa massimi individuati dalla Regioni; il coinvolgimento delle Associazioni dei cittadini nelle campagne di comunicazione e nel monitoraggio periodico dei piani delle ASL; massima trasparenza per le agende di prenotazione, più controlli e verifiche.

Tutto questo però per diventare effettivo e quindi “entrare nelle case delle persone”, necessita almeno di tre passaggi fondamentali:

• le Regioni, entro 60 giorni dalla stipula dell’Intesa e cioè entro il 22 aprile 2019, devono recepire formalmente il Piano Nazionale e adottare un proprio Piano Regionale di Governo delle Liste di Attesa, il quale deve poi essere trasmesso al Ministero della Salute entro 30 giorni dalla sua adozione;

• le ASL, entro 60 giorni dall’adozione del Piano Regionale di Governo delle Liste di Attesa, adottano il proprio Programma Attuativo Aziendale;

• l’istituzione, entro 120 giorni dalla stipula dell’Intesa, dell’Osservatorio Nazionale sulle Liste di Attesa con il compito di affiancare le Regioni nell’implementazione del Piano, di monitorare l’attuazione degli interventi previsti, di rilevare le criticità, di uniformare i comportamenti anche al fine di superare le disuguaglianze.

Il 22 aprile ormai è arrivato e le Regioni a che punto sono nel processo di recepimento formale del Piano Nazionale e di adozione del proprio Piano regionale?

Attraverso una prima e rapida ricognizione svolta anche sul web (terminata il 19 aprile), le realtà regionali che sembrerebbero aver dato notizia del recepimento del Piano Nazionale (entro il 22 aprile) sono solo una parte e in particolare: Puglia, Marche, Emilia Romagna, Valle D’Aosta. 

La Basilicata ha scelto per il momento la strada di accordi interaziendali aventi ad oggetto il recepimento del Piano Nazionale.

Il Veneto e la Toscana invece dovrebbero procedere a strettissimo giro con il recepimento.

Alcune delle Regioni non citate potrebbero aver già recepito e non dato comunicazione all’esterno, altre certamente saranno al lavoro per recepirlo a breve, altre ancora, invece, saranno più in ritardo. Proprio per questo, al fine di garantire l’effettività delle decisioni che lo Stato e le Regioni assumono, nonché pari opportunità di cura in tutto il Paese, sarebbe necessario che il Ministero della Salute, proprio per il suo ruolo di indirizzo, coordinamento e di verifica dei Livelli Essenziali di Assistenza, avviasse da subito una ricognizione stringente nei confronti delle Regioni sullo stato di recepimento del Piano Nazionale di Governo delle Liste di attesa e sull’adozione dei Piani Regionali, nonché sui motivi dei rallentamenti.

Un altro aspetto importante sul quale occorre mantenere alta l’attenzione è il riparto tra le Regioni dei 350 milioni di euro stanziati con l’ultima Legge di Bilancio (150 milioni di euro per l’anno 2019, 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021) per l’implementazione e l’ammodernamento delle infrastrutture tecnologiche legate ai sistemi di prenotazione elettronica per l’accesso alle strutture sanitarie.

Tali risorse dovevano essere ripartite tra le Regioni secondo modalità individuate con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della stessa legge Bilancio. 

Ad oggi ancora non si ha alcuna notizia in merito al riparto e il ritardo accumulato rispetto alla tabella di marcia indicata dalla Legge è già pari a 1,5 mesi.

L’effettiva e tempestiva attuazione in tutte le Regioni del Piano nazionale di Governo delle liste di attesa, del Piano Nazionale della Cronicità, il rilancio degli investimenti nelle politiche del personale sanitario, l’innovazione dei modelli organizzativi del SSN, nonché la garanzia di un adeguato finanziamento del Servizio Sanitario Pubblico sono alcuni dei tasselli necessari per garantire una maggiore, più tempestiva ed equa accessibilità ai servizi sanitari. Temi, quelli dell’accessibilità e dell’equità, sui quali si gioca la fiducia dei cittadini nei confronti della Sanita Pubblica.

Tonino Aceti
Portavoce Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche 

Stampa

http://www.quotidianosanita.it/

Sanità digitale. Arrivano le linee guida Oms: ecco i dieci ambiti dove i problemi di salute si possono risolvere anche con uno smarthphone

,

Sono dieci gli interventi raccomandati nelle linee guida per migliorare la salute delle persone e rinforzare i servizi essenziali. In particolare l’Oms raccomanda l’uso della sanità digitale come supporto agli operatori sanitari nelle operazioni di decision-making, come metodo di gestione dello stoccaggio dei prodotti farmaceutici per evitare buchi e carenze, per rinforzare i servizi di Telemedicina e aumentare la comunicazione con pazienti target particolarmente fragili. Ma anche per il semplice invio di certificati. LE LINEE GUIDA

20 APR – Il 17 aprile l’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato nuove raccomandazioni elencando dieci modi in cui i Paesi possono usare al meglio la tecnologia per la sanità digitale, accessibile tramite smartphone, tablet e computer, per migliorare la salute delle persone e rinforzare i servizi essenziali. Gli interventi inclusi in queste linee guida rappresentano solo una parte di un più ampio spettro di possibilità offerte dalle nuove tecnologie.

Per ciascun intervento, l’Oms fornisce specifiche raccomandazioni di implementazione
1. Notifica del certificato di nascita tramite dispositivi mobili
2. Notifica del certificato di morte tramite dispositivi mobili
3. Segnalazione delle notifiche di stoccaggio e gestione dei prodotti farmaceutici tramite dispositivi mobili
4. Telemedicina client-to-provider
5. Telemedicina provider-to-provider
6. Comunicazioni con pazienti target mediante dispositivi mobili
7. Supporto al decision-making degli operatori sanitari tramite dispositivi mobili
8. Tracciabilità digitale dello stato di salute e dei servizi al cliente (digital tracking)
9. Integrazione della tracciabilità digitale con il supporto di decision-making e le comunicazioni con pazienti target
10. Training digitale per gli operatori sanitari tramite dispositivi mobili (mobile learning)

“Sfruttare il potenziale delle tecnologie digitali è essenziale per raggiungere la copertura sanitaria universale”, ha detto il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus. “In sostanza le tecnologie digitali sono strumenti vitali per promuovere la salute, al servizio della sicurezza e dei soggetti più vulnerabili”.

Nel corso degli ultimi due anni, l’Oms ha analizzato sistematicamente l’evidenza scientifica sulle tecnologie digitali, consultandosi con esperti provenienti da tutto il mondo, al fine di elaborare raccomandazioni su quali siano i modi migliori per utilizzare questi strumenti e massimizzarne l’impatto sui sistemi sanitari e la salute delle persone.

Un intervento che sta già mostrando effetti positivi in alcuni paesi è l’invio di ‘promemoria’ alle donne incinte sugli appuntamenti medici da effettuare in fase prenatale, o sulle date di vaccinazione dei loro bambini. Altri approcci digitali che sono stati esaminati includono strumenti di supporto decisionale per guidare gli operatori sanitari nel loro lavoro e la possibilità di comunicare e consultarsi su argomenti sanitari tra persone ed operatori situati in zone diverse .

“L’uso delle tecnologie digitali offre nuove opportunità per migliorare la salute delle persone”, afferma la dott.ssa Soumya Swaminathan, direttore scientifico dell’Oms -. “Ma l’evidenza scientifica mostra anche le difficoltà che incontrano alcuni interventi nel produrre un impatto efficace. Se dobbiamo sostenere e integrare le tecnologie digitali nei sistemi sanitari, devono dimostrare di produrre miglioramenti a lungo termine rispetto ai metodi tradizionali utilizzati finora”.

Per esempio, le guide linea rilevano il potenziale miglioramento della gestione degli stoccaggi. Le tecnologie digitali consentono agli operatori sanitari di comunicare in maniera più efficace sulla situazione dei prodotti in stoccaggio e sulle eventuali carenze. Detto ciò, la comunicazione da sola non è sufficiente a migliorare la gestione dei prodotti; i sistemi sanitari devono anche agire per tempo per assicurarsi i rifornimenti necessari.

“Il successo di un intervento di sanità digitale dipende fortemente dal contesto in cui si applica e da come è costruito”, avverte il dott. Garrett Mehl, esperto in innovazione digitale e ricerca dell’Oms. “Vanno tenute in considerazione le problematiche strutturali dei contesti in cui si applicano, la presenza di infrastrutture, i bisogni di salute cui sono indirizzati, e la facilità d’uso della tecnologia stessa”.

Gli interventi di sanità digitale non sono di per sé sufficienti a garantire risultati
Le linee guida evidenziano che i sistemi sanitari devono tenere in considerazione l’incrementata accessibilità all’informazione. Bisogna assicurare alle persone che i loro dati sensibili sulla salute siano protetti e non accessibili a terzi, come ad esempio i dati che riguardano la sfera della sessualità e della riproduzione.

Gli operatori sanitari necessitano di un’adeguata formazione che li aiuti nella transizione a questa nuova modalità di lavoro, aumentando la loro motivazione e semplificando le tecnologie utilizzate. Le linee guida sottolineano l’importanza di fornire supporto nel training per poter gestire infrastrutture fragili, per poter adeguatamente proteggere la privacy delle persone con la creazione di strumenti che rendano le nuove tecnologie disponibili in maniera non frammentaria in tutto il sistema sanitario.

“La sanità digitale non è una bacchetta magica,” dice Bernardo Mariano, responsabile della comunicazione dell’Oms. “L’oms sta lavorando per far sì che venga utilizzata nella maniera più efficace. Questo significa accertarsi che diventi un valore aggiunto per gli operatori sanitari e per le persone che le usano, tenendo conto delle limitazioni imposte dalle infrastrutture affinché vi sia un’adeguato coordinamento”.

Le guide linea offrono raccomandazioni anche sulla Telemedicina, che consente alle persone che vivono in località remote di accedere ai servizi sanitari tramite smartphone, portali web, o altri strumenti digitali. L’oms sottolinea che si tratta di una preziosa integrazione alle interazioni faccia a faccia ma che non le può sostituire completamente.

Le guide linea precisano infine l’importanza di raggiungere popolazioni vulnerabili, accertandosi che la sanità digitale non le danneggi in alcun modo.

Paola Porciello

20 aprile 2019
© Riproduzione riservata

Lecce, Lele Spedicato ringrazia lo staff sanitario che gli ha salvato la vita

Il chitarrista dei Negramaro è tornato all’ospedale “Vito Fazzi”, dove arrivò in gravi condizioni il 17 settembre scorso a causa di un’emorragia cerebrale.

Lele Spedicato, chitarrista dei Negramaro, è tornato nelle scorse ore all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce per fare visita allo staff che nell’autunno scorso gli ha salvato la vita. Ci è tonato in compagnia della moglie Clio e del figlio Ianko, dopo la lunga riabilitazione svolta alla Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma.

La disavventura del musicista iniziò il 17 settembre scorso, quando fu colto da un’emorragia cerebrale improvvisa. Subito trasportato al Pronto soccorso del nosocomio salentino, fu poi trasferito nel reparto di Rianimazione. Le sue condizioni apparivano moto gravi, ma una forza d’animo non comune e l’assistenza dei sanitari – da lui definiti «supereroi» – gli hanno permesso di riaprire gli occhi dopo alcune settimane. Nei mesi successivi ha ripreso in mano la propria vita, tanto che in febbraio è salito con la sua band sul palco di Rimini per imbracciare di nuovo la chitarra e suonare Cosa c’è dall’altra parte, brano a lui dedicato.

Fonte: www.trnews.it

 

Inquinamento dell’aria: aumenta il rischio di diabete di tipo 2

,

E’ uno studio che viene da lontano, da Taiwan e Hong Kong, ma i suoi risultati sono applicabili a qualunque metropoli del mondo, alle prese con l’inquinamento da particolato fine, il PM2.5 , prodotto dal traffico veicolare, dagli impianti per la produzione di energia, dalla combustione della legna, dagli incendi boschivi. Questo studio osservazionale dimostra che l’esposizione a questo tipo di inquinamento per lunghi periodi è in grado di aumentare di quasi il 30% il rischio di comparsa di nuovi casi di diabete di tipo 2 nelle persone più pesantemente esposte.

19 APR – Essere esposti a lungo all’inquinamento da particolato fine (PM2.5) rappresenta un nuovo fattore di rischio per le patologie cardiovascolari, strettamente collegato al diabete di tipo 2.
Esistono al momento prove limitate di un’associazione tra l’esposizione di lunga durata a questa forma di inquinamento e la comparsa di diabete di tipo 2. Ma uno studio appena pubblicato su Diabetologia, organo ufficiale della European Society for the Study of Diabetes (EASD) ha cercato di dare una risposta a questo quesito.

La ricerca, effettuata da Xiang Qian Lao del Jockey Club School of Public Health and Primary CareThe Chinese University of Hong Kong e colleghi dell’Università di Taipei (Taiwan) è andata ad investigare l’effetto di una lunga esposizione al PM2.5sull’incidenza di diabete di tipo 2 in una popolazione di 147.908 adulti di Taiwan, non  affetti da diabete al momento dell’arruolamento. I partecipanti allo studio sono stati seguiti dal 2001 al 2014; durante questo periodo effettuavano visite mediche e venivano sottoposti a determinazioni della glicemia a digiuno (FPG). I nuovi casi di diabete di tipo 2 venivano definiti come FPG ≥7 mmol/L o come diagnosi di diabete diagnosticata dal medico nel corso di una visita.

La concentrazione di PM2.5  atmosferico nei pressi delle abitazioni dei partecipanti allo studio è stata stimata utilizzando un modello spazio-temporale basato sul satellite. La concentrazione media di PM2.5 di 2 anni è stata assunta come indicatore di esposizione di lungo periodo all’inquinamento ambientale da PM2.5 .

I soggetti residenti in zone ad elevata concentrazione di  PM2.5 , presentavano un rischio di comparsa di diabete di tipo 2 maggiorato dal 16 al 28%, rispetto ai residenti nelle zone meno inquinate. I soggetti che consumavano occasionalmente o regolarmente bevande alcoliche e quelli con un indice di massa corporea inferiore a 23  kg/m2 sono risultati più sensibili agli effetti di una esposizione di lunga durata al particolato fine.

Questo studio fornisce insomma un motivo ulteriore per cercare di mitigare in tutti i modi l’inquinamento atmosferico. Ridurre l’esposizione al particolato fine potrebbe rappresentare infatti una valida strategia anche per contrastare la pandemia di diabete di tipo 2.

Maria Rita Montebelli

19 aprile 2019
© Riproduzione riservata

IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, 2 posti per infermiere

,

Tipologia : Infermiere : Indeterminato

Status : Pubblicato in Gazzetta Ufficiale

Pubblicazione  – Scadenza 

Date selezioni : 

Regione : Lombardia

Indirizzo : Via Giacomo Venezian, 1 20133 Milano

Find it on Google Maps

Si rende noto che in esecuzione della determinazione 25 gennaio 2019 n. 7-RUeRS è indetto secondo la normativa vigente, d.p.r. 220/01 il seguente concorso pubblico: n. 2 posti di Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere, cat. D0.

Concorso pubblico infermieri, 2 posti a Milano

Le domande di ammissione al concorso pubblico in oggetto dovranno essere prodotte esclusivamente tramite procedura telematica accedendo al link: https://istitutotumorimilano. miscrivo.it, entro e non oltre le ore 12.00 del trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del presente estratto di bando sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – parte prima, IV serie speciale «Concorsi ed esami«.

http://www.quotidianosanita.it/

Sanità italiana al 20° posto in Europa secondo i consumatori. “Troppe differenze regionali”. Disco rosso per liste d’attesa, accesso a nuovi farmaci e consumo antibiotici. Al top la Svizzera, in calo Francia, Germania e Uk

,

Il nostro Paese conferma nel 2018 il risultato del 2017. Ecco la nuova indagine annuale di Health Consumer Powerhouse che valuta i sistemi sanitari in base al mix di dati statistici sanitari ufficiali e il livello di soddisfazione dei cittadini. Sull’Italia la spada di Damocle del divario Nord-Sud: “Da Roma in giù la sanità è pessima. Bene invece i dati sulla medicina di famiglia e sulla mortalità per ictus e infarti”. IL REPORT

17 APR – La sanità italiana si conferma anche nel 2018 al 20° posto in Europa. È quanto emerge dal nuovo Euro Index Consumer Health 2018 (EHCI) pubblicato dalla Health Consumer Powerhouse che dal 2005 valuta i sistemi sanitari di 35 paesi del continente europeo. Al top dopo 10 anni si attesta invece la Svizzera che scalza i Paesi Bassi. (Vedi rapporto 2017).

Ricordiamo che l’indice è il risultato di un’analisi che in base a 46 indicatori suddivisi in 6 aree (Diritti dei pazienti e informazione, accesso alle cure, risultati trattamenti, gamma servizi, prevenzione e l’uso di prodotti farmaceutici) e analizza i dati statistici sanitari ufficiali e il livello di soddisfazione dei cittadini.

Lo studio evidenzia come “nonostante le misure di austerità indotte dalla crisi finanziaria, come quelle di restrizione dell’aumento spesa sanitaria, l’assistenza sanitaria europea continua a produrre risultati migliori. I tassi di sopravvivenza per malattie cardiache, ictus e cancro sono in aumento, anche se si assiste ad un peggioramento degli stili di vita come l’obesità, il consumo di cibo spazzatura e la crescita della sedentarietà. Bene l’indicatore della mortalità infantile, che continua a scendere anche negli Stati baltici, che sono stati gravemente colpiti dalla crisi finanziaria”.

Il report però segnala come ci siano ancora molte differenze all’interno dell’Europa dove un terzo dei cittadini ha difficoltà ad accedere ai servizi. Molto lentamente procede anche lo sviluppo della sanità digitale e infine una critica alla politica: “Medici e alcuni manager implementano il cambiamento al contrario di quanto fanno politici e amministratori”.

La classifica 2018. La Svizzera di posizioni in testa con 893 punti. Seguono i Paesi Bassi con 883 punti. Sul terzo gradino del podio troviamo la Norvegia con 857 punti che ha scalzato la Danimarca (855 punti). A seguire il Belgio con 849 punti. Sesta la Finlandia (839 punti) cui segue il Lussemburgo (809 punti). La Francia scende dal nono all’undicesimo posto (796 punti), la Germania crolla dal 7° al 12° posto con 785 punti. In calo anche il Regno Unito che passa dal 14° al 16° con 728 punti e la Spagna che dal 17° scende al 19° (698 punti). Fanalino di coda l’Albania (544 punti). (vedi valutazione per singolo indicatore)

L’Italia nel 2018 si conferma come l’anno scorso al 20° posto con 687 punti (+15 punti rispetto al 2017). L’indagine conferma come il problema principale del Paese siano le differenze regionali. “L’Italia ha la più grande differenza riferita al Pil pro capite tra le regioni di qualsiasi paese europeo. Il PIL della regione più povera è solo 1/3 di quello della Lombardia (la più ricca). Anche se in teoria l’intero sistema sanitario opera sotto un ministero centrale della salute, il punteggio dell’Italia è un mix tra il verde (livello alto) da Roma in su e il rosso (livello più basso) per le regioni meridionali e per questo su molti indicatori i punteggi sono gialli”.

I punti deboli del nostro Paese sono l’accesso ai servizi a causa dei lunghi tempi di attesa, l’eccessivo ricorso al parto cesareo, i ritardi per l’accesso alle terapie innovative e l’elevato uso di antibiotici. Punti di forza invece la medicina di famiglia, i tassi bassi di decesso per ictus e infarto e la bassa mortalità infantile. Buoni i risultati anche sulla prevenzione.

Luciano Fassari

17 aprile 2019
© Riproduzione riservata

Auguri di Buona Pasqua.

http://www.quotidianosanita.it/

Gli infermieri approvano il nuovo Codice deontologico: “Nasce l’infermiere manager e coprotagonista del Governo clinico”. Non sanzionabili gli atti degli infermieri compiuti nell’ambito di incarichi politico istituzionali

,

E’ stato approvato oggi all’unanimità dai 102 presidenti provinciali degli infermieri il primo Codice dopo il passaggio da Collegi a Ordini. Molte le novità tra cui spiccano quella di un nuovo ruolo da protagonista anche nel management clinico e un articolo che sembra dettato dalla vicenda Venturi, l’assessore dell’Emilia Romagna radiato dall’Ordine dei medici per il caso delle ambulanze con soli infermieri a bordo. ECCO IL NUOVO CODICE DEGLI INFERMIERI

13 APR – “L’Infermiere è il professionista sanitario, iscritto all’Ordine delle Professioni Infermieristiche, che agisce in modo consapevole, autonomo e responsabile.  È sostenuto da un insieme di valori e di saperi scientifici.  Si pone come agente attivo nel contesto sociale a cui appartiene e in cui esercita, promuovendo la cultura del prendersi cura e della sicurezza”, recita così l’articolo 1 del nuovo Codice deontologico degli infermieri, il primo da quando i “vecchi” collegi sono stati trasformati in Ordini grazie alla legge Lorenzin del 2018.

Il nuovo Codice conta 53 articoli, due in più del precedente risalente al 2009. Rispetto alla versione di 10 anni fa si parla per la prima volta di “governo clinico” cui è dedicato un intero articolo (il 32) che recita così: “L’Infermiere partecipa al governo clinico, promuove le migliori condizioni di sicurezza della persona assistita, fa propri i percorsi di prevenzione e gestione del rischio, anche infettivo, e aderisce fattivamente alle procedure operative, alle metodologie di analisi degli eventi accaduti e alle modalità di informazione alle persone coinvolte”.

Il nuovo Codice è stato approvato oggi all’unanimità dai 102 presidenti degli Ordini provinciali dopo oltre un anno di consultazioni. La Fnopi ha infatti voluto seguire un” iter complesso e trasparente” che è partito con la messa a punto di un testo da parte di una commissione che poi è andato alla consultazione pubblica on line degli infermieri e di tutte le associazioni e società infermieristiche per tornare di nuovo alla Commissione e agli Ordini che l’hanno riassemblato.

Successivamente sono cominciate le consultazioni con giuristi, eticisti, bioeticisti, associazioni dei malati, rappresentanti ufficiali delle religioni (cattolica, ebraica, islamica, buddista, shintoista ecc.). Infine, un altro passaggio di messa a punto con la Commissione incaricata della stesura del Codice e la presentazione al ministro della Salute nei giorni scorsi, in quanto vigilante e organo di tutela della professione, ma anche dei pazienti. E oggi la tappa finale con l’approvazione degli Ordini provinciali.

“Il nuovo Codice– ha detto la presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli – rappresenta per l’infermiere uno strumento per esprimere la propria competenza e la propria umanità, il saper curare e il saper prendersi cura. L’infermiere deve dimostrare di saper utilizzare strumenti innovativi per una gestione efficace dei percorsi assistenziali e l’applicazione dei principi deontologici completano le competenze e permettono all’infermiere di soddisfare non solo il bisogno di ogni singolo paziente, ma anche quello del professionista di trovare senso e soddisfazione nella propria attività. Ed è una guida e una regola per garantire la dignità della professione e per questo va rispettato e seguito da tutti. Il Codice è per gli infermieri e degli infermieri. Li rappresenta e li tutela e mette nero su bianco la loro promessa di prendersi cura fatta da sempre ai cittadini”.

Diviso in otto Capi, ognuno su un argomento che riguarda professione e/o assistenza,il nuovo Codice chiarisce il dovere dell’infermiere di curare e prendersi cura della persona assistita, nel rispetto della dignità, della libertà, dell’eguaglianza, delle sue scelte di vita e concezione di salute e benessere, senza alcuna distinzione sociale, di genere, di orientamento di sessualità, etnica, religiosa e culturale. E in questo di astenersi da ogni discriminazione e colpevolizzazione nei confronti di chi incontra nel suo operare.

Il Codice mette in chiaro anche che l’Infermiere agisce in base del proprio livello di competenza e ricorre, se necessario, alla consulenza e l’intervento di infermieri esperti o specialisti. Nella sua consulenza mette a disposizione i suoi saperi e abilità di comunità professionali e istituzioni.

Partecipa al percorso di cura e si adopera perché la persona assistita disponga delle informazioni condivise con l’equipe, necessarie ai suoi bisogni di vita e alla scelta consapevole dei percorsi di cura proposti e si impegna a sostenere la cooperazione con i professionisti coinvolti nel percorso di cura, adottando comportamenti leali e collaborativi con i colleghi e gli altri operatori. Riconosce e valorizza il loro specifico apporto nel processo assistenziale.

11 articoli su 53 riguardano il rapporto diretto con gli assistiti,dal dolore alla privacy, dall’assistenza ai minori alle cure nel fine vita, fino al segreto professionale.

Tra i compiti, il Codice prevede l’educazione sanitaria per i cittadini e la promozione per loro di stili di vita sani, la ricerca e la sperimentazione, ma anche, per gli infermieri, gli obblighi di formazione e di educazione continua, argomento questo che per la prima volta entra a pieno titolo in un Codice deontologico.

L’infermiere è garante che la persona assistita non sia mai lasciata in abbandono, se rileva privazioni o maltrattamenti li segnala all’autorità competente e si attiva perché ci sia un rapido intervento. E dal punto di vista professionale denuncia e segnala assieme all’Ordine, l’abusivismo e le attività di cura e assistenza prive di basi e riscontri scientifici e/o di risultati validati.

Non manca il riferimento alla comunicazione:l’Infermiere, anche attraverso mezzi informatici e social media, si comporta con decoro, correttezza, rispetto, trasparenza e veridicità; tutela la riservatezza delle persone e degli assistiti ponendo particolare attenzione nel pubblicare dati e immagini che possano ledere i singoli, le istituzioni, il decoro e l’immagine della professione.

Stabilite anche le regole deontologiche della libera professione.Ad esempio, il “contratto di cura” in cui si prevede che l’Infermiere, con trasparenza, correttezza e nel rispetto delle norme vigenti, stipula con la persona assistita apposito contratto di cura che evidenzi l’adeguata e appropriata presa in carico dei bisogni assistenziali, quanto espresso dalla persona in termini di assenso/dissenso informato rispetto a quanto proposto, gli elementi espliciti di tutela dei dati personali e gli elementi economici.

Nelle disposizioni finali, poi, il nuovo Codice raggruppa una serie di regole per il decoro della professione e il rispetto delle norme fino a chiarire nero su bianco che le norme deontologiche contenute nel Codice sono vincolanti per tutti gli iscritti agli Ordini e la loro inosservanza è sanzionata dall’Ordine professionale tenendo conto della volontarietà della condotta, della gravità e della eventuale reiterazione della stessa, in contrasto con il decoro e la dignità professionale.

E infine una norma che sembra dettata da quanto accaduto all’assessore dell’Emilia Romagna Venturi, l’assessore dell’Emilia Romagna radiato dall’Ordine dei medici per il caso delle ambulanze con soli infermieri a bordo: nel nuovo Codice degli infermieri si stabilisce che l’Ordine Professionale “non interviene nei confronti dell’Infermiere impegnato in incarichi politico istituzionali nell’esercizio delle relative funzioni”. “Quindi su di lui – sottolinea il comunicato della Fnopi – niente interventi dell’Ordine al di fuori di ragioni strettamente e realmente professionali”.

13 aprile 2019
© Riproduzione riservata

http://www.quotidianosanita.it/

Def 2019. Spesa sanitaria a 118 mld, in crescita del 2,3%. Quella per il personale sale di 1 mld per i rinnovi contrattuali. Il dossier del Servizio Bilancio della Camera

,

Approda in Parlamento il Documento varato la scorsa settimana da Palazzo Chigi. Nel triennio 2020-2022, la spesa sanitaria è prevista crescere ad un tasso medio annuo dell’1,4% (quindi più lentamente che nel 2018), mentre il Pil nominale crescerebbe in media del 2,5%. Ne deriva che il rapporto fra la spesa sanitaria e Pil decresce e si attesta ad un livello pari al 6,4%. Il documento, ribadendo le criticità di medio-lungo periodo del settore, elenca le azioni da intraprendere per risolverle. IL TESTO

15 APR – Arriva in Parlamento il Documento di economia e finanza approvato la scorsa settimana dal Governo. Nella giornata di oggi è stato pubblicato il dossier elaborato dal Servizio di Bilancio della Camera che fa il punto sia sui numeri che sulle azioni da dover intraprendere nei prossimi anni. In particolare, per quanto rigurada la sanità, si inizia a dire che, nel 2018, la spesa sanitaria corrente del Conto economico consolidato relativo alle istituzioni delle PA  è risultata pari a circa 115,4 miliardi di euro, in crescita dell’1,6% rispetto ai 113,6 miliardi di euro registrati nel 2017.

Tra le singole componenti di spesa il Def evidenzia come la spesa per i redditi da lavoro dipendente è pari a circa 35,5 miliardi, in aumento del 2,4%rispetto al 2017. “Tale dinamica – si spiega – è imputabile all’aumento connesso al rinnovo contrattuale per il personale del comparto. Sul 2018, oltre all’onere di competenza dell’anno, ricadono, infatti, anche i costi degli arretrati previsti per il 2016 e il 2017. L’incremento della spesa è comunque attenuato dai perduranti effetti positivi derivanti dagli strumenti di governance del settore sanitario introdotti dagli Accordi Stato-Regioni intervenuti in materia, incentrati principalmente sul blocco del turnover in vigore nelle regioni sotto piano di rientro, sulle politiche di contenimento delle assunzioni messe in atto autonomamente dalle regioni non sottoposte ai piani di rientro e sugli automatismi introdotti dalla legislazione vigente in materia di rideterminazione dei fondi per i contratti integrativi in relazione al personale dipendente cessato”.

La spesa sanitaria del 2019 è prevista pari a 118,06 miliardi, con un tasso di crescita del 2,3%. Per i redditi da lavoro dipendente un livello di spesa pari a 36,5 miliardi, “scontando il completamento dei rinnovi contrattuali del triennio 2016-2018 e l’applicazione delle altre disposizioni in materia di rinnovi contrattuali, la riduzione delle risorse destinate trattamento accessorio definita dalla legislazione vigente, nonché i potenziali effetti derivanti dalle disposizioni di riforma del sistema pensionistico”, si spiega nel dossier.

Nel triennio 2020-2022, la spesa sanitaria è prevista crescere ad un tasso medio annuo dell’1,4% (quindi più lentamente che nel 2018), mentre il Pil nominale crescerebbe in media del 2,5%. Ne deriva che il rapporto fra la spesa sanitaria e Pil decresce e si attesta, alla fine dell’arco temporale considerato, ad un livello pari al 6,4%.

In tema di sanità, il Documento amplia e dà conto dei contenuti degli interventi di Governo già illustrati nella Nota di aggiornamento del Def, ribadendo le criticità di medio-lungo periodo tra le quali l’invecchiamento demografico e l’evoluzione della domanda dei servizi sanitari, l’erogazione dei Lea in modo uniforme sul territorio nazionale, l’integrazione tra sistemi sanitari e assistenza sociale, la promozione della prevenzione sanitaria e l’innovazione tecnologica.

Le azioni da intraprendere per risolvere queste criticità riguardano, in particolare, alcuni ambiti di seguito esaminati.

Le politiche del personale
“Si conferma l’intervento riguardante una più adeguata individuazione dei fabbisogni del personale in base alla recente normativa sul pubblico impiego che ha introdotto la pianificazione triennale (D.Lgs. 75/2017). L’aggiornamento dei parametri di spesa per il personale sanitario, diretto a garantire i livelli essenziali di assistenza attraverso lo sblocco del turnover, è contenuto nel c.d. DL crescita”.

E’ inoltre previsto il completamento dei processi di assunzione e stabilizzazione del personale e l’aumento delle borse di studio per formare i medici specialisti e di medicina generale, oltre che una modifica della normativa in materia di dirigenza sanitaria innovata già nel 2016. “L’ultima legge di bilancio – si ricorda nel dossier – ha previsto un incremento degli stanziamenti (da 22,5 milioni per il 2019 fino ad arrivare a 100 milioni annui a decorrere dal 2023 per complessivi 330 milioni nel quinquennio) allo scopo di prevedere un aumento annuo stimato di 900 nuovi contratti relativi a borse di specializzazione medica (comma 521) ed un incremento di 10 milioni, come limite di spesa, a decorrere dal 2019, delle disponibilità vincolate sul Fsn per l’attivazione di ulteriori borse di studio per la formazione specifica di MMG(comma 518). A quest’ultimo proposito, recentemente il DL. n. 135/2018 cd. Semplificazioni (L. 12/2019), ha introdotto, in via transitoria fino al 2021, la possibilità di assegnare incarichi di MG ai medici iscritti al relativo corso di formazione specialistica (quindi con il solo titolo della laurea) in base al fabbisogno regionale rilevato e subordinatamente al rispetto delle graduatorie regionali dei medici in possesso del diploma di medicina generale”.

La governance della spesa sanitaria
Il Programma richiama i due documenti prodotti dal Tavolo tecnico di lavoro sui farmaci e sui dispositivi medici: il primo, volto a elaborare proposte concrete per garantire trasparenza ed efficienza della spesa farmaceutica, il secondo su strumenti innovativi per la gestione ed il controllo della spesa per dispositivi medici. Un cenno è fatto anche al Tavolo dei Soggetti Aggregatori di cui al Dpcm 14 novembre 2014 per la specifica definizione delle categorie merceologiche sanitarie. Con riferimento al campo di ricerca farmacologica, sono stati infine individuati i componenti del gruppo nuove tecnologie CAR-T per la cura di alcuni tumori del sangue. “A quest’ultimo riguardo, si segnala il finanziamento previsto dalla legge di bilancio (comma 523), pari a 5 milioni di euro, per la rete oncologica cui fanno parte istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCSS) impegnati nello sviluppo di questo tipo di nuove tecnologie”.

Innovazione e ricerca in campo sanitario
Si richiama l’intesa in Conferenza Stato-Regioni concernente l’istituzione dell’Anagrafe Nazionale dei Vaccini e l’implementazione del Fascicolo sanitario elettronico in tutte le regioni “volto a consentire l’interconnessione dei sistemi informativi del Ssn per tracciare il percorso seguito dal paziente presso le strutture sanitarie e i livelli assistenziali forniti. Ulteriore obiettivo è l’estensione anche al settore veterinario del sistema informativo per la tracciabilità dei medicinali ad uso umano”.

Monitoraggio, aggiornamento e attuazione dei Lea
“Al fine di garantire l’attuazione dei Livelli Essenziali e del relativo monitoraggio consentendone l’erogazione nell’ambito delle attività ospedaliere a rischio di interruzione (in particolare per la parte medicina di emergenza e medicina generale), si richiama il sopracitato intervento normativo in materia di fabbisogni del personale del SSN e di accesso alla professione medica. Di tali fabbisogni si terrà conto nella prossima sottoscrizione, prevista dalla citata legge di bilancio 2019 (comma 515) entro il termine – ormai scaduto – del 31 marzo, del nuovo Patto per la Salute 2019-2021 da concordare con le regioni (passaggio necessario per queste ultime ad ottenere l’incremento del fabbisogno sanitario per gli anni 2020 e 2021 rispetto al livello del 2019)”, si legge nel dossier.

L’attuazione dei Lea dovrà inoltre essere garantita attraverso gli aggiornamenti del Programma nazionale Esiti e del Piano nazionale delle Cronicità per uniformarne l’erogazione nelle diverse regioni, oltre che mediante un futuro regolamento volto ad individuare gli standard qualitativi e strutturali dell’assistenza territoriale. Con riferimento all’assistenza ospedaliera, si ricorda il Decreto 70, che ne definisce gli standard quali-quantitativi e strutturali volti ad ammodernare l’intero Sistema sanitario. “Inoltre, è stata sancita l’Intesa su uno schema di decreto diretto a stabilire la disciplina per la valutazione dell’assistenza sanitaria garantita dai sistemi sanitari regionali”.

Funzionamento del Sistema sanitario
In merito, “risulta già adottato a febbraio scorso in Conferenza Stato-Regioni il nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa – che le regioni devono recepire con intesa entro 60 giorni – diretto a, tra l’altro, regolare in maniera più efficiente l’accesso informatico alle agende di prenotazione delle strutture sanitarie pubbliche e private accreditate, prevedere tempi massimi di attesa di tutte le prestazioni ambulatoriali, indicare un sistema di valutazione della dirigenza sanitaria in base al raggiungimento degli obiettivi di garanzia dei Lea. Si ricorda che la legge di bilancio 2019 (commi 510-512) ha destinato alla riduzione dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie una spesa di complessivi 350 milioni nel triennio 2019-2021, a cui si aggiungono ulteriori 50 milioni nel 2020 già previsti dal DL. 119/2018 in materia fiscale (L. 136/2018). E’ stata inoltre stabilita l’istituzione dell’Osservatorio nazionale sulle liste d’attesa con funzioni di consultazione per l’implementazione del Piano da parte delle regioni e per il monitoraggio degli interventi, intercettazione delle criticità e indicazione di azioni uniformi”.

Edilizia sanitaria e ammodernamento tecnologico attrezzature
Si fa riferimento alla ricognizione effettuata dal Ministero della salute sul fabbisogno di interventi infrastrutturali di edilizia sanitaria, “indicando peraltro il termine di fine marzo per l’insediamento (non ancora ufficializzato) presso il Ministero della salute di un’apposita cabina di regia diretto a selezionare le priorità d’intervento”.

G.R.

15 aprile 2019
© Riproduzione riservata