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Sanità privata. Fnopi: “Non ratificare la preintesa mortifica i diritti degli operatori”

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Sulla trattativa per il rinnovo contrattuale interviene anche l’Ordine degli infermieri: “Grave danno ai lavoratori e l’irresponsabilità di allungare ancora i tempi di un contratto scaduto ormai da quattordici anni”.

31 LUG – “Non entriamo nel merito dello sciopero, legittimo peraltro, proclamato da Cgil, Cisl, Uil per la mancata chiusura definitiva del contratto della Sanità privata, ma la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche sottolinea comunque il grave danno ai lavoratori e l’irresponsabilità di allungare ancora i tempi di un contratto scaduto ormai da quattordici anni”. È quanto evidenzia la FNOPI che prende posizione a favore degli operatori della sanità privata che “si sono visti prima, a giugni, sottoscrivere una preintesa per il rinnovo di un contratto scaduto nel 2006, poi supportare l’equiparazione con i colleghi del servizio pubblico grazie all’impegno di ministero e Regioni a garantire più risorse al sistema per compensare il 50% dell’aumento del costo contrattuale necessario a parificare i salari del personale pubblico e privato accreditato, ma solo 50 giorni dopo si sono sentiti “annullare” i patti presi e le intese sottoscritte con la parte datoriale”.
“E’ un comportamento che davvero non riconosce il valore del lavoro svolto soprattutto durante la pandemia, ma nemmeno quello per cui il settore privato può permettersi sempre di essere complementare al pubblico: come accade nel Ssn, anche nelle strutture accreditate (e in quelle private) la colonna portante del sistema sono i professionisti che fanno la differenza e garantiscono la qualità”.

La FNOPI già nella sua lettera di otto richieste a Governo e Regioni inviata ad aprile aveva sottolineato in uno dei punti, l”a necessità che tutte le novità chieste per il servizio pubblico (adeguamenti salariali, normativi, riconoscimento delle identità e di un’area contrattuale autonoma ecc.) servissero anche per accreditare e autorizzare le strutture private dove dovrebbero essere inserite e previste a questo scopo”.

“Una richiesta legata alla naturale tutela della professione di cui la Federazione è garante e he ora, con questo ennesimo atto di prepotenza nei confronti dei lavoratori, viene del tutto disattesa. Siamo assolutamente solidali con i professionisti delle strutture private e altrettanto sconcertati da un comportamento che, specie in questo periodo, davvero non ha giustificazioni in nessun tipo di evidenza né economica dopo quattordici anni di vacanza contrattuale, né tantomeno sociale visto l’impegno dei professionisti ormai sotto gli occhi di tutti”.

31 luglio 2020
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a11°Monitoraggio Covid. Situazione peggiora: trend in crescita in 16 Regioni. Sono 736 i focolai attivi. Ministero e Iss: “Sistema sembra reggere bene, ma occorre prestare attenzione”

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Registrato nell’ultima settimana un rischio d’impatto sui servizi sanitari ‘moderato’ in 13 Regioni. Ma non solo, sono state segnalate allerte in Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Sardegna. Seppur sempre sopra la soglia, cala in molte regioni la capacità del sistema di monitorare l’epidemia. Indice Rt nazionale poco sotto l’1 anche se nell’ultima settimana sono 6 le regioni ad aver superato la soglia. Età media nuovi casi è di 40 anni. Rezza: “Continuare a tenere compartamenti prudenti”. IL RAPPORTO INTEGRALE

31 LUG – Trend dei casi in crescita in 16 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Pa Bolzano, Pa Trento, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana e Umbria) con un rischio d’impatto sui servizi sanitari che è ‘moderato’ in 13 (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Molise, Piemonte, Pa Trento, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana e Umbria). Ma non solo sono state segnalate allerte in Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Sardegna. Il numero dei focolai è in crescita: nell’ultima settimana ne sono stati scovati 123 nuovi per un totale di quelli attivi che arriva a 736 (nel precedente monitoraggio ne risultavano attivi 655).

Sono solo alcuni dei numeri del 11° monitoraggio Iss-Ministero della Salute, che pubblichiamo nella sua versione completa, sull’andamento dell’epidemia da Covid 19 e che riporta i dati relativi al periodo dal 20 al 26 luglio 2020.

In totale nella settimana di riferimento sono stati registrati a livello nazionale 1.613 nuovi casi anche se il 36% dei quali, però, ha un’origine ignota.

Per quanto riguarda l’indice Rt è poco sotto l’1 con un valore di 0,98, poco superiore allo 0,95 della settimana precedente. Analizzando l’indice Rt a 7gg è sopra 1 in 6 regioni (Campania, Lazio, Liguria, Pa Trento, Sicilia e Veneto). Mentre l’Rt a 14 gg è sopra 1 in 8 regioni (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Pa Bolzano, Pa Trento, Sicilia e Veneto).

Un altro dato interessante riguarda la capacità di monitoraggio delle Regioni che purtroppo, seppur con valori sopra la soglia è in diminuzione in 9 regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Puglia, Sardegna, Sicilia e Toscana).

“Il numero di casi di Covid-19 nel nostro Paese è in lieve aumento anche se resta comunque contenuto, con un indice R0 di poco al di sotto dell’unità. In molte regioni abbiamo diversi focolai soprattutto a partenza da casi importati. Ciò è abbastanza atteso dal momento che l’epidemia sta galoppando in diversi Paesi del mondo e siamo circondati da Paesi in cui il numero di casi in questo momento sta aumentando”. E’ quanto afferma Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute.

“Per fortuna – evidenzia – al momento il nostro sistema sembra reggere bene, e i focolai vengono immediatamente identificati e contenuti”.  Tutto ciò, avverte l’esperto, “comporta comunque la necessità di continuare a tenere dei comportamenti prudenti in modo tale da mantenere il distanziamento fisico, utilizzare le mascherine in luoghi pubblici soprattutto al chiuso, e lavarsi frequentemente le mani”.

“Complessivamente il quadro generale della trasmissione e dell’impatto dell’infezione da SARS-CoV-2 in Italia, sebbene non in una situazione critica, mostra dei segnali che richiedono una particolare attenzione”, commentano Iss e Ministero della Salute nel rapporto in cui rimarcano come “a livello nazionale, si osserva un aumento nel numero di nuovi casi diagnosticati e notificati al sistema integrato di sorveglianza coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità rispetto alla settimana di monitoraggio precedente. Questo indica che la trasmissione nel nostro paese è stata sostanzialmente stazionaria nelle scorse settimane”.

Sempre intorno ai 40 anni l’età mediana dei casi diagnosticati nell’ultima settimana. “Questo – si spiega –  è in parte dovuto alle caratteristiche dei focolai che vedono un sempre minor coinvolgimento di persone anziane e in parte all’identificazione di casi asintomatici tramite screening in fasce di età più basse. Questo comporta un rischio più basso nel breve periodo di un possibile sovraccarico dei servizi sanitari”.

Nel rapporto si evidenzia come “oltre ai focolai attribuibili alla reimportazione dell’infezione, vengono segnalati sul territorio nazionale alcune piccole catene di trasmissione di cui rimane non nota l’origine. Questo evidenzia come ancora l’epidemia in Italia di COVID-19 non sia conclusa. Si segnala in alcune Regioni/PA la presenza di nuovi casi di infezione importati da altra Regione e/o da Stato Estero. Si conferma perciò una situazione epidemiologica estremamente fluida.

In ogni caso Iss e Ministero ribadiscono come “la situazione descritta in questo report, relativa prevalentemente ad infezioni avvenute all’inizio di luglio 2020, è complessivamente positiva con piccoli segnali di allerta relativi alla trasmissione. Al momento i dati confermano l’opportunità di mantenere le misure di prevenzione e controllo già adottate dalle Regioni/PPAA. “È necessario mantenere elevata la resilienza dei servizi territoriali, continuare a rafforzare la consapevolezza e la compliance della popolazione, realizzare la ricerca attiva ed accertamento diagnostico di potenziali casi, l’isolamento dei casi confermati, la quarantena dei loro contatti stretti. Queste azioni sono fondamentali per controllare la trasmissione ed eventualmente identificare rapidamente e fronteggiare recrudescenze epidemiche”.

L’analisi regione per regione:

Abruzzo. Casi in aumento in entrambi i flussi di sorveglianza. Rt minore di 1, anche se lo supera nel suo intervallo di confidenza maggiore. Sono complessivamente segnalati 10 focolai attivi nella Regione, in aumento rispetto alla settimana precedente. Ci sono 6 nuovi focolai e sono 17 i nuovi casi non associati ad un focolaio noto. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Basilicata. Casi in aumento in entrambi i flussi. Sono segnalati 41 casi (flusso ISS) di cui però 39 sono casi importati (migranti trasferiti in un centro di accoglienza, gran parte di questi sono stati immediatamente traferiti all’ospedale militare del Celio a Roma). Questi casi importati non hanno impatto sia su possibili catene di contagio in quanto immediatamente trasferiti e isolati. Rt minore di 1 anche nel suo intervallo di confidenza maggiore. In diminuzione il numero di focolai attivi. Non sono riportati nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati

Calabria. Casi in diminuzione in entrambi i flussi. Sono segnalati 5 casi (flusso ISS) di cui 3 sono casi importati. Rt minore di 1 anche nel suo intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 3 focolai attivi di cui nessuno nuovo nella Regione. Quattro nuovi casi segnalati non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Campania. Casi in aumento in entrambi i flussi di sorveglianza. Rt maggiore di 1 anche se non lo supera nel suo intervallo di confidenza minore. Sono segnalati tre focolai attivi nella Regione (2 nuovi) e sono 30 i nuovi casi segnalati che non sono associati a catene di contagio note (in aumento). Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Emilia Romagna. Casi in aumento in entrambi i flussi. Rt minore di 1 anche se lo supera nel suo intervallo di confidenza maggiore. Il numero di focolai attivi è elevato ed in aumento nella settimana di monitoraggio con 31 nuovi focolai e 84 nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Friuli Venezia Giulia. Casi in aumento nel flusso MinSal ma in diminuzione in quello ISS. Sono segnalati 19 casi (flusso ISS) di cui 6 sono casi importati. Rt minore di 1, anche nel suo intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 14 focolai attivi (in aumento), di cui 6 nuovi nella settimana di monitoraggio corrente. Ci sono 2 nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Lazio. Casi in diminuzione nel flusso MinSal ed in aumento in quello ISS. Sono segnalati 113 casi (flusso ISS) di cui 18 sono casi importati. Rt maggiore di 1, sebbene non lo superi nel suo intervallo di confidenza minore. Il numero di focolai attivi (12) nella Regione è in aumento, sono 8 i nuovi focolai segnalati nella settimana corrente. Sono riportati 5 nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Liguria. Casi in diminuzione in entrambi i flussi. Rt maggiore di 1, sebbene non lo superi nell’intervallo di confidenza minore. Numero di focolai attivi stabili e nessuno nuovo nella settimana di monitoraggio. Sono segnalati 2 nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Lombardia. Casi in diminuzione in entrambi i flussi. Rt minore di 1, sebbene lo superi nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono riportati 416 nuovi casi nella settimana di monitoraggio e 434 focolai attivi (in lieve aumento) di cui 28 nuovi. La maggior parte dei nuovi casi diagnosticati, 363, non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Marche. Casi in aumento in entrambi i flussi. Sono segnalati 14 casi al flusso ISS di cui 6 importati, comportando un numero settimanale di casi a trasmissione locale minore di 10. Rt minore di 1, sebbene lo superi nel suo intervallo di confidenza maggiore. Questa settimana non sono segnalati focolai attivi. Gran parte dei nuovi casi (10) risultano non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati

Molise. Casi in aumento in entrambi i flussi. Sono stati segnalati 23 casi al flusso ISS di cui 8 importati. Tutti questi casi sono relativi ad un nuovo focolaio originatosi da persone in rientro dal Venezuela. Rt =0, minore di 1 anche nell’intervallo di confidenza maggiore. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Piemonte. Casi in aumento in entrambi i flussi di sorveglianza. Rt minore di 1, sebbene lo superi nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono riportati 9 focolai attivi nella settimana (in aumento) di cui 6 nuovi focolai. Sono segnalati 18 nuovi casi non associati a catene di contagio note (in aumento). Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Pa Bolzano. Casi in diminuzione nel flusso MinSal ed in aumento nella sorveglianza ISS Sono segnalati 18 casi (flusso ISS) di cui 2 casi importati. Rt minore di 1, sebbene lo superi nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 7 focolai attivi nella Provincia Autonoma (in diminuzione) con 2 nuovi focolai di trasmissione. Quattro casi non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Pa Trento. Casi in forte aumento in entrambi i flussi. Rt maggiore di 1, anche se non lo supera nell’intervallo di confidenza minore. Sono riportati quattro focolai attivi (in aumento) di cui due sono nuovi. Sono 6 i nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Puglia. Casi in forte aumento in entrambi i flussi di sorveglianza. Sono segnalati 36 casi (flusso ISS) di cui solo 3 casi importati. Rt minore di 1, sebbene lo superi nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati cinque focolai attivi (quattro nuovi) nella Regione nella settimana di monitoraggio in corso. Sono 13 i casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Sardegna. Numero di nuovi casi inferiore a 10 ma in aumento in entrambi i flussi. Sono segnalati 8 casi (flusso ISS) di cui 5 casi importati. Rt minore di 1, anche nell’intervallo di confidenza minore. Sono riportati tre focolai di trasmissione attivi nella Regione (in aumento) di cui due nuovi. Due casi non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Sicilia. Casi in aumento in entrambi i flussi. Rt maggiore di 1, anche nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 9 focolai attivi nella Regione (in aumento), tre di questi sono nuovi. Dei nuovi casi segnalati, 16 non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Toscana. Casi complessivamente in aumento in entrambi i flussi. Rt minore di 1, anche se lo supera nel suo intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 14 focolai attivi nella Regione (in aumento), di cui 6 nuovi nella settimana di monitoraggio in corso. Sono inoltre segnalati 25 nuovi casi non associati a catene di contagio note (in aumento). Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Umbria. Casi in aumento in entrambi i flussi di sorveglianza ma complessivamente minori di 10 nella settimana di monitoraggio. L’aumento registrato non è dovuto esclusivamente ad un aumento di casi importati nella Regione. I casi contratti localmente sono stati 4 rispetto a 3 della settimana precedente. Rt minore di 1, anche nell’intervallo di confidenza maggiore. Vengono riportati sei focolai di trasmissione attivi (in aumento) nella Regione, di cui 4 nuovi. Sono riportati tre nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Valle d’Aosta. Nessun nuovo caso segnalato nella settimana (in entrambi i flussi). Rt minore di 1, anche nell’intervallo di confidenza maggiore. Non sono segnalati focolai attivi nella Regione. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Veneto. Casi complessivamente in diminuzione in entrambi i flussi (160 nuovi casi segnalati al flusso ISS, di cui 15 sono casi importati). Rt maggiore di 1, anche nell’intervallo di confidenza minore. Sono segnalati 90 focolai attivi (in aumento) di cui 11 nuovi focolai nella settimana di monitoraggio in corso. Non sono segnalati casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Luciano Fassari

31 luglio 2020
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Covid. Il bollettino: brusca impennata, oggi 386 nuovi casi, dato peggiore da 2 mesi. Aumentano i ricoveri in ospedale e terapia intensiva

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Rispetto a ieri sono quasi 100 casi in più. Non si registrano nuovi casi solo in Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Molise e Basilicata. I decessi sono 3 rispetto ai 6 di ieri. Aumento le persone ricoverate e quelle in terapia intensiva. Alto però anche il numero dei guariti che sono 765 rispetto ai 275 di ieri. Il maggior numero di nuovi casi in Veneto (112).

30 LUG – Crescono anche oggi i nuovi casi di Covid segnalati oggi dal bollettino quotidiano: 386 oggi contro i 289 di ieri. Il dato è il peggiore dal 5 giugno quando i casi registrati furono 518. Il totale sale a 247.158. A livello regionale si registrano 88 nuovi casi in Lombardia (ieri erano 46), ma la Regione con più alto numero è il Veneto con 112 (ieri erano 42). Sono sopra i 20 i nuovi positivi Sicilia (39) ed Emilia Romagna (35).

Non si registrano nuovi casi solo in Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Molise e Basilicata. In calo invece il numero dei decessi, oggi sono 3 in più rispetto a ieri quando erano stati 6. I 3 decessi in più di oggi sono stati registrati in Emilia Romagna (2) e Lazio (1).

Il totale delle vittime sale a 35.132. I guariti sono 765 (ieri 275), per un totale di 199.031.

In calo il numero degli attualmente positivi, 386 per un totale complessivo che scende a 12.230. In aumento invece il numero di ricoverati in regime ordinario, 17 in più (748 in tutto). Salgono anche le terapie intensive, +9 oggi e 47 in tutta Italia, con 10 regioni su 20 che segnano ‘zero’ alla casella dei malati più gravi.

Le persone in isolamento domiciliare sono 11.435 (-412 rispetto a ieri).

La Regione Emilia Romagna ha comunicato il seguente ricalcolo: In seguito a verifica sono stati eliminati 4 casi (1 da Parma, 1 da Reggio Emilia, 1 da Bologna e 1 da Imola) in quanto inserimenti duplicati dello stesso paziente. Si corregge pertanto il numero dei casi comunicato ieri: n. corretto 29599

30 luglio 2020
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Vaccinazione antinfluenzale. Appello degli igienisti: “Baluardo indispensabile contro il Covid-19”

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Gli Igienisti italiani richiamano i cittadini a una massiccia adesione alla campagna di immunizzazione contro l’influenza per la stagione 2020-2021. “Preminente considerato l’impatto che hanno le malattie provocate dai microrganismi responsabili di queste infezioni soprattutto sulla popolazione anziana e sui soggetti di qualsiasi età affetti da malattie croniche”. Inoltre, “agevola chi deve fare diagnosi differenziale tra SARS-CoV-2 e altri patogeni respiratori”.

27 LUG – La pandemia da COVID-19 dal punto di vista sanitario ha avuto gravi ripercussioni non solo per gli effetti diretti in termini di morbosità e mortalità provocati dalla malattia causata dal SARS-CoV-2 ma anche per le gravi conseguenze indirettamente dovute al nuovo coronavirus, perché la paura di contagiarsi ha spinto molte persone a non rivolgersi agli ospedali in modo tempestivo pur in presenza di patologie severe come ictus ed infarti. Da qui anche un calo delle coperture vaccinali sia per le immunizzazioni dell’età pediatrico-adolescenziale che per quelle raccomandate nell’adulto e nell’anziano.

“Paradossalmente nello stesso periodo a livello globale è stato più volte ribadito come l’assenza di un vaccino contro COVID-19 rappresenti la principale causa della drammatica situazione sanitaria ed economica in cui si trova il nostro pianeta. Tale considerazione ci deve portare a riflettere come sarebbe il mondo senza i vaccini che ci hanno portato ad eliminare gravi malattie, talora mortali, che la memoria collettiva ha messo nel dimenticatoio quali difterite e poliomielite”, evidenzia una nota in cui la Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), interviene per lanciare un appello alla vaccinazione antinfluenzale di massa nel prossimo autunno-inverno. La vaccinazione, spiegano infatti gli igienisti italiani, “è fondamentale proteggere la popolazione con particolare riguardo alle fasce fragili, utilizzando tutti i mezzi a nostra disposizione, compresi i vaccini già disponibili per altre patologie che rappresentano uno strumento formidabile di prevenzione primaria”.

La SItI, dunque, “in sintonia con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, (OMS), ribadisce come la vaccinazione antinfluenzale costituisca una priorità sia in funzione dell’elevato impatto che hanno, in Italia, le sindromi similinfluenzali (ILI), con numeri che, in ogni stagione, sono stimati in circa 8-10 milioni di casi, sia in relazione alle insoddisfacenti coperture vaccinali raggiunte che sono intorno al 50% nella popolazione target dei soggetti oltre i 64 anni di età e circa il 25% nei pazienti con fattori di rischio, quindi ben distanti dal 75% quale obiettivo minimo perseguibile come indicato annualmente nella Circolare Ministeriale su Prevenzione e controllo dell’influenza”.

Un’ulteriore prospettiva che deve essere tenuta a mente riguarda la composizione del vaccino per la prossima stagione influenzale 2020-2021 che avrà due nuove varianti antigeniche di tipo A ed una nuova variante antigenica di tipo B, quindi “essendo un vaccino completamente diverso rispetto a quello dell’anno precedente si rafforza la raccomandazione di sottoporsi alla pratica vaccinale al fine di ridurre l’incidenza dell’influenza, le sue complicanze e la mortalità ad essa correlata”.

“Considerata la situazione epidemiologica relativa alla circolazione di SARS-CoV-2 – ribadisce la nota – , la già citata Circolare Ministeriale raccomanda di anticipare la conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale a partire dall’inizio di ottobre e le Regioni hanno opzionato quantitativi aumentati di vaccini antinfluenzali per raggiungere l’obiettivo di un significativo aumento delle coperture vaccinali. Tuttavia la pandemia da COVID-19 ha drammaticamente posto all’attenzione pubblica l’importanza di un’organizzazione sanitaria in grado di monitorare, coordinare, presidiare e gestire le emergenze sanitarie a livello territoriale, evidenziando di fatto il ruolo strategico dei Dipartimenti di Prevenzione”.

Gli Igienisti italiani e tutti gli operatori sanitari della prevenzione sostengono in modo deciso che “la tragica esperienza maturata nel corso dell’epidemia da SARS-COV-2, debba comunque costituire un prezioso patrimonio di conoscenze che deve essere attentamente valutato e servire quale riferimento per un presidio efficiente della salute pubblica nell’immediato futuro, a partire dalla imminente stagione invernale con un’adesione sempre più consapevole da parte della popolazione alla vaccinazione influenzale che rappresenta l’arma migliore che abbiamo a disposizione per combattere questa infezione”.

27 luglio 2020
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Covid. Il bollettino: oggi 42 casi in più di ieri per un totale di 212 nuovi positivi. Dodici i decessi, ieri erano stati quattro

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Corretto il dato di ieri dei decessi che nel bollettino indicava 5 morti in più rispetto al giorno precedente a causa di un deceduto inserito per errore dalla Sardegna. Basilicata e Calabria segnalano che incremento dei nuovi casi è dovuto soprattutto a casi di importazione. Cinque le regioni e PA senza nuovi casi. Mentre sono 15 quelle che non hanno registrato alcun decesso.

28 LUG – Crescono i nuovi casi di Covid segnalati oggi dal bollettino quotidiano: 212 oggi contro i 170 di ieri. Il totale sale a 246.488. Pesa l’aumento della Lombardia, 53 nuovi casi contro i 34 di ieri, mentre sono sopra i 20 i nuovi positivi in Campania (29 casi), Veneto (24) ed Emilia Romagna (20).

Non si registrano nuovi casi nelle provincia di Trento e in Friuli Venezia Giulia, Umbria, Molise e Basilicata.

Cresce anche il numero dei decessi, oggi 12 in più rispetto a ieri. Dal confronto dei bollettini ne risulterebbero in realtà 11, ma va cancellato un decesso segnalato ieri dalla Sardegna per errore. I 12 decessi in più di oggi sono stati registrati in Veneto (5), Toscana (3), e uno ciascuno in Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e Abruzzo.

Il totale delle vittime sale a 35.123. I guariti sono 163 (ieri 147), per un totale di 198.756.

In aumento il numero degli attualmente positivi, +28 per un toale complessivo di 12.609. E cresce anche il numero di ricoverati in regime ordinario, 9 in più (749 in tutto), mentre calano ancora le terapie intensive, -5 oggi e 40 in tutta Italia (per trovare un numero più basso bisogna risalire al 26 febbraio), con 11 regioni su 20 che segnano ‘zero’ alla casella dei malati più gravi.

Le persone in isolamento domiciliare sono 11.820.

La Regione Basilicata segnala che il notevole incremento dei casi dell’ultima settimana è dovuto a casi di importazione e non autoctoni derivati da attività di screening (N. 38 migranti del Bangladesh, 11 dei quali trasferiti a Roma in apposita struttura (Osp. Celio)+ n. 5 cittadini stranieri e n. 1 residente in Basilicata rientrati rispettivamente da Paesi Esteri e dall’Emilia Romagna.

Anche la Regione Calabria segnala che l’incremento dei contagi è da correlarsi a 5 casi positivi rilevati tra i migranti sbarcati a Crotone il 25 luglio.

28 luglio 2020
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Covid. Conte al Senato: “Inevitabile la proroga dello stato di emergenza, il virus continua a circolare”. Senato la approva fino al 15 ottobre

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L’obiettivo è quello “di garantire continuità operativa alle strutture e agli organismi che stanno operando per il graduale ritorno alla normalità e che continuano a svolgere, ai più diversi livelli e nei più diversi ambiti, attività di assistenza e di sostegno in favore di quanti ancora subiscono gli effetti, diretti e anche indiretti, di una pandemia che, seppure fortemente ridimensionata nella sua portata, non si è ancora esaurita”. Così il premier motivando la richiesta di proroga dello stato di emergenza che nella risoluzione approvata di maggioranza è fissata al 15 ottobre. IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO DI CONTE.

28 LUG – “I numeri registrati documentano che il virus continua a circolare nel Paese, dando luogo, in alcune aree regionali, a focolai che al momento sono stati prontamente identificati e circoscritti. La proroga dello stato di emergenza è inevitabile. L’indirizzo è quello di prorogarlo al prossimo mese di ottobre”.

Così il premier Giuseppe Conte nel corso del suo intervento oggi pomeriggio al Senato per motivare la richiesta di proroga dello stato d’emergenza.

Proroga fissata al 15 ottobre dal primo punto della risoluzione di maggioranza approvata in serata dal Senato e che impegna il Governo a definire questa data come termine ultimo per lo stato di emergenza nazionale, vale a dire altri due mesi e mezzo dopo l’attuale scadenza fissata al 31 luglio.

Nel corso del suo intervento Conte aveva ribadito che” con questa decisione perseguiamo l’obiettivo di garantire continuità operativa alle strutture e agli organismi che stanno operando per il graduale ritorno alla normalità e che continuano a svolgere, ai più diversi livelli e nei più diversi ambiti, attività di assistenza e di sostegno in favore di quanti ancora subiscono gli effetti, diretti e anche indiretti, di una pandemia che, seppure – lo sottolineiamo tutti insieme – fortemente ridimensionata nella sua portata, non si è ancora esaurita”, ha sottolineato il premier.

“La proroga dello stato di emergenza – spiega Conte – non incide sui poteri del presidente del Consiglio di emanare decreti. Il potere di emanare Dpcm è al momento correlato alla data del 31 luglio non perchè ci sia una formale connessione tra Dpcm e stato emergenza ma perchè questo prevede la norma di rango primario legittimante. La dichiarazione dello stato di emergenza è un presupposto di fatto ma non potrebbe in alcun modo legittimare l’adozione di Dpcm se non fosse affiancata da una fonte di rango primario. Quel potere richiederà un nuovo decreto. Alla decisione di prorogare sono stati attribuiti significati di ogni tipo, fino alla volontà di preservare poteri extra ordinem, suscettibili di alterare l’ordinaria dialettica democratica”.

“La mancata proroga dello stato di emergenza finirebbe per far cessare l’operatività del commissario, il cui lavoro, accanto a quello della Protezione civile, si sta rivelando fondamentale – ha aggiunto il premier -. La struttura commissariale, infatti, sta continuando a svolgere i suoi compiti, con particolare riguardo alla produzione e alla distribuzione di beni strumentali utili a contenere e a contrastare l’emergenza – parliamo ovviamente delle note apparecchiature e dei dispositivi medici di protezione individuale – ma anche al potenziamento della capienza delle strutture ospedaliere, con specifico riferimento ai reparti di terapia intensiva e subintensiva, nonché al rafforzamento delle filiere produttive dei beni necessari per il contrasto all’emergenza”.

Rivolgendosi infine alle forze di maggioranza ed opposizione in Parlamento, ha concluso: “Su queste questioni, io non credo si debba ragionare per schieramenti precostituiti o in base a logiche oppositive. Alla luce delle considerazioni svolte e dei dati obiettivi a disposizione occorre essere consapevoli che la cessazione al 31 luglio dello stato d’emergenza determinerebbe l’arresto di tutto il sistema di protezione e di prevenzione costruito in questi difficili mesi, nell’interesse della collettività, a tutela di beni, quali la vita e la salute, che, sotto il profilo assiologico, sono al vertice della gerarchia dei valori costituzionali in quanto precondizione per il godimento di tutti gli altri diritti”.

Le opposzioni contrarie. Alla discussione hanno partecipato i sen. Elisa Pirro, Mollame, Pisani, Domenica Castellone (M5S); Mallegni, Licia Ronzulli (FI); Centinaio, Sonia Fregolent (L-SP); Urso (FdI); Daniela Sbrollini (IV); Parrini (PD). Con diversi accenti i Gruppi di opposizione hanno criticato la proroga dello stato di emergenza, che non è stata adottata da alcun Paese europeo e appare dettata da motivi politici anziché da ragioni tecniche e sanitarie.

Secondo FI la situazione sanitaria non presenta tratti di imprevedibilità e lo stato d’emergenza sembra funzionale alla tenuta del Governo che non sta affrontando i problemi economici e dà l’impressione di essere impreparato a una seconda ondata pandemica; FdI ha ricordato che la Repubblica ha attraversato diverse situazioni di crisi senza ricorrere allo stato di emergenza e che la proroga è considerata illegittima e inopportuna da insigni costituzionalisti; secondo la Lega il Governo, che non ha ancora presentato un piano pandemico, proroga un’emergenza inesistente per zittire il dissenso, impedire le manifestazioni di protesta, ricentralizzare la sanità.

Secondo i Gruppi di maggioranza la proroga non limita i diritti, non serve a puntellare il Governo, ma è tecnicamente necessaria e politicamente saggia.

L’intervento in Senato

La replica dopo il dibattito

28 luglio 2020
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Covid. Il bollettino: si scende, oggi 252 nuovi casi e 5 decessi

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Dato in calo rispetto a ieri quando i nuovi casi erano stati 306. Anche il dato dei decessi è in discesa rispetto a ieri quando erano stati 10. La Regione con più casi è l’Emilia Romagna con 63. Zero decessi in Lombardia, Piemonte, Toscana, Liguria, Marche, Pa Trento, Campania, Abruzzo, Sicilia, Pa Bolzano, Sardegna, Umbria, Valle d’Aosta, Calabria, Molise e Basilicata. Zero nuovi casi in solo in Valle d’Aosta e Basilicata.

24 LUG – Ad oggi, 24 luglio, il totale delle persone che hanno contratto il virus è di 245.590, con un incremento di 252 nuovi casi (ieri erano 306). La Regione con più casi è l’Emilia Romagna con 63 nuovi casi.

Zero decessi in Lombardia, Piemonte, Toscana, Liguria, Marche, Pa Trento, Campania, Abruzzo, Sicilia, Pa Bolzano, Sardegna, Umbria, Valle d’Aosta, Calabria, Molise e Basilicata.

Zero nuovi casi in solo in Valle d’Aosta e Basilicata.

Il numero totale di attualmente positivi è di 12.310 con un calo di 103 assistiti rispetto a ieri. Tra gli attualmente positivi, 46 sono in cura presso le terapie intensive, con un calo di 3 pazienti rispetto a ieri.

Sono 713 persone sono ricoverate con sintomi, un numero uguale rispetto a ieri. Sono 11.542 (-100) le persone in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi.

I deceduti sono 5 (ieri erano 10) e portano il totale a 35.097. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 198.192, con un incremento di 350 persone rispetto a ieri.

24 luglio 2020
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10° Monitoraggio Covid. Nuovi contagiati sempre più giovani: età media scende a 40 anni. Casi in crescita in 12 regioni e 655 focolai attivi

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Pubblicato il nuovo report settimanale sull’andamento dell’epidemia relativo al periodo 13-19 luglio. “Fondamentale rispettare i provvedimenti quarantenari sia per le persone che rientrano da paesi per i quali è prevista la quarantena e sia a seguito di richiesta dell’autorità sanitaria essendo stati individuati come contatti stretti di un caso. In caso contrario, nelle prossime settimane, potremmo assistere ad una inversione di tendenza con aumento rilevante nel numero di casi a livello nazionale”. IL RAPPORTO INTEGRALE

24 LUG – Nell’ultima settimana di monitoraggio dell’epidemia Covid in 12 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Pa Trento, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto) il trend dei casi è cresciuto, in 4 di queste (Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Sardegna) sono state segnalate allerte e sono ben 9 (Campania, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto) quelle dove si evidenzia un rischio ‘moderato’ di impatto sui servizi sanitari, mentre tutte le altre presentano un rischio ‘basso’ o ‘molto basso’. Sono invece 655 i focolai attivi (433 solo in Lombardia) di cui 120 scoppiati solo nell’ultima settimana.

Sono solo alcuni dei numeri del 10° monitoraggio, che pubblichiamo nella sua versione completa, sull’andamento dell’epidemia da Covid 19 e che riporta i dati relativi al periodo 13 – 19 luglio 2020.

In totale nella settimana di riferimento sono stati registrati a livello nazionale 1.341 nuovi casi per 541 (il 38%) dei quali, però, l’origine è ignota.

Per quanto riguarda l’indice Rt, calcolato a 14 gg, a livello nazionale scende sotto il valore di 1 a quota 0,95 e con 6 regioni (Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto) sopra 1. Analizzando invece l’indice Rt a 7 giorni le Regioni sopra il valore di 1 sono 4: Emilia Romagna (1,32), Liguria (1,34), Pa Bolzano (1,22) e Veneto (1,47).

Sono invece 3 le Regioni dove si segnala un numero basso di unità di personale impiegato per il contact tracing (Abruzzo, Friuli Venezia Giulia e Puglia). Da rimarcare inoltre come il Veneto nell’ultima settimana evidenzi valori sotto soglia sugli indicatori di capacità di monitorare l’epidemia.

“L’incidenza di nuovi casi di Covid-19 è stabile rispetto alla scorsa settimana e l’Rt a livello nazionale è di poco inferiore a 1. Persistono diversi focolai di ampiezza variabile in quasi tutte le regioni italiane, e molti di questi sono causati da persone che provengono da Paesi ad alta incidenza. Il che rende la situazione in alcune regioni peggiore rispetto a quella di altre. È per questo necessario continuare a tenere dei comportamenti prudenti, quindi distanziamento sociale, uso di mascherine, igiene personale, e sottoporsi a misure quarantenarie nel caso in cui si provenga da Paesi ad alta incidenza”, ha affermato il professor Gianni Rezza, direttore della Prevenzione del ministero della Salute, commentando il report.

Si abbassa l’età media di chi contrae il virus. “L’età mediana dei casi diagnosticati – si legge nel report –  nell’ultima settimana è ormai intorno ai 40 anni. Questo è in parte dovuto alle caratteristiche dei focolai che vedono un sempre minor coinvolgimento di persone anziane e in parte all’identificazione di casi asintomatici tramite screening in fasce di età più basse. Questo comporta un rischio più basso nel breve periodo di un possibile sovraccarico dei servizi sanitari”.

Persiste – si legge – l’assenza di segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali. Seppur in diminuzione, in alcune realtà regionali continuano ad essere segnalati numeri di nuovi casi elevati. Questo deve invitare alla cautela in quanto denota che in alcune parti del Paese la circolazione di SARS-CoV-2 è ancora rilevante”

Ministero e Iss rilevano poi come “al momento siamo in una situazione di trasmissione stazionaria a livello nazionale in cui persiste una trasmissione diffusa del virus che, quando si verificano condizioni favorevoli, provoca focolai anche di dimensioni rilevanti, talvolta associati all’importazione di casi da Stati esteri”.

In ogni caso “il numero di nuovi casi di infezione rimane nel complesso contenuto. La situazione descritta in questo report, relativa prevalentemente ad infezioni avvenute alla fine di giugno 2020, è complessivamente positiva con piccoli segnali di allerta relativi alla trasmissione. Al momento i dati confermano l’opportunità di mantenere le misure di prevenzione e controllo già adottate dalle Regioni/PPAA”.

Iss e Ministero invitano comunque a “mantenere elevata la resilienza dei servizi territoriali, continuare a rafforzare la consapevolezza e la compliance della popolazione, realizzare la ricerca attiva ed accertamento diagnostico di potenziali casi, l’isolamento dei casi confermati, la quarantena dei loro contatti stretti. Queste azioni sono fondamentali per controllare la trasmissione ed eventualmente identificare rapidamente e fronteggiare recrudescenze epidemiche”.

Inoltre “è essenziale mantenere elevata l’attenzione e continuare a rafforzare le attività di testing-tracking-tracing in modo da identificare precocemente tutti i potenziali focolai di trasmissione e continuare a controllare l’epidemia. Per questo rimane fondamentale mantenere una elevata la consapevolezza della popolazione generale sulla fluidità della situazione epidemiologica e sull’importanza di continuare a rispettare in modo rigoroso tutte le misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali l’igiene individuale, l’uso delle mascherine e il distanziamento fisico”.

Infine “si ribadisce la necessità di rispettare i provvedimenti quarantenari sia per le persone che rientrano da paesi per ii quali è prevista la quarantena e sia a seguito di richiesta dell’autorità sanitaria essendo stati individuati come contatti stretti di un caso. In caso contrario, nelle prossime settimane, potremmo assistere ad una inversione di tendenza con aumento rilevante nel numero di casi a livello nazionale”.

L’analisi regione per regione:

Abruzzo. Casi in diminuzione in entrambi i flussi. Rt minore di 1, anche se lo supera nel suo intervallo di confidenza maggiore. Sono complessivamente segnalati 5 focolai attivi nella Regione, stabili rispetto alla settimana precedenti. Sono 9 i nuovi casi non associati ad un focolaio noto. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Basilicata. Numero di casi inferiore a 10 casi settimanali, stabili nel flusso di sorveglianza coordinato dal Ministero della Salute e in aumento nel flusso coordinato dall’ISS. Questo aumento è esclusivamente dovuto a casi importati (migranti trasferiti in un centro di accoglienza). Questi casi importati non hanno impatto sia su possibili catene di contagio in quanto immediatamente trasferiti e isolati. Rt minore di 1 anche nel suo intervallo di confidenza maggiore. In aumento il numero di focolai attivi per un nuovo focolaio. Non sono riportati nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati

Calabria. Casi in diminuzione in entrambi i flussi. Sono segnalati 20 casi (flusso ISS) di cui 7 sono casi importati. Rt minore di 1 anche nel suo intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 5 focolai attivi di cui due nuovi nella Regione. Quattro nuovi casi segnalati non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Campania. Casi in aumento in entrambi i flussi di sorveglianza. Rt minore di 1 anche se lo supera nel suo intervallo di confidenza maggiore. E’ segnalato un solo focolaio attivo nella Regione (nuovo) e sono 14 i nuovi casi segnalati che non sono associati a catene di contagio note (in aumento). Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Emilia Romagna. Casi in diminuzione in entrambi i flussi. Rt maggiore di 1 e lo supera nel suo intervallo di confidenza minore. Il numero di focolai attivi rimane elevato ma in diminuzione nella settimana di monitoraggio con 23 nuovi focolai e 71 nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Friuli Venezia Giulia. Casi in aumento in entrambi i flussi. Sono segnalati 18 casi (flusso ISS) di cui 10 sono casi importati. Rt minore di 1, sebbene lo superi nel suo intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 9 focolai attivi (in aumento), di cui 3 nuovi nella settimana di monitoraggio corrente. Ci sono 9 nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Lazio. Casi in diminuzione in entrambi i flussi. Sono segnalati 88 casi (flusso ISS) di cui 17 sono casi importati. Rt minore di 1, sebbene lo superi 1 nel suo intervallo di confidenza maggiore. Il numero di focolai attivi (8) nella Regione è lievemente aumentato, sono 4 i nuovi focolai segnalati nella settimana corrente. Sono riportati 5 nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Liguria. Casi in aumento in entrambi i flussi. Rt maggiore di 1, sebbene non lo superi nell’intervallo di confidenza minore. Numero di focolai attivi in lieve aumento con un nuovo focolaio segnalato nella settimana di monitoraggio. Sono segnalati 4 nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Lombardia. Casi complessivamente in diminuzione, sia nel flusso coordinato dal Ministero della Salute che in quello coordinato da ISS. Rt minore di 1, sebbene lo superi nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono riportati 395 nuovi casi nella settimana di monitoraggio e 433 focolai attivi nella Regione (in diminuzione). Sono 45 i nuovi focolai segnalati nella settimana corrente. La maggior parte dei nuovi casi diagnosticati, 305, non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Marche. Casi in diminuzione in entrambi i flussi ed inferiore ai 10 casi settimanali. Rt minore di 1, sebbene lo superi nel suo intervallo di confidenza maggiore. Questa settimana non sono segnalati focolai attivi. Gran parte dei nuovi casi risultano non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Molise. Non sono stati segnalati casi nella regione ed il caso della settimana precedente era stato importato da altra Regione; non si rileva trasmissione locale da due settimane. Rt =0, minore di 1 anche nell’intervallo di confidenza maggiore. Anche questa settimana non sono segnalati focolai attivi nella Regione. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Piemonte. Casi complessivamente in diminuzione in entrambi i flussi di sorveglianza. Rt appena minore di 1, sebbene lo superi nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono riportati 6 focolai attivi nella settimana (in diminuzione) di cui 3 nuovi focolai. Sono segnalati 12 nuovi casi non associati a catene di contagio note (in diminuzione). Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Pa Bolzano. Casi complessivamente in diminuzione in entrambi i flussi di sorveglianza Sono segnalati 11 casi (flusso ISS) di cui 3 casi importati. Rt maggiore di 1, sebbene non lo superi nell’intervallo di confidenza minore. Sono segnalati 8 focolai attivi nella Provincia Autonoma (in aumento) con 4 nuovi focolai di trasmissione. Nove casi non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Pa Trento. Numero di nuovi casi inferiore a 10, in diminuzione nel flusso del Ministero della Salute, in aumento in quello ISS. Rt minore di 1, anche nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono riportati due focolai attivi (in lieve aumento) di cui uno è nuovo. Sono 3 i nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Puglia. Casi in aumento in entrambi i flussi di sorveglianza. Sono segnalati 16 casi (flusso ISS) di cui 8 casi importati. Rt minore di 1, anche nell’intervallo di confidenza maggiore. E’ segnalato un focolaio attivo (non nuovo) nella Regione nella settimana di monitoraggio in corso. Sono 7 i casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Sardegna. Numero di nuovi casi inferiore a 10 ma in aumento in entrambi i flussi. Sono segnalati 6 casi (flusso ISS) di cui 1 caso importato. Rt minore di 1, anche nell’intervallo di confidenza minore. E’ riportato un solo focolaio di trasmissione attivo nella Regione (in diminuzione) ed è nuovo. Due casi non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Sicilia. Casi in aumento in entrambi i flussi. L’aumento è in gran parte dovuto i casi importati. Tuttavia, l’aumento è confermato anche tra i casi a trasmissione locale (16 contro 10 della settimana precedente). Rt minore di 1, anche se lo supera nell’intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 5 focolai attivi nella Regione (in lieve diminuzione), quattro di questi sono nuovi. Dei nuovi casi segnalati, 5 non sono associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Toscana. Casi complessivamente in aumento in entrambi i flussi, non dovuto esclusivamente ad un aumento di casi importati nella Regione. I casi contratti localmente sono stati 32 rispetto ai 27 della settimana precedente. Rt minore di 1, anche nel suo intervallo di confidenza maggiore. Sono segnalati 8 focolai attivi nella Regione (in diminuzione), di cui 3 nuovi nella settimana di monitoraggio in corso. Sono inoltre segnalati 37 nuovi casi non associati a catene di contagio note (in aumento). Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Umbria. Casi in aumento in entrambi i flussi di sorveglianza ma complessivamente minori di 10 nella settimana di monitoraggio. L’aumento registrato non è dovuto esclusivamente ad un aumento di casi importati nella Regione. I casi contratti localmente sono stati 5 rispetto a 2 della settimana precedente. Rt minore di 1, anche se lo supera nell’intervallo di confidenza maggiore. Vengono riportati due focolai di trasmissione attivi nella Regione, entrambi nuovi. Sono riportati tre nuovi casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Valle d’Aosta. Nessun nuovo caso segnalato nella settimana (in entrambi i flussi). Rt minore di 1, anche nell’intervallo di confidenza maggiore. Non sono segnalati focolai attivi nella Regione. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Veneto. Casi complessivamente in forte aumento, in entrambi i flussi (251 nuovi casi segnalati al flusso ISS, di cui 21 sono casi importati). Rt maggiore di 1, sebbene non lo superi nell’intervallo di confidenza minore. Sono segnalati 60 focolai attivi (in aumento) di cui 22 nuovi focolai nella settimana di monitoraggio in corso. Non sono segnalati casi non associati a catene di contagio note. Non si rilevano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri monitorati.

Luciano Fassari

24 luglio 2020
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Il 18 marzo la “Giornata nazionale in memoria delle vittime del Coronavirus”. Alla Camera inizia la discussione sul ddl unificato

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Nel testo si prevede di riconoscere il 18 marzo di ogni anno come Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia “al fine di conservare e rinnovare la memoria di tutte le persone decedute”. Previste iniziative in tutta Italia e coinvolgimento di Tv e media per pubblicizzarle. I lavoratori pubblici e privati potranno fare donazioni ad hoc per la ricerca. IL TESTO.

21 LUG – Avviata ieri alla Camera la discussione sulle linee generali del testo unificato delle proposte di legge per l’Istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di Coronavirus.

Il provvedimento si basa su cinque distinti ddl presentati da diverse forze politiche poi confluiti in un testo unico di 6 articoli.

Nel testo si prevede di riconoscere il 18 marzo di ogni anno come Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia “al fine di conservare e rinnovare la memoria di tutte le persone decedute”.

In occasione della Giornata nazionale, in tutti i luoghi pubblici e privati sarà osservato un minuto di silenzio.

Il ddl prevede poi che in occasione della giornata i dipendenti delle amministrazioni pubbliche e del settore privato possono delegare l’amministrazione di appartenenza ad effettuare una trattenuta di importo corrispondente alla retribuzione loro spettante per una o più ore di lavoro in favore del Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica al fine di sostenere la ricerca scientifica.
Lo Stato, le regioni, le province e i comuni possono promuovere, nell’ambito della loro autonomia e delle rispettive competenze, anche in coordinamento con le associazioni interessate, iniziative specifiche, manifestazioni pubbliche, cerimonie, incontri e momenti comuni di ricordo, volti a commemorare la memoria di coloro che sono deceduti a causa dell’epidemia di coronavirus, favorendo in particolare le attività e le iniziative rivolte alle giovani generazioni.

Nella Giornata nazionale, inoltre, le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, nell’ambito della loro autonomia, possono promuovere iniziative didattiche, percorsi di studio ed eventi dedicati alla comprensione e all’apprendimento dei temi relativi alla diffusione dell’epidemia di coronavirus e all’impegno nazionale e internazionale profuso per il suo contenimento e per garantire assistenza alle comunità e alle persone colpite.

Il ddl prevede infine che le società concessionaria del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, secondo le disposizioni previste dal contratto di servizio, assicurino adeguati spazi a temi connessi alla Giornata nazionale nell’ambito della programmazione televisiva pubblica nazionale e regionale.

21 luglio 2020
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Health Serie. Assunzioni, tecnologie, digitalizzazione e reti. Ecco le parole d’ordine per gli ospedali dopo l’emergenza covid

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L’emergenza Covid-19 ha provocato una contrazione di oltre l’80% degli interventi chirurgici. Dopo l’enorme sforzo compiuto per affrontare l’emergenza, gli ospedali si trovano a dover compiere un salto mortale per recuperare il tempo perduto. Di questo si è parlato nell’ultima puntata di Health Serie con Andrea Urbani (Ministero della Salute), Pierluigi Marini (Acoi), Flavia Petrini (Siaarti), Domenico D’Ugo (Esso), Attilio A. M. Bianchi (Istituto Pascale) e Michele Perrino (Medtronic Italia)

22 LUG – Da un recente Tavolo Tecnico sulla Chirurgia – Gruppo Intersocietario istituito dal Ministero della Salute è emerso che, a causa dell’emergenza Covid-19, si è verificata una riduzione di oltre l’80% degli interventi chirurgici e che il restante 20% o meno è stato esclusivamente dedicato alle patologie oncologiche non procrastinabili e all’emergenza-urgenza. È evidente come il sistema si trovi ora di fronte a un incremento di richiesta di prestazioni chirurgiche difficilmente calcolabile. Con tutte le difficoltà che questo comporta. Ma, come per l’assistenza territoriale, anche per gli ospedali questa fase post covid può rivelarsi una opportunità di rinnovamento e crescita.

Ne sono convinti Andrea Urbani, Direttore Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute; Pierluigi Marini, Presidente ACOI – Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani; Flavia Petrini, Presidente SIAARTI – Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva; Domenico D’Ugo, Presidente ESSO – Società Europea di Chirurgia Oncologica; Attilio A. M. Bianchi, Direttore Generale Istituto Nazionale Tumori “Fondazione Pascale”; Michele Perrino, Presidente e Amministratore delegato Medtronic Italia, presidente Comitato Healthcare American Chamber of Italy, ospiti ieri di Health Serie, il format ideato da Quotidiano Sanità Popular Science per approfondire insieme ad importanti ospiti del panorama politico e scientifico alcune tra le questioni più urgenti della sanità italiana (rivedi la puntata a fondo pagina).

Nel suo intervento, Andrea Urbani ha ricordato le risorse già messe in campo dal Governo per rafforzare l’assistenza, in particolare negli ambiti rivelatisi più deboli durante il covid. “Da marzo a maggio abbiamo messo in campo quasi 5 miliardi di euro per rafforzare in primis le aree critiche. Abbiamo finito di approvare i ‘Piani covid’, stiamo realizzando 3.500 ulteriori terapie intensive e ammodernando 4.200 posti letto di area critica trasformandoli in terapie sub intensive. Abbiamo poi messo a disposizione circa 3 miliardi di euro di risorse aggiuntive per le assunzioni di personale”.

Secondo Urbani “probabilmente bisognerà fare di più, ed è quello che stiamo valutando con le Regioni”. Il Direttore Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute ha poi annunciato che a Lungotevere Ripa si sta lavorando per un piano di ammodernamento “a tutto tondo molti elementi del Ssn, anche utilizzando i fondi Mes. Ci sono diverse linee di attività – ha detto Urbani – dal potenziamento della risposta territoriale e ospedaliera, ai sistemi informativi e ai flussi. Ci sono, inoltre, opportunità enormi che non coglieremo finché non investiremo molto di più nella sanità digitale. Sarà importante anche aggiornare la governance regolatoria del sistema, perché oggi molte delle informazioni che abbiamo non sono utilizzabili a causa di normative che tutelano, correttamente, la privacy dei cittadini, ma che tolgono gambe e potenza alle possibilità di analisi dei fenomeni sanitari”.

In merito alle prestazioni chirurgie perdute in questi mesi di emergenza covid, il presidente Acoi, Pierluigi Marini, ha fornito un dato preciso, parlando di circa 600 mila interventi non eseguiti, di cui 50 mila di chirurgia oncologica. “Per far fronte all’emergenza covid 19 sono stati chiusi interi reparti, le sale operatori sono diventate – giustamente – terapie intensive, i personale – anestesisti, chirurghi, infermieri – è stato occupato ad assistere i pazienti contagiati dal virus. Come sistema Italia abbiamo gestito molto bene la pandemia, ma l’emergenza coronavirus ha finito per creare altre emergenze, a cui ora è necessario rispondere velocemente”.

Rispetto al modello Hub e Spoke, Marini ha espresso alcuni dubbi. “In Inghilterra questo modello è stato ritenuto fallimentare, perché ha privato molti professionisti di una serie di attività specifiche. Questo è uno dei motivi per cui il modello hub & Spoke agita la comunità chirurgica anche in Italia. Ricordiamoci, peraltro, che il nostro è un sistema caratterizzato da una forte mobilità sanitaria”. L’introduzione di questo modello, secondo Marini, dovrebbe, tra le altre cose, “garantire standard di accesso alle cure uguali in tutte le aree del paese, perché il sistema non può chiaramente funzionare mettendo tuti gli hub al nord e gli spoke al sud”.

Secondo il presidente Acoi imprescindibile è anche “un numero di personale adeguato a garantire l’attività necessaria per recuperare le prestazioni perdute”. Secondo le stime dell’Acoi, lavorando con la stessa organizzazione pre covid si recupererebbe in 5 mesi solo il 50% delle prestazioni non eseguite durante l’emergenza covid. “Ma un paziente oncologico, che ha già aspettato 5 mesi, non può permettersi di aspettare altri 5 mesi”. Infine, per Marini, bisognerebbe fare entrare negli ospedali anche la tecnologia necessaria per una ripresa a forte ritmo dell’attività chirurgica.

Il presidente Acoi ha quindi sollevato allarme sul “calo vocazionale dei giovani medici”, soprattutto in alcune specialità. E ha attribuito una delle cause di questa fuga al rischio contenzioso. “Se vogliamo riportare i giovani a scegliere questo tipo di lavoro, dobbiamo garantire loro una tutela legale. Ma anche fisica”. Il riferimento non è solo alla carenza di dispositivi di protezione personale durante l’emergenza covid. “Per esempio servono più device di aspirazione dei fumi in sala operatoria”, ha spiegato il presidente Acoi.

Flavia Petrini ha evidenziato anche la necessità di velocizzare i percorsi pre e post operatori. “Dobbiamo ridurre quanto più possibile la degenza, un po’ per rispettare i criteri di distanziamento nei reparti e nei percorsi, ma anche perché è evidente che il sistema pre covid si era adagiato su tempi oltremodo dilatati”. Per la presidente Siaarti più rapida la ripresa post post operatoria e la valutazione pre operatoria “non vuol dire fare in fretta ma fare meglio: garantire la massima risposta ottimizzando l’organizzazione”. Il presupposto per riuscirvi, secondo Petrini, è “ragionare a sistema, partendo dai professionisti, ma anche mettendo in moto tutte le risposte del sistema”. Anche la telemedicina, per la presidente Siaarti, può rappresentare uno strumento valido a questo scopo.

Questa rivoluzione, secondo Michele Perrino, Presidente e Amministratore delegato Medtronic Italia, deve avvenire anche con il contributo dell’industria. “L’industria sta già provando a fare molto e il coronavirus ci ha insegnato, tra le altre cose, che senza un gioco di squadra non si va da nessuna parte”. La pandemia, secondo Perrino, ha poi evidenziato “come mettere in sicurezza la salute voglia dire anche mettere in sicurezza il Paese, dunque assicurare la crescita economica. L’industria deve continuare ad investire e a portare innovazione in questo Paese. Questo viene spesso dato per scontato, ma scontato non è. Si tratta di una conquista per la quale l’industria e l’intero sistema lotta ogni giorno”.

Il presidente e Ad di Medtronic ha poi sottolineato l’impegno dell’industria per superare la logica dei silos a favore di una logica orizzontarle e di rete: “Da anni facciamo proposte in questo senso e credo che il covid abbia dimostrato chiaramente come il cambio di passo sia avvenuto quando si è smesso di aspettare che i pazienti arrivassero in ospedale e si è iniziato a presidiare i cittadini dal primo sintomo”. Infine, il digitale: “Non c’era bisogno della pandemia per comprendere quale ruolo la tecnologia digitale rivesta per contribuire ad ottenere esiti clinici migliori e a garantire l’unicità di gestione del paziente. Questo lavoro di squadra pubblico-privato può portare un grande valore, in termini di salute ma anche economici”.

La strada da percorrere, però, è lunga e non priva di ostacoli. Anche perché se il coronavirus è stato definito da Urbani uno tsumani, per Domenico D’Ugo, presidente della Società Europea di Chirurgia Oncologica, bisogna tenersi pronti a una “pandemia più lenta” che si abbatterà sull’Italia e che riguarda la mortalità per tumore. Non solo per le prestazioni non eseguite nel periodo covid, ma perché il cancro “diventerà entro il 2035 la prima causa di morte al mondo- Dobbiamo essere pronti, anche superando le criticità emerse nei mesi scorsi”.

La prima da superare, per D’Ugo, è quella di carattere “comunicativo e culturale”, perché “durante l’emergenza molte persone sono rimaste chiuse in casa di fronte a sintomi che avrebbero invece richiesto un accertamento rapido”.

Per il presidente della Esso si pone anche il tema della prioritarizzazione, “che dal punto di vista etico dovrebbe essere rifiutabile, ma che va affrontato”. Come? “Con nuove tecnologie e algoritmi decisionali in modo che la prioritarizzazione, in certe situazioni non evitabili, non crei danni né gravi conseguenze etiche a chi non vuole dover scegliere da solo”.

In tema di hub e spoke D’Ugo ha poi lanciato la necessità di un modello che non preveda solo la creazione di una alta casistica su pochi centri. “Questo – ha spiegato – rischierebbe non solo di togliere entusiasmo a molti medici che si vedono sottrarre delle competenze, ma rischierebbe anche di mettere in crisi le strutture, quelle chiamate a rispondere a un numero troppo elevato di casi e l’altro che viene depauperato della capacità di agire”.

Per D’Ugo, allora, la sanità va rivista “non facendo spostare i pazienti, ma facendo ruotare i professionisti per fare crescere e aggiornare le capacità di tutti”.

Secondo il Dg del Pascale di Napoli, Attilio Bianchi, “la cosa peggiore di una crisi è non imparare dalla crisi”. E “la prima cosa da imparare è che l’ospedale da solo non ce la può fare, così come non ce la può fare da solo il territorio. L’integrazione, o meglio ancora l’interazione, sia realtà, e non solo parole, come accaduto negli ultimi 20 anni”.

Per Bianchi servono anche “innovativi meccanismi di finanziamento, per fare in modo che gli attori del sistema ritrovino una sintesi e una unicità che la dicotomia ospedale-territorio ci ha forse fatto perdere di vista in questi anni”.

Quanto al modello Hub & Spoke, il Dg del Pascale, che coordina la Rete campana oncologica, si è detto convinto che “la rete funziona se funzionano le maglie, non i nodi”. Bianchi ha quindi spiegato che è in atto un ragionamento “per provare a migliorare la situazione delle liste d’attesa, resa più grave dall’emergenza covid, con meccanismi di rete e accordi tra Asl e chirurghi”.

Lucia Conti

22 luglio 2020
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