Articoli tratti dai magazine specifici sul tema sanità

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“Italia in buona salute ma attenzione alle diseguaglianze sociali”. Intervista a Giovanni Gorgoni (Aress Puglia)

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Riflettori puntati oggi, nel capoluogo pugliese, sull’ultimo Rapporto sullo stato di salute nella Ue, con un focus specifico sull’Italia. Paese, il nostro, con molti punti di vantaggio rispetto al resto di Europa, ma con una forbice delle diseguaglianze sociali in sanità che si sta facendo sempre più ampia. Per il Dg dell’Aress Puglia bisogna iniziare a ragionare su politiche a universalismo differenziato

17 GEN – “L’Italia sul fronte della salute ha sicuramente molti punti di vantaggio rispetto al resto di Europa. Siamo tra i Paesi con la migliore capacità di evitare le morti premature e presenta uno dei livelli più bassi di cause prevenibili e trattabili di mortalità. Siamo al secondo posto dopo la Spagna per speranza di vita. E questo anche grazie a un Ssn efficiente, solidale e universalistico. Ma quello che spesso sfugge è che la forbice delle diseguaglianze si sta facendo sempre più ampia. Bisogna quindi iniziare a ragionare in maniera nuova e fare politiche a universalismo differenziato”.

A delineare i contorni dello stato di salute del nostro Paese tra punti di forza e criticità, in questa intervista, è Giovanni Gorgoni, Direttore Generale dell’Agenzia Regionale strategica per la Salute ed il Sociale della Regione Puglia (Aress). Agenzia che in qualità di membro del network EuroHealthNet (European Partnership for improving health, equity and welling), nel corso di un evento organizzato oggi a Bari, alla presenza del sottosegretario alla Salute Sandra Zampa, di Isabel de la Mata Barranco Principal Adviser for Health and Crisis della Commissione Ue e del presidente dell’Iss Silvio Brusaferro, punta i riflettori sull’ultimo Rapporto Salute dell’Unione 2019 – elaborato dalla Commissione Eu e dall’Oecd e presentato lo scorso mese di novembre – con un focus specifico sull’Italia.

Dottor Gorgoni Bari ospita oggi un’importante iniziativa a livello europeo “The State of Health in the EU”. Cosa vuol dire per l’Italia e per la regione Puglia in particolare?
È un’ottima occasione per il nostro Paese e un riconoscimento per la nostra Regione. Il The State of Health in the EU è una importante iniziativa biennale che ci consente di presentare un focus sullo stato di salute in Italia e di realizzare nel contempo un’operazione di benchmarking con gli altri paesi Ue. Un benchmarking propositivo, perché l’obiettivo è quello di sviluppare conoscenze specifiche per Paese, e di livello transnazionale, che possano contribuire all’elaborazione di politiche a livello nazionale ed europee. Bari è una delle quattro tappe, tra gennaio e febbraio ci saranno altre edizioni ad Atene, Helsinki e Stoccolma.

Perché proprio la Puglia?
Nello scenario europeo la nostra Regione svolge da tempo – sui temi della salute – prestigiose attività di partnership e sulle cronicità, in particolare, è un riferimento autorevole. Una su tutte, a settembre scorso in Danimarca la Commissione Europea ci ha riconosciuto lo status di ‘Reference site’, nell’ambito delle innovazioni a supporto dell’invecchiamento attivo e in buona salute. E lo ha fatto con il rating massimo – 4 stelle su 4; insieme a noi in Italia con questo punteggio, la Regione Lombardia e l’Università Federico II di Napoli. E ancora, da qualche settimana la Puglia è una delle regioni pilota, con ad altre 7 Regioni europee del progetto Gatekeeper, per la costruzione di una piattaforma digitale e assistenziale a supporto delle nuove cronicità che funga da modello europeo. Un progetto che coinvolgerà quasi quindicimila cittadini europei – diecimila per la sola Puglia – per un finanziamento di 20 milioni di euro. Insomma pur essendo regione meridionale riusciamo a essere propositivi sulle sfide di punta della sanità futura.

Qual è l’obiettivo di questa edizione?
L’appuntamento fa il focus sull’Italia, sia chiaro, ma noi cogliamo l’occasione per ribadire l’allarme su un aspetto che anche il Rapporto mette in luce, ossia la necessità di prestare maggiore attenzione alle diseguaglianze sociali di salute. L’Italia, come emerso dal focus che abbiamo presentato, ha sicuramente molti punti di vantaggio rispetto al resto di Europa. Siamo tra i Paesi con la migliore capacità di evitare le morti premature e presenta uno dei livelli più bassi di cause prevenibili e trattabili di mortalità. E questo anche grazie a un Ssn efficiente, solidale e universalistico, ma quello che spesso sfugge, ma che il Report coglie, è che la forbice delle diseguaglianze si sta facendo sempre più ampia. Una diseguaglianza di salute che si sostanzia non solo tra il Nord e Sud del Paese, ma anche nell’ambito della stessa Regione, della stessa città, da quartiere a quartiere. Le malattie sono classiste: colpiscono quella fetta di popolazione con minor redditi e una scarsa scolarizzazione: più il disagio socio-economico è alto e più l’incidenza delle patologie aumenta. La minor alfabetizzazione incide inoltre sulla capacità di accesso ai servizi. Bisogna quindi iniziare a ragionare in maniera nuova e fare politiche a universalismo differenziato. Focalizzarci sul fatto che le cronicità hanno determinanti sociali spesso sfuggenti e che in minore misura possono essere imputate ai servizi sanitari. Dall’ultimo rapporto sulle disuguaglianze di salute dell’Oms emerge come siano più rilevanti nel determinare una cattiva salute la scarsa occupazione, le insufficienti tutele lavorative, le limitate garanzie abitative, l’istruzione.

Guardando al futuro?
La Commissione Europea ha dettato, per il prossimo biennio, cinque tendenze di trasformazione dei sistemi sanitari che vanno governate. La prima è la fuga dalle vaccinazioni di base, l’altra è l’impiego intelligente della digitalizzazione come strumento abilitante di miglioramento. Una terza tendenza interesserà l’innovazione nello skill mix professionale, ossia le competenze dei professionisti della sanità, che hanno bisogno di essere aggiornate e “scambiate” tra professioni diverse alla luce dell’evoluzione del sistema e delle future carenze del mercato del lavoro.
Altra direttrice sulla quale dovremo concentrarsi è quella di realizzare una migliore e puntale analisi dei dati sanitari della popolazione per capire il reale accesso ai servizi da parte delle varie fasce di popolazione. Quinto filone è l’accesso all’innovazione farmaceutica ma a costi sostenibili.
La Commissione Ue ha poi dato delle indicazioni specifiche per il nostro Paese.

Quali?
La popolazione italiana gode in generale di buona salute e il paese occupa il secondo posto dopo la Spagna per speranza di vita. Sussistono tuttavia notevoli differenze tra Regioni e per situazione economica. Nonostante i trend al ribasso, rimane la preoccupazione per il tasso di fumatori tra gli adulti e soprattutto tra gli adolescenti. E sempre la fascia di popolazione più giovane – il nostro futuro – desta preoccupazione per il tasso di obesità e il carico di malattie future che questa genera. Pregiato ed efficace è il sistema di assistenza primaria dell’Italia, per la Commissione, ma è anche il Paese con i medici più anziani – media superiore a 55 anni – e tra quelli con il minor numero di infermieri. Con tendenza all’invecchiamento tra le più alte non si possono rimandare ulteriormente politiche di lungo termine sul capitale umano, che rimane ancora e per fortuna la risorsa più importante dei servizi di salute.

Ester Maragò

17 gennaio 2020
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spacer State of Health in the EU. Il convegno a Bari: gli interventi

Ospedali. In dieci anni 3,5 milioni di ricoveri in meno. Urbani (Min. Salute): “L’assistenza ospedaliera sta cambiando e molte patologie non si curano più in corsia”

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La pubblicazione delle Sdo 2018 (Schede di dimissioni ospedaliere) è l’occasione per un bilancio su come stia cambiando l’assistenza in ospedale sia nei reparti per acuti che in quelli per la lunga degenza e riabilitazione. Dal 2008 a oggi meno posti letto e meno ricoveri in tutte le attività (tranne riabilitazione in crescita). Per il DG della Programmazione sanitaria del ministero è il risultato della progressiva innovazione tecnologica e terapeutica che sposta l’asse dall’ospedale a forme alternative di assistenza e infatti il territorio cresce. LE SDO 2018

17 GEN – Innovazioni terapeutiche e assistenza territoriale spingono giù i ricoveri ospedalieri che negli ultimi 10 anni in Italia sono stati 3,5 mln in meno (-29%). Un calo enorme che ha riguardato soprattutto i ricoveri per acuti a fronte di una piccola crescita di quelli in riabilitazione ordinaria. In picchiata anche le ore di degenza: -16,9 milioni (-22%) tra il 2018 e il 2008.

A fornire i dati è il Ministero della Salute che ha appena pubblicato le Sdo 2018.

Da qui parte quest’analisi elaborata da Quotidiano Sanità che ha messo a confronto gli ultimi dati sui ricoveri ospedalieri con quelli di 10 anni prima (anno 2008) per cercare di capire come sta cambiando il Ssn italiano e per quale ragione. Colpa dei tagli? Potenziamento del territorio? O merito delle innovazioni terapeutiche?

I ricoveri: in 10 anni sono 3,5 mln in meno
Per prima cosa nel 2018 ci sono stati 8,5 mln di ricoveri. Rispetto al 2008 sono circa 3,5 mln in meno (un calo del 29%). A calare di più sono i ricoveri in acuto: -1,5 mln per quelli in ordinario e -1,7 mln per quelli diurni. Per quanto riguarda la riabilitazione è cresciuto invece il volume dei ricoveri ordinari che sono passati da 292 mila nel 2008 a 312 mila nel 2018. In calo invece la Lungodegenza: dai 109 mila ricoveri del 2008 si è arrivati nel 2018 a 97 mila (-12%).

In questi 10 anni è cambiata però anche la composizione del Servizio sanitario nazionale. Andando ad analizzare sempre in base ai dati forniti dal Ministero della Salute (Annuario Ssn) si scopre che rispetto a 10 anni fa sono stati chiusi quasi 200 ospedali e 1000 presidi di specialistica ambulatoriale. Di contro però ci sono 2000 presidi in più per l’assistenza territoriale residenziale, 700 in più per l’assistenza semiresidenziale. E in crescita sono anche le strutture territoriali e per la riabilitazione.

Insomma, in questi 10 anni sembra essersi avviato il percorso di potenziamento del territorio in modo da trasformare l’ospedale in un presidio riservato al trattamento delle acuzie. A testimonianza di ciò anche il raddoppio delle persone in Assistenza domiciliare integrata: dieci anni fa erano 500 mila ora sono 1 milione. Certo è che lo switch territoriale ha visto però anche un calo della presenza pubblica. Molte delle nuove strutture assistenziali sono private.

Meno personale e posti letto.
In questa chiave di lettura si può leggere anche il calo dei posti letto ospedalieri che in 10 anni sono diminuiti di circa 40 mila (circa il 18% in meno) così come il personale è sceso di 35 mila unità (-5%).

Il ruolo fondamentale dell’innovazione.
Come abbiamo visto dai numeri il Ssn sta progressivamente spostando dall’ospedale al territorio molte attività assistenziali. Ma il merito è anche e, forse soprattutto delle innovazioni terapeutiche come ci ha spiegato il Dg della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute, Andrea Urbani che abbiamo contattato. “Il calo dei ricoveri – ha detto – è dovuto in grande misura alle innovazioni terapeutiche. Molti interventi che solo 10 anni fa richiedevano lunghi ricoveri oggi vengono fatti in una day surgery o addirittura sul territorio. Basti pensare alle laparoscopie per cui prima si ricoverava per giorni un paziente o anche i progressi dell’oncologia sulla chemioterapia. L’ospedale sta diventando il luogo dove trattare l’alta complessità anche grazie alle innovazioni terapeutiche che ogni anno arrivano”.

Luciano Fassari

17 gennaio 2020
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Approfondimenti:

spacer Sdo 2018. Tutti i dati

Allegati:

spacer SDO 2018

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Chi è il “professionista specialista”?

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Per la prima volta viene in essere, fra “il personale laureato appartenente alle professioni sanitarie” (legge 43/2006, art. 6, I comma) la nuova figura del “professionista specialista” che costituisce qualcosa di più e di diverso e rappresenta le competenze oggi raggiunte attraverso i 90 master previsti dall’osservatorio delle professioni sanitarie

14 GEN – Il dibattito sulle competenze specialistiche e avanzate vede luci e ombre in relazione al linguaggio utilizzato. Come è noto, la legge 43/2006 definisce professionisti specialisti coloro che sono “in possesso del master di primo livello per le funzioni specialistiche rilasciato dall’università”.

Secondo il contratto collettivo nazionale di lavoro del 2008, “Il requisito per il conferimento dell’incarico di «professionista specialista» è il possesso del master specialistico di primo livello di cui all’art. 6 della legge n. 43/2006 secondo gli ordinamenti didattici universitari definiti dal Ministero della salute e il Ministero dell’università, su proposta dell’Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie, ricostituito presso il MIUR con il decreto interministeriale 10 marzo del 2016 e sentite le Regioni”.

Il requisito per il conferimento dell’incarico di «professionista esperto» è costituito dall’aver acquisito, “competenze avanzate, tramite percorsi formativi complementari regionali ed attraverso l’esercizio di attività professionali riconosciute dalle stesse regioni”.

L’Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie ha varato circa 90 master di primo livelloper le funzioni specialistiche, suddividendoli in tre tipologie: trasversali, interprofessionali e professionali.

Poiché l’insieme di questi master costituisce un sistema organicamente volto ad applicare i principi ispiratori dell’incarico di professionista specialista e poiché la descrizione delle loro caratteristiche si basa sulla declinazione del termine “competenza”, variamente qualificato,  pare opportuno prenderne in considerazione queste caratteristiche diversificate per partecipare, con un contributo tecnico, basato su dati concreti e che – per quanto ci consta – non è stato sinora sviluppato, al dibattito sulle competenze specialistiche e avanzate.

Le caratteristiche del vari master
La descrizione delle “caratteristiche” dei singoli master non è articolata secondo uno schema comune quanto a contenuti ed obiettivi ed il linguaggio adottato è disomogeneo. Il termine “competenze” compare spesso nelle descrizioni e talora è accompagnato da attributi quali “avanzate” o “specialistiche” e altri in qualche modo affini.

In sei degli otto master trasversali (fanno eccezione quello in “Professioni sanitarie forensi, legali e assicurative” e quello in “Health Technology Assessment”), è previsto lo sviluppo di “competenze” di volta in volta gestionali, di progettazione, di coordinamento, normativi etc., inerenti distinti aspetti delle funzioni professionali; mai le competenze sono qualificate come “avanzate” o “specialistiche”.

L’espressione “competenze avanzate” compare in uno dei master interprofessionali. Il master interprofessionale a cui ci riferiamo è quello in “Cure palliative e terapia del dolore”, rivolto a infermieri, fisioterapisti e terapisti occupazionali, in cui contaminano le competenze dello specialista con le competenze avanzate regionali. Inoltre, il master in “Prevenzione e terapia riabilitativa delle ipoacusie infantili e della presbiacusia” (per il tecnico audiometrista e per il logopedista) e il master su “L’intervento terapeutico-riabilitativo nel disturbo dello spettro autistico in età evolutiva” (per il tecnico della neuro e psicomotricità età evolutiva e per il logopedista) definiscono le competenze “specifiche”, con un aggettivo cioè di  dubbio significato,  potendo alternativamente  riferirsi alle peculiarità di una data professione o all’approfondimento della preparazione e capacità.

Per quanto riguarda i master specialistici di ciascuna professione, risulta quanto segue.
Il sostantivo “competenze”, non accompagnato da alcun aggettivo relativo al grado di approfondimento (della competenza), è adottato in tutti i master del fisioterapista, del logopedista, dell’igienista dentale, dell’infermiere pediatrico, dell’assistente sanitario, del terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva e del tecnico ortopedico,  in cinque degli otto master dell’infermiere, in tre dei quattro master  del tecnico della riabilitazione psichiatrica, in due dei tre master dell’ostetrica/o, in quattro dei cinque master del dietista, in uno dei tre master del terapista occupazionale, in uno dei quattro master dell’ortottista-assistente di oftalmologia, in uno dei tre master del podologo, in due dei sei master del tecnico sanitario di radiologia medica, in uno dei due master del tecnico audiometrista, in due dei tre master del tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro.

Nel gruppo precedente abbiamo incluso anche i casi nei quali figurano qualificazioni delle competenze o riguardanti l’ambito di applicazione della competenze stesse, quali  “educative e cliniche” (master “Podologia diabetica”) o “educative e preventive” (master “Promozione della salute orale perinatale e in età evolutiva” dell’igienista dentale) oppure pleonastiche come “professionali” (master “Gestione a supporto dei processi per la qualità e la sicurezza alimentare e ambientale” ed “Ergonomia ambientale e delle organizzazioni”, entrambi del tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro; master “L’intervento terapeutico-riabilitativo nel disturbo dello spettro autistico in età evolutiva” del terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva) o “tecnico-scientifiche” (master “Ortoprotesica plastica esoscheletrica” del tecnico ortopedico) o “teorico metodologiche” (master “Intervento riabilitativo in contesti interculturali e migratori” del tecnico della riabilitazione psichiatrica).

Negli altri master che fanno riferimento alle competenze, questo sostantivo è accompagnato da un aggettivo che lo gradua indicandone il livello di sviluppo o di caratterizzazione, quale “avanzate”, “specialistiche”, “specifiche” o altro.

Fra le caratteristiche di due master per infermieri, quello in “Area medica” e quello in “Area della salute mentale e delle dipendenze”, si menziona l’acquisizione di “competenze avanzate”; nel primo dei due, si fa espresso riferimento alla “complessità di alcune abilità (es. PICC, emodialisi, wound care)”, che la nota delibera veneta riporta alle competenze avanzate regionali.

Nel master ”Area intensiva e dell’emergenza”  vi è la prospettiva di  “attuare forme avanzate di monitoraggio per rilevare tempestivamente segni di deterioramento delle condizioni dei pazienti” e in quello “Area chirurgica” si menzionano “percorsi peri-operatori di interventi con chirurgie avanzate e a elevato impatto assistenziale” e “problematiche assistenziali complesse (es. stomatoterapia, incontinenza), di attività endoscopiche e di strumentista nei diversi contesti chirurgici / tecnologici (ad es. robotica)”.

Nel master “Area intensiva e dell’emergenza” si parla di “strategie di assistenza infermieristica specialistica per gestire situazioni di criticità ed instabilità vitale” e di “approfondite competenze specialistiche in settori specifici come ad esempio il coordinamento della donazione e trapianto d’organi”.

Nel master “Area neonatologica e pediatrica”, le competenze sono “specifiche”.
Per l’ostetrica, il master “Ostetricia nella riabilitazione del pavimento pelvico” riguarda “le competenze specialistiche per la gestione dei processi assistenziali relativi alla cura del perineo etc…”

Circa il fisioterapista, nel master in “Fisioterapia neurologica” si menzionano “interventi terapeutici e tecnologie avanzati” e in quello in “Fisioterapia nelle disfunzioni del pavimento pelvico”  si citano “strategie di trattamento avanzate”.

Nel master del dietista “Il counseling nutrizionale per la modifica dello stile di vita” compare la locuzione peculiare “competenze da associare a quelle già possedute”.

Nei quattro master “Area radiodiagnostica”, “Area radioterapia”, “Area medicina nucleare”, “Area Fisica Sanitaria” (su sei complessivi) che riguardano il tecnico sanitario di radiologia medica, si adotta una espressione caratteristica “competenze ulteriori”, che ha il pregio della chiarezza testuale, perché è specificato “rispetto alla preparazione fornita dalla Laurea di I livello”.
Nell’ultimo master citato, le competenze sono definite non solo ulteriori, ma anche “elevate”.

Per il tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, l’unico master presente, denominato “Tecniche di elettrofisiologia e cardiostimolazione e perfusione”, parla di “metodiche diagnostico strumentali avanzate (ECG-Holter, test da sforzo, ecc.)”, di “tecniche di perfusione avanzata” e di “competenze teorico-pratiche specialistiche”.

Per il tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, il master “Gestione a supporto dei processi per la qualità e la sicurezza alimentare e ambientale” prevede “ competenze avanzate connesse alle principali metodiche e tecniche previste nell’ambito del controllo ufficiale per la sicurezza alimentare e la salute dei cittadini e per le attività di consulenza presso le imprese alimentari”; il master “Safety & risk management” ha “l’obiettivo di sviluppare competenze specialistiche funzionali alla individuazione, valutazione e gestione dei rischi”.

Fra le caratteristiche dei vari master, assieme alle “competenze”, talora figurano anche le “capacità” (assistente sanitario: “Metodologie …” cit.”; dietista: “Dietistica pediatrica”; ortottista: “Ipovisione”) e le “conoscenze” nella formula “competenze, conoscenze e capacità di comprensione” riportata in tre dei cinque master del terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva già citati (“L’intervento terapeutico-riabilitativo …”, “Riabilitazione neuromotoria …” e “L’intervento precoce …”).

In alcuni master sono citate solo le “conoscenze” (tecnico della riabilitazione psichiatrica: “Riabilitazione psichiatrica: interventi di remediation cognitiva e metacognitiva avanzata”; terapista occupazionale: “Area delle cerebro lesioni acquisite” e “Area dell’età evolutiva”; tecnico di laboratorio biomedico: “Procedure analitiche decentrate e continuità assistenziale”).

Nei tre master del tecnico di neurofisiopatologia ed in uno dei tre master del podologo (“Cura delle onicopatie”) compare il sostantivo “approfondimento”, che caratterizza anche uno dei master trasversali, quello in “Professioni sanitarie forensi, legali e assicurative”.
In alcuni master non è adottato il termine “competenze” né alcun altro sostantivo di quelli poco sopra citati.

Ciò vale per l’unico master del tecnico audioprotesista, per la maggior parte di quelli del tecnico di laboratorio biomedico (quattro su cinque) e dell’ortottista-assistente di oftalmologia (tre su quattro), nonché per uno (su due) dei master del tecnico audiometrista, per uno (su tre) del  podologo e per uno (su quattro) del tecnico della riabilitazione psichiatrica.

La descrizione delle caratteristiche di questi master si diversifica ampiamente da tutti quelli precedentemente menzionati che si basano sulle competenze.

Il linguaggio utilizzato in passato e il passaggio al professionista specialista
Dagli anni 90 è cambiato il linguaggio delle professioni sanitarie. Si sentiva spesso parlare di “diagnosi infermieristiche” (oggi confinate, perlopiù, nei processi formativi), di “diagnosi ostetriche”, “bilancio logopedico” ecc. Per i fisioterapisti vi è stata una recente elaborazione, all’interno del codice deontologico: “diagnosi fisioterapica”.

Nei master proposti dall’Osservatorio delle professioni sanitarie sparisce il linguaggio tipico professionale in luogo di “competenze”.

Si ha come l’impressione di voler sfruttare in pieno la legge 42/1999, che lega l’esercizio professionale non solo ai profili, alla formazione ricevuta di base e ai codici di deontologici, ma anche alla formazione post-base.

Per la prima volta viene in essere, fra “il personale laureato appartenente alle professioni sanitarie” (legge 43/2006, art. 6, I comma) la nuova figura del “professionista specialista”.

Non si tratta di valutare genericamente la formazione post base ex legge 42. Si tratta di conferire significato e concretezza alla figura del professionista specialista, che rappresenta un novum nel panorama delle professioni sanitarie, sfruttando la legge 43/2006 che va ad integrare la legge 42.

Il “professionista specialista” costituisce qualcosa di più e di diverso e rappresenta le competenze oggi raggiunte attraverso i 90 master previsti dall’osservatorio delle professioni sanitarie.

Il modo con cui si ridisegna la legge 42/99, integrata dalla legge 43/2006 e dai 90 master dell’Osservatorio, è notevole, suddividendo i professionisti sanitari in:
a) professionisti “generalisti”;
b) professionisti coordinatori, in possesso di master trasversali;
c) professionisti “specialisti”,in possesso di master di primo livello per le funzioni specialistiche.

Si valorizza, per la prima volta, il professionista specialista nella sua interezza, sulla declinazione del termine “competenza”, variamente qualificato.

Da un punto di vista contrattuale, e solo contrattuale, come è noto, l’incarico di «professionista esperto» è costituito dall’aver acquisito, “competenze avanzate, tramite percorsi formativi complementari regionali ed attraverso l’esercizio di attività professionali riconosciute dalle stesse regioni”.

Luca Benci
Giurista

Daniele Rodriguez
Medico legale

14 gennaio 2020
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Non farsi trovare a casa dal medico quando si è assenti dal lavoro per malattia può costare caro

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L’obbligo di reperibilità per i lavoratori dipendenti non va preso sottogamba. Il caso di un impiegato delle Poste (arrivato fino in Cassazione) che si era assentato nelle ore di reperibilità per portare il figlio al pronto soccorso ma senza avvertire l’amministrazione come previsto dalla normativa in materia

14 GEN – Le visite mediche fiscali  possono essere disposte d’ufficio dall’INPS  o su richiesta dei datori di lavoro per i dipendenti dei settori privato e pubblico che siano assenti dal lavoro per malattia.

Durante tutto il periodo di prognosi, il lavoratore è obbligato a rispettare le fasce orarie di reperibilità per le visite mediche di controllo.

La disciplina delle visite mediche di controllo è, in parte, differenziata per i lavoratori dei due settori.

Lavoratori del settore privato
Fasce di reperibilità: ore 10.00 – 12.00 /17.00 – 19.00.

Il lavoratore  privato che non abbia esenzione dalla reperibilità,  può assentarsi dall’abitazione comunicata soltanto nelle seguenti circostanze:
• necessità di sottoporsi a visite mediche generiche urgenti e ad accertamenti specialistici che non possono essere effettuati in orari diversi da quelli delle fasce orarie di reperibilità;
• provati gravi motivi personali o familiari;
• cause di forza maggiore.

Fasce di reperibilità: ore 09.00 – 13.00 /15.00 – 18.00.

Ai sensi del Art. 18, Modifiche all’articolo 55-septies del decreto  legislativo  30  marzo  2001, n. 165  comma d) il lavoratore pubblico che non abbia esenzione dalla reperibilità, può allontanarsi  dall’indirizzo comunicato durante le fasce di reperibilità  per  effettuare visite mediche,  prestazioni  o  accertamenti  specialistici  o  per   altri giustificati motivi, che devono essere documentati a richiesta, ed è tenuto a darne preventiva comunicazione  all’amministrazione  che,  a sua volta, ne da’ comunicazione all’Inps.

Queste disposizioni sono state applicate nella recente sentenza della Corte di Cassazione n.24492,  01/10/2019, (ud. 11/07/2019, dep. 01/10/2019:

Il signor M. G., dipendente postale assente dal lavoro per malattia, il 6 marzo 2010 alle ore 4.30 accompagna in Pronto Soccorso il figlio di sette anni per l’insorgenza di un’orticaria idiopatica, con dimissione alle 4.59 e conseguente ricovero ospedaliero (o visita di controllo) del bambino  alcune ore più tardi.

Alle ore 11.35 dello stesso giorno, il medico fiscale inviato dall’INPS verbalizza l’assenza, non comunicata preventivamente al datore di lavoro,  del paziente dalla propria abitazione,  cui consegue una sanzione disciplinare economica irrogata da Poste Italiane.

Sia in sede disciplinare che processuale il signor M. G.  giustifica la mancata reperibilità sostenendo l’urgenza e l’imprevedibilità dell’evento occorso al figlio.

Il giudizio di primo grado legittima la sanzione di Poste Italiane e viene successivamente confermata dalla  Corte di Appello di Roma con sentenza n. 10355/2014. La Corte Territoriale ritiene non giustificata la motivazione addotta dal paziente, poiché la circostanza riferita avrebbe potuto giustificare l’assenza esclusivamente con riferimento al ricovero urgente in orario corrispondente alla visita fiscale, quindi alle ore 11.35, mentre il ricovero è avvenuto a fine mattinata senza caratteristiche di urgenza. Inoltre, non era stata neppure riferita l’assenza di altri congiunti disponibili ad assistere il minore.

La situazione non precludeva comunque  la possibilità di una previa comunicazione dell’assenza al datore di lavoro.

L’assicurato ricorre quindi alla Corte di Cassazione, affidandosi al “giustificato motivo” di assenza durante le fasce orarie di reperibilità (L. n. 463 del 1983, art. 5, comma 14, conv. in L. n. 638 del 1983 (art. 360 c.p.c., n. 3) ed all’ intento persecutorio da parte del datore di lavoro consistente in ripetute visite fiscali domiciliari, tale da causare un aggravamento della malattia del dipendente. Erano state richieste tre visite di controllo domiciliare nei giorni 22 febbraio 2010, 5 marzo 2010 e una terza 6 marzo 2010.

La Suprema Corte con sentenza n. 24492 dell’1/10/2019 dichiara inammissibile il ricorso in quanto non vi è nesso tra il momento dell’urgenza, pur sussistente nel momento dell’accesso al Pronto Soccorso, e l’assenza, peraltro non comunicata al datore di lavoro, durante la fascia di reperibilità antimeridiana.

Quanto all’ipotesi di danni indotti dal comportamento datoriale, la questione è del tutto estranea al thema decidendum della fattispecie in esame.

Maria Parisi
Associazione Nazionale Medici di Medicina Fiscale

14 gennaio 2020
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Commissione Lea, Osservatorio Professioni sanitarie e Iss. Ecco i nuovi rappresentanti delle Regioni

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Ufficializzati oggi i nuovi referenti per la Commissione nazionale per l’aggiornamento dei LEA e la promozione dell’appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale e per l’Osservatorio Nazionale per le Professioni Sanitarie. Indicato anche il referente regionale in seno al Cda dell’Istituto superiore di sanità. Ecco tutti i nomi.

15 GEN – Ok dalla Conferenza delle Regioni alle designazioni dei rappresentanti regionali in seno Commissione nazionale per l’aggiornamento dei LEA e la promozione dell’appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale e per l’Osservatorio Nazionale per le Professioni Sanitarie. Indicato inoltre il nominativo che siederà all’interno del Cda dell’Istituto superiore di sanità. Ecco tutti i nomi.

Commissione nazionale per l’aggiornamento dei LEA e la promozione dell’appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale:

Componenti effettivi:
Dott. Claudio Costa – Regione VENETO
Avv. Antonio Postiglione – Regione CAMPANIA
Dott. Renato Botti – Regione LAZIO
Dott.ssa Maria Letizia Di Liberti – Regione SICILIANA
Dott.ssa Gianna Zamaro – Regione FRIULI VENEZIA GIULIA
Dott. Giuseppe Bucciarelli – Regione ABRUZZO
Dott. Marco Salmoiraghi – Regione LOMBARDIA

Componenti supplenti:
Dott. Paolo Aletti – Regione MARCHE

Dott. Valtere Giovannini – Regione TOSCANA
Dott.ssa Laura Lassalaz – Regione LIGURIA
Dott. Ettore Attolini – Regione PUGLIA
Dott. Ernesto Esposito – Regione BASILICATA
Dott. Giacomino Brancati – Regione CALABRIA

Osservatorio Nazionale per le Professioni Sanitarie:
Dott.ssa Kyriakoula Petropulacos (Emilia Romagna)
Dott. Luca Conti (Umbria)
Dott. Claudio Costa (Veneto)

Cda Istituto superiore di sanità:
Dott. Giuseppe Toffoli (Friuli Venezia Giulia)

15 gennaio 2020
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Medici e professioni sanitarie. Dal Miur arriva stretta alle Università online: attività didattica telematica non potrà superare il 10%

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È quanto prevede un decreto ministeriale firmato dall’ex Ministro Fioramonti pochi giorni prima di dimettersi dall’incarico. La misura riguarda anche Psicologia e le specializzazioni. In ambito sanitario limitazioni anche per Farmacia, Chimica e Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche per cui l’attività didattica on line non potrà superare i 2/3. IL DECRETO

15 GEN – Il Miur alza la scure sulle Università on line. Un decreto ministeriale, datato 23 dicembre 2019 e firmato dall’ex Ministro Lorenzo Fioramonti pochi giorni prima di dimettersi dall’incarico pone dei limiti stringenti all’attività didattica on line.

Per quanto riguarda le lauree in psicologia, medicina e chirurgia, in medicina veterinaria, in odontoiatria e protesi dentaria, nonché per il personale sanitario infermieristico, tecnico e della riabilitazione la misura prevede una limitata attività didattica erogata con modalità telematiche, in misura non superiore a un decimo del totale. E lo stesso vale anche per le lauree di specializzazione.

In ambito sanitario arriva la stretta anche per Farmacia, Chimica e Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche per cui l’attività didattica on line non potrà superare i 2/3.

Luciano Fassari

15 gennaio 2020
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Cnel: “Sanità italiana ottiene buoni risultati ma siamo il Paese Ue con le più grandi differenze tra regioni”. Male anche le cure territoriali

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È quanto emerge dalla Relazione 2019 al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Pubbliche amministrazioni centrali e locali a imprese e cittadini. “L’Italia si colloca tra i Paesi più virtuosi anche se i risultati ottenuti in termini di salute e di efficienza sanitaria sono inficiati nel loro valore dal peso delle disparità che si registrano nell’offerta di servizi, nei tempi di attesa e nelle differenze territoriali”. LA RELAZIONE

11 GEN – Sul fronte sanitario l’Italia si colloca tra i Paesi più virtuosi anche se i risultati ottenuti in termini di salute e di efficienza sanitaria sono inficiati nel loro valore dal peso delle disparità che si registrano nell’offerta di servizi, nei tempi di attesa e nelle differenze territoriali. L’Italia è il Paese europeo con le più grandi differenze tra regioni. È quanto si legge nella Relazione 2019 al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Pubbliche amministrazioni centrali e locali a imprese e cittadini del Cnel, che verrà presentata mercoledì 15 gennaio a Roma, alla presenza di Tiziano Treu, presidente CNEL e Fabiana Dadone, ministra per la Pubblica Amministrazione.

“Secondo i dati delle principali agenzie internazionali – ricorda la Relazione in cui sono contenuti molteplici studio e report usciti negli ultimi anni – la sanità pubblica italiana continua a registrare livelli di performance molto lusinghieri, in particolare per quanto riguarda le dimensioni contenute della spesa sia in valore assoluto che in percentuale del PIL, che per il valore elevato della durata della vita e della speranza di vita alla nascita. Anche la mortalità evitabile tramite prevenzione ed appropriatezza delle cure mostra in Italia livelli migliori di molti altri paesi europei. Lo stesso indice di adeguamento agli standard contenuti nella Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile per quanto riguarda benessere e salute, calcolato da ASviS annualmente, mostra un andamento positivo”.

“Per quanto riguarda le risorse – evidenzia la Relazione -, risulta crescente il divario tra la domanda ed i costi di produzione, in costante aumento, da una parte, e la ristrettezza del finanziamento pubblico, in calo rispetto al PIL negli ultimi anni, dall’altra. In questo ambito una criticità crescente si rileva rispetto agli organici ed alle carenze del personale. Per ciò che attiene alla prevenzione di tipo olistico, ancora troppo debole risulta lo sforzo profuso nell’obiettivo di fare degli obiettivi di benessere e salute, nella loro ampia articolazione, elementi da inserire tra le priorità in termini di adeguamento e riforma nel mondo del lavoro e della produzione, nella scuola e negli altri canali formativi, nella organizzazione delle città e dei trasporti e negli interventi per l’ambiente ed il clima”.

Il quadro complessivo che emerge “è sempre quello di un’amministrazione “in movimento” soprattutto grazie al graduale diffondersi dei processi di digitalizzazione all’interno dell’amministrazione pubblica che risulta però ancora troppo appesantita, come continuano a segnalare gli indicatori della Banca Mondiale da una eccessiva complessità di regole e di percorsi procedurali che si traducono non solo in meri aspetti di inefficienza della gestione amministrativa ma, soprattutto, in oneri significativi sulla vita delle imprese e dei cittadini”.

11 gennaio 2020
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Tumori, a Bari microscopio robotizzato e rete 5G per una “doppia” diagnosi

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Un microscopio robotizzato di ultima generazione all’ospedale “Di Venere” di Carbonara, in grado di analizzare, in profondità, i campioni di sangue dei pazienti per sospetta patologia oncologica. Lo strumento messo a disposizione dell’équipe dell’unità operativa di patologia clinica diretta da Edmondo Adorisio, è in condizione non solo di diagnosticare la patologia, con maggiore precisione e tempestività, ma anche di farlo in tempo reale, grazie al collegamento, che sfrutta la tecnologia 5G, con l’unità di ematologia dell’Irccs Oncologico di Bari, diretta da Attilio Guarini. Così grazie alla rete ultra-veloce 5 G di cui Bari si è dotata negli ultimi mesi, è possibile avere una consulenza a distanza, istantanea e precisa, con l’ausilio di un semplice tablet, che serve a confortare e a migliorare la diagnosi.

Grazie alla convenzione tra l’unità di Patologia Oncologica del Di Venere e quella di Ematologia dell’Oncologico, l’equipe di Adorisio ha il supporto importante da parte di specialisti di alto livello. ” Avere una ‘second opinion’ su patologie così delicate – spiega lo stesso Adorisio – è fondamentale per prendere le decisioni giuste e mettere a punto la terapia migliore da somministrare”. Questa possibilità per i pazienti dell’unità di patologia clinica del Di Venere presto avrà una prospettiva applicativa anche nel campo dell’anatomia patologica, il che permetterà di rispondere, in modo immediato, alle esigenze dei chirurghi in sala operatoria per l’esecuzione dell’esame estemporaneo, qualora sia necessario individuare e classificare una patologia oncologica.

La diagnosi dei tumori ematologici con doppia lettura è quindi un’applicazione pratica, già oggi possibile al “Di Venere”, del ventaglio di potenzialità offerte dalla rete 5G. Su questo versante, non appena le condizioni tecniche della rete 5G lo permetteranno, il prossimo passo riguarderà l’avvio di un Ambulatorio Ematologico “diffuso”, anche questo in collaborazione con l’Irccs Oncologico di Bari, e in grado di mettere l’esperienza della Patologia Clinica del “Di Venere” e dell’Irccs al servizio di altri centri della Asl. E si potranno anche sperimentare, e studiare, gli ulteriori sviluppi connessi alla telemedicina e alla telepatologia, ad esempio per seguire l’evolversi delle patologie direttamente a casa del paziente, in campo oculistico, dermatologico, cardiologico e pneumologico.

Indagini cliniche, cura e tecnologia viaggiano dunque sulla rete 5G all’interno del progetto Sanità 5.0, al quale aderisce la direzione strategica dell’Asl Bari, che ne è partner insieme alla Asl di Matera, Policlinico Bari e, appunto, Irccs Bari. “Stiamo esplorando – spiega il dg dell’Asl Bari, Antonio Sanguedolce – la nuova frontiera della sanità ospedaliera e della diagnostica remota, attualmente in fase sperimentale proprio nella città e nella nostra Asl, con la possibilità di diversi impieghi nel futuro prossimo in servizi come la telediagnosi, il monitoraggio remoto di parametri vitali, la telemedicina a domicilio e la diagnosi remota in mobilità, il tracciamento di strumenti medicali, ma anche per la formazione del personale sanitario e la scuola in ospedale, attraverso l’e-learning ospedaliero e la smart-education per bambini ospedalizzati”.

La convenzione tra l’unità di Patologia Clinica del Di venere e quella di Ematologia dell’Oncologico fa parte di una convenzione globale che comprende diversi altri servizi: chirurgia toracica, anatomia patologica, pneumologia, otorinolaringoiatria, radiologia e medicina trasfusionale.

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Donazione sangue. L’appello di Speranza: “Vuol dire prendersi cura e salvare la vita a qualcuno che spesso non conosciamo”

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Il Ministro della Salute su facebook rilancia ribadisce l’importanza della donazione. Le donazioni di sangue salvano la vita di circa 630mila persone all’anno solo in Italia, in media circa una al minuto. VAI AL FOCUS DEL MINISTERO

13 GEN – “Affinché il Servizio Sanitario Nazionale funzioni bene servono risorse, impegno e competenze. È necessario però anche l’aiuto di ciascuno di noi. Donare il sangue è un esempio. Vuol dire prendersi cura e salvare la vita a qualcuno che spesso non conosciamo nemmeno. Mi sembra un buon proposito per il nuovo anno”.

È quanto scrive su facebook il Ministro della Salute, Roberto Speranza ricordando l’importanza delle donazioni di sangue cui il Ministero ha dedicato un focus sul sito istituzionale.

“Le donazioni di sangue – si legge sul sito – salvano la vita di circa 630mila persone all’anno solo in Italia, in media circa una al minuto. Le trasfusioni di sangue sono indispensabili nel trattamento di moltissime patologie. Un paziente affetto da talassemia, per fare un esempio, ha bisogno di circa 25 trasfusioni di sangue all’anno per vivere. Dalle 30 alle 40 sacche di sangue servono dopo un intervento chirurgico delicato come un trapianto di cuore. Trasfusioni servono anche per trattare la leucemia o le insufficienze renali croniche”.

Il sangue è una risorsa fondamentale e non esiste al momento un’alternativa che possa sostituirlo. Le sperimentazioni sul sangue sintetico, seppure promettenti, molto difficilmente potranno portare a cambiamenti su larga scala, se non in un futuro che è difficile immaginare prossimo”.

Donare il sangue è anche un modo per tenere sotto controllo la propria salute:
– al momento della donazione il donatore viene sottoposto a un emocromo completo e al test per individuare HIV, epatite B e C e sifilide e ai donatori periodici vengono controllati regolarmente anche i livelli di colesterolo, trigliceridi, creatinina e ferritina
– i donatori di sangue hanno diritto al vaccino antinfluenzale gratuito.

13 gennaio 2020
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Spacchettamento Miur. In Gazzetta il decreto e oggi il giuramento al Quirinale dei due nuovi ministri

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Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge che divide il Miur nel ministero dell’Istruzione e nel ministero dell’Università e Ricerca, affidati rispettivamente a Lucia Azzolina e Gaetano Manfredi che hanno giurato nelle mani del presidente Mattarella oggi pomeriggio. IL DECRETO.

10 GEN – Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, ha approvato un decreto-legge, pubblicato nella Gazzetta del 9 gennaio, che introduce disposizioni urgenti per l’istituzione del Ministero dell’istruzione e del Ministero dell’università e della ricerca, che sostituiscono l’attuale Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Questi saranno affidati rispettivamente a Lucia Azzolina e Gaetano Manfredi che oggi pomeriggio hanno prestato giuramento al Quirinale.

Al nuovo Ministero dell’istruzione sono quindi attribuite le competenze in materia di sistema dell’istruzione scolastica e dell’istruzione tecnica superiore. Al Ministero dell’università e della ricerca sono invece assegnate le competenze sui sistemi della formazione superiore universitaria, dell’istruzione universitaria e della ricerca scientifica e tecnologica, nonché, in ragione del progressivo allineamento con il sistema universitario previsto dalla legge 22 dicembre 1999, n. 508, quelle relative all’alta formazione artistica, musicale e coreutica.

10 gennaio 2020
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