Puglia, concorso unico regionale per 566 posti

Si svolgeranno dal 7 all’11 settembre prossimi in un padiglione della Fiera del Levante di Bari, le prove scritte del concorso unico regionale per l’assunzione a tempo indeterminato di 566 infermieri.

Prove dal 7 all’11 settembre. 16856 i partecipanti

I candidati, che sono 16856, saranno suddivisivi in nove turni per cinque giorni lavorativi. Durante lo svolgimento delle prove concorsuali saranno rispettate le misure di distanziamento interpersonale – specifica Asl Bari, azienda capofila – perché saranno garantire le distanze di almeno un metro all’interno e all’esterno della sede d’esame, sarà necessario provvedere alla igiene delle mani e sarà obbligatorio indossare la mascherina chirurgica.

Per garantire la massima sicurezza all’ingresso, tutti i candidati saranno preventivamente sottoposti al controllo della temperatura corporea e dovranno accedere unicamente dal varco che gli è stato assegnato.

Le informazioni relative al calendario d’esame, con giorno, orario e varco d’ingresso indicato in base ai diversi turni, assieme alle indicazioni di sicurezza e a quelle per lo svolgimento della prova sono disponibili sul portale Puglia Salute Asl Bari.

Mobilità infermieri Puglia

La commissione della procedura di mobilità regionale ed extraregionale per infermieri avvierà, entro il mese di agosto, la valutazione dei titoli dei candidati per ulteriori 566 posti. Infine, per gli infermieri e tutti gli altri profili professionali resta fermo l’impegno degli uffici dell’area Risorse umane della Asl barese a completare le procedure di stabilizzazione 2019-2020 entro fine agosto e, comunque, prima dell’avvio della prova concorsuale per infermieri.

Fonte: Nurse24

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Ambulanze con soli infermieri, la Cassazione stoppa l’Ordine dei Medici di Bologna

Ricostruiamo l’intera vicenda che ha portato l’O.d.M. di Bologna a radiare l’allora assessore della sanità della regione Emilia Romagna Sergio Venturi

L’ordine dei medici di Bologna si era opposta sin da subito all’impiego sulle ambulanze impegnate nell’emergenza urgenza dei soli infermieri. Secondo l’ordine di Bologna “Non si può supplire a carenza di medici attribuendo al personale infermieristico compiti di diagnosi, prescrizione e somministrazione di terapie”.

Tutto nasce a febbraio 2016.

L’OdM di Bologna sospese 4 medici a seguito della stesura di protocolli operativi che avrebbero consentito al personale infermieristico, presso il 118, di svolgere compiti di diagnosi, prescrizione e somministrazione di alcune terapie salvavita.

I medici furono accusati di per aver “istigato l’esercizio abusivo della professione medica” approvando protocolli infermieristici di fatto condivisi in tutto il mondo.

Furono sospesi di seguito nove medici. Tutti professionisti in ruoli apicali della sanità pubblica emiliana tra cui Giovanni Gordini, Direttore del Dipartimento emergenza, Cosimo Picoco, Responsabile del 118 e Nicola Binetti, Direttore del Pronto Soccorso.

Venne così decapitato il servizio di emergenza urgenza 118. Ritenuto da tanti cittadini bolognesi, e nel complesso da tutto il mondo sanitario uno suoi fiori all’occhiello.

Una sospensione che indirettamente aveva messo in discussione un intero Sistema, ma anche l’attività svolta dagli infermeri che ne facevano parte.

Successivamente la Regione Emilia Romagna si espose difendendo i medici sospesi, bloccando i loro provvedimenti, e blindando la sospensione attraverso una legge ad hoc; che prevedeva l’impiego di infermieri a bordo delle ambulanze anche senza la presenza di un medico.

Sembrava che tutto fosse finito, invece arriva la sospensione e radiazione dell’allora assessore alla sanità Sergio Venturi. Lo stesso facendo ricorso alla Consulta, manda a processo i 9 medici della commissione dell’Ordine che avevano in favore della sua sospensione.

Il dibattito ha interessato tutto il mondo dellemergenza urgenza, con diverse prese di posizione, quasi tutte a favore dei medici sospesi (e poi radiati) e degli infermieri impegnati nell’emergenza urgenza bolognese.

Arriva così la sentenza della Corte di Cassazione, in data 28 luglio u.s. A ricorrere 4 dei medici sospesi (Gordini, Picoco, Binetti, Serantoni)

La Suprema Corte ritene illegittime le sanzioni irrogate ai medici.

Una sentenza destinata a segnare un importante precedente nei rapporti tra Ordini. Ma che ha anche il merito di mettere un punto fermo sullo scontro tra medici e infermieri. Una vicenda che si conclude con una vittoria per tutti i medici che hanno sempre creduto nelle competenze degli infermieri.

Per i giudici l’Ordine ha fatto invasione di campo, esorbitando dai propri poteri.

“In questo caso l’Ordine dei medici ha agito in carenza di potere, perché ha sottoposto a procedimento disciplinare e sanzionato un proprio iscritto per atti compiuti da quest’ultimo non nell’esercizio della professione di medico, ma nell’esercizio di una funzione pubblica, compiendo atti non ricompresi tra quelli sottoposti al potere sanzionatorio dell’Ordine”.

Ma non è tutto. Secondo i giudici con la sanzione “l’Ordine e la Commissione medica, hanno finito per sovrapporsi, contestandola, all’azione amministrativa dell’Ausl estrinsecatasi nella predisposizione dei protocolli sull’impiego di personale infermieristico”.

Con motivazioni sostanzialmente sovrapponibili ai quattro medici, la Corte in sostanza “accusa” l’Ordine di usurpazione e sviamento di potere, che ben avrebbe potuto agire in via giurisdizionale o amministrativa per l’annullamento dei protocolli. Invece scelse il muro contro muro debordando dai propri poteri, secondo i giudici che nel provvedimento riportano entro i naturali confini il potere sanzionatorio.

Sarà finalmente posta la parola fine al conflitto tra medici?

Ci auspichiamo, per il bene dei nostri cittadini, di voltare pagina, sollecitando i nostri politici ad avviare quel processo di riconoscimento delle competenze avanzate infermieristiche utile a superare ogni motivo di conflitto tra professioni.

Redazione Nurse Times

#NurseTimes – Giornale di informazione Sanitaria

DIARIO PROVA SCRITTA CONCORSO PUBBLICO UNICO REGIONE PUGLIA PER N° 566 POSTI DI “C.P.S. – INFERMIERE”

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Ddl Antiviolenza è legge, approvazione unanime del Senato

Via libera dal Senato alla legge contro la violenza sugli operatori sanitari. L’Aula del Senato ha approvato all’unanimità il Ddl antiviolenza, il provvedimento per la tutela della sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie. Sanzioni fino a 5.000 euro e pene fino a 16 anni per chi commette atti di violenza contro gli esercenti le professioni sanitarie mentre lavorano. In caso di lesioni o percosse vi sarà la procedibilità d’ufficio.

Aggressioni ai sanitari, il Ddl Antiviolenza è legge

Via libera all’unanimità da parte dell’Aula del Senato al Ddl recante disposizioni per la tutela della sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie. Il testo, già licenziato dal Senato il 25 settembre 2019 e lo scorso 21 maggio alla Camera, oggi con l’ultimo passaggio in Senato diventa legge a due anni dalla sua presentazione

In caso di aggressioni sono stabilite le pene di reclusione fino a 16 anni e sanzioni fino a 5.000 euro. Previsti protocolli operativi con le forze di polizia per garantire interventi tempestivi. Istituito anche l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie presso il Ministero della Salute e che dovrà essere costituito, per la sua metà, da rappresentanti donne.

Fonte: Nurse24
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Aggiornamento dell’Elenco delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie

Si riapre l’aggiornamento dell’elenco delle Società scientifiche e Associazioni professionali che secondo la legge 24/2017 può partecipare alla stesura delle linee guida e all’identificazione delle buone pratiche che fanno da guida per l’attività sociosanitaria.

Con l’Avviso del 28 luglio 2020 (pubblicato nella GU Serie generale, n.188 del 28 luglio 2020) si dà avvio alla procedura di aggiornamento biennale dell’elenco delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie.

Dal 29 luglio al 27 ottobre, possono presentare istanza di iscrizione all’elenco le società scientifiche e le associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie in possesso dei requisiti previsti dal DM 2 agosto 2017 e alla nota di chiarimenti del 23 ottobre 2017.

Per maggiori informazioni consulta la pagina Elenco delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie.

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COVID-19: i primi risultati dell’indagine nazionale sulla sieroprevalenza

Sono 1 milione 482 mila le persone, il 2,5% della popolazione residente in famiglia (escluse le convivenze), risultate con IgG positivo, che hanno cioè sviluppato gli anticorpi per il SARS-CoV-2.

Quelle che sono entrate in contatto con il virus sono dunque 6 volte di più rispetto al totale dei casi intercettati ufficialmente durante la pandemia, attraverso l’identificazione del RNA virale, secondo quanto prodotto dall’Istituto Superiore di Sanità.

E’ il risultato che emerge dai  primi risultati dell’indagine di sieroprevalenza sul Sars-Cov-2 svolta dal 25 maggio al 15 luglio, presentati da ministero della Salute, ISTAT e CRI.

Come già evidenziato dai dati ufficiali in tema di mortalità e dai livelli di infezione, le differenze territoriali sono molto accentuate.

La Lombardia raggiunge il massimo con il 7,5% di sieroprevalenza: ossia 7 volte il valore rilevato nelle regioni a più bassa diffusione, soprattutto del Mezzogiorno. Il caso della Lombardia è unico: da sola questa regione assorbe il 51% delle persone che hanno sviluppato anticorpi. D’altra parte in Lombardia, dove è residente circa un sesto della popolazione italiana, si è concentrato il 49% dei morti per il virus e il 39% dei contagiati ufficialmente intercettati durante la pandemia: in alcune sue province, quali ad esempio Bergamo e Cremona, il tasso di sieroprevalenza raggiunge addirittura punte, rispettivamente, del 24% e 19%.
Rispetto alla graduatoria regionale della prevalenza accertata, dopo la Lombardia segue la Valle d’Aosta, con il 4%, e un gruppo di regioni che si collocano attorno al 3%: Piemonte, Trento, Bolzano, Liguria, Emilia-Romagna e Marche. Il Veneto è all’1,9% mentre otto Regioni, tutte del Mezzogiorno, presentano un tasso di sieroprevalenza inferiore all’1%, con i valori minimi in Sicilia e Sardegna (0,3%)

Nella sieroprevalenza nessuna significativa differenza di genere

Non emergono differenze significative per quanto riguarda il genere. Uomini e donne sono stati colpiti nella stessa misura dal SARS-CoV-2 così come emerso anche da studi di altri Paesi. Per quanto riguarda l’età, la sieroprevalenza rimane sostanzialmente stabile al variare delle classi utilizzate nel disegno campionario e riportate nel Prospetto 2. E’ comunque interessante notare come il dato di sieroprevalenza più basso sia riscontrabile per i bimbi da 0 a 5 anni (1,3%) e per gli ultra85enni (1,8%), due segmenti di popolazione per età verosimilmente più protetti e, quindi, meno esposti durante l’epidemia.

Gli occupati sono stati toccati dal SARS-CoV-2 analogamente ai non occupati.

Le differenze emergono in base al settore di attività economica. Nella Sanità si registra infatti la sieroprevalenza più alta con il 5,3% e un intervallo di confidenza che oscilla tra il 4,1% e il 6,6. Il dato arriva al 9,8% nella zona a più alta sieroprevalenza con un intervallo di confidenza dal 6,5% al 13,1%.
Gli occupati in settori essenziali e attivi durante la pandemia non presentano valori significativamente più elevati (2,8%) rispetto alla popolazione generale o rispetto agli occupati in settori di attività economiche sospese (2,7%).

Tali risultati saranno oggetto di approfondimento in successive analisi. Si evidenzia, tuttavia, sin da ora un dato rilevante, di cui tener conto in termini di misure e provvedimenti di politica sanitaria, che riguarda i servizi di ristorazione e accoglienza in corrispondenza dei quali la prevalenza vale 4,2%.

Sul versante dei non occupati il tasso medio di sieroprevalenza si attesta al 2,1% per le casalinghe, al 2,6% per i ritirati dal lavoro, al 2,2% per gli studenti e all’1,9% per le persone in cerca di lavoro.

Sieroprevalenza più alta per chi ha avuto contatti con persone con SARS-CoV-2

I risultati confermano che l’aver avuto contatti con persone affette dal virus aumenta la probabilità che si siano sviluppati anticorpi. In tale circostanza la prevalenza sale, infatti, al 16,4%. In Lombardia si arriva persino al 24%.

I valori più alti corrispondono ai casi in cui i contatti hanno riguardato i familiari conviventi. Chi ha avuto contatto con un familiare convivente infettato da SARS-CoV-2 ha sviluppato anticorpi nel 41,7% dei casi; la prevalenza si abbassa al 15,9% se il familiare non risulta convivente, restando tuttavia largamente superiore al valore medio che contraddistingue l’intera popolazione (2,5%).
Un sostanziale incremento della prevalenza si osserva anche quando vi siano stati contatti con colleghi di lavoro affetti dal virus (11,6%), ovvero con pazienti nella stessa condizione (12,1%).

Lo studio sottolinea che anche in presenza di una stretta convivenza con persone affette da virus non è detto che necessariamente si generi il contagio – come appunto è accaduto in più della metà dei casi – purché vengano osservate scrupolosamente le regole di protezione consigliate.

È asintomatico quasi il 30% delle persone con anticorpi

La percentuale di asintomatici evidenzia quanto ampia sia la quota di popolazione che può contribuire alla diffusione del virus. E quindi quanta attenzione ciascun cittadino deve porre alla scrupolosa applicazione delle misure basilari di sicurezza a difesa di se stesso e degli altri.

Il 27,3% delle persone che ha sviluppato anticorpi non ha avuto alcun sintomo (Figura 3). Un dato elevato che sottolinea quanto sia importante l’identificazione immediata delle persone affette dall’infezione, nonché di tutti gli individui con cui, a loro volta, sono entrate in contatto.
Oltre agli asintomatici – ed escludendo il 6,5% di non rispondenti – il restante insieme di coloro che hanno avuto sintomi si divide tra persone con uno o due sintomi (esclusa la perdita dell’olfatto e/o del gusto) che rappresentano il 24,7% e persone con almeno tre sintomi. Queste ultime includono anche coloro che presentano i soli sintomi di perdita di olfatto e/o di gusto, e rappresentano il 41,5% della popolazione che ha sviluppato anticorpi.

Tra i sintomi più diffusi nell’ambito dei soggetti con uno o due sintomi si osservano la febbre (27,8%), la tosse (21,6%), il mal di testa (19,2%). I sintomi più diffusi dei soggetti con almeno tre sintomi oppure perdita di gusto o di olfatto sono: febbre (68,3%), perdita di gusto (60,3%), sindrome influenzale (56,6%), perdita di olfatto (54,6%), stanchezza (54,6%), dolori muscolari (48,4%), tosse (48,1%), mal di testa (42,5%).

In proposito, è importante sottolineare come alcuni sintomi siano maggiormente associati alla positività nell’indagine di sieroprevalenza. Su 100 persone che hanno presentato il sintomo di perdita del gusto il 27,5% è risultato positivo; analogamente su 100 persone che hanno presentato il sintomo di perdita dell’olfatto è risultato positivo il 25.4 per cento.

LO STUDIO ISTAT-MINISTERO DELLA SALUTE

LE SLIDE DI PRESENTAZIONE DEI RISULTATI

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Covid-19, pubblicato il documento Iss-Inail sull’uso dell’ozono nella pandemia

Un gruppo di lavoro composto da ricercatori Iss-Inail ha elaborato il documento “Focus on: utilizzo professionale dell’ozono anche in riferimento al COVID-19. Versione del 23 luglio 2020”, con l’obiettivo di fornire le evidenze tecnico – scientifiche ad oggi disponibili sull’uso dell’ozono nel contesto epidemico COVID-19. Lo studio, ora online sul portale Inail, è stato condiviso dal Comitato Tecnico Scientifico nella seduta del 24 luglio 2020.

I principali temi trattati. Sono analizzati vari aspetti utili a valutare l’uso dell’ozono, gas ossidante che per le sue proprietà chimico-fisiche e tossicologiche è classificato come sostanza pericolosa, nell’emergenza sanitaria da Covid-19 in corso. Status regolatorio, valutazioni disponibili a livello internazionale, informazioni su pericoli e rischi connessi all’uso dell’ozono, tossicità e impatto sulla salute umana e sull’ambiente, efficacia della sostanza come virucida, sicurezza d’uso e precauzioni da adottare nella generazione in situ di ozono nel campo della prevenzione e controllo del SARS-CoV-2: questi i temi affrontati nel testo. Che passa in rassegna anche altre possibili applicazioni, dalla sanificazione degli ambienti a quella dei dispositivi, al settore alimentare, fino al trattamento delle acque e, sulla base delle evidenze scientifiche, esamina l’efficacia terapeutica dell’ozonoterapia valutandone la sicurezza d’uso, le criticità e gli sviluppi in divenire.

Sanificazione degli ambienti di lavoro. Il documento, che valuta anche l’uso dell’ozono come virucida per la sanificazione degli ambienti di lavoro, indica le misure di prevenzione e protezione generali e specifiche da adottare per la tutela della salute del personale addetto alle procedure di sanificazione con questa sostanza e di tutti i lavoratori che normalmente occupano gli ambienti trattati con essa, sottolineando l’opportunità di ricorrere a sostanze e/o processi non pericolosi o meno pericolosi in linea con il decreto legislativo 81/2008. Da un punto di vista normativo, oggi in Italia l’ozono può essere commercializzato e usato esclusivamente come sanificante. Per l’eventuale uso come disinfettante, ossia come prodotto per ridurre, eliminare e rendere innocui i microorganismi, è necessario attendere il completamento della valutazione a livello europeo ai sensi del Regolamento (UE) 528/2012 (BPR) sui biocidi.

È opportuno segnalare che il documento non prende in esame l’esposizione all’ozono quale prodotto involontario da irraggiamento UV dell’atmosfera né di sistemi per la purificazione dell’aria. Inoltre, nel testo non sono analizzate altre sostanze generate “in situ” ad azione disinfettante o comunque sanitizzanti o altri processi in uso nel contesto epidemico COVID- 19, quindi una valutazione esaustiva del rapporto costo/beneficio rispetto agli altri sistemi disponibili, attualmente non è verificabile.

Il documento ha la finalità di fornire le evidenze tecnico – scientifiche ad oggi disponibili sull’ozono nel contesto epidemico COVID-19

A tale scopo riporta lo stato dell’arte con particolare riferimento a: status regolatorio, valutazioni disponibili a livello nazionale e internazionale, informazioni sui pericoli e rischi connessi all’uso dell’ozono, informazioni sulla tossicità e l’impatto sulla salute umana e sull’ambiente, efficacia della sostanza come virucida, sicurezza d’uso e precauzioni da adottare nella generazione in situ di ozono nel campo della prevenzione e controllo del SARS-CoV-2. Tratta inoltre le diverse applicazioni dell’ozono, dalla sanificazione degli ambienti a quella dei dispositivi, al settore alimentare, fino al trattamento delle acque.

Il documento, sulla base delle evidenze scientifiche, esamina inoltre l’efficacia terapeutica dell’ozonoterapia valutandone la sicurezza d’uso, le criticità e gli sviluppi in divenire. L’elaborato non prende in esame l’esposizione all’ozono quale prodotto involontario da irraggiamento UV dell’atmosfera né di sistemi per la purificazione dell’aria. Il documento inoltre non prende in esame altre sostanze generate in situ ad azione disinfettante o comunque sanitizzanti o altri processi in uso nel contesto epidemico COVID-19 e pertanto non consente una esaustiva valutazione del rapporto costo/beneficio rispetto agli altri sistemi disponibili.

IL DOCUMENTO INAIL-ISS

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COVID-19: quali e quanti infermieri nella Task Force della Protezione Civile

La Protezione civile ha tracciato per la FNOPI un consuntivo della Task Force di infermieri impegnata nella lotta a COVID-19 e fornisce l’elaborato con i dati relativi alle partenze dei professionisti e dalle loro destinazioni.

La partecipazione alla predetta Unità era su base volontaria e gli infermieri, che si sono resi disponibili, sono stati individuati, sulla base delle specifiche esperienze professionali ritenute necessarie, tra le seguenti categorie: a) Infermieri dipendenti del Servizio sanitario nazionale; b) Infermieri dipendenti da strutture sanitarie anche non accreditate con il Servizio sanitario nazionale; c) Infermieri libero professionisti anche con rapporto di somministrazione di lavoro. A tal fine è stato pubblicato un bando on line il 26 marzo che si è chiuso il 28 marzo alle ore 20, che ha portato alla candidatura di 9.448 infermieri.

Gli incarichi degli infermieri volontari hanno una durata tra i 21 o 28 giorni secondo le richieste delle Regioni. Al termine dell’incarico gli infermieri sono sottoposti, presso la struttura di assegnazione, ad un nuovo tampone rino-faringeo per poter rientrare nella Regione di domicilio. I contingenti impiegati a supporto delle Regioni sono stati 9 per un totale di 779 infermieri ripartiti come nella tabella allegata, a fronte di circa 1000 convocazioni.

Le tre Regioni a cui è stato destinato il maggior numero di infermieri sono Lombardia (198); Emilia Romagna (131) e Liguria (104).

Per quanto riguarda le Regioni di provenienza il numero maggiore di professionisti proviene dal Lazio, seguita dal Veneto e dalla Puglia.

Il genere dei volontari è in prevalenza maschile e per quanto riguarda l’età il maggior numero è quello compreso tra i 27 e i 40 anni, seguito a stretto giro dalla fascia di età 41-50 anni, ma oltre il 21% sono della fascia di età 51-65 anni.

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Sanità privata. Fnopi: “Non ratificare la preintesa mortifica i diritti degli operatori”

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Sulla trattativa per il rinnovo contrattuale interviene anche l’Ordine degli infermieri: “Grave danno ai lavoratori e l’irresponsabilità di allungare ancora i tempi di un contratto scaduto ormai da quattordici anni”.

31 LUG – “Non entriamo nel merito dello sciopero, legittimo peraltro, proclamato da Cgil, Cisl, Uil per la mancata chiusura definitiva del contratto della Sanità privata, ma la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche sottolinea comunque il grave danno ai lavoratori e l’irresponsabilità di allungare ancora i tempi di un contratto scaduto ormai da quattordici anni”. È quanto evidenzia la FNOPI che prende posizione a favore degli operatori della sanità privata che “si sono visti prima, a giugni, sottoscrivere una preintesa per il rinnovo di un contratto scaduto nel 2006, poi supportare l’equiparazione con i colleghi del servizio pubblico grazie all’impegno di ministero e Regioni a garantire più risorse al sistema per compensare il 50% dell’aumento del costo contrattuale necessario a parificare i salari del personale pubblico e privato accreditato, ma solo 50 giorni dopo si sono sentiti “annullare” i patti presi e le intese sottoscritte con la parte datoriale”.
“E’ un comportamento che davvero non riconosce il valore del lavoro svolto soprattutto durante la pandemia, ma nemmeno quello per cui il settore privato può permettersi sempre di essere complementare al pubblico: come accade nel Ssn, anche nelle strutture accreditate (e in quelle private) la colonna portante del sistema sono i professionisti che fanno la differenza e garantiscono la qualità”.

La FNOPI già nella sua lettera di otto richieste a Governo e Regioni inviata ad aprile aveva sottolineato in uno dei punti, l”a necessità che tutte le novità chieste per il servizio pubblico (adeguamenti salariali, normativi, riconoscimento delle identità e di un’area contrattuale autonoma ecc.) servissero anche per accreditare e autorizzare le strutture private dove dovrebbero essere inserite e previste a questo scopo”.

“Una richiesta legata alla naturale tutela della professione di cui la Federazione è garante e he ora, con questo ennesimo atto di prepotenza nei confronti dei lavoratori, viene del tutto disattesa. Siamo assolutamente solidali con i professionisti delle strutture private e altrettanto sconcertati da un comportamento che, specie in questo periodo, davvero non ha giustificazioni in nessun tipo di evidenza né economica dopo quattordici anni di vacanza contrattuale, né tantomeno sociale visto l’impegno dei professionisti ormai sotto gli occhi di tutti”.

31 luglio 2020
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a11°Monitoraggio Covid. Situazione peggiora: trend in crescita in 16 Regioni. Sono 736 i focolai attivi. Ministero e Iss: “Sistema sembra reggere bene, ma occorre prestare attenzione”

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Registrato nell’ultima settimana un rischio d’impatto sui servizi sanitari ‘moderato’ in 13 Regioni. Ma non solo, sono state segnalate allerte in Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Sardegna. Seppur sempre sopra la soglia, cala in molte regioni la capacità del sistema di monitorare l’epidemia. Indice Rt nazionale poco sotto l’1 anche se nell’ultima settimana sono 6 le regioni ad aver superato la soglia. Età media nuovi casi è di 40 anni. Rezza: “Continuare a tenere compartamenti prudenti”. IL RAPPORTO INTEGRALE

31 LUG – Trend dei casi in crescita in 16 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Pa Bolzano, Pa Trento, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana e Umbria) con un rischio d’impatto sui servizi sanitari che è ‘moderato’ in 13 (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Molise, Piemonte, Pa Trento, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana e Umbria). Ma non solo sono state segnalate allerte in Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Sardegna. Il numero dei focolai è in crescita: nell’ultima settimana ne sono stati scovati 123 nuovi per un totale di quelli attivi che arriva a 736 (nel precedente monitoraggio ne risultavano attivi 655).

Sono solo alcuni dei numeri del 11° monitoraggio Iss-Ministero della Salute, che pubblichiamo nella sua versione completa, sull’andamento dell’epidemia da Covid 19 e che riporta i dati relativi al periodo dal 20 al 26 luglio 2020.

In totale nella settimana di riferimento sono stati registrati a livello nazionale 1.613 nuovi casi anche se il 36% dei quali, però, ha un’origine ignota.

Per quanto riguarda l’indice Rt è poco sotto l’1 con un valore di 0,98, poco superiore allo 0,95 della settimana precedente. Analizzando l’indice Rt a 7gg è sopra 1 in 6 regioni (Campania, Lazio, Liguria, Pa Trento, Sicilia e Veneto). Mentre l’Rt a 14 gg è sopra 1 in 8 regioni (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Pa Bolzano, Pa Trento, Sicilia e Veneto).

Un altro dato interessante riguarda la capacità di monitoraggio delle Regioni che purtroppo, seppur con valori sopra la soglia è in diminuzione in 9 regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Puglia, Sardegna, Sicilia e Toscana).

“Il numero di casi di Covid-19 nel nostro Paese è in lieve aumento anche se resta comunque contenuto, con un indice R0 di poco al di sotto dell’unità. In molte regioni abbiamo diversi focolai soprattutto a partenza da casi importati. Ciò è abbastanza atteso dal momento che l’epidemia sta galoppando in diversi Paesi del mondo e siamo circondati da Paesi in cui il numero di casi in questo momento sta aumentando”. E’ quanto afferma Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute.

“Per fortuna – evidenzia – al momento il nostro sistema sembra reggere bene, e i focolai vengono immediatamente identificati e contenuti”.  Tutto ciò, avverte l’esperto, “comporta comunque la necessità di continuare a tenere dei comportamenti prudenti in modo tale da mantenere il distanziamento fisico, utilizzare le mascherine in luoghi pubblici soprattutto al chiuso, e lavarsi frequentemente le mani”.

“Complessivamente il quadro generale della trasmissione e dell’impatto dell’infezione da SARS-CoV-2 in Italia, sebbene non in una situazione critica, mostra dei segnali che richiedono una particolare attenzione”, commentano Iss e Ministero della Salute nel rapporto in cui rimarcano come “a livello nazionale, si osserva un aumento nel numero di nuovi casi diagnosticati e notificati al sistema integrato di sorveglianza coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità rispetto alla settimana di monitoraggio precedente. Questo indica che la trasmissione nel nostro paese è stata sostanzialmente stazionaria nelle scorse settimane”.

Sempre intorno ai 40 anni l’età mediana dei casi diagnosticati nell’ultima settimana. “Questo – si spiega –  è in parte dovuto alle caratteristiche dei focolai che vedono un sempre minor coinvolgimento di persone anziane e in parte all’identificazione di casi asintomatici tramite screening in fasce di età più basse. Questo comporta un rischio più basso nel breve periodo di un possibile sovraccarico dei servizi sanitari”.

Nel rapporto si evidenzia come “oltre ai focolai attribuibili alla reimportazione dell’infezione, vengono segnalati sul territorio nazionale alcune piccole catene di trasmissione di cui rimane non nota l’origine. Questo evidenzia come ancora l’epidemia in Italia di COVID-19 non sia conclusa. Si segnala in alcune Regioni/PA la presenza di nuovi casi di infezione importati da altra Regione e/o da Stato Estero. Si conferma perciò una situazione epidemiologica estremamente fluida.

In ogni caso Iss e Ministero ribadiscono come “la situazione descritta in questo report, relativa prevalentemente ad infezioni avvenute all’inizio di luglio 2020, è complessivamente positiva con piccoli segnali di allerta relativi alla trasmissione. Al momento i dati confermano l’opportunità di mantenere le misure di prevenzione e controllo già adottate dalle Regioni/PPAA. “È necessario mantenere elevata la resilienza dei servizi territoriali, continuare a rafforzare la consapevolezza e la compliance della popolazione, realizzare la ricerca attiva ed accertamento diagnostico di potenziali casi, l’isolamento dei casi confermati, la quarantena dei loro contatti stretti. Queste azioni sono fondamentali per controllare la trasmissione ed eventualmente identificare rapidamente e fronteggiare recrudescenze epidemiche”.

L’analisi regione per regione:

Abruzzo. Casi in aumento in entrambi i flussi di sorveglianza. Rt minore di 1, anche se lo supera nel suo intervallo di confidenza maggiore. Sono complessivamente segnalati 10 focolai attivi nella Regione, in aumento rispetto alla settimana precedente. Ci sono 6 nuovi focolai e sono 17 i nuovi casi non associati ad un focolaio noto. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Basilicata. Casi in aumento in entrambi i flussi. Sono segnalati 41 casi (flusso ISS) di cui però 39 sono casi importati (migranti trasferiti in un centro di accoglienza, gran parte di questi sono stati immediatamente traferiti all’ospedale militare del Celio a Roma). Questi casi importati non hanno impatto sia su possibili catene di contagio in quanto immediatamente trasferiti e isolati. Rt minore di 1 anche nel suo intervallo di confidenza maggiore. In diminuzione il numero di focolai attivi. Non sono riportati nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati

Calabria. Casi in diminuzione in entrambi i flussi. Sono segnalati 5 casi (flusso ISS) di cui 3 sono casi importati. Rt minore di 1 anche nel suo intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 3 focolai attivi di cui nessuno nuovo nella Regione. Quattro nuovi casi segnalati non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Campania. Casi in aumento in entrambi i flussi di sorveglianza. Rt maggiore di 1 anche se non lo supera nel suo intervallo di confidenza minore. Sono segnalati tre focolai attivi nella Regione (2 nuovi) e sono 30 i nuovi casi segnalati che non sono associati a catene di contagio note (in aumento). Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Emilia Romagna. Casi in aumento in entrambi i flussi. Rt minore di 1 anche se lo supera nel suo intervallo di confidenza maggiore. Il numero di focolai attivi è elevato ed in aumento nella settimana di monitoraggio con 31 nuovi focolai e 84 nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Friuli Venezia Giulia. Casi in aumento nel flusso MinSal ma in diminuzione in quello ISS. Sono segnalati 19 casi (flusso ISS) di cui 6 sono casi importati. Rt minore di 1, anche nel suo intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 14 focolai attivi (in aumento), di cui 6 nuovi nella settimana di monitoraggio corrente. Ci sono 2 nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Lazio. Casi in diminuzione nel flusso MinSal ed in aumento in quello ISS. Sono segnalati 113 casi (flusso ISS) di cui 18 sono casi importati. Rt maggiore di 1, sebbene non lo superi nel suo intervallo di confidenza minore. Il numero di focolai attivi (12) nella Regione è in aumento, sono 8 i nuovi focolai segnalati nella settimana corrente. Sono riportati 5 nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Liguria. Casi in diminuzione in entrambi i flussi. Rt maggiore di 1, sebbene non lo superi nell’intervallo di confidenza minore. Numero di focolai attivi stabili e nessuno nuovo nella settimana di monitoraggio. Sono segnalati 2 nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Lombardia. Casi in diminuzione in entrambi i flussi. Rt minore di 1, sebbene lo superi nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono riportati 416 nuovi casi nella settimana di monitoraggio e 434 focolai attivi (in lieve aumento) di cui 28 nuovi. La maggior parte dei nuovi casi diagnosticati, 363, non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Marche. Casi in aumento in entrambi i flussi. Sono segnalati 14 casi al flusso ISS di cui 6 importati, comportando un numero settimanale di casi a trasmissione locale minore di 10. Rt minore di 1, sebbene lo superi nel suo intervallo di confidenza maggiore. Questa settimana non sono segnalati focolai attivi. Gran parte dei nuovi casi (10) risultano non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati

Molise. Casi in aumento in entrambi i flussi. Sono stati segnalati 23 casi al flusso ISS di cui 8 importati. Tutti questi casi sono relativi ad un nuovo focolaio originatosi da persone in rientro dal Venezuela. Rt =0, minore di 1 anche nell’intervallo di confidenza maggiore. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Piemonte. Casi in aumento in entrambi i flussi di sorveglianza. Rt minore di 1, sebbene lo superi nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono riportati 9 focolai attivi nella settimana (in aumento) di cui 6 nuovi focolai. Sono segnalati 18 nuovi casi non associati a catene di contagio note (in aumento). Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Pa Bolzano. Casi in diminuzione nel flusso MinSal ed in aumento nella sorveglianza ISS Sono segnalati 18 casi (flusso ISS) di cui 2 casi importati. Rt minore di 1, sebbene lo superi nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 7 focolai attivi nella Provincia Autonoma (in diminuzione) con 2 nuovi focolai di trasmissione. Quattro casi non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Pa Trento. Casi in forte aumento in entrambi i flussi. Rt maggiore di 1, anche se non lo supera nell’intervallo di confidenza minore. Sono riportati quattro focolai attivi (in aumento) di cui due sono nuovi. Sono 6 i nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Puglia. Casi in forte aumento in entrambi i flussi di sorveglianza. Sono segnalati 36 casi (flusso ISS) di cui solo 3 casi importati. Rt minore di 1, sebbene lo superi nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati cinque focolai attivi (quattro nuovi) nella Regione nella settimana di monitoraggio in corso. Sono 13 i casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Sardegna. Numero di nuovi casi inferiore a 10 ma in aumento in entrambi i flussi. Sono segnalati 8 casi (flusso ISS) di cui 5 casi importati. Rt minore di 1, anche nell’intervallo di confidenza minore. Sono riportati tre focolai di trasmissione attivi nella Regione (in aumento) di cui due nuovi. Due casi non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Sicilia. Casi in aumento in entrambi i flussi. Rt maggiore di 1, anche nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 9 focolai attivi nella Regione (in aumento), tre di questi sono nuovi. Dei nuovi casi segnalati, 16 non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Toscana. Casi complessivamente in aumento in entrambi i flussi. Rt minore di 1, anche se lo supera nel suo intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 14 focolai attivi nella Regione (in aumento), di cui 6 nuovi nella settimana di monitoraggio in corso. Sono inoltre segnalati 25 nuovi casi non associati a catene di contagio note (in aumento). Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Umbria. Casi in aumento in entrambi i flussi di sorveglianza ma complessivamente minori di 10 nella settimana di monitoraggio. L’aumento registrato non è dovuto esclusivamente ad un aumento di casi importati nella Regione. I casi contratti localmente sono stati 4 rispetto a 3 della settimana precedente. Rt minore di 1, anche nell’intervallo di confidenza maggiore. Vengono riportati sei focolai di trasmissione attivi (in aumento) nella Regione, di cui 4 nuovi. Sono riportati tre nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Valle d’Aosta. Nessun nuovo caso segnalato nella settimana (in entrambi i flussi). Rt minore di 1, anche nell’intervallo di confidenza maggiore. Non sono segnalati focolai attivi nella Regione. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Veneto. Casi complessivamente in diminuzione in entrambi i flussi (160 nuovi casi segnalati al flusso ISS, di cui 15 sono casi importati). Rt maggiore di 1, anche nell’intervallo di confidenza minore. Sono segnalati 90 focolai attivi (in aumento) di cui 11 nuovi focolai nella settimana di monitoraggio in corso. Non sono segnalati casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Luciano Fassari

31 luglio 2020
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