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Chi è il “professionista specialista”?

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Per la prima volta viene in essere, fra “il personale laureato appartenente alle professioni sanitarie” (legge 43/2006, art. 6, I comma) la nuova figura del “professionista specialista” che costituisce qualcosa di più e di diverso e rappresenta le competenze oggi raggiunte attraverso i 90 master previsti dall’osservatorio delle professioni sanitarie

14 GEN – Il dibattito sulle competenze specialistiche e avanzate vede luci e ombre in relazione al linguaggio utilizzato. Come è noto, la legge 43/2006 definisce professionisti specialisti coloro che sono “in possesso del master di primo livello per le funzioni specialistiche rilasciato dall’università”.

Secondo il contratto collettivo nazionale di lavoro del 2008, “Il requisito per il conferimento dell’incarico di «professionista specialista» è il possesso del master specialistico di primo livello di cui all’art. 6 della legge n. 43/2006 secondo gli ordinamenti didattici universitari definiti dal Ministero della salute e il Ministero dell’università, su proposta dell’Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie, ricostituito presso il MIUR con il decreto interministeriale 10 marzo del 2016 e sentite le Regioni”.

Il requisito per il conferimento dell’incarico di «professionista esperto» è costituito dall’aver acquisito, “competenze avanzate, tramite percorsi formativi complementari regionali ed attraverso l’esercizio di attività professionali riconosciute dalle stesse regioni”.

L’Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie ha varato circa 90 master di primo livelloper le funzioni specialistiche, suddividendoli in tre tipologie: trasversali, interprofessionali e professionali.

Poiché l’insieme di questi master costituisce un sistema organicamente volto ad applicare i principi ispiratori dell’incarico di professionista specialista e poiché la descrizione delle loro caratteristiche si basa sulla declinazione del termine “competenza”, variamente qualificato,  pare opportuno prenderne in considerazione queste caratteristiche diversificate per partecipare, con un contributo tecnico, basato su dati concreti e che – per quanto ci consta – non è stato sinora sviluppato, al dibattito sulle competenze specialistiche e avanzate.

Le caratteristiche del vari master
La descrizione delle “caratteristiche” dei singoli master non è articolata secondo uno schema comune quanto a contenuti ed obiettivi ed il linguaggio adottato è disomogeneo. Il termine “competenze” compare spesso nelle descrizioni e talora è accompagnato da attributi quali “avanzate” o “specialistiche” e altri in qualche modo affini.

In sei degli otto master trasversali (fanno eccezione quello in “Professioni sanitarie forensi, legali e assicurative” e quello in “Health Technology Assessment”), è previsto lo sviluppo di “competenze” di volta in volta gestionali, di progettazione, di coordinamento, normativi etc., inerenti distinti aspetti delle funzioni professionali; mai le competenze sono qualificate come “avanzate” o “specialistiche”.

L’espressione “competenze avanzate” compare in uno dei master interprofessionali. Il master interprofessionale a cui ci riferiamo è quello in “Cure palliative e terapia del dolore”, rivolto a infermieri, fisioterapisti e terapisti occupazionali, in cui contaminano le competenze dello specialista con le competenze avanzate regionali. Inoltre, il master in “Prevenzione e terapia riabilitativa delle ipoacusie infantili e della presbiacusia” (per il tecnico audiometrista e per il logopedista) e il master su “L’intervento terapeutico-riabilitativo nel disturbo dello spettro autistico in età evolutiva” (per il tecnico della neuro e psicomotricità età evolutiva e per il logopedista) definiscono le competenze “specifiche”, con un aggettivo cioè di  dubbio significato,  potendo alternativamente  riferirsi alle peculiarità di una data professione o all’approfondimento della preparazione e capacità.

Per quanto riguarda i master specialistici di ciascuna professione, risulta quanto segue.
Il sostantivo “competenze”, non accompagnato da alcun aggettivo relativo al grado di approfondimento (della competenza), è adottato in tutti i master del fisioterapista, del logopedista, dell’igienista dentale, dell’infermiere pediatrico, dell’assistente sanitario, del terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva e del tecnico ortopedico,  in cinque degli otto master dell’infermiere, in tre dei quattro master  del tecnico della riabilitazione psichiatrica, in due dei tre master dell’ostetrica/o, in quattro dei cinque master del dietista, in uno dei tre master del terapista occupazionale, in uno dei quattro master dell’ortottista-assistente di oftalmologia, in uno dei tre master del podologo, in due dei sei master del tecnico sanitario di radiologia medica, in uno dei due master del tecnico audiometrista, in due dei tre master del tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro.

Nel gruppo precedente abbiamo incluso anche i casi nei quali figurano qualificazioni delle competenze o riguardanti l’ambito di applicazione della competenze stesse, quali  “educative e cliniche” (master “Podologia diabetica”) o “educative e preventive” (master “Promozione della salute orale perinatale e in età evolutiva” dell’igienista dentale) oppure pleonastiche come “professionali” (master “Gestione a supporto dei processi per la qualità e la sicurezza alimentare e ambientale” ed “Ergonomia ambientale e delle organizzazioni”, entrambi del tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro; master “L’intervento terapeutico-riabilitativo nel disturbo dello spettro autistico in età evolutiva” del terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva) o “tecnico-scientifiche” (master “Ortoprotesica plastica esoscheletrica” del tecnico ortopedico) o “teorico metodologiche” (master “Intervento riabilitativo in contesti interculturali e migratori” del tecnico della riabilitazione psichiatrica).

Negli altri master che fanno riferimento alle competenze, questo sostantivo è accompagnato da un aggettivo che lo gradua indicandone il livello di sviluppo o di caratterizzazione, quale “avanzate”, “specialistiche”, “specifiche” o altro.

Fra le caratteristiche di due master per infermieri, quello in “Area medica” e quello in “Area della salute mentale e delle dipendenze”, si menziona l’acquisizione di “competenze avanzate”; nel primo dei due, si fa espresso riferimento alla “complessità di alcune abilità (es. PICC, emodialisi, wound care)”, che la nota delibera veneta riporta alle competenze avanzate regionali.

Nel master ”Area intensiva e dell’emergenza”  vi è la prospettiva di  “attuare forme avanzate di monitoraggio per rilevare tempestivamente segni di deterioramento delle condizioni dei pazienti” e in quello “Area chirurgica” si menzionano “percorsi peri-operatori di interventi con chirurgie avanzate e a elevato impatto assistenziale” e “problematiche assistenziali complesse (es. stomatoterapia, incontinenza), di attività endoscopiche e di strumentista nei diversi contesti chirurgici / tecnologici (ad es. robotica)”.

Nel master “Area intensiva e dell’emergenza” si parla di “strategie di assistenza infermieristica specialistica per gestire situazioni di criticità ed instabilità vitale” e di “approfondite competenze specialistiche in settori specifici come ad esempio il coordinamento della donazione e trapianto d’organi”.

Nel master “Area neonatologica e pediatrica”, le competenze sono “specifiche”.
Per l’ostetrica, il master “Ostetricia nella riabilitazione del pavimento pelvico” riguarda “le competenze specialistiche per la gestione dei processi assistenziali relativi alla cura del perineo etc…”

Circa il fisioterapista, nel master in “Fisioterapia neurologica” si menzionano “interventi terapeutici e tecnologie avanzati” e in quello in “Fisioterapia nelle disfunzioni del pavimento pelvico”  si citano “strategie di trattamento avanzate”.

Nel master del dietista “Il counseling nutrizionale per la modifica dello stile di vita” compare la locuzione peculiare “competenze da associare a quelle già possedute”.

Nei quattro master “Area radiodiagnostica”, “Area radioterapia”, “Area medicina nucleare”, “Area Fisica Sanitaria” (su sei complessivi) che riguardano il tecnico sanitario di radiologia medica, si adotta una espressione caratteristica “competenze ulteriori”, che ha il pregio della chiarezza testuale, perché è specificato “rispetto alla preparazione fornita dalla Laurea di I livello”.
Nell’ultimo master citato, le competenze sono definite non solo ulteriori, ma anche “elevate”.

Per il tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, l’unico master presente, denominato “Tecniche di elettrofisiologia e cardiostimolazione e perfusione”, parla di “metodiche diagnostico strumentali avanzate (ECG-Holter, test da sforzo, ecc.)”, di “tecniche di perfusione avanzata” e di “competenze teorico-pratiche specialistiche”.

Per il tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, il master “Gestione a supporto dei processi per la qualità e la sicurezza alimentare e ambientale” prevede “ competenze avanzate connesse alle principali metodiche e tecniche previste nell’ambito del controllo ufficiale per la sicurezza alimentare e la salute dei cittadini e per le attività di consulenza presso le imprese alimentari”; il master “Safety & risk management” ha “l’obiettivo di sviluppare competenze specialistiche funzionali alla individuazione, valutazione e gestione dei rischi”.

Fra le caratteristiche dei vari master, assieme alle “competenze”, talora figurano anche le “capacità” (assistente sanitario: “Metodologie …” cit.”; dietista: “Dietistica pediatrica”; ortottista: “Ipovisione”) e le “conoscenze” nella formula “competenze, conoscenze e capacità di comprensione” riportata in tre dei cinque master del terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva già citati (“L’intervento terapeutico-riabilitativo …”, “Riabilitazione neuromotoria …” e “L’intervento precoce …”).

In alcuni master sono citate solo le “conoscenze” (tecnico della riabilitazione psichiatrica: “Riabilitazione psichiatrica: interventi di remediation cognitiva e metacognitiva avanzata”; terapista occupazionale: “Area delle cerebro lesioni acquisite” e “Area dell’età evolutiva”; tecnico di laboratorio biomedico: “Procedure analitiche decentrate e continuità assistenziale”).

Nei tre master del tecnico di neurofisiopatologia ed in uno dei tre master del podologo (“Cura delle onicopatie”) compare il sostantivo “approfondimento”, che caratterizza anche uno dei master trasversali, quello in “Professioni sanitarie forensi, legali e assicurative”.
In alcuni master non è adottato il termine “competenze” né alcun altro sostantivo di quelli poco sopra citati.

Ciò vale per l’unico master del tecnico audioprotesista, per la maggior parte di quelli del tecnico di laboratorio biomedico (quattro su cinque) e dell’ortottista-assistente di oftalmologia (tre su quattro), nonché per uno (su due) dei master del tecnico audiometrista, per uno (su tre) del  podologo e per uno (su quattro) del tecnico della riabilitazione psichiatrica.

La descrizione delle caratteristiche di questi master si diversifica ampiamente da tutti quelli precedentemente menzionati che si basano sulle competenze.

Il linguaggio utilizzato in passato e il passaggio al professionista specialista
Dagli anni 90 è cambiato il linguaggio delle professioni sanitarie. Si sentiva spesso parlare di “diagnosi infermieristiche” (oggi confinate, perlopiù, nei processi formativi), di “diagnosi ostetriche”, “bilancio logopedico” ecc. Per i fisioterapisti vi è stata una recente elaborazione, all’interno del codice deontologico: “diagnosi fisioterapica”.

Nei master proposti dall’Osservatorio delle professioni sanitarie sparisce il linguaggio tipico professionale in luogo di “competenze”.

Si ha come l’impressione di voler sfruttare in pieno la legge 42/1999, che lega l’esercizio professionale non solo ai profili, alla formazione ricevuta di base e ai codici di deontologici, ma anche alla formazione post-base.

Per la prima volta viene in essere, fra “il personale laureato appartenente alle professioni sanitarie” (legge 43/2006, art. 6, I comma) la nuova figura del “professionista specialista”.

Non si tratta di valutare genericamente la formazione post base ex legge 42. Si tratta di conferire significato e concretezza alla figura del professionista specialista, che rappresenta un novum nel panorama delle professioni sanitarie, sfruttando la legge 43/2006 che va ad integrare la legge 42.

Il “professionista specialista” costituisce qualcosa di più e di diverso e rappresenta le competenze oggi raggiunte attraverso i 90 master previsti dall’osservatorio delle professioni sanitarie.

Il modo con cui si ridisegna la legge 42/99, integrata dalla legge 43/2006 e dai 90 master dell’Osservatorio, è notevole, suddividendo i professionisti sanitari in:
a) professionisti “generalisti”;
b) professionisti coordinatori, in possesso di master trasversali;
c) professionisti “specialisti”,in possesso di master di primo livello per le funzioni specialistiche.

Si valorizza, per la prima volta, il professionista specialista nella sua interezza, sulla declinazione del termine “competenza”, variamente qualificato.

Da un punto di vista contrattuale, e solo contrattuale, come è noto, l’incarico di «professionista esperto» è costituito dall’aver acquisito, “competenze avanzate, tramite percorsi formativi complementari regionali ed attraverso l’esercizio di attività professionali riconosciute dalle stesse regioni”.

Luca Benci
Giurista

Daniele Rodriguez
Medico legale

14 gennaio 2020
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Non farsi trovare a casa dal medico quando si è assenti dal lavoro per malattia può costare caro

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L’obbligo di reperibilità per i lavoratori dipendenti non va preso sottogamba. Il caso di un impiegato delle Poste (arrivato fino in Cassazione) che si era assentato nelle ore di reperibilità per portare il figlio al pronto soccorso ma senza avvertire l’amministrazione come previsto dalla normativa in materia

14 GEN – Le visite mediche fiscali  possono essere disposte d’ufficio dall’INPS  o su richiesta dei datori di lavoro per i dipendenti dei settori privato e pubblico che siano assenti dal lavoro per malattia.

Durante tutto il periodo di prognosi, il lavoratore è obbligato a rispettare le fasce orarie di reperibilità per le visite mediche di controllo.

La disciplina delle visite mediche di controllo è, in parte, differenziata per i lavoratori dei due settori.

Lavoratori del settore privato
Fasce di reperibilità: ore 10.00 – 12.00 /17.00 – 19.00.

Il lavoratore  privato che non abbia esenzione dalla reperibilità,  può assentarsi dall’abitazione comunicata soltanto nelle seguenti circostanze:
• necessità di sottoporsi a visite mediche generiche urgenti e ad accertamenti specialistici che non possono essere effettuati in orari diversi da quelli delle fasce orarie di reperibilità;
• provati gravi motivi personali o familiari;
• cause di forza maggiore.

Fasce di reperibilità: ore 09.00 – 13.00 /15.00 – 18.00.

Ai sensi del Art. 18, Modifiche all’articolo 55-septies del decreto  legislativo  30  marzo  2001, n. 165  comma d) il lavoratore pubblico che non abbia esenzione dalla reperibilità, può allontanarsi  dall’indirizzo comunicato durante le fasce di reperibilità  per  effettuare visite mediche,  prestazioni  o  accertamenti  specialistici  o  per   altri giustificati motivi, che devono essere documentati a richiesta, ed è tenuto a darne preventiva comunicazione  all’amministrazione  che,  a sua volta, ne da’ comunicazione all’Inps.

Queste disposizioni sono state applicate nella recente sentenza della Corte di Cassazione n.24492,  01/10/2019, (ud. 11/07/2019, dep. 01/10/2019:

Il signor M. G., dipendente postale assente dal lavoro per malattia, il 6 marzo 2010 alle ore 4.30 accompagna in Pronto Soccorso il figlio di sette anni per l’insorgenza di un’orticaria idiopatica, con dimissione alle 4.59 e conseguente ricovero ospedaliero (o visita di controllo) del bambino  alcune ore più tardi.

Alle ore 11.35 dello stesso giorno, il medico fiscale inviato dall’INPS verbalizza l’assenza, non comunicata preventivamente al datore di lavoro,  del paziente dalla propria abitazione,  cui consegue una sanzione disciplinare economica irrogata da Poste Italiane.

Sia in sede disciplinare che processuale il signor M. G.  giustifica la mancata reperibilità sostenendo l’urgenza e l’imprevedibilità dell’evento occorso al figlio.

Il giudizio di primo grado legittima la sanzione di Poste Italiane e viene successivamente confermata dalla  Corte di Appello di Roma con sentenza n. 10355/2014. La Corte Territoriale ritiene non giustificata la motivazione addotta dal paziente, poiché la circostanza riferita avrebbe potuto giustificare l’assenza esclusivamente con riferimento al ricovero urgente in orario corrispondente alla visita fiscale, quindi alle ore 11.35, mentre il ricovero è avvenuto a fine mattinata senza caratteristiche di urgenza. Inoltre, non era stata neppure riferita l’assenza di altri congiunti disponibili ad assistere il minore.

La situazione non precludeva comunque  la possibilità di una previa comunicazione dell’assenza al datore di lavoro.

L’assicurato ricorre quindi alla Corte di Cassazione, affidandosi al “giustificato motivo” di assenza durante le fasce orarie di reperibilità (L. n. 463 del 1983, art. 5, comma 14, conv. in L. n. 638 del 1983 (art. 360 c.p.c., n. 3) ed all’ intento persecutorio da parte del datore di lavoro consistente in ripetute visite fiscali domiciliari, tale da causare un aggravamento della malattia del dipendente. Erano state richieste tre visite di controllo domiciliare nei giorni 22 febbraio 2010, 5 marzo 2010 e una terza 6 marzo 2010.

La Suprema Corte con sentenza n. 24492 dell’1/10/2019 dichiara inammissibile il ricorso in quanto non vi è nesso tra il momento dell’urgenza, pur sussistente nel momento dell’accesso al Pronto Soccorso, e l’assenza, peraltro non comunicata al datore di lavoro, durante la fascia di reperibilità antimeridiana.

Quanto all’ipotesi di danni indotti dal comportamento datoriale, la questione è del tutto estranea al thema decidendum della fattispecie in esame.

Maria Parisi
Associazione Nazionale Medici di Medicina Fiscale

14 gennaio 2020
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Commissione Lea, Osservatorio Professioni sanitarie e Iss. Ecco i nuovi rappresentanti delle Regioni

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Ufficializzati oggi i nuovi referenti per la Commissione nazionale per l’aggiornamento dei LEA e la promozione dell’appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale e per l’Osservatorio Nazionale per le Professioni Sanitarie. Indicato anche il referente regionale in seno al Cda dell’Istituto superiore di sanità. Ecco tutti i nomi.

15 GEN – Ok dalla Conferenza delle Regioni alle designazioni dei rappresentanti regionali in seno Commissione nazionale per l’aggiornamento dei LEA e la promozione dell’appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale e per l’Osservatorio Nazionale per le Professioni Sanitarie. Indicato inoltre il nominativo che siederà all’interno del Cda dell’Istituto superiore di sanità. Ecco tutti i nomi.

Commissione nazionale per l’aggiornamento dei LEA e la promozione dell’appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale:

Componenti effettivi:
Dott. Claudio Costa – Regione VENETO
Avv. Antonio Postiglione – Regione CAMPANIA
Dott. Renato Botti – Regione LAZIO
Dott.ssa Maria Letizia Di Liberti – Regione SICILIANA
Dott.ssa Gianna Zamaro – Regione FRIULI VENEZIA GIULIA
Dott. Giuseppe Bucciarelli – Regione ABRUZZO
Dott. Marco Salmoiraghi – Regione LOMBARDIA

Componenti supplenti:
Dott. Paolo Aletti – Regione MARCHE

Dott. Valtere Giovannini – Regione TOSCANA
Dott.ssa Laura Lassalaz – Regione LIGURIA
Dott. Ettore Attolini – Regione PUGLIA
Dott. Ernesto Esposito – Regione BASILICATA
Dott. Giacomino Brancati – Regione CALABRIA

Osservatorio Nazionale per le Professioni Sanitarie:
Dott.ssa Kyriakoula Petropulacos (Emilia Romagna)
Dott. Luca Conti (Umbria)
Dott. Claudio Costa (Veneto)

Cda Istituto superiore di sanità:
Dott. Giuseppe Toffoli (Friuli Venezia Giulia)

15 gennaio 2020
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Medici e professioni sanitarie. Dal Miur arriva stretta alle Università online: attività didattica telematica non potrà superare il 10%

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È quanto prevede un decreto ministeriale firmato dall’ex Ministro Fioramonti pochi giorni prima di dimettersi dall’incarico. La misura riguarda anche Psicologia e le specializzazioni. In ambito sanitario limitazioni anche per Farmacia, Chimica e Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche per cui l’attività didattica on line non potrà superare i 2/3. IL DECRETO

15 GEN – Il Miur alza la scure sulle Università on line. Un decreto ministeriale, datato 23 dicembre 2019 e firmato dall’ex Ministro Lorenzo Fioramonti pochi giorni prima di dimettersi dall’incarico pone dei limiti stringenti all’attività didattica on line.

Per quanto riguarda le lauree in psicologia, medicina e chirurgia, in medicina veterinaria, in odontoiatria e protesi dentaria, nonché per il personale sanitario infermieristico, tecnico e della riabilitazione la misura prevede una limitata attività didattica erogata con modalità telematiche, in misura non superiore a un decimo del totale. E lo stesso vale anche per le lauree di specializzazione.

In ambito sanitario arriva la stretta anche per Farmacia, Chimica e Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche per cui l’attività didattica on line non potrà superare i 2/3.

Luciano Fassari

15 gennaio 2020
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Scadenza 10/02/2020

Concorso per infermieri presso l’APSS di Trento

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In esecuzione della determinazione del Direttore del Dipartimento risorse umane n. 1652/2019 del 17 dicembre 2019 è bandito concorso pubblico per esami per assunzioni a tempo indeterminato e contestuale selezione pubblica per esame per assunzioni a tempo determinato nel profilo professionale di Collaboratore professionale sanitario – INFERMIERE.

La data di scadenza è fissata per il 10 Febbraio 2020.

Per l’accesso all’impiego presso l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari è richiesto il possesso dei seguenti requisiti generali:

1) età non inferiore agli anni 18 compiuti e non superiore all’età legalmente prevista per il collocamento a riposo nel Servizio Sanitario Nazionale;

2) essere cittadini italiani o equiparati ai fini dell’accesso al pubblico impiego. Sono equiparati ai cittadini italiani:

  • gli italiani non appartenenti alla Repubblica;
  • i cittadini di altro stato appartenente all’Unione europea;
  • i familiari di cittadini degli Stati membri dell’Unione europea, non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
  • i cittadini di Paesi terzi che siano titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo;
  • i titolari dello status di rifugiato ovvero dello status di protezione sussidiaria. I cittadini di altro stato appartenente all’Unione europea ed i cittadini di Paesi terzi, con esclusione di coloro che sono titolari dello status di rifugiato ovvero dello status di protezione sussidiaria, devono godere dei diritti civili e politici nello Stato di provenienza.

3) possedere un’adeguata conoscenza della lingua italiana, rapportata alla posizione professionale da ricoprire;

4) idoneità fisica all’impiego; l’eventuale assunzione può essere subordinata alla visita medica preassuntiva di cui alla vigente normativa in materia;

5) immunità da condanne che comportino l’interdizione dai pubblici uffici, perpetua o temporanea. L’interdizione temporanea preclude l’accesso all’impiego per il periodo dell’interdizione stessa;

6) non essere stati esclusi dall’elettorato politico attivo;

7) non essere stati destituiti, licenziati o dichiarati decaduti dall’impiego: – per aver conseguito l’assunzione mediante la produzione di documenti falsi o viziati da invalidità non sanabile; – per lo svolgimento di attività incompatibile con il rapporto di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione;

8) per i cittadini soggetti all’obbligo di leva: essere in posizione regolare nei confronti di tale obbligo;

9) non essere dipendente a tempo indeterminato dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento nello stesso profilo professionale cui si riferisce la procedura.

Requisiti Specifici

È altresì richiesto il possesso dei seguenti requisiti specifici:

a) laurea in Infermieristica, appartenente alla classe delle lauree in professioni sanitarie infermieristiche e professione sanitaria ostetrica/o – classe L/SNT1; oppure diploma universitario di Infermiere conseguito ai sensi dell’articolo 6, comma 3, del Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni oppure diploma o attestato conseguito in base al precedente ordinamento, riconosciuto equipollente al diploma universitario (Decreto del Ministero della Sanità 27 luglio 2000 – Gazzetta Ufficiale n. 191 del 17 agosto 2000) oppure titolo conseguito all’estero riconosciuto equipollente a quello italiano con Decreto del Ministero della salute;

b) iscrizione all’albo professionale degli Infermieri

I requisiti generali e specifici devono essere posseduti alla data di scadenza del termine previsto dal bando per la presentazione delle domande di partecipazione alla procedura e alla data di assunzione fatti salvi i seguenti casi:

  • i candidati con titolo di studio conseguito all’estero devono ottenere il riconoscimento dell’equipollenza al corrispondente titolo italiano. In mancanza l’Azienda provvede all’ammissione con riserva, fermo restando che l’equipollenza del titolo di studio deve comunque essere conseguita al momento della proposta di assunzione (sia a tempo determinato che indeterminato): il candidato conserva la propria posizione in graduatoria, ma non può essere contattato per eventuali assunzioni, sino a che non attesti l’equipollenza del titolo;
  • l’iscrizione al corrispondente albo professionale di uno dei Paesi dell’Unione Europea consente la partecipazione al concorso, fermo restando l’obbligo dell’iscrizione all’albo in Italia prima dell’assunzione in servizio;
  •  l’iscrizione all’albo professionale può essere conseguita oltre il termine di scadenza per la presentazione delle domande, fermo restando l’obbligo dell’iscrizione all’albo prima dell’assunzione in servizio. Alla data dell’eventuale assunzione è necessario inoltre il possesso dei seguenti requisiti: – non essere stati, negli ultimi 5 anni precedenti all’assunzione, destituiti o licenziati da una pubblica amministrazione per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa;
  • non essere incorsi, negli ultimi 5 anni precedenti all’assunzione, nella risoluzione del rapporto di lavoro in applicazione dell’articolo 32 quinquies del codice penale;
  • non essere incorsi, negli ultimi 5 anni precedenti all’assunzione, nella risoluzione del rapporto di lavoro a causa del mancato superamento del periodo di prova nel medesimo profilo professionale. L’Azienda può disporre in ogni momento l’esclusione dalla procedura per difetto dei requisiti prescritti.

La domanda deve essere compilata e inviata esclusivamente online, secondo le indicazioni di seguito riportate, a pena di nullità. NON SONO VALIDE LE DOMANDE CHE PERVENGONO IN FORMATO CARTACEO NE’ IN FORMATO ELETTRONICO, NEPPURE INVIATE TRAMITE PEC. L’accesso alla domanda – differenziato per dipendenti e NON dipendenti dell’Azienda provinciale per i Servizi Sanitari di Trento – si trova alla pagina del sito web aziendale dedicata alla presente procedura – www.apss.tn.it – sezione CONCORSI – CONCORSI E SELEZIONI NUOVI – CC 01/20 – Concorso pubblico per assunzioni a tempo indeterminato e contestuale selezione pubblica per assunzioni a tempo determinato nel profilo professionale di Collaboratore professionale sanitario – INFERMIERE.

Redazione Nurse Times

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Cnel: “Sanità italiana ottiene buoni risultati ma siamo il Paese Ue con le più grandi differenze tra regioni”. Male anche le cure territoriali

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È quanto emerge dalla Relazione 2019 al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Pubbliche amministrazioni centrali e locali a imprese e cittadini. “L’Italia si colloca tra i Paesi più virtuosi anche se i risultati ottenuti in termini di salute e di efficienza sanitaria sono inficiati nel loro valore dal peso delle disparità che si registrano nell’offerta di servizi, nei tempi di attesa e nelle differenze territoriali”. LA RELAZIONE

11 GEN – Sul fronte sanitario l’Italia si colloca tra i Paesi più virtuosi anche se i risultati ottenuti in termini di salute e di efficienza sanitaria sono inficiati nel loro valore dal peso delle disparità che si registrano nell’offerta di servizi, nei tempi di attesa e nelle differenze territoriali. L’Italia è il Paese europeo con le più grandi differenze tra regioni. È quanto si legge nella Relazione 2019 al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Pubbliche amministrazioni centrali e locali a imprese e cittadini del Cnel, che verrà presentata mercoledì 15 gennaio a Roma, alla presenza di Tiziano Treu, presidente CNEL e Fabiana Dadone, ministra per la Pubblica Amministrazione.

“Secondo i dati delle principali agenzie internazionali – ricorda la Relazione in cui sono contenuti molteplici studio e report usciti negli ultimi anni – la sanità pubblica italiana continua a registrare livelli di performance molto lusinghieri, in particolare per quanto riguarda le dimensioni contenute della spesa sia in valore assoluto che in percentuale del PIL, che per il valore elevato della durata della vita e della speranza di vita alla nascita. Anche la mortalità evitabile tramite prevenzione ed appropriatezza delle cure mostra in Italia livelli migliori di molti altri paesi europei. Lo stesso indice di adeguamento agli standard contenuti nella Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile per quanto riguarda benessere e salute, calcolato da ASviS annualmente, mostra un andamento positivo”.

“Per quanto riguarda le risorse – evidenzia la Relazione -, risulta crescente il divario tra la domanda ed i costi di produzione, in costante aumento, da una parte, e la ristrettezza del finanziamento pubblico, in calo rispetto al PIL negli ultimi anni, dall’altra. In questo ambito una criticità crescente si rileva rispetto agli organici ed alle carenze del personale. Per ciò che attiene alla prevenzione di tipo olistico, ancora troppo debole risulta lo sforzo profuso nell’obiettivo di fare degli obiettivi di benessere e salute, nella loro ampia articolazione, elementi da inserire tra le priorità in termini di adeguamento e riforma nel mondo del lavoro e della produzione, nella scuola e negli altri canali formativi, nella organizzazione delle città e dei trasporti e negli interventi per l’ambiente ed il clima”.

Il quadro complessivo che emerge “è sempre quello di un’amministrazione “in movimento” soprattutto grazie al graduale diffondersi dei processi di digitalizzazione all’interno dell’amministrazione pubblica che risulta però ancora troppo appesantita, come continuano a segnalare gli indicatori della Banca Mondiale da una eccessiva complessità di regole e di percorsi procedurali che si traducono non solo in meri aspetti di inefficienza della gestione amministrativa ma, soprattutto, in oneri significativi sulla vita delle imprese e dei cittadini”.

11 gennaio 2020
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Tumori, a Bari microscopio robotizzato e rete 5G per una “doppia” diagnosi

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Un microscopio robotizzato di ultima generazione all’ospedale “Di Venere” di Carbonara, in grado di analizzare, in profondità, i campioni di sangue dei pazienti per sospetta patologia oncologica. Lo strumento messo a disposizione dell’équipe dell’unità operativa di patologia clinica diretta da Edmondo Adorisio, è in condizione non solo di diagnosticare la patologia, con maggiore precisione e tempestività, ma anche di farlo in tempo reale, grazie al collegamento, che sfrutta la tecnologia 5G, con l’unità di ematologia dell’Irccs Oncologico di Bari, diretta da Attilio Guarini. Così grazie alla rete ultra-veloce 5 G di cui Bari si è dotata negli ultimi mesi, è possibile avere una consulenza a distanza, istantanea e precisa, con l’ausilio di un semplice tablet, che serve a confortare e a migliorare la diagnosi.

Grazie alla convenzione tra l’unità di Patologia Oncologica del Di Venere e quella di Ematologia dell’Oncologico, l’equipe di Adorisio ha il supporto importante da parte di specialisti di alto livello. ” Avere una ‘second opinion’ su patologie così delicate – spiega lo stesso Adorisio – è fondamentale per prendere le decisioni giuste e mettere a punto la terapia migliore da somministrare”. Questa possibilità per i pazienti dell’unità di patologia clinica del Di Venere presto avrà una prospettiva applicativa anche nel campo dell’anatomia patologica, il che permetterà di rispondere, in modo immediato, alle esigenze dei chirurghi in sala operatoria per l’esecuzione dell’esame estemporaneo, qualora sia necessario individuare e classificare una patologia oncologica.

La diagnosi dei tumori ematologici con doppia lettura è quindi un’applicazione pratica, già oggi possibile al “Di Venere”, del ventaglio di potenzialità offerte dalla rete 5G. Su questo versante, non appena le condizioni tecniche della rete 5G lo permetteranno, il prossimo passo riguarderà l’avvio di un Ambulatorio Ematologico “diffuso”, anche questo in collaborazione con l’Irccs Oncologico di Bari, e in grado di mettere l’esperienza della Patologia Clinica del “Di Venere” e dell’Irccs al servizio di altri centri della Asl. E si potranno anche sperimentare, e studiare, gli ulteriori sviluppi connessi alla telemedicina e alla telepatologia, ad esempio per seguire l’evolversi delle patologie direttamente a casa del paziente, in campo oculistico, dermatologico, cardiologico e pneumologico.

Indagini cliniche, cura e tecnologia viaggiano dunque sulla rete 5G all’interno del progetto Sanità 5.0, al quale aderisce la direzione strategica dell’Asl Bari, che ne è partner insieme alla Asl di Matera, Policlinico Bari e, appunto, Irccs Bari. “Stiamo esplorando – spiega il dg dell’Asl Bari, Antonio Sanguedolce – la nuova frontiera della sanità ospedaliera e della diagnostica remota, attualmente in fase sperimentale proprio nella città e nella nostra Asl, con la possibilità di diversi impieghi nel futuro prossimo in servizi come la telediagnosi, il monitoraggio remoto di parametri vitali, la telemedicina a domicilio e la diagnosi remota in mobilità, il tracciamento di strumenti medicali, ma anche per la formazione del personale sanitario e la scuola in ospedale, attraverso l’e-learning ospedaliero e la smart-education per bambini ospedalizzati”.

La convenzione tra l’unità di Patologia Clinica del Di venere e quella di Ematologia dell’Oncologico fa parte di una convenzione globale che comprende diversi altri servizi: chirurgia toracica, anatomia patologica, pneumologia, otorinolaringoiatria, radiologia e medicina trasfusionale.

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Donazione sangue. L’appello di Speranza: “Vuol dire prendersi cura e salvare la vita a qualcuno che spesso non conosciamo”

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Il Ministro della Salute su facebook rilancia ribadisce l’importanza della donazione. Le donazioni di sangue salvano la vita di circa 630mila persone all’anno solo in Italia, in media circa una al minuto. VAI AL FOCUS DEL MINISTERO

13 GEN – “Affinché il Servizio Sanitario Nazionale funzioni bene servono risorse, impegno e competenze. È necessario però anche l’aiuto di ciascuno di noi. Donare il sangue è un esempio. Vuol dire prendersi cura e salvare la vita a qualcuno che spesso non conosciamo nemmeno. Mi sembra un buon proposito per il nuovo anno”.

È quanto scrive su facebook il Ministro della Salute, Roberto Speranza ricordando l’importanza delle donazioni di sangue cui il Ministero ha dedicato un focus sul sito istituzionale.

“Le donazioni di sangue – si legge sul sito – salvano la vita di circa 630mila persone all’anno solo in Italia, in media circa una al minuto. Le trasfusioni di sangue sono indispensabili nel trattamento di moltissime patologie. Un paziente affetto da talassemia, per fare un esempio, ha bisogno di circa 25 trasfusioni di sangue all’anno per vivere. Dalle 30 alle 40 sacche di sangue servono dopo un intervento chirurgico delicato come un trapianto di cuore. Trasfusioni servono anche per trattare la leucemia o le insufficienze renali croniche”.

Il sangue è una risorsa fondamentale e non esiste al momento un’alternativa che possa sostituirlo. Le sperimentazioni sul sangue sintetico, seppure promettenti, molto difficilmente potranno portare a cambiamenti su larga scala, se non in un futuro che è difficile immaginare prossimo”.

Donare il sangue è anche un modo per tenere sotto controllo la propria salute:
– al momento della donazione il donatore viene sottoposto a un emocromo completo e al test per individuare HIV, epatite B e C e sifilide e ai donatori periodici vengono controllati regolarmente anche i livelli di colesterolo, trigliceridi, creatinina e ferritina
– i donatori di sangue hanno diritto al vaccino antinfluenzale gratuito.

13 gennaio 2020
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Infermieri fuori dal servizio salvano 67enne in arresto cardiaco alla stazione ferroviaria di Pescara. Nota di encomio

Con riferimento all’intervento di cui all’oggetto, quest’OPI (Ordine delle Professioni
Infermieristiche) vuole ringraziare ed esprimere compiacimento all’infermiere Emanuele Gubello
iscritto all’albo degli Infermieri di questo Ordine, in servizio presso la clinica medica
dell’Ospedale “SS Annunziata” di Chieti, che con le sue competenze tecnico-relazionali è riuscito,
insieme ad un altro collega, entrambi fuori servizio a salvare una persona 67enne residente a
Bucchianico in arresto cardiaco.
Il fatto è accaduto alle 5.45 del mattino di mercoledì 8 gennaio u.s., alla stazione centrale di
Pescara, dove il 67enne si trovava sullo stesso binario in cui erano presenti i due infermieri in attesa
del treno per andare a sostenere il concorso bandito dall’Asl 2 Abruzzo.
Provvidenziale è stato l’intervento dei due infermieri (Emanuele Gubello e della collega Mary
Cocola) che lo hanno soccorso tempestivamente fronteggiando la prima emergenza e
successivamente affidato alle cure dei colleghi del 118 giunti sul posto in breve tempo con
l’ambulanza.
L’uomo una volta stabilizzato è stato trasportato all’ospedale Santo Spirito di Pescara dov’è stato
sottoposto alle cure intensive del caso.
Questo intervento, ha dimostrato umanità e professionalità da parte di tutti gli operatori sanitari che
sono intervenuti nella vicenda gestendo l’intera situazione con estrema professionalità.

http://www.fnopi.it

Disponibile il questionario dell’Osservatorio “Occupazione e Lavoro” sulla professione infermieristica

L’Osservatorio “Occupazione e Lavoro”, insediato presso la Federazione nazionale, ha avviato negli scorsi mesi uno studio per approfondire le tematiche inerenti alla professione infermieristica, con particolare riferimento all’analisi del contesto lavorativo e al grado di soddisfazione degli occupati.
A tal fine, è stato sviluppato un questionario on line, completamente anonimo, da sottoporre agli iscritti mediante tutti i canali di comunicazione attivi.
Tutte le informazioni verranno trattate con riservatezza e confidenzialità ai sensi dell’art 13 del D.L. 30/06/2003 n°196 “Codice in materia di protezione dei dati personali” e GDPR 25/05/2018.
I questionari sono suddivisi in base alla regione di pertinenza lavorativa, non di nascita o di iscrizione all’Ordine Provinciale.
Vi preghiamo, pertanto, di prestare attenzione alla giusta regione di appartenenza lavorativa per la compilazione.
Grazie per la collaborazione

Link per gli Ordini Provinciali della regione Abruzzo

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