Articoli tratti dai magazine specifici sul tema sanità

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Coronavirus/ Salute-Istat: anticorpi in 1,48 milioni di italiani, 6 volte i casi registrati

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Sono un milione 482 mila le persone, il 2,5% della popolazione italiana a partire a zero anni, che hanno sviluppato gli anticorpi per il SarsCov2, 6 volte di più rispetto al totale dei casi registrati ufficialmente durante la pandemia attrraverso l’identificazione del Rna virale con tampone. Sono i primi risultati dell’indagine di sieroprevalenza sul sarsCov2 , condotta dal 25 maggio al 15 luglio, illustrati in una conferenza stampa dal ministero della Salute e dall’Istat.

“Come già evidenziato dai dati ufficiali in tema di mortalità e dai livelli di infezione-sottolinea la direttrice Istat, Linda Sabbadini – le differenze territoriali sono molto accentuate. La Lombardia raggiunge il massimo con il 7,5% di sieroprevalenza: ossia 7 volte il valore rilevato nelle regioni a più bassa diffusione, soprattutto del Mezzogiorno dove il tasso scende anche sotto l’1%”. Il caso della Lombardia è unico: da sola questa regione assorbe il 51% delle persone che hanno sviluppato anticorpi. D’altra parte in Lombardia, dove è residente circa un sesto della popolazione italiana, si è concentrato il 49% dei morti per il virus e il 39% dei contagiati ufficialmente intercettati durante la pandemia: in alcune sue province, quali ad esempio Bergamo e Cremona, il tasso di sieroprevalenza raggiunge addirittura punte, rispettivamente, del 24% e 19%.

“Dopo la Lombardia – continua Sabbadini – segue la Valle d’Aosta, con il 4%, e un gruppo di regioni che si collocano attorno al 3%: Piemonte, Trento, Bolzano, Liguria, Emilia-Romagna e Marche. Il Veneto è all’1,9% mentre otto Regioni, tutte del Mezzogiorno, presentano un tasso di sieroprevalenza inferiore all’1%, con i valori minimi in Sicilia e Sardegna (0,3%)”.

Non emergono differenze significative per quanto riguarda il genere. Uomini e donne sono stati colpiti nella stessa misura dal SARS-CoV-2 così come emerso anche da studi di altri Paesi mentre il dato di sieroprevalenza più basso è riscontrabile per i bimbi da 0 a 5 anni (1,3%) e per gli ultra85enni (1,8%), due segmenti di popolazione per età verosimilmente più protetti e, quindi, meno esposti durante l’epidemia.

Tra i lavoratori è nella Sanità che si registra la sieroprevalenza più alta con il 5,3% e un intervallo di confidenza che oscilla tra il 4,1% e il 6,6 con punte del 9,8% nella zona a più alta sieroprevalenza mentre Sabbadini richiama anche a non sottovalutare “i servizi di ristorazione con un tasso del 4,2%”.

È asintomatico quasi il 30% delle persone con anticorpi
“La percentuale di asintomatici è molto importante – spiega l’Istat – , perché evidenzia quanto ampia sia la quota di popolazione che può contribuire alla diffusione del virus. E quindi quanta attenzione ciascun cittadino deve porre alla scrupolosa applicazione delle misure basilari di sicurezza a difesa di se stesso e degli altri”. Ebbene, il 27,3% delle persone che ha sviluppato anticorpi non ha avuto alcun sintomo. Un dato elevato che sottolinea quanto sia importante l’identificazione immediata delle persone affette dall’infezione, nonché di tutti gli individui con cui, a loro volta, sono entrate in contatto.

Speranza: non abbassare la guardia
Per il ministro della Salute, Roberto Speranza, “lo studio sulla sieroprevalenza è uno dei tasselli decisivi per studiare il coronavirus e trovare risposte adeguate. I dati ci dicono che l’impatto è stato importante e, viste anche le difficoltà internazionali, il governo proseguirà con la linea della cautela e del rigore”. Il ministro ha poi ringraziato i “65mila italiani che hanno dato la loro disponibilità al prelievo venoso: ognuno di loro ha contribuito a conoscere meglio il virus”. Il 2,5% di prevalenza “ci dice che l’ondata pandemica è stata importante con territori che hanno pagato un prezzo molto alto e altri che siamo riusciti a salvaguardare con un’azione rigorosa che ora non deve essere dispersa”.

Blangiardo (Istat): un Osservatorio per individuare i focolai
Dal canto suo il presidente dell’Istat ha annunciato “la volontà di istituire un Osservatorio per l’individuazione tempestiva dei focolai di di coronavirus” sottolineando “la piena adesione” dei risultati raccolti rispetto a quelli di altri fonti. “Non è poco un campione di 65mila cittadini perché rappresentativo dell’intera popolazione e selezionato in base ai criteri dell’Istat”. Anche il 2,5% della popolazione con anticorpi di sarsCov2 non deve trarre in inganno “e guidare alla prudenza nei comportamenti”. “Se ognuno di noi incontra 20 persone al giorno – sottolinea Blangiardo – ha il 50% della possibilità di incontrare una persona con anticorpi, proiettando il dato in una settimana significa incontrare 3,5 persone con anticorpi”.

Locatelli (Cts): il tasso di letalità scende al 2,5%
Per il presidente del Comitato tecnico scientifico (Cts) Franco Locatelli “alla luce del 2,5% medio di sieroprevalenza deve essere riconteggiato anche il tasso di letalità che passa dal 14% circa al 2,5 in linea con i dati internazionali. Locatelli , infine, ha sottolineato l’incidenza del coronavirus “straordinariamente diversificata sul territorio: al 24% di Bergano si accompagna il 3,5% delle province confinanti Como e Lecco”.

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Sin e Sininf: sostegno alla giornata mondiale che celebra gli infermieri delle neonatologie

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Come Società Italiana di Neonatologia (SIN) e Società Italiana di Neonatologia Infermieristica (SIN INF) sosteniamo l’International Neonatal Nurses Day, celebrato ogni anno il 15 agosto. La giornata, istituita dal Council of International Neonatal Nurses (COINN), è dedicata all’importante ruolo svolto dagli infermieri delle neonatologie di tutto il mondo.

Oggi in Italia, il percorso formativo universitario e la disponibilità di master post base diversificati, preparano professionisti in grado di erogare livelli assistenziali di eccellenza, che rappresentano quindi un’importante risorsa per le aziende sanitarie.
Ovunque nasca un neonato vi è un infermiere di neonatologia che opera con elevate competenze all’interno di team multidisciplinari, insieme a neonatologi, ginecologi ed ostetriche.

Ciò è vero soprattutto dove è indispensabile erogare un’assistenza altamente specializzata, come ad esempio all’interno delle Unità di Terapia Intensiva Neonatale. Qui agli infermieri sono richieste abilità professionali superiori, ottima capacità di valutazione e l’utilizzo di piani assistenziali molto complessi. Tutte capacità che si acquisiscono con anni di studio, passione ed esperienza e che, tuttavia, non possono prescindere dalla capacità di “saper essere” infermieri e quindi di entrare empaticamente dentro il vissuto dei genitori. È l’infermiere che affianca i genitori per più tempo, accoglie i loro racconti e li sostiene nei momenti di sconforto e paura; è lui che li incoraggia ad acquisire fiducia in sé stessi e nelle cure. È un professionista preparato per stare accanto a mamme e papà che, per la prima volta, entrano in contatto pelle a pelle con il proprio neonato gravemente pretermine e a instaurare con loro un rapporto educativo e di collaborazione, poiché la vicinanza ai propri figli è vitale e parte integrante delle terapie.

Infine, quando tutta la tecnologia e la medicina intensiva non sono più sufficienti a garantire la vita di un neonato, gli infermieri sono preparati a svestirsi completamente delle loro abilità tecniche e scientifiche ed essere semplicemente presenti, talvolta in silenzio, per aiutare i genitori ad affrontare l’inaccettabile.

*Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN)
** Presidente della Società Italiana di Neonatologia Infermieristica (SIN INF)

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Coronavirus: balzo dei nuovi positivi a 552 di cui 183 in Veneto, 3 decessi

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Balzano a 552 i nuovi contagiati da coronavirus con un aumento di 150 uità in 24 ore, di cui 183 in Veneto (con oltre 16mila tamponi effettuati) e 69 in Lombardia. I dati emergono dal bollettino odierno del ministero della Salute che segnala anche 3 decessi (-3). I nuovi contagi aumentano la quota di attualmente contagiati, salita a 12.924 pazienti (+230) e le persone in isolamento domicialiare (12.103, +213). Sul fronte ospedaliero sono stati 17 i nuovi ricoveri (779 il totale) mentre restano stabili i pazienti in terapia intensiva (42). Nelle ultime 24 ore sono guariti o sono stati dimessi 318 pazienti (201.642 il totale). Ieri sono stati effettuati poco meno di 60mila tamponi, di cui 8.128 in Lombardia 9mila in Emilia Romagna.

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Coronavirus/ Salute-Iss: tendenza all’aumento dei contagi e indice Rt a 1.01

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“Il quadro generale della trasmissione e dell’impatto dell’infezione da SARS-CoV-2 in Italia, sebbene non in una situazione critica, mostra sempre più dei segnali che richiedono una particolare attenzione: l’incidenza cumulativa negli ultimi 14 gg (periodo 20/7-2/8) è stata di 5.8 per 100mila abitanti, in aumento rispetto al periodo 6/7-19/7. E’ quanto emerge dal monitoraggio condotto dalla cabina di regia ministero della Salute-Iss, secondo cui “c’è una tendenza all’aumento dei nuovi contagi”, con l’indice di trasmissione nazionale (Rt) calcolato sui casi sintomatici, salito a 1.01.

“Stime superiori ad 1 si sono registrate in undici Regioni – sottolinea il monitoraggio – dove si sono verificati nelle ultime 3 settimane recenti focolai ma senza comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali”. Ministero della Salute e Iss invitano, dunque, alla “cautela in quanto in alcune parti del Paese la circolazione di SARS-CoV-2 è ancora rilevante”.

L’età mediana dei casi diagnosticati nell’ultima settimana è ormai intorno ai 40 anni. “Questo – spiega il monitoraggio – è in parte dovuto alle caratteristiche dei focolai che vedono un sempre minor coinvolgimento di persone anziane, in parte ad un aumento tra i casi importati e in parte all’identificazione di casi asintomatici tramite screening e ricerca dei contatti in fasce di età più basse. Questo comporta un rischio più basso nel breve periodo di un possibile sovraccarico dei servizi sanitari”. L’aumento dei casi positivi, inoltre, “si registra tra persone asintomatiche”.

“Anche se migliore rispetto a quella di altri paesi europei, la situazione epidemiologica italiana merita molta attenzione – sottolinea Gianni Rezza, direttore della Prevenzione al ministero della Salute -. È essenziale mantenere elevata l’attenzione e continuare a rafforzare le attività di contact tracing, ossia la ricerca dei contatti in modo da identificare precocemente tutti i potenziali focolai di trasmissione e continuare a controllare l’epidemia”. Per questo rimane fondamentale mantenere una elevata consapevolezza della popolazione generale sulla incertezza della situazione epidemiologica e sull’importanza di continuare a rispettare “in modo rigoroso” tutte le misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali l’igiene individuale, l’uso delle mascherine e il distanziamento fisico.

Salute e Iss, infine, ribadiscono la necessità di rispettare i provvedimenti quarantenari, anche identificando strutture dedicate, sia per le persone che rientrano da paesi per i quali è prevista la quarantena, e sia a seguito di richiesta dell’autorità sanitaria essendo stati individuati come contatti stretti di un caso. In caso contrario, nelle prossime settimane, “potremmo assistere ad un aumento rilevante nel numero di casi a livello nazionale”.

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Puglia, concorso unico regionale per 566 posti

Si svolgeranno dal 7 all’11 settembre prossimi in un padiglione della Fiera del Levante di Bari, le prove scritte del concorso unico regionale per l’assunzione a tempo indeterminato di 566 infermieri.

Prove dal 7 all’11 settembre. 16856 i partecipanti

I candidati, che sono 16856, saranno suddivisivi in nove turni per cinque giorni lavorativi. Durante lo svolgimento delle prove concorsuali saranno rispettate le misure di distanziamento interpersonale – specifica Asl Bari, azienda capofila – perché saranno garantire le distanze di almeno un metro all’interno e all’esterno della sede d’esame, sarà necessario provvedere alla igiene delle mani e sarà obbligatorio indossare la mascherina chirurgica.

Per garantire la massima sicurezza all’ingresso, tutti i candidati saranno preventivamente sottoposti al controllo della temperatura corporea e dovranno accedere unicamente dal varco che gli è stato assegnato.

Le informazioni relative al calendario d’esame, con giorno, orario e varco d’ingresso indicato in base ai diversi turni, assieme alle indicazioni di sicurezza e a quelle per lo svolgimento della prova sono disponibili sul portale Puglia Salute Asl Bari.

Mobilità infermieri Puglia

La commissione della procedura di mobilità regionale ed extraregionale per infermieri avvierà, entro il mese di agosto, la valutazione dei titoli dei candidati per ulteriori 566 posti. Infine, per gli infermieri e tutti gli altri profili professionali resta fermo l’impegno degli uffici dell’area Risorse umane della Asl barese a completare le procedure di stabilizzazione 2019-2020 entro fine agosto e, comunque, prima dell’avvio della prova concorsuale per infermieri.

Fonte: Nurse24

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Ambulanze con soli infermieri, la Cassazione stoppa l’Ordine dei Medici di Bologna

Ricostruiamo l’intera vicenda che ha portato l’O.d.M. di Bologna a radiare l’allora assessore della sanità della regione Emilia Romagna Sergio Venturi

L’ordine dei medici di Bologna si era opposta sin da subito all’impiego sulle ambulanze impegnate nell’emergenza urgenza dei soli infermieri. Secondo l’ordine di Bologna “Non si può supplire a carenza di medici attribuendo al personale infermieristico compiti di diagnosi, prescrizione e somministrazione di terapie”.

Tutto nasce a febbraio 2016.

L’OdM di Bologna sospese 4 medici a seguito della stesura di protocolli operativi che avrebbero consentito al personale infermieristico, presso il 118, di svolgere compiti di diagnosi, prescrizione e somministrazione di alcune terapie salvavita.

I medici furono accusati di per aver “istigato l’esercizio abusivo della professione medica” approvando protocolli infermieristici di fatto condivisi in tutto il mondo.

Furono sospesi di seguito nove medici. Tutti professionisti in ruoli apicali della sanità pubblica emiliana tra cui Giovanni Gordini, Direttore del Dipartimento emergenza, Cosimo Picoco, Responsabile del 118 e Nicola Binetti, Direttore del Pronto Soccorso.

Venne così decapitato il servizio di emergenza urgenza 118. Ritenuto da tanti cittadini bolognesi, e nel complesso da tutto il mondo sanitario uno suoi fiori all’occhiello.

Una sospensione che indirettamente aveva messo in discussione un intero Sistema, ma anche l’attività svolta dagli infermeri che ne facevano parte.

Successivamente la Regione Emilia Romagna si espose difendendo i medici sospesi, bloccando i loro provvedimenti, e blindando la sospensione attraverso una legge ad hoc; che prevedeva l’impiego di infermieri a bordo delle ambulanze anche senza la presenza di un medico.

Sembrava che tutto fosse finito, invece arriva la sospensione e radiazione dell’allora assessore alla sanità Sergio Venturi. Lo stesso facendo ricorso alla Consulta, manda a processo i 9 medici della commissione dell’Ordine che avevano in favore della sua sospensione.

Il dibattito ha interessato tutto il mondo dellemergenza urgenza, con diverse prese di posizione, quasi tutte a favore dei medici sospesi (e poi radiati) e degli infermieri impegnati nell’emergenza urgenza bolognese.

Arriva così la sentenza della Corte di Cassazione, in data 28 luglio u.s. A ricorrere 4 dei medici sospesi (Gordini, Picoco, Binetti, Serantoni)

La Suprema Corte ritene illegittime le sanzioni irrogate ai medici.

Una sentenza destinata a segnare un importante precedente nei rapporti tra Ordini. Ma che ha anche il merito di mettere un punto fermo sullo scontro tra medici e infermieri. Una vicenda che si conclude con una vittoria per tutti i medici che hanno sempre creduto nelle competenze degli infermieri.

Per i giudici l’Ordine ha fatto invasione di campo, esorbitando dai propri poteri.

“In questo caso l’Ordine dei medici ha agito in carenza di potere, perché ha sottoposto a procedimento disciplinare e sanzionato un proprio iscritto per atti compiuti da quest’ultimo non nell’esercizio della professione di medico, ma nell’esercizio di una funzione pubblica, compiendo atti non ricompresi tra quelli sottoposti al potere sanzionatorio dell’Ordine”.

Ma non è tutto. Secondo i giudici con la sanzione “l’Ordine e la Commissione medica, hanno finito per sovrapporsi, contestandola, all’azione amministrativa dell’Ausl estrinsecatasi nella predisposizione dei protocolli sull’impiego di personale infermieristico”.

Con motivazioni sostanzialmente sovrapponibili ai quattro medici, la Corte in sostanza “accusa” l’Ordine di usurpazione e sviamento di potere, che ben avrebbe potuto agire in via giurisdizionale o amministrativa per l’annullamento dei protocolli. Invece scelse il muro contro muro debordando dai propri poteri, secondo i giudici che nel provvedimento riportano entro i naturali confini il potere sanzionatorio.

Sarà finalmente posta la parola fine al conflitto tra medici?

Ci auspichiamo, per il bene dei nostri cittadini, di voltare pagina, sollecitando i nostri politici ad avviare quel processo di riconoscimento delle competenze avanzate infermieristiche utile a superare ogni motivo di conflitto tra professioni.

Redazione Nurse Times

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Sanità privata. Fnopi: “Non ratificare la preintesa mortifica i diritti degli operatori”

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Sulla trattativa per il rinnovo contrattuale interviene anche l’Ordine degli infermieri: “Grave danno ai lavoratori e l’irresponsabilità di allungare ancora i tempi di un contratto scaduto ormai da quattordici anni”.

31 LUG – “Non entriamo nel merito dello sciopero, legittimo peraltro, proclamato da Cgil, Cisl, Uil per la mancata chiusura definitiva del contratto della Sanità privata, ma la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche sottolinea comunque il grave danno ai lavoratori e l’irresponsabilità di allungare ancora i tempi di un contratto scaduto ormai da quattordici anni”. È quanto evidenzia la FNOPI che prende posizione a favore degli operatori della sanità privata che “si sono visti prima, a giugni, sottoscrivere una preintesa per il rinnovo di un contratto scaduto nel 2006, poi supportare l’equiparazione con i colleghi del servizio pubblico grazie all’impegno di ministero e Regioni a garantire più risorse al sistema per compensare il 50% dell’aumento del costo contrattuale necessario a parificare i salari del personale pubblico e privato accreditato, ma solo 50 giorni dopo si sono sentiti “annullare” i patti presi e le intese sottoscritte con la parte datoriale”.
“E’ un comportamento che davvero non riconosce il valore del lavoro svolto soprattutto durante la pandemia, ma nemmeno quello per cui il settore privato può permettersi sempre di essere complementare al pubblico: come accade nel Ssn, anche nelle strutture accreditate (e in quelle private) la colonna portante del sistema sono i professionisti che fanno la differenza e garantiscono la qualità”.

La FNOPI già nella sua lettera di otto richieste a Governo e Regioni inviata ad aprile aveva sottolineato in uno dei punti, l”a necessità che tutte le novità chieste per il servizio pubblico (adeguamenti salariali, normativi, riconoscimento delle identità e di un’area contrattuale autonoma ecc.) servissero anche per accreditare e autorizzare le strutture private dove dovrebbero essere inserite e previste a questo scopo”.

“Una richiesta legata alla naturale tutela della professione di cui la Federazione è garante e he ora, con questo ennesimo atto di prepotenza nei confronti dei lavoratori, viene del tutto disattesa. Siamo assolutamente solidali con i professionisti delle strutture private e altrettanto sconcertati da un comportamento che, specie in questo periodo, davvero non ha giustificazioni in nessun tipo di evidenza né economica dopo quattordici anni di vacanza contrattuale, né tantomeno sociale visto l’impegno dei professionisti ormai sotto gli occhi di tutti”.

31 luglio 2020
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a11°Monitoraggio Covid. Situazione peggiora: trend in crescita in 16 Regioni. Sono 736 i focolai attivi. Ministero e Iss: “Sistema sembra reggere bene, ma occorre prestare attenzione”

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Registrato nell’ultima settimana un rischio d’impatto sui servizi sanitari ‘moderato’ in 13 Regioni. Ma non solo, sono state segnalate allerte in Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Sardegna. Seppur sempre sopra la soglia, cala in molte regioni la capacità del sistema di monitorare l’epidemia. Indice Rt nazionale poco sotto l’1 anche se nell’ultima settimana sono 6 le regioni ad aver superato la soglia. Età media nuovi casi è di 40 anni. Rezza: “Continuare a tenere compartamenti prudenti”. IL RAPPORTO INTEGRALE

31 LUG – Trend dei casi in crescita in 16 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Pa Bolzano, Pa Trento, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana e Umbria) con un rischio d’impatto sui servizi sanitari che è ‘moderato’ in 13 (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Molise, Piemonte, Pa Trento, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana e Umbria). Ma non solo sono state segnalate allerte in Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Sardegna. Il numero dei focolai è in crescita: nell’ultima settimana ne sono stati scovati 123 nuovi per un totale di quelli attivi che arriva a 736 (nel precedente monitoraggio ne risultavano attivi 655).

Sono solo alcuni dei numeri del 11° monitoraggio Iss-Ministero della Salute, che pubblichiamo nella sua versione completa, sull’andamento dell’epidemia da Covid 19 e che riporta i dati relativi al periodo dal 20 al 26 luglio 2020.

In totale nella settimana di riferimento sono stati registrati a livello nazionale 1.613 nuovi casi anche se il 36% dei quali, però, ha un’origine ignota.

Per quanto riguarda l’indice Rt è poco sotto l’1 con un valore di 0,98, poco superiore allo 0,95 della settimana precedente. Analizzando l’indice Rt a 7gg è sopra 1 in 6 regioni (Campania, Lazio, Liguria, Pa Trento, Sicilia e Veneto). Mentre l’Rt a 14 gg è sopra 1 in 8 regioni (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Pa Bolzano, Pa Trento, Sicilia e Veneto).

Un altro dato interessante riguarda la capacità di monitoraggio delle Regioni che purtroppo, seppur con valori sopra la soglia è in diminuzione in 9 regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Puglia, Sardegna, Sicilia e Toscana).

“Il numero di casi di Covid-19 nel nostro Paese è in lieve aumento anche se resta comunque contenuto, con un indice R0 di poco al di sotto dell’unità. In molte regioni abbiamo diversi focolai soprattutto a partenza da casi importati. Ciò è abbastanza atteso dal momento che l’epidemia sta galoppando in diversi Paesi del mondo e siamo circondati da Paesi in cui il numero di casi in questo momento sta aumentando”. E’ quanto afferma Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute.

“Per fortuna – evidenzia – al momento il nostro sistema sembra reggere bene, e i focolai vengono immediatamente identificati e contenuti”.  Tutto ciò, avverte l’esperto, “comporta comunque la necessità di continuare a tenere dei comportamenti prudenti in modo tale da mantenere il distanziamento fisico, utilizzare le mascherine in luoghi pubblici soprattutto al chiuso, e lavarsi frequentemente le mani”.

“Complessivamente il quadro generale della trasmissione e dell’impatto dell’infezione da SARS-CoV-2 in Italia, sebbene non in una situazione critica, mostra dei segnali che richiedono una particolare attenzione”, commentano Iss e Ministero della Salute nel rapporto in cui rimarcano come “a livello nazionale, si osserva un aumento nel numero di nuovi casi diagnosticati e notificati al sistema integrato di sorveglianza coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità rispetto alla settimana di monitoraggio precedente. Questo indica che la trasmissione nel nostro paese è stata sostanzialmente stazionaria nelle scorse settimane”.

Sempre intorno ai 40 anni l’età mediana dei casi diagnosticati nell’ultima settimana. “Questo – si spiega –  è in parte dovuto alle caratteristiche dei focolai che vedono un sempre minor coinvolgimento di persone anziane e in parte all’identificazione di casi asintomatici tramite screening in fasce di età più basse. Questo comporta un rischio più basso nel breve periodo di un possibile sovraccarico dei servizi sanitari”.

Nel rapporto si evidenzia come “oltre ai focolai attribuibili alla reimportazione dell’infezione, vengono segnalati sul territorio nazionale alcune piccole catene di trasmissione di cui rimane non nota l’origine. Questo evidenzia come ancora l’epidemia in Italia di COVID-19 non sia conclusa. Si segnala in alcune Regioni/PA la presenza di nuovi casi di infezione importati da altra Regione e/o da Stato Estero. Si conferma perciò una situazione epidemiologica estremamente fluida.

In ogni caso Iss e Ministero ribadiscono come “la situazione descritta in questo report, relativa prevalentemente ad infezioni avvenute all’inizio di luglio 2020, è complessivamente positiva con piccoli segnali di allerta relativi alla trasmissione. Al momento i dati confermano l’opportunità di mantenere le misure di prevenzione e controllo già adottate dalle Regioni/PPAA. “È necessario mantenere elevata la resilienza dei servizi territoriali, continuare a rafforzare la consapevolezza e la compliance della popolazione, realizzare la ricerca attiva ed accertamento diagnostico di potenziali casi, l’isolamento dei casi confermati, la quarantena dei loro contatti stretti. Queste azioni sono fondamentali per controllare la trasmissione ed eventualmente identificare rapidamente e fronteggiare recrudescenze epidemiche”.

L’analisi regione per regione:

Abruzzo. Casi in aumento in entrambi i flussi di sorveglianza. Rt minore di 1, anche se lo supera nel suo intervallo di confidenza maggiore. Sono complessivamente segnalati 10 focolai attivi nella Regione, in aumento rispetto alla settimana precedente. Ci sono 6 nuovi focolai e sono 17 i nuovi casi non associati ad un focolaio noto. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Basilicata. Casi in aumento in entrambi i flussi. Sono segnalati 41 casi (flusso ISS) di cui però 39 sono casi importati (migranti trasferiti in un centro di accoglienza, gran parte di questi sono stati immediatamente traferiti all’ospedale militare del Celio a Roma). Questi casi importati non hanno impatto sia su possibili catene di contagio in quanto immediatamente trasferiti e isolati. Rt minore di 1 anche nel suo intervallo di confidenza maggiore. In diminuzione il numero di focolai attivi. Non sono riportati nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati

Calabria. Casi in diminuzione in entrambi i flussi. Sono segnalati 5 casi (flusso ISS) di cui 3 sono casi importati. Rt minore di 1 anche nel suo intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 3 focolai attivi di cui nessuno nuovo nella Regione. Quattro nuovi casi segnalati non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Campania. Casi in aumento in entrambi i flussi di sorveglianza. Rt maggiore di 1 anche se non lo supera nel suo intervallo di confidenza minore. Sono segnalati tre focolai attivi nella Regione (2 nuovi) e sono 30 i nuovi casi segnalati che non sono associati a catene di contagio note (in aumento). Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Emilia Romagna. Casi in aumento in entrambi i flussi. Rt minore di 1 anche se lo supera nel suo intervallo di confidenza maggiore. Il numero di focolai attivi è elevato ed in aumento nella settimana di monitoraggio con 31 nuovi focolai e 84 nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Friuli Venezia Giulia. Casi in aumento nel flusso MinSal ma in diminuzione in quello ISS. Sono segnalati 19 casi (flusso ISS) di cui 6 sono casi importati. Rt minore di 1, anche nel suo intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 14 focolai attivi (in aumento), di cui 6 nuovi nella settimana di monitoraggio corrente. Ci sono 2 nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Lazio. Casi in diminuzione nel flusso MinSal ed in aumento in quello ISS. Sono segnalati 113 casi (flusso ISS) di cui 18 sono casi importati. Rt maggiore di 1, sebbene non lo superi nel suo intervallo di confidenza minore. Il numero di focolai attivi (12) nella Regione è in aumento, sono 8 i nuovi focolai segnalati nella settimana corrente. Sono riportati 5 nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Liguria. Casi in diminuzione in entrambi i flussi. Rt maggiore di 1, sebbene non lo superi nell’intervallo di confidenza minore. Numero di focolai attivi stabili e nessuno nuovo nella settimana di monitoraggio. Sono segnalati 2 nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Lombardia. Casi in diminuzione in entrambi i flussi. Rt minore di 1, sebbene lo superi nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono riportati 416 nuovi casi nella settimana di monitoraggio e 434 focolai attivi (in lieve aumento) di cui 28 nuovi. La maggior parte dei nuovi casi diagnosticati, 363, non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Marche. Casi in aumento in entrambi i flussi. Sono segnalati 14 casi al flusso ISS di cui 6 importati, comportando un numero settimanale di casi a trasmissione locale minore di 10. Rt minore di 1, sebbene lo superi nel suo intervallo di confidenza maggiore. Questa settimana non sono segnalati focolai attivi. Gran parte dei nuovi casi (10) risultano non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati

Molise. Casi in aumento in entrambi i flussi. Sono stati segnalati 23 casi al flusso ISS di cui 8 importati. Tutti questi casi sono relativi ad un nuovo focolaio originatosi da persone in rientro dal Venezuela. Rt =0, minore di 1 anche nell’intervallo di confidenza maggiore. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Piemonte. Casi in aumento in entrambi i flussi di sorveglianza. Rt minore di 1, sebbene lo superi nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono riportati 9 focolai attivi nella settimana (in aumento) di cui 6 nuovi focolai. Sono segnalati 18 nuovi casi non associati a catene di contagio note (in aumento). Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Pa Bolzano. Casi in diminuzione nel flusso MinSal ed in aumento nella sorveglianza ISS Sono segnalati 18 casi (flusso ISS) di cui 2 casi importati. Rt minore di 1, sebbene lo superi nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 7 focolai attivi nella Provincia Autonoma (in diminuzione) con 2 nuovi focolai di trasmissione. Quattro casi non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Pa Trento. Casi in forte aumento in entrambi i flussi. Rt maggiore di 1, anche se non lo supera nell’intervallo di confidenza minore. Sono riportati quattro focolai attivi (in aumento) di cui due sono nuovi. Sono 6 i nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Puglia. Casi in forte aumento in entrambi i flussi di sorveglianza. Sono segnalati 36 casi (flusso ISS) di cui solo 3 casi importati. Rt minore di 1, sebbene lo superi nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati cinque focolai attivi (quattro nuovi) nella Regione nella settimana di monitoraggio in corso. Sono 13 i casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Sardegna. Numero di nuovi casi inferiore a 10 ma in aumento in entrambi i flussi. Sono segnalati 8 casi (flusso ISS) di cui 5 casi importati. Rt minore di 1, anche nell’intervallo di confidenza minore. Sono riportati tre focolai di trasmissione attivi nella Regione (in aumento) di cui due nuovi. Due casi non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Sicilia. Casi in aumento in entrambi i flussi. Rt maggiore di 1, anche nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 9 focolai attivi nella Regione (in aumento), tre di questi sono nuovi. Dei nuovi casi segnalati, 16 non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Toscana. Casi complessivamente in aumento in entrambi i flussi. Rt minore di 1, anche se lo supera nel suo intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 14 focolai attivi nella Regione (in aumento), di cui 6 nuovi nella settimana di monitoraggio in corso. Sono inoltre segnalati 25 nuovi casi non associati a catene di contagio note (in aumento). Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Umbria. Casi in aumento in entrambi i flussi di sorveglianza ma complessivamente minori di 10 nella settimana di monitoraggio. L’aumento registrato non è dovuto esclusivamente ad un aumento di casi importati nella Regione. I casi contratti localmente sono stati 4 rispetto a 3 della settimana precedente. Rt minore di 1, anche nell’intervallo di confidenza maggiore. Vengono riportati sei focolai di trasmissione attivi (in aumento) nella Regione, di cui 4 nuovi. Sono riportati tre nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Valle d’Aosta. Nessun nuovo caso segnalato nella settimana (in entrambi i flussi). Rt minore di 1, anche nell’intervallo di confidenza maggiore. Non sono segnalati focolai attivi nella Regione. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Veneto. Casi complessivamente in diminuzione in entrambi i flussi (160 nuovi casi segnalati al flusso ISS, di cui 15 sono casi importati). Rt maggiore di 1, anche nell’intervallo di confidenza minore. Sono segnalati 90 focolai attivi (in aumento) di cui 11 nuovi focolai nella settimana di monitoraggio in corso. Non sono segnalati casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Luciano Fassari

31 luglio 2020
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Covid. Il bollettino: brusca impennata, oggi 386 nuovi casi, dato peggiore da 2 mesi. Aumentano i ricoveri in ospedale e terapia intensiva

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Rispetto a ieri sono quasi 100 casi in più. Non si registrano nuovi casi solo in Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Molise e Basilicata. I decessi sono 3 rispetto ai 6 di ieri. Aumento le persone ricoverate e quelle in terapia intensiva. Alto però anche il numero dei guariti che sono 765 rispetto ai 275 di ieri. Il maggior numero di nuovi casi in Veneto (112).

30 LUG – Crescono anche oggi i nuovi casi di Covid segnalati oggi dal bollettino quotidiano: 386 oggi contro i 289 di ieri. Il dato è il peggiore dal 5 giugno quando i casi registrati furono 518. Il totale sale a 247.158. A livello regionale si registrano 88 nuovi casi in Lombardia (ieri erano 46), ma la Regione con più alto numero è il Veneto con 112 (ieri erano 42). Sono sopra i 20 i nuovi positivi Sicilia (39) ed Emilia Romagna (35).

Non si registrano nuovi casi solo in Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Molise e Basilicata. In calo invece il numero dei decessi, oggi sono 3 in più rispetto a ieri quando erano stati 6. I 3 decessi in più di oggi sono stati registrati in Emilia Romagna (2) e Lazio (1).

Il totale delle vittime sale a 35.132. I guariti sono 765 (ieri 275), per un totale di 199.031.

In calo il numero degli attualmente positivi, 386 per un totale complessivo che scende a 12.230. In aumento invece il numero di ricoverati in regime ordinario, 17 in più (748 in tutto). Salgono anche le terapie intensive, +9 oggi e 47 in tutta Italia, con 10 regioni su 20 che segnano ‘zero’ alla casella dei malati più gravi.

Le persone in isolamento domiciliare sono 11.435 (-412 rispetto a ieri).

La Regione Emilia Romagna ha comunicato il seguente ricalcolo: In seguito a verifica sono stati eliminati 4 casi (1 da Parma, 1 da Reggio Emilia, 1 da Bologna e 1 da Imola) in quanto inserimenti duplicati dello stesso paziente. Si corregge pertanto il numero dei casi comunicato ieri: n. corretto 29599

30 luglio 2020
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Vaccinazione antinfluenzale. Appello degli igienisti: “Baluardo indispensabile contro il Covid-19”

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Gli Igienisti italiani richiamano i cittadini a una massiccia adesione alla campagna di immunizzazione contro l’influenza per la stagione 2020-2021. “Preminente considerato l’impatto che hanno le malattie provocate dai microrganismi responsabili di queste infezioni soprattutto sulla popolazione anziana e sui soggetti di qualsiasi età affetti da malattie croniche”. Inoltre, “agevola chi deve fare diagnosi differenziale tra SARS-CoV-2 e altri patogeni respiratori”.

27 LUG – La pandemia da COVID-19 dal punto di vista sanitario ha avuto gravi ripercussioni non solo per gli effetti diretti in termini di morbosità e mortalità provocati dalla malattia causata dal SARS-CoV-2 ma anche per le gravi conseguenze indirettamente dovute al nuovo coronavirus, perché la paura di contagiarsi ha spinto molte persone a non rivolgersi agli ospedali in modo tempestivo pur in presenza di patologie severe come ictus ed infarti. Da qui anche un calo delle coperture vaccinali sia per le immunizzazioni dell’età pediatrico-adolescenziale che per quelle raccomandate nell’adulto e nell’anziano.

“Paradossalmente nello stesso periodo a livello globale è stato più volte ribadito come l’assenza di un vaccino contro COVID-19 rappresenti la principale causa della drammatica situazione sanitaria ed economica in cui si trova il nostro pianeta. Tale considerazione ci deve portare a riflettere come sarebbe il mondo senza i vaccini che ci hanno portato ad eliminare gravi malattie, talora mortali, che la memoria collettiva ha messo nel dimenticatoio quali difterite e poliomielite”, evidenzia una nota in cui la Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), interviene per lanciare un appello alla vaccinazione antinfluenzale di massa nel prossimo autunno-inverno. La vaccinazione, spiegano infatti gli igienisti italiani, “è fondamentale proteggere la popolazione con particolare riguardo alle fasce fragili, utilizzando tutti i mezzi a nostra disposizione, compresi i vaccini già disponibili per altre patologie che rappresentano uno strumento formidabile di prevenzione primaria”.

La SItI, dunque, “in sintonia con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, (OMS), ribadisce come la vaccinazione antinfluenzale costituisca una priorità sia in funzione dell’elevato impatto che hanno, in Italia, le sindromi similinfluenzali (ILI), con numeri che, in ogni stagione, sono stimati in circa 8-10 milioni di casi, sia in relazione alle insoddisfacenti coperture vaccinali raggiunte che sono intorno al 50% nella popolazione target dei soggetti oltre i 64 anni di età e circa il 25% nei pazienti con fattori di rischio, quindi ben distanti dal 75% quale obiettivo minimo perseguibile come indicato annualmente nella Circolare Ministeriale su Prevenzione e controllo dell’influenza”.

Un’ulteriore prospettiva che deve essere tenuta a mente riguarda la composizione del vaccino per la prossima stagione influenzale 2020-2021 che avrà due nuove varianti antigeniche di tipo A ed una nuova variante antigenica di tipo B, quindi “essendo un vaccino completamente diverso rispetto a quello dell’anno precedente si rafforza la raccomandazione di sottoporsi alla pratica vaccinale al fine di ridurre l’incidenza dell’influenza, le sue complicanze e la mortalità ad essa correlata”.

“Considerata la situazione epidemiologica relativa alla circolazione di SARS-CoV-2 – ribadisce la nota – , la già citata Circolare Ministeriale raccomanda di anticipare la conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale a partire dall’inizio di ottobre e le Regioni hanno opzionato quantitativi aumentati di vaccini antinfluenzali per raggiungere l’obiettivo di un significativo aumento delle coperture vaccinali. Tuttavia la pandemia da COVID-19 ha drammaticamente posto all’attenzione pubblica l’importanza di un’organizzazione sanitaria in grado di monitorare, coordinare, presidiare e gestire le emergenze sanitarie a livello territoriale, evidenziando di fatto il ruolo strategico dei Dipartimenti di Prevenzione”.

Gli Igienisti italiani e tutti gli operatori sanitari della prevenzione sostengono in modo deciso che “la tragica esperienza maturata nel corso dell’epidemia da SARS-COV-2, debba comunque costituire un prezioso patrimonio di conoscenze che deve essere attentamente valutato e servire quale riferimento per un presidio efficiente della salute pubblica nell’immediato futuro, a partire dalla imminente stagione invernale con un’adesione sempre più consapevole da parte della popolazione alla vaccinazione influenzale che rappresenta l’arma migliore che abbiamo a disposizione per combattere questa infezione”.

27 luglio 2020
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