Articoli tratti dai magazine specifici sul tema sanità

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Covid. In 12 regioni aumenta RT. Lombardia, Emilia Romagna e Lazio sopra 1. Ministero e Iss: “Situazione complessivamente positiva con piccoli segnali di allerta”

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“In quasi tutta la Penisola sono stati diagnosticati nuovi casi di infezione nella settimana di monitoraggio corrente, con casi in aumento rispetto alla precedente settimana”. Ma “la situazione” viene descritta come “complessivamente positiva con piccoli segnali di allerta relativi alla trasmissione”. Rezza: “Ci sono focolai di una certa rilevanza”. Ecco i dati del sesto monitoraggio Ministero/Iss relativi alla settimana 15-21 giugno. I REPORT REGIONALI

26 GIU – Lievissimo calo dell’incidenza dei casi ma aumenta in 12 Regioni l’indice Rt con Emilia Romagna, Lazio e Lombardia sopra 1. Il Covid 19, insomma, non molla, con circa un centinaio di focolai (più o meno grandi) sparsi sul territorio, anche se la situazione resta ancora sotto controllo. È questo il quadro che emerge dal 6° monitoraggio di Iss e Ministero della Salute con i dati relativi al periodo 15-21 giugno 2020, successivo alla terza fase di riapertura avvenuta il 3 giugno 2020 dove si evidenzia come “la situazione descritta è complessivamente positiva con piccoli segnali di allerta relativi alla trasmissione”.

“La situazione continua a essere buona e l’indice Rt è sotto 1 su scala nazionale. Naturalmente persistono differenze nell’incidenza tra regione e regione. Sono presenti dei focolai anche di una certa rilevanza, che indicano che il virus in determinati contesti è in grado di circolare rapidamente. Ciò induce a mantenere i comportamenti adeguati e soprattutto identificare e contenere prontamente i focolai che dovessero insorgere come attualmente si sta facendo”. Afferma Gianni Rezza, direttore generale Prevenzione del ministero della Salute, commentando i dati dell’ultimo monitoraggio settimanale.

“Complessivamente – si legge nel report – il quadro generale della trasmissione e dell’impatto dell’infezione da SARS-CoV-2 in Italia rimane a bassa criticità con una incidenza cumulativa negli ultimi 14 gg (periodo 8/6-21/6) di 5.98 per 100 000 abitanti (in diminuzione). A livello nazionale, si osserva una lieve diminuzione nel numero di nuovi casi diagnosticati rispetto alla settimana di monitoraggio precedente”.

Ma lo stesso monitoraggio rivela come “alcune stime Rt questa settimana sono in aumento, riflettendo il lieve aumento nel numero di casi diagnosticato la scorsa settimana in alcune Regioni dove si sono sviluppati alcuni focolai. Persiste l’assenza di segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali”.

Da qui i segnali di pericolo. “In alcune realtà regionali – si legge nel documento – , continua ad essere segnalato un numero di nuovi casi elevato. Questo deve invitare alla cautela in quanto denota che in alcune parti del Paese la circolazione di SARS-CoV-2 è ancora rilevante”.

Infatti “in quasi tutta la Penisola sono stati diagnosticati nuovi casi di infezione nella settimana di monitoraggio corrente, con casi in aumento rispetto alla precedente settimana di monitoraggio in alcune Regioni. Tale riscontro in gran parte è dovuto alla intensa attività di screening e indagine dei casi con identificazione e monitoraggio dei contatti stretti. Tuttavia, la presenza di focolai, anche di una certa rilevanza numerica, mostra come il virus continui ad essere in grado, nelle attuali condizioni, di trasmettersi in modo efficace. Questo conferma che l’epidemia da SARS-CoV-2 non è affatto conclusa in Italia”.

Per questo secondo Iss e Ministero “è essenziale mantenere elevata l’attenzione e continuare a rafforzare le attività di testing-tracing-tracking in modo da identificare precocemente tutti i potenziali focolai di trasmissione e continuare a controllare l’epidemia. È anche fondamentale mantenere elevata la consapevolezza della popolazione generale sulla fluidità della situazione epidemiologica e sull’importanza di continuare a rispettare in modo rigoroso tutte le misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali l’igiene individuale e il distanziamento fisico”.


L.F.

26 giugno 2020
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Occupazione in aumento del 6% per i laureati nelle Professioni sanitarie: oltre il 76% trova lavoro ad un anno dalla laurea

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di Angelo Mastrillo

Per i 18.249 laureati di primo livello delle Professioni Sanitarie dell’anno 2018, rispetto ai 14.312 laureati che hanno risposto all’indagine si registra un aumento della quota di occupati (sono 10.901), pari a +5,9 punti percentuali, essendo salito al 76,2% rispetto al 70,3% dello scorso anno quando si era invece registrato un lieve calo di 0,7 punti percentuali sul 71,0% dell’anno precedente. LE TABELLE

25 GIU – Torna a crescere l’occupazione per le Professioni sanitarie. Lo evidenzia il XXII rapporto annuale del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea di Bologna, presentato quest’anno presso il Ministero dell’Università a Roma l’ 11 giugno scorso, in streaming, alla presenza del Ministro, Gaetano Manfredi, dal Presidente del Consorzio AlmaLaurea, Ivano Dionigi, e dal Direttore Marina Timoteo, in collegamento Remo Morzenti Pellegrini, Rettore dell’Università di Bergamo, dove il 4 giugno si sarebbe dovuto svolgere il tradizionale Convegno annuale, poi rinviato per il noto evento pandemico del Covid19.

Trattasi di un rapporto completo su tutte le 16 aree disciplinari e su tutti i 41 Atenei sedi di Facoltà e Scuole di Medicina e Chirurgia, rispetto a cui stupisce parecchio che continuino ancora a mancare solo ed esclusivamente i dati dell’Università Cattolica.

Consultando i dati sul sito www.almalaurea.it si rileva che (tabella 1) per i 18.249 laureati di primo livello delle Professioni Sanitarie dell’anno 2018, rispetto ai 14.312 laureati che hanno risposto all’indagine si registra un aumento della quota di occupati ad un anno dalla laurea (sono 10.901), pari a +5,9 punti percentuali, essendo salito al 76,2% rispetto al 70,3% dello scorso anno quando si era invece registrato un lieve calo di 0,7 punti percentuali sul 71,0% dell’anno precedente.

Per effetto di questi risultati, si conferma ancora una volta per le Professioni Sanitarie il primo posto assoluto fra i vari gruppi disciplinari. Resta in ogni caso la diminuzione rispetto a 12 anni fa, di -10,8 punti percentuali, dall’87,0% del 2007 al 76,2% del 2018, mentre era al 70,3% nel 2017 (tabella 2).

Ma la situazione è diversificata fra le quattro aree, con aumento di +2,4 punti percentuali per l’area della Riabilitazione, che sale dal 81,0% del 2017 al 83,4%, ed è quasi stabile per l’area della Prevenzione al 54,7%, con +0,3 punti percentuali rispetto al 54,4% del 2017.

Altro significativo incremento di +6,4 punti percentuali è per l’area Infermieristica e Ostetrica, che passa dal 71,1% del 2017 al 77,5% come era nel 2010 e interrompendo così il calo fra il 72,3% del 2016 sul 71,1% del 2017. Ma la novità è l’alto aumento per l’area Tecnica, con ben 8,8 punti percentuali, dal 56,5% del 2017 all’attuale 65,3%, che sarebbe simile alla situazione del 2010. Ci sono quindi evidenti segnali di ripresa.

Differenza fra le 22 Professioni sanitarie
Analizzando in dettaglio le 22 professioni sanitarie sugli ultimi dati dei laureati del 2017 (tabella 3), si confermano per l’alto tasso occupazionale ai primi cinque posti Tecnico Ortopedico con 90,4%; Logopedista con 88,4%; Igienista Dentale 88,1%; Fisioterapista 85,8%; e Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva con l’83,8%, che lo scorso anno era al primo posto.Di fatto sono quasi tutti profili che operano prevalentemente come liberi professionisti, oltre che in parte anche come dipendenti di enti pubblici o privati; si tratta di professioni non toccate quindi dal blocco delle assunzioni degli ultimi anni nel pubblico impiego.

Al contrario, agli ultimi cinque posti, fra il 55% e il 40%, si trovano alcune professioni con rapporto di lavoro prevalentemente dipendente, come le Ostetriche con 53,9%; Tecnici di Audiometria con il 53,3%; Tecnici della Prevenzione con 53,2%; Tecnici di Laboratorio al 46,3% e a chiudere Tecnici di Fisiopatologia cardiocircolatoria con il 40%, che si confermano agli ultimi posti come negli ultimi cinque anni.

Resta ancora precaria la situazione per i Tecnici di Laboratorio per l’alta numerosità di circa 28 mila abilitati, che dal 2007 hanno perso, in termini di quota di occupati, ben 22 punti percentuali, anche se ora lascerebbe ben sperare l’aumento di 11 punti, essendo salita al 46% dal 35% dell’anno precedente.
Si mantiene invece la buona posizione occupazionale per Infermiere, che passa dal 74,0% al 79,3%, con 6 punti percentuali in più, anche se resta comunque ancora distante rispetto alla situazione ottimale di 12 anni fa, quando si attestava al 94% di occupazione e a soli a sei mesi dalla laurea. Per l’alta numerosità degli abilitati, circa 435 mila, è proprio l’Infermiere a incidere statisticamente sul totale delle 22 professioni.

Nella stessa area c’è la professione di Ostetrica, con 20 mila abilitati, che ha quasi analogo incremento occupazionale di 5,3 punti percentuali, dal 48,6% al 53,9%. Si riduce la perdita sul 60% di 11 anni fa che ora è di quasi 6 punti percentuali.

Sta migliorando la situazione occupazionale per Tecnico di Radiologia, che sale dal 55,6% del 2017 all’attuale 67%, con ben 11 punti percentuali in più, che fanno scalare la classifica dal 15° al 12° posto. Va comunque evidenziato che resta il gap di -25 punti percentuali rispetto al 92% del 2007.

Circa la situazione per aree geografiche si rileva che le 17 Università del Nord sono con l’ 84% medio, di cui Milano al primo posto nazionale assoluto con 89%, mentre nelle 8 Università del Centro il tasso è del 73% e nelle 14 del Sud e isole è del 66%.

Per quanto riguarda la spendibilità della laurea triennale le Professioni sanitarie sono al primo posto anche per l’immediato inserimento nel lavoro (tabella 1), dato che solo il 3,6% dei laureati è iscritto anche a un corso di laurea magistrale. Infine, circa l’ efficacia del titolo conseguito il 97% dei laureati dichiara il titolo adeguato per l’attività lavorativa.

Ringrazio per la disponibilità dei dati il Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea di Bologna e per la preziosa collaborazione Silvia Ghiselli, Responsabile dell’Ufficio Indagini e Statistiche del Consorzio stesso.

Angelo Mastrillo
(Università di Bologna)
Segretario della Conferenza dei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie

25 giugno 2020
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Covid. Oms Europa preoccupata per risalita dei casi: “Se focolai non saranno controllati a dovere ancora una volta i sistemi sanitari finiranno sull’orlo del precipizio”

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“Trenta paesi hanno visto un aumento del numero di nuovi casi nelle ultime due settimane e in undici di questi, l’accelerazione della trasmissione ha portato ad un’impennata molto significativa che, se non controllata, spingerà ancora una volta i sistemi sanitari sull’orlo del precipizio in Europa”, ha detto oggi in conferenza stampa il direttore di Oms Europa Hans Kluge.

25 GIU – L’Organizzazione mondiale della sanità esprime preoccupazione per un aumento dei casi di coronavirus in Europa. “La scorsa settimana, l’Europa ha visto un aumento del numero dei casi settimanali» di Covid-19 per la prima volta da mesi”, ha detto oggi in conferenza stampa il direttore della sezione europea dell’Oms, Hans Kluge.

“Trenta paesi hanno visto un aumento del numero di nuovi casi nelle ultime due settimane”, ha aggiunto ricordando che l’Europa registra ogni giorno circa 20.000 nuovi casi e oltre 700 nuovi decessi.

“In undici di questi Paesi, l’accelerazione della trasmissione ha portato ad un’impennata molto significativa che, se non controllata, spingerà ancora una volta i sistemi sanitari sull’orlo del precipizio in Europa”, ha detto Kluge senza nominare però un Paese specifico che ha comunque rimarcato la reazione “rapida” di alcuni paesi come Polonia, Germania e Spagna riguardo allo scoppio di nuovi casi in “scuole, miniere di carbone e nei siti di produzione alimentare”.

25 giugno 2020
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Viaggiare in aereo è sicuro? Ricciardi: “Solo se le compagnie aree si attengono alle linee guida su distanza di sicurezza e gestione dell’aria”. E sulla mascherine: “In volo meglio le Ffp2”

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“Personalmente viaggio in treno e cerco ancora di evitare il viaggio in aereo. Non è l’areo di per sé a non essere sicuro ma le modalità con cui si svolge il viaggio. Troppo spesso sento di abbattimento delle distanze di sicurezza per via della pressurizzazione che rende la cabina assimilabile ad una sala operatoria. Questa è una corbelleria”. E sugli alberghi: “Si deve auspicare che i gestori impongano un’adeguata igiene ai propri dipendenti ed una sanificazione nelle stanze”

24 GIU – “L’aereo in questo momento va evitato, perché le mascherine chirurgiche non sono sufficienti in ambienti chiusi e quando le persone sono così vicine”. Così il Direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica, a margine della presentazione della XVII edizione del Rapporto Osservasalute.

Un’affermazione che non ha mancato di suscitare stupore ed interrogativi. Ma davvero prendere l’aereo può risultare pericoloso? Per capirlo meglio abbiamo chiesto allo stesso Ricciardi di approfondire la questione. Ecco cosa ci ha detto.

Professor Ricciardi, le attuali norme permettono di viaggiare in areo. A suo parere sono le linee guida a non garantire adeguatamente la sicurezza di questi spostamenti o il rischio che le compagnie aeree che non le rispettano?
Si può viaggiare in aereo, ma a mio parere è ancora necessario farlo con attenzione.

L’aereo è un ambiente chiuso e pressurizzato. Sono quindi importanti: il mantenimento della distanza di sicurezza, l’uso di dispositivi di protezione individuale e la gestione della qualità dell’aria. Al di là dell’uso di mascherine che attiene al singolo, possiamo quindi dire che molto dipende dalla gestione della compagnia aerea.

Ma questo discorso vale per tutti i mezzi di trasporto pubbici?
No, in questo momento ad esempio il viaggio in treno è sicuro: tra i posti a sedere si impone il mantenimento di una distanza di sicurezza adeguata, ed c’è una gestione dell’aria controllata. Personalmente viaggio in treno ma cerco ancora di evitare il viaggio in aereo.

Mi sembra di capire che il problema, più che il mezzo di trasporto in sé, riguarda l’adeguamento alle linee guida per la sicurezza. Secondo le direttive Ecdc ed Easa l’uso delle mascherine in aereo è obbligatorio e vanno mantenuti 1,5 metri di distanza di sicurezza.
Purtroppo mi pare di capire che non sempre ciò avvenga. Io ho sentito parlare di abbattimento delle distanze in sicurezza e di viaggi con aerei a pieno carico perché la cabina pressurizzata è assimilabile ad una sala operatoria. Questa è una corbelleria dal punto di vista tecnico. Non è mia intenzione allarmare, anche perché se venissero seguite pedissequamente le linee guida sulla sicurezza anche il viaggio in aereo sarebbe sicuro.

Sarebbe consigliabile il ricorso a mascherine di tipo Ffp2 durante un viaggio aereo?
La prima cautela resta sempre il mantenimento della distanza di sicurezza. Poi è chiaro che una mascherina filtrante potrebbe proteggerci da un eventuale inconveniente tecnico dei meccanismi dell’area.

Si spieghi meglio.
Nel momento in cui, per qualche motivo, il virus dovesse penetrare all’interno del circuito di riciclo dell’aria, la semplice mascherine chirurgica potrebbe non bastare a proteggersi. Sarebbe alto il rischio di respirare il virus nel caso in cui si fosse esposti ai bocchettoni dell’aria. Di contro, indossando una mascherina di tipo Ffp2, si sarebbe protetti dalla sua capacità filtrante.

Oggi spiegava che potrebbero esserci pericoli anche negli alberghi. E che si dovrà fare molta attenzione alle pulizie ed alla sanificazione degli ambienti. Ma possiamo dire è sicuro andare in vacanza?
È sicuro essere padroni del proprio destino, nel senso che tutto quello che dipende dal nostro comportamento personale ha degli ampi margini di sicurezza. In un albergo si deve auspicare che i gestori impongano un’adeguata igiene ai propri dipendenti ed una sanificazione nelle stanze e negli spazi comuni. In questo senso le linee guida che sono state elaborate, sia a livello internazionale che nazionale, sono adeguate. È la loro osservazione ad essere a rischio. Quindi possiamo dire che non è il viaggio in aereo o la permanenza in un albergo ad essere di per sé pericolosa, ma sono le modalità con le quali queste si svolgono.

Giovanni Rodriquez

24 giugno 2020
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Vaccino influenza. Allarme Oms: “Durante epidemia Covid si è ridotta l’attività di studio e analisi dei virus stagionali utile per preparare il vaccino”

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Lo ha detto ieri durante l’incontro abituale con la stampa il Dg dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus. La diminuzione del flusso di informazioni “può avere effetti a breve e lungo termine, come la perdita di capacità di rilevare e segnalare nuovi virus influenzali con potenziale pandemico”.

16 GIU – “La sorveglianza dell’influenza è stata sospesa o sta diminuendo in molti paesi, e c’è stato un forte declino nella condivisione delle informazioni e dei virus dell’influenza a causa della pandemia di COVID-19. Rispetto agli ultimi tre anni, abbiamo visto una drastica riduzione del numero di campioni testati per l’influenza a livello globale. Abbiamo anche visto una riduzione del 62% nel numero di spedizioni di virus verso i Centri Collaboratori dell’OMS e una riduzione del 94% nel numero di virus influenzali con dati di sequenza genetica caricati nel database GISAID (Global Initiative on Sharing All Influenza Data)”.

L’allarme viene dal direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus nel briefing di ieri con la stampa.

“Queste riduzioni – ha spiegato Tedros – sono dovute a una combinazione di problemi, tra cui il ricollocamento di personale e forniture, laboratori sovraccarichi e restrizioni di trasporto”.

La diminuzione del flusso di informazioni secondo Tedros, “può avere effetti a breve e lungo termine, come la perdita di capacità di rilevare e segnalare nuovi virus influenzali con potenziale pandemico”.

“Questo – ha concluso – non è solo conveniente, è anche essenziale per proteggere il mondo dalla prossima stagione influenzale. La stagione influenzale dell’emisfero australe è già in corso. Non c’è tempo da perdere”.

16 giugno 2020
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Covid. Il bollettino: oggi 218 nuovi casi, i decessi sono 23

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Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 183.426, con un incremento di 533 persone rispetto a ieri. In terapia intensiva ci sono 127 persone. La Lombardia è sempre la Regione con più nuovi casi (143). Zero nuovi casi in Puglia, Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta e Basilicata.

22 GIU – Il totale delle persone che hanno contratto il virus è di 238.720, con un incremento rispetto a ieri di 218 nuovi casi. Il numero totale di attualmente positivi è di 20.637, con una decrescita di 335 assistiti rispetto a ieri. La Lombardia è sempre la Regione con più nuovi casi (143). Zero nuovi casi in Puglia, Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta e Basilicata.

Tra gli attualmente positivi, 127 sono in cura presso le terapie intensive, con un decremento di 21 pazienti rispetto a ieri. Sono 2.038 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 276 pazienti rispetto a ieri. Sono 18.472 persone, pari al 90% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi.

Rispetto a ieri i deceduti sono 23 (il numero più basso dal 2 marzo quando furono 18) e portano il totale a 34.657. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 183.426, con un incremento di 533 persone rispetto a ieri.

Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 13.638 in Lombardia, 1.970 in Piemonte, 1.154 in Emilia-Romagna, 585 in Veneto, 360 in Toscana, 250 in Liguria, 945 nel Lazio, 505 nelle Marche, 133 in Campania, 218 in Puglia, 53 nella Provincia autonoma di Trento, 72 in Friuli Venezia Giulia, 394 in Abruzzo, 141 in Sicilia, 89 nella Provincia autonoma di Bolzano, 13 in Umbria, 28 in Sardegna, 5 in Valle d’Aosta, 33 in Calabria, 43 in Molise e 8 in Basilicata.

22 giugno 2020
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Covid. Conte premia medici e infermieri delle task force

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Cerimonia di ringraziamento dei medici e degli infermieri della task force della Protezione Civile. Conte: “Italia ha dato grande prova. Virus ancora tra noi, continuare a rispettare le regole”. Speranza: “Siamo ancora dentro questa battaglia, guai a pensare sia già vinta”. E il Ministro Boccia: “Gli assembramenti sono uno schiaffo ai 34.000 morti. Fin quando il ministro della salute non ci dirà che è finita, non sarà finita”. Borrelli: “Avete dimostrato che le emergenze si superano con l’impegno di tutti”. Arcuri: “In questi 3 mesi fatto un lavoro straordinario”.

22 GIU – “Abbiamo vissuto un’emergenza così inaspettata che ci ha costretto ad apire all’impossibile il panorama della mente e all’impensabile il raggio della nostra azione. Nessuno di noi avrebbe mai pensato di poter prendere le decisioni che abbiamo preso. Sfido qualunque premier a pensare ad istituire una zona rossa, è stata una prova impegnativa e inaspettata”. Così il premier Giuseppe Conte, durante la Cerimonia di ringraziamento dei medici e infermieri della Task force della Protezione Civile.

Presenti alla cerimonia, oltre a una gruppo di medici e infermieri di ritorno dalla missione, il ministro della Salute, Roberto Speranza, il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli e il commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri.

“Sono morte persone molto anziane ma non sempre è stato così – ha sottolineato il premier – io stesso ho perso un uomo della scorta molto giovane. Comunque, anche se si trattava di persone anziane o con altre patologie, si trattava di persone che hanno costruito l’Italia”.

“Grazie per il lavoro straordinario che avete fatto dal primo giorno. Apena abbiamo chiamato, la risposta è stata immediata. Grazie a nome di tutte le Regioni”, ha detto il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia nel suo intervento. “Siamo stati piacevolmente travolti – ha aggiunto il ministro – dalla disponibilità per i bandi, in emergenza, in 48 ore, avete risposto e in meno di una settimana eravate in corsia. Avete dato una grande lezione, anche alle Regioni, penso che la lezione sia di un Paese che si è tenuto per mano, è stata una grande lezione per tutti noi, una cosa che ci riempie di orgoglio, è stato un insegnamento per tutti noi. La testimonianza di oggi ci deve anche far dire che il Covid è ancora tra noi, di non abbassare la guardia, evitare gli assembramenti che sono uno schiaffo a 34.000 vittime del Covid, fino a quando il ministro Speranza non ci dirà che è finita non sarà finita”.

È stato poi il turno di Borrelli che ha ricordato: “Siete stati impegnati in prima linea. Avete dato una risposta eccezionale, incredibile, enorme, come il grande cuore dei nostri italiani. Avete dimostrato che l’emergenza si supera con l’impegno di tutti, oltre 8.000 medici e 9.000 infermieri hanno risposto alla nostra chiamata dando una risposta eccezionale”. Un ringraziamento particolare è stato rivolto a “medici e infermieri che hanno contratto il covid, una cui rappresentanza è presente nella sede della Protezione Civile durante la cerimonia con il premier Conte. Voglio ringraziare anche i colleghi e volontari di altre amministrazioni – ha concluso – che ci hanno supportato per far sì che ognuno di voi non fosse abbandonato”.

“Ci avete aiutato a non sentirci soli, a guadagnare tempo, dopo tre mesi possiamo dire che siete stati straordinari, siamo un Paese straordinario”, ha concluso il Commissario straordinario per l’Emergenza, Domenico Arcuri. “In questi tre mesi abbiamo fatto un lavoro straordinario, abbiamo raggiunto dei grandi Paesi del mondo che riescono a fare i tamponi, abbiamo distribuito 512 milioni di mascherine. Il Covid  finirà solo quando sarà possibile somministrate il vaccino a tutti i cittadini del mondo, ma noi siamo molto più forti e molto più attrezzati di quanto lo eravamo tre mesi fa”.

22 giugno 2020
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Covid. Oms: “Non più necessario doppio tampone negativo per certificare la fine della malattia nei Paesi ad alta circolazione del virus”

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Nelle linee guida provvisorie l’Oms non raccomanda più il doppio tampone negativo per certificare la guarigione da Covid-19 e liberare i pazienti dall’isolamento. Saranno sufficienti tre giorni senza sintomi. La revisione è dovuta al fatto che in Paesi con alta circolazione del virus diversi soggetti sono stati costretti a lunghi periodi di isolamento, anche dopo la fine dei sintomi, a causa delle difficoltà di essere sottoposti a tampone. In ogni caso l’Oms incoraggia i paesi che hanno la capacità di farlo a continuare a testare i pazienti. IL DOCUMENTO

21 GIU – L’Oms modifica i criteri per la dimissione di pazienti in isolamento a causa del Covid. Nelle linee guida provvisorie non viene più raccomandato il doppio tampone negativo per certificare la guarigione e far cessare l’isolamento per i pazienti. Saranno sufficienti tre giorni senza sintomi.

Questi i nuovi criteri per far cessare l’isolamento.
– Per i pazienti sintomatici: 10 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi, saranno sufficienti 3 giorni senza sintomi (senza febbre né sintomi respiratori)
– Per i casi asintomatici: ​​10 giorni dopo il test positivo per Sarsi-CoV-2 Ad esempio, se un paziente ha avuto sintomi per due giorni, il paziente potrebbe essere liberato dall’isolamento dopo 10 giorni + 3 = 13 giorni dalla data di insorgenza dei sintomi; per un paziente con sintomi per 14 giorni, il paziente potrà essere dimesso (14 giorni + 3 giorni =) 17 giorni dopo la data di insorgenza dei sintomi; per un paziente con sintomi per 30 giorni, il paziente potrà essere dimesso (30 + 3 =) 33 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi.

Quali le ragioni di questo cambiamento? L’Oms spiega di aver ricevuto feedback sul fatto che l’applicazione della raccomandazione iniziale di due test negativi RT-PCR a distanza di almeno 24 ore l’una dall’altra, alla luce delle scarse forniture di laboratorio, attrezzature e personale in aree con trasmissione intensa del virus, “è stato estremamente difficile, soprattutto al di fuori delle strutture ospedaliere”.

I criteri iniziali per Sars-CoV-2 hanno incontrato quindi diverse diverse difficoltà nei Paesi con alta circolazione del virus quali, ad esempio, i lunghi periodi di isolamento per gli soggetti con diagnosi di Rna virale prolungata, anche dopo la risoluzione dei sintomi. Di fatto, dunque, la possibilità di trovarsi in un certo senso ‘prigionieri’, in isolamento, per l’impossibilità di essere sottoposti tempestivamente a tamponi di controllo.

“Esiste un rischio residuo minimo che la trasmissione possa avvenire con questi criteri non basati su test”, avverte l’Oms. In ogni caso, l’Oms incoraggia i paesi che hanno la capacità di farlo a continuare a testare i pazienti, “per una raccolta sistematica di dati che migliorerà la comprensione e guiderà meglio le decisioni sulla prevenzione delle infezioni e sulle misure di controllo, in particolare tra i pazienti con malattie croniche o quelli immunocompromessi”.

I rischi di trasmissione del virus. L’infezione Sars-CoV-2 è confermata dalla presenza di Rna virale rilevato da test molecolari, generalmente RT-PCR. “Il rilevamento dell’Rna virale – spiega l’Oms – non significa necessariamente che una persona sia infettiva e in grado di trasmettere il virus a un’altra persona”. I fattori che determinano il rischio di trasmissione includono il fatto che il virus sia ancora in grado di replicarsi”. Di solito 5-10 giorni dopo l’infezione da Sars-CoV-2, l’individuo infetto inizia a produrre gradualmente anticorpi neutralizzanti. “Il legame di questi anticorpi neutralizzanti con il virus dovrebbe ridurre il rischio di trasmissione del virus”, spiega l’Oms.

Come ormai sappiamo, l’Rna del Sars-CoV-2 è stato rilevato in pazienti anche 1-3 giorni prima dell’insorgenza dei sintomi e la carica virale arriva al suo apice nella prima settimana di infezione, seguita da un graduale declino nel tempo. Nelle feci e nel tratto respiratorio inferiore, invece, questa carica virale sembra raggiungere il picco nella seconda settimana di malattia. Sembra esserci una tendenza nel rilevamento prolungato di Rna virale in pazienti malati in modo più grave.

La modifica è stata dunque decisa in base alle evidenze che dimostrano che il virus attivo, in grado di replicarsi e di infettare, non risulta presente, se non eccezionalmente, nei campioni respiratori del paziente dopo 9 giorni dall’insorgenza dei sintomi, e in particolare nei casi di infezione lieve, contestualmente alla formazione di anticorpi neutralizzanti. Appare quindi sicuro liberare il paziente dall’isolamento sulla base di criteri clinici, piuttosto che sulla ripetizione dell’esame del tampone, che può continuare a rilevare tracce non vitali di Rna (non pericoloso) per molte settimane. Inoltre lunghi periodi di isolamento per soggetti senza sintomi incidono sul benessere individuale, sulla società e sull’accesso alle cure sanitarie.

G.R.

21 giugno 2020
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Covid. Ecco le nuove regole per la formazione Ecm durante l’emergenza. Recupero debito formativo prorogato a fine 2021

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Il termine del 31 dicembre 2020 riconosciuto ai professionisti sanitari per il recupero del debito formativo relativo al triennio 2017-2019 nonché per lo spostamento dei crediti maturati per il recupero del debito formativo relativamente al triennio formativo 2014-2016, è prorogato al 31 dicembre 2021. A stabilirlo, la delibera approvata dalla Commissione nazionale Ecm lo scorso 10 giugno, contenente diverse informazioni operative sulla formazione nel periodo legato all’emergenza Covid. LA DELIBERA

18 GIU – Il termine del 31 dicembre 2020 riconosciuto ai professionisti sanitari per il recupero del debito formativo relativo al triennio 2017-2019 nonché per lo spostamento dei crediti maturati per il recupero del debito formativo relativamente al triennio formativo 2014-2016, è stato prorogato al 31 dicembre 2021. A stabilirlo, la delibera approvata dalla Commissione nazionale Ecm lo scorso 10 giugno.

Nel testo sono conenute anche diverse indicazioni operative su come svolgere l’attività formativa. I provider, ad esempio, possono procedere allo spostamento o alla cancellazione degli eventi Ecm secondo le seguenti modalità:
a) per gli eventi in cui non sono decorsi i termini per le modifiche previsti dal Manuale nazionale di accreditamento per l’erogazione di eventi Ecm, il provider può individuare una nuova data, anche presumibile, e posticipare l’evento autonomamente (funzione “Modifica”);

b) per gli eventi in cui sono decorsi i termini per le modifiche previsti dalla norma di alla lettera a) il provider può individuare una nuova data di svolgimento dell’evento, anche presumibile, e richiedere la modifica mediante la funzione “comunicazioni” del sistema Ecm;

Inoltre, viste le disposizioni governative riguardanti la sospensione degli eventi residenziali, “è possibile richiedere la conversione della tipologia formativa da Res a Fad oppure da Res a Res-videoconferenza, al fine di consentire la conclusione di quelli già iniziati e lo svolgimento di quelli programmati e già inseriti nel sistema informatico”.

La possibilità di conversione si applicherà agli eventi già inseriti nel sistema informatico alla data del 15 aprile 2020 e programmati entro il 31 luglio 2020 e comunque sino al perdurare dello stato di emergenza sanitaria. Per questi eventi è inoltre consentito lo spostamento della data di svolgimento anche a data successiva al 31 luglio 2020. Il numero dei crediti assegnato all’evento, laddove non vi siano riduzioni di orario, rimane quello originariamente previsto.

Fino al termine dello stato di emergenza, o comunque in presenza di specifiche disposizioni, anche regionali, che vietino lo svolgimento di eventi residenziali o ne limitino numericamente la partecipazione, si consente l’utilizzo di modalità di collegamento in videoconferenza.

Si dispone poi che negli eventi svolti con modalità di formazione da remoto, a distanza o in videoconferenza, il provider potrà pubblicizzare il logo delle aziende sponsor prima e dopo la fruizione dei contenuti e lo sponsor potrà prevedere uno spazio espositivo virtuale, estraneo all’ambiente di erogazione dei contenuti dell’evento.

l termini per l’inserimento del piano formativo 2020 e della relazione annuale 2019 sono prorogati fino al termine dello stato di emergenza sanitaria.

Sempre in considerazione dei problemi di adempimento degli obblighi previsti per i provider in questo contesto emergenziale, si spiega che il termine per l’avvio del procedimento sanzionatorio decorre dalla data del 16 settembre 2020. Per i provider per i quali si rileva un inadempimento inerente la mancata presentazione delle relazioni annuali o dei report degli eventi si procederà all’invio di una comunicazione bonaria volta a sollecitare gli adempimenti in questione; qualora il provider dovesse risultare inadempiente anche su altri obblighi, gli stessi saranno oggetto di successiva contestazione.

Giovanni Rodriquez

18 giugno 2020
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Covid. “Dati su stima pazienti deceduti sono stati riportati nel Rapporto elaborato da Iss e Istat”

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“Il 15 giugno 2020 è stato pubblicato il rapporto realizzato da Iss e Istat per fornire una lettura integrata dei dati epidemiologici di diffusione dell’epidemia di Cocid-19 e dei dati di mortalità totale acquisiti e validati da Istat. Detto documento presenta un’analisi della mortalità totale e dei soggetti positivi al Covid-19 deceduti nel mese di aprile 2020 e un aggiornamento delle analisi relative al periodo gennaio-marzo 2020”. Così la sottosegretaria Zampa rispondendo all’interrogazione di Novelli (FI).

18 GIU – “Il rapporto sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a Covid-19 in Italia viene pubblicato ogni venerdì sul portale dell’Iss. Il 15 giugno 2020 è stato pubblicato il rapporto ‘Impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente primo quadrimestre 2020’, realizzato da Iss e Istat per fornire una lettura integrata dei dati epidemiologici di diffusione dell’epidemia di Covid-19 e dei dati di mortalità totale acquisiti e validati da Istat. Detto documento presenta un’analisi della mortalità totale e dei soggetti positivi al Covid-19 deceduti nel mese di aprile 2020 e un aggiornamento delle analisi relative al periodo gennaio-marzo 2020, già oggetto del primo Rapporto”.

Così la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa ha risposto in Commissione Affari Sociali all’interrogazione di Roberto Novelli (FI), con la quale si chiedeva quanti pazienti positivi al Sars-CoV-2 siano stati ricoverati negli ospedali di ciascuna regione o provincia autonoma per ogni settimana dei mesi di marzo, aprile e maggio e giugno 2020, nei reparti di degenza e di terapia intensiva, specificando a quanti dei pazienti deceduti nei mesi di maggio e giugno 2020 sia stato diagnosticato il Sars-CoV-2 nelle quattro settimane precedenti il ricovero.

“I primi casi di polmonite da Coronavirus SARS-CoV-2 sono stati segnalati all’Organizzazione Mondiale della Sanità dalla Cina il 31 dicembre 2019.
Il Ministero della salute ha indicato, a partire dalla Circolare n. 1997 del 22 gennaio 2020, i criteri e le modalità di segnalazione dei casi di infezione da SARS-CoV-2, sentito il Dipartimento di Malattie Infettive dell’istituto Superiore di Sanità.
Con l’evolversi della situazione epidemiologica, sono state emanate ulteriori Circolari ministeriali contenenti integrazioni e aggiornamenti.

Le fonti di informazione sull’epidemia da COVID-19 in Italia, sono attualmente rappresentate da:
Sistema informativo Ministero della salute/Protezione Civile (dati aggregati);
Piattaforma nazionale di Sorveglianza COVID-19 dell’istituto Superiore di Sanità (dati individuali).

Queste due fonti analizzano i dati sui casi di COVID-19 diagnosticati dai laboratori di riferimento regionali.
La fonte Ministero della salute/Protezione Civile raccoglie quotidianamente informazioni sul numero totale di test positivi, decessi, ricoveri in ospedale e ricoveri in terapia intensiva in ogni Provincia d’Italia.
La fonte dell’istituto Superiore di Sanità prevede che le Regioni forniscano dettagli individuali su tutti i casi, compresi i dati demografici, lo stato clinico e le comorbidità.
I dati aggregati hanno il vantaggio di essere più rapidi e facili da raccogliere, i dati individuali richiedono più tempo ma permettono un’analisi più dettagliata.

Più in particolare, preciso che dal 28 febbraio (ordinanza n. 640 del 27 febbraio 2020) l’istituto Superiore di Sanità coordina un sistema di sorveglianza che integra a livello individuale i dati microbiologici ed epidemiologici forniti dalle Regioni e Province Autonome e dal Laboratorio nazionale di riferimento per SARS-CoV-2 dell’ISS.
La sorveglianza comprende tutti i casi di COVID-19 diagnosticati dai laboratori di riferimento regionali, come indicato dalla Circolare del Ministero della salute n. 5443 del 22 febbraio 2020.
I dati vengono raccolti tramite una piattaforma web dedicata e vengono aggiornati da ciascuna Regione/P.A. con cadenza giornaliera.

Un’infografica dedicata riporta – con grafici, mappe e tabelle – una descrizione della diffusione nel tempo e nello spazio dell’epidemia di COVID-19 in Italia e una descrizione delle caratteristiche delle persone affette.
Una volta alla settimana viene pubblicato anche un bollettino che, in maniera più estesa, approfondisce le informazioni raccolte.
Tali dati sono resi pubblici tramite i seguenti indirizzi: link 1link 2.

Inoltre, la Circolare n. 15279 del 30 aprile 2020 «Emergenza COVID-19: attività di monitoraggio del rischio sanitario connesse al passaggio dalla fase 1 alla fase 2A di cui all’allegato 10 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 aprile 2020», definisce alcuni indicatori, con valori di soglia e di allerta, da monitorare attraverso sistemi di sorveglianza coordinati a livello nazionale, al fine di ottenere dati nazionali, regionali, locali per poter effettuare una classificazione del rischio e di conseguenza valutare la necessità di modulazioni nelle attività di risposta all’epidemia.

Il monitoraggio comprende, tra gli altri, indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti (tra cui la percentuale di tamponi positivi, escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il «re-testing» degli stessi soggetti, complessivamente e per macro-setting, territoriale, PS/Ospedale, altro, per mese).
Il Ministero della salute, tramite apposita cabina di regia, coinvolgendo le Regioni/PP.AA. e l’istituto Superiore di Sanità, raccoglie le informazioni necessarie e realizza una classificazione settimanale del livello di rischio per ciascuna Regione/P.A.
Per gli approfondimenti, rimando alla seguente pagina web.

Il rapporto sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a COVID-19 in Italia viene pubblicato ogni venerdì sul portale dell’ISS.
Il 15 giugno 2020 è stato pubblicato il rapporto «Impatto dell’epidemia COVID-19 sulla mortalità totale della popolazione residente primo quadrimestre 2020», realizzato da ISS e ISTAT per fornire una lettura integrata dei dati epidemiologici di diffusione dell’epidemia di COVID-19 e dei dati di mortalità totale acquisiti e validati da ISTAT.
Detto documento presenta un’analisi della mortalità totale e dei soggetti positivi al COVID-19 deceduti nel mese di aprile 2020 e un aggiornamento delle analisi relative al periodo gennaio-marzo 2020, già oggetto del primo Rapporto”.

Roberto Novelli (FI), replicando, si è riservato di approfondire il contenuto della risposta, “anche attraverso un’analisi dei documenti disponibili su Internet a cui la stessa fa rinvio”. Rileva, in ogni caso, che si tratta di “una risposta tecnica e che il contenuto di tali documenti non appare di facile fruizione”. Segnala che, nell’ambito del difficile contesto di una pandemia che impatta in maniera notevole sulla quotidianità di tutta la popolazione, “sarebbe necessario che il Ministero della salute adottasse forme di comunicazione accessibili a tutti, anche al fine di contrastare i frequenti fenomeni di disinformazione presenti sui social media, che traggono spunto anche dalle opinioni divergenti presenti all’interno della comunità scientifica”.

18 giugno 2020
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