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Covid. “Stiamo attraversando la più grande crisi economica e sanitaria. Grazie a impegno di medici e infermieri scongiurate conseguenze peggiori”. La relazione annuale di Banca d’Italia

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“La pandemia ha mostrato le potenzialità di una strategia comune in campo sanitario; considerazioni analoghe a quelle valide per questo settore si applicano ad altri servizi essenziali. In tutti i paesi tanto il debito pubblico quanto quello privato sono destinati a crescere in rapporto al prodotto. Nel più lungo periodo l’aumento della spesa pubblica connessa con l’invecchiamento della popolazione sarà generalizzato. Con il dissiparsi della pandemia potremo ritrovarci in un mondo diverso”. Così il governatore Ignazio Visco nelle considerazioni finali. LA RELAZIONE

29 MAG – “Dall’inizio dell’anno la rapida diffusione in tutto il mondo del nuovo coronavirus ha causato una gravissima emergenza sanitaria, milioni di persone sono state colpite, centinaia di migliaia hanno perso la vita. Il contenimento della pandemia ha reso necessarie l’introduzione di misure drastiche di limitazione delle libertà personali di movimento e di interazione sociale, la sospensione della didattica in presenza nelle scuole e nelle università, la chiusura temporanea di molte attività produttive. Stiamo attraversando la più grande crisi sanitaria ed economica della storia recente. Da noi, come in molti altri paesi, medici e infermieri hanno dovuto sostenere una pressione senza precedenti. Grazie al loro impegno, prestato in condizioni difficilissime, si sono scongiurate conseguenze ancora peggiori. Ai molti che in questo sforzo sono stati colpiti, alle vittime tutte di questa tragedia, ai loro familiari va il nostro primo pensiero”.

Così il governatore Ignazio Visco nelle Considerazioni finali nella relazione annuale della Banca d’Italia.

Ma non solo salute e restrizione delle libertà, la propagazione del virus ha avuto anche forti ripercussioni finanziarie, “con un massiccio spostamento di fondi verso le attività ritenute più sicure e un calo repentino della liquidità dei mercati. Sono crollate le quotazioni del petrolio, delle azioni e delle obbligazioni di società con merito di credito meno elevato. Bruschi deflussi di capitali hanno causato un ampio deprezzamento delle valute dei paesi emergenti. I rischi di instabilità sono notevolmente aumentati”.

Quanto agli aiuti arrivati dall’Europa: “Nel corso di questo mese il Consiglio della UE e l’Eurogruppo hanno inoltre approvato l’introduzione di due nuovi strumenti volti a prestare sostegno finanziario ai paesi colpiti dalla crisi per un importo complessivo di 340 miliardi. Un fondo alimentato con il ricorso al mercato da parte della Commissione europea potrà concedere prestiti, a condizioni favorevoli stabilite caso per caso, per un totale di 100 miliardi ai paesi dell’Unione in relazione a spese per interventi temporanei di integrazione salariale in costanza di rapporto di impiego o di sostegno al reddito dei lavoratori autonomi (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency, Sure).

Una nuova linea di credito precauzionale del Meccanismo europeo di stabilità (Pandemic Crisis Support credit line) potrà erogare finanziamenti di durata media fino a dieci anni per far fronte ai costi diretti e indiretti delle attività di prevenzione, cura e assistenza sanitaria connesse con la pandemia; ciascun paese potrà ottenere una linea di credito, a un costo quasi nullo, di ammontare non superiore al 2 per cento del proprio prodotto interno lordo del 2019, per un importo massimo complessivamente erogabile pari a circa 240 miliardi; i finanziamenti non saranno condizionati all’adozione di misure di politica economica e saranno soggetti a una sorveglianza limitata alla verifica della destinazione delle risorse utilizzate, inserita nell’ambito del semestre europeo”.

Sul fronte interno, si spiega nel documento che “il Governo italiano si è mosso secondo le medesime priorità che hanno guidato gli interventi a livello internazionale, concentrandosi sulla capacità di risposta del settore sanitario e sugli aiuti ai lavoratori, alle famiglie, alle imprese. Tra marzo e maggio, sono state varate misure che accrescono il disavanzo pubblico di quest’anno di circa 75 miliardi, il 4,5 per cento del prodotto”.

“La pandemia ha mostrato le potenzialità di una strategia comune in campo sanitario; considerazioni analoghe a quelle valide per questo settore si applicano ad altri servizi essenziali, dall’istruzione alla difesa, dalla sicurezza alla giustizia. In tutti i paesi tanto il debito pubblico quanto quello privato sono destinati a crescere in rapporto al prodotto. Nel più lungo periodo l’aumento della spesa pubblica connessa con l’invecchiamento della popolazione sarà generalizzato”.

“La risposta delle politiche economiche, in Italia come nel resto del mondo – prosegue il documento – ha anzitutto mirato a governare l’emergenza sanitaria e a contenere la diffusione del virus anche con drastici provvedimenti di chiusura. Interventi di bilancio di dimensioni straordinarie hanno portato sollievo a famiglie e imprese colpite nel lavoro, nella produzione, nel reddito. Se non frenata da tali misure, e da quelle, pure ingenti e tempestive, di politica monetaria, una crisi così profonda avrebbe avuto ripercussioni ancora più dolorose sul tessuto produttivo e sulla società tutta. Ma come il ‘distanziamento sociale’ appiattisce la curva dei contagi senza eliminare il virus, così le misure di sostegno contribuiscono a diluire nel tempo e ad attutire le conseguenze della crisi senza eliminarne le cause.

Nei prossimi mesi il recupero della domanda avverrà con lentezza. Bisognerà evitare comportamenti imprudenti e mantenere alta l’attenzione per evitare che tornino a salire le probabilità di contagio. Il sistema produttivo dovrà garantire condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro e far fronte a cambiamenti nelle catene globali del valore; l’offerta sarà riqualificata per soddisfare le mutate esigenze della clientela; saranno rivisti i programmi di investimento. Durante questa transizione potrà ridursi l’occupazione e potranno protrarsi le situazioni di sospensione dal lavoro; ne saranno frenati i consumi, che risentiranno anche del possibile aumento del risparmio precauzionale dovuto ai timori sulle prospettive, non solo economiche. Potrà crescere il disagio sociale; le misure di bilancio mirano a contenerlo. Con il dissiparsi della pandemia potremo ritrovarci in un mondo diverso”, conclude.

29 maggio 2020
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Allegati:

spacer La relazione

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Dl Rilancio. Dai nuovi posti in terapia intensiva ai PS. Le linee guida del ministero per i Piani di riorganizzazione delle reti ospedaliere regionali

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Da Lungotevere Ripa arriva una circolare alle Regioni con il metodo da seguire per scrivere i Piani di riorganizzazione con cui si dovranno aumentare le dotazioni dei reparti di terapia intensiva (+3.500 posti), terapia sub-intensiva (+4.225 posti). Inoltre, messo nero su bianco anche il riparto dei 490 mln per la remunerazione e assunzione nuovo personale. LA CIRCOLARE

29 MAG – Dai nuovi posti per le terapie intensive e sub intensive al potenziamento delle Aree mediche fino all’emergenza territoriale, alla riorganizzazione dei Pronto soccorso e al personale. Dal Ministero della Salute arriva una circolare con le linee d’indirizzo per la stesura dei Piani di riorganizzazione disposti con il Decreto Rilancio che ha stanziato 1,4 mld in un fondo ad hoc del Ministero della Salute per il potenziamento dei reparti di terapia intensiva (+3.500 posti), terapia sub-intensiva (+4.225 posti) e 490 mln per remunerazione e assunzioni nuovo personale.

Obiettivo dichiarato del Ministero è quello fornire “indicazioni operative volte a rendere più omogenea la redazione del Piano di riorganizzazione e la successiva valutazione”.

Nel Decreto Rilancio, ricordiamo si prevede che le regioni al fine di “rafforzare la risposta del Ssn in ambito ospedaliero, volta a fronteggiare adeguatamente le emergenze epidemiche, come quella da COVID-19 in corso, tramite apposito piano di riorganizzazione garantiscono l’incremento di attività in regime di ricovero in Terapia Intensiva e in aree di assistenza ad alta intensità di cure”. In questo senso le Regioni entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto dovranno presentare un piano di riorganizzazione al Ministero della Salute, che provvede ad approvarlo entro trenta giorni dalla ricezione e poi sarà compito del commissario per l’emergenza stornare le risorse alle singole regioni.

Terapia Intensiva (+3.500 posti). Per ciascuna regione e provincia autonoma, l’incremento strutturale determina una dotazione omogenea sul territorio nazionale pari a 0,14 posti letto per mille abitanti, che comprende l’adeguamento dei posti letto di terapia intensiva nei centri Hub pediatrici. I posti letto da aggiungere potranno essere sia in terapie intensive già strutturate e sia da attivare ex novo (es in padiglioni che comprendano anche posti letto di semi intensiva e malattie infettive) che implicano quindi interventi strutturali e dotazione strumentale. I posti letto devono essere implementati con moduli di minimo 6 posti letto.

I posti letto di terapia intensiva vanno prioritariamente individuati secondo i seguenti criteri:
1. implementazione in ospedali Hub che garantiscano:
a. Dea di II livello con percorsi separati; b. diagnostica; c. unità operative di pneumologia e malattie infettive.

2. implementazione in ospedali che abbiano la presenza di:
a. attività di chirurgia specialistica;  b. Dea di I livello con percorsi separati;

3. implementazione di posti letto di terapia intensiva già attivati in fase emergenziale;

4. implementazione di posti letto in terapie intensive esistenti in ospedali che possono essere interamente dedicati alla gestione del paziente affetto da SARS-CoV-2.

In ogni caso “i posti letto di terapia intensiva devono comunque essere implementati in ospedali che dispongano di posti letto di terapia intensiva e attività chirurgica, al fine di poter garantire presenza di personale già formato. Si ritiene che gli interventi per la dotazione di posti letto aggiuntivi di terapia intensiva debbano essere individuati in un numero limitato di ospedali”.

Terapia Semintensiva (+4.225 posti). Le regioni dovranno programmare la disponibilità di posti letto di area semi-intensiva con “relativa dotazione impiantistica idonea a supportare le apparecchiature di ausilio alla ventilazione, mediante adeguamento e ristrutturazione di unità di area medica per acuzie, prevedendo che tali postazioni siano fruibili, nel rispetto della separazione dei percorsi, sia in regime ordinario, sia in regime di trattamento infettivologico ad alta intensità di cure con assistenza non invasiva anche delle complicanze respiratorie”.

Lo scopo è che se l’epidemia dovesse richiedere nuovi ricoveri “per almeno il 50 per cento dei posti letto, deve essere prevista la possibilità di immediata conversione delle singole postazioni con la necessaria strumentazione di ventilazione invasiva e monitoraggio e per il restante 50 per cento dotati di ventilatori non invasivi, nonché con la necessaria capacità di ottenere forme di collaborazione interdisciplinare adeguate alla criticità e complessità del paziente, anche in ambito pediatrico”. Il numero di posti letto complessivi da riconvertire è stato quantificato per ciascuna regione e provincia autonoma prevedendo una dotazione di posti letto nella misura pari allo 0,007%, calcolato sulla popolazione residente.

I posti letto di semi intensiva vengono individuati prioritariamente:
– per una quota dei posti letto convertibili in posti letto che garantiscono assistenza ventilatoria invasiva, in una percentuale dei posti letto di pneumologia degli ospedali Hub sede di Dea di II livello, dotati di strumentazione diagnostica e di unità di malattie infettive;
– per una quota dei posti letto convertibili in posti letto che garantiscono assistenza ventilatoria invasiva, in una percentuale di posti letto di area medica inseriti in un percorso di gestione di pazienti urgenti;
– la quota di posti letto non convertibili immediatamente in posti letto che garantiscono assistenza ventilatoria invasiva devono essere individuati in unità operative di area medica in:
–  ospedali sede di Dea di I livello e con presenza di specialisti in pneumologia;
– ospedali che possono essere interamente dedicati alla gestione del paziente affetto da SARS-CoV-2. I posti letto di semi intensiva vanno previsti in ospedali dotati di posti letto di terapia intensiva.

Area Medica. Al fine di fronteggiare l’accresciuta domanda assistenziale, una quota parte di posti letto di area medica, di acuzie e postacuzie, devono essere resi disponibili per la gestione dei pazienti COVD-19, nel rispetto della separazione dei percorsi sia ordinari, sia in regime di trattamento infettivologico per assistenza comprendente le diverse metodiche non invasive di somministrazione di ossigeno. È opportuno che questo avvenga, con criteri simili, anche per i posti letto di Pediatria. Visti i primi esiti dei pazienti dimessi dalle aree critiche, si rende necessario prevedere l’utilizzo di una parte di questi posti letto per un adeguato precorso riabilitativo.

Strutture mobili. Allo scopo di fronteggiare eventuali e ulteriori picchi temporanei di fabbisogno di posti letto in area critica in specifiche aree territoriali, saranno, inoltre, resi disponibili ulteriori 300 posti letto, suddivisi in quattro strutture movimentabili, ciascuna delle quali dotata di 75 posti letto, che in caso di necessità potranno essere allocate in aree preventivamente individuate da parte di ciascuna regione e provincia autonoma

Pronto soccorso da riorganizzare. Il Ministero ricorda che “durante le fasi acute dell’emergenza i Pronto Soccorso, con particolare riferimento ai DEA di II e I livello, hanno subito un importante afflusso di accessi, non adeguatamente differenziati”.

Per questo motivo per far fronte alle successive fasi dell’emergenza, dovranno essere riorganizzati e ristrutturati i Pronto Soccorso con l’obiettivo prioritario di separare i percorsi e creare aree di permanenza dei pazienti in attesa di diagnosi che garantiscano i criteri di separazione e sicurezza.

Le risorse destinate alla ristrutturazione devono poter prevedere nel maggior numero possibile di ospedali:
– aree di pre-triage distinte;
– area di attesa dedicata a sospetti COVID-19 o potenzialmente contagiosi in attesa di diagnosi;
– ambulatorio per sospetti COVID-19 o potenzialmente contagiosi in attesa di diagnosi;
– area dedicata per soggetti in attesa di esito tampone;
– percorso specificatamente individuato per paziente COVID-19;
– accesso diretto e percorsi dedicati di mezzi di soccorso a spazi di attesa sospetti barellati;
– diagnostica radiologica dedicata

Emergenza territoriale. In relazione all’emergenza territoriale il Ministero evidenzia che “risulta necessaria l’implementazione di mezzi dedicati o dedicabili ai trasferimenti secondari tra strutture COVID-19, alle dimissioni protette, ai trasporti interospedalieri no COVID-19. Pertanto, le regioni e le province autonome sono autorizzate a implementare i mezzi di trasporto nel servizio di emergenza territoriale”.

Personale. Secondo il Dl Rilancio le Regioni vengono autorizzate a implementare i mezzi di trasporto dedicati ai trasferimenti secondari per i pazienti Covid-19, per le dimissioni protette e per i trasporti interospedalieri per pazienti non affetti da Covid-19. Per l’operatività di tali mezzi di trasporto, potranno assumere personale dipendente medico, infermieristico e operatore tecnico, con decorrenza 15 maggio 2020.

Per questi ultimi interventi e per sostenere una serie di misure a sostegno della spesa per il personale sanitario sono stanziati 430.975.000 euro per il 2020. Qui di seguito la tabella con il riparto delle risorse.

Luciano Fassari

29 maggio 2020
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Fase 2. Monitoraggio Iss-Ministero Salute: “Al momento in Italia nessuna situazione critica”. Governo intenzionato a confermare la data del 3 giugno per la riapertura del transito tra regioni

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Pubblicato il terzo report sul monitoraggio degli indicatori dell’epidemia relativo alla settimana tra il 18 e il 24 maggio. Speranza: “Dati incoraggianti. I sacrifici importanti del lockdown hanno prodotto questi risultati. Dobbiamo continuare sulla strada intrapresa con gradualità e cautela”. Rezza: “Naturalmente il virus continuerà a circolare per cui bisognerà continuare a tenere alta la guardia”. E ora sarà il Governo a dover prendere una decisione sulle previste riaperture dei viaggi tra Regioni e all’estero prevista per il 3 giugno. I DATI REGIONE PER REGIONE

29 MAG – “Al momento in Italia non vengono riportate situazioni critiche relative all’epidemia di Covid-19”. Lo rilevano Ministeri della Salute e Iss al termine del monitoraggio degli indicatori per la Fase 2 realtivi alla settimana tra il 18 e il 24 maggio.

“I dati del monitoraggio sono incoraggianti. I sacrifici importanti del lockdown hanno prodotto questi risultati. Dobbiamo continuare sulla strada intrapresa con gradualità e cautela”, dice il ministro della Salute, Roberto Speranza.

“Sono appena finiti i lavori della cabina di regia che ha esaminato i dati provenienti dalle Regioni italiane: il trend è buono pressoché in tutte le Regioni. Questo mostra che gli effetti del lockdown sono stati estremamente positivi. Naturalmente il virus continuerà a circolare per cui bisognerà continuare a tenere alta la guardia”, afferma Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute.

“Le misure di lockdown in Italia – scrive l’Iss in una nota –  hanno effettivamente permesso un controllo dell’infezione da COVID-19 sul territorio nazionale pur in un contesto di persistente trasmissione diffusa del virus con incidenza molto diversa nelle 21 Regioni e Province autonome”.

Per questo “la situazione attuale, relativa all’inizio della prima fase di transizione, è complessivamente positiva. Permangono segnali di trasmissione con focolai nuovi segnalati che descrivono una situazione epidemiologicamente fluida in molte Regioni italiane. Questo richiede il rispetto rigoroso delle misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali l’igiene individuale e il distanziamento fisico”.

Per l’Iss è quindi “necessario continuare a rafforzare i servizi territoriali per la prevenzione e la risposta a COVID-19 per fronteggiare eventuali recrudescenze epidemiche.

“L’incidenza settimanale – prosegue il comunicato – rimane molto eterogenea nel territorio nazionale. In alcune Regioni il numero di casi è ancora elevato denotando una situazione complessa ma in fase di controllo. In altre il numero di casi è molto limitato. Si raccomanda pertanto cautela specialmente nel momento in cui dovesse aumentare per frequenza ed entità il movimento di persone sul territorio nazionale”.

Il Monitoraggio evidenzia poi come “non si registrano segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali ospedalieri sul territorio nazionale e si osservano livelli di resilienza in miglioramento”.

“Nel Paese – sottolinea l’Iss – continuano ad essere rafforzate a livello regionale politiche di testing e screening in modo da identificare il maggior numero di casi realizzando azioni di isolamento e quarantena / monitoraggio dei contatti stretti (ovvero realizzando la strategia “test – track – trace”). Nonostante questo abbia aumentato la sensibilità dell’accertamento diagnostico, nella pressoché totalità delle Regioni e Provincie Autonome il trend settimanale dei nuovi casi diagnosticati per data di diagnosi/prelievo è in diminuzione e gli indici di trasmissibilità (Rt) sono al di sotto di 1”.

Per quanto riguarda la stima dell’Rt, si sottolinea in ogni caso “che quando il numero di casi è molto piccolo alcune Regioni possono avere temporaneamente un Rt>1 a causa di piccoli focolai locali che finiscono per incidere sul totale regionale, senza che questo rappresenti un elemento preoccupante”.

Ecco di seguito i dati principali del monitoraggio:

Abruzzo
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 3234 | Incidenza cumulativa: 246.57 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 36 | Incidenza: 2.74 per 100000
– Rt: 0.67 (CI: 0.46-0.91) [10/5, sintomi]

Basilicata
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 358 | Incidenza cumulativa: 63.6 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 8 | Incidenza: 1.42 per 100000
– Rt: 0 (CI: 0-0) [10/5, sintomi]

Calabria
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 1166 | Incidenza cumulativa: 59.88 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 2 | Incidenza: 0.1 per 100000
– Rt: 0.13 (CI: 0.01-0.35) [10/5, sintomi]

Campania
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 4542 | Incidenza cumulativa: 78.29 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 57 | Incidenza: 0.98 per 100000
– Rt: in fase di definizione

Emilia-Romagna
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 27587 | Incidenza cumulativa: 618.62 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 282 | Incidenza: 6.32 per 100000
– Rt: 0.55 (CI: 0.49-0.62) [10/5, sintomi]

Friuli-Venezia Giulia
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 3167 | Incidenza cumulativa: 260.61 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 28 | Incidenza: 2.3 per 100000
– Rt: 0.9 (CI: 0.67-1.16) [10/5, sintomi]

Lazio
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 7673 | Incidenza cumulativa: 130.51 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 94 | Incidenza: 1.6 per 100000
– Rt: 0.74 (CI: 0.57-0.92) [10/5, sintomi]

Liguria
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 9539 | Incidenza cumulativa: 615.17 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 95 | Incidenza: 6.13 per 100000
– Rt: 0.58 (CI: 0.51-0.66) [10/5, sintomi]

Lombardia
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 87258 | Incidenza cumulativa: 867.33 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 1678 | Incidenza: 16.68 per 100000
– Rt: 0.75 (CI: 0.72-0.84) [10/5, sintomi]

Marche
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 6704 | Incidenza cumulativa: 439.53 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 46 | Incidenza: 3.02 per 100000
– Rt: 0.55 (CI: 0.35-0.82) [10/5, sintomi]

Molise
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 432 | Incidenza cumulativa: 141.35 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 8 | Incidenza: 2.62 per 100000
– Rt: 2.2 (CI: 1.5-3.33) [10/5, sintomi]

Piemonte
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 30650 | Incidenza cumulativa: 703.56 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 543 | Incidenza: 12.46 per 100000
– Rt: 0.5 (CI: 0.46-0.55) [10/5, sintomi]

Provincia Autonoma di Bolzano
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 2589 | Incidenza cumulativa: 487.41 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 8 | Incidenza: 1.51 per 100000
– Rt: 0.57 (CI: 0.37-0.83) [10/5, sintomi]

Provincia Autonoma di Trento
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 5408 | Incidenza cumulativa: 999.45 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 68 | Incidenza: 12.57 per 100000
– Rt: 0.88 (CI: 0.68-1.09) [10/5, sintomi]

Puglia
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 4471 | Incidenza cumulativa: 110.97 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 76 | Incidenza: 1.89 per 100000
– Rt: 0.62 (CI: 0.45-0.82) [10/5, sintomi]

Sardegna
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 1346 | Incidenza cumulativa: 82.09 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 6 | Incidenza: 0.37 per 100000
– Rt: 0.51 (CI: 0.22-0.82) [10/5, sintomi]

Sicilia
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 3034 | Incidenza cumulativa: 60.68 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 22 | Incidenza: 0.44 per 100000
– Rt: 0.75 (CI: 0.44-1.19) [10/5, sintomi]

Toscana
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 9928 | Incidenza cumulativa: 266.19 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 98 | Incidenza: 2.63 per 100000
– Rt: 0.59 (CI: 0.47-0.73) [10/5, sintomi]

Umbria
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 1431 | Incidenza cumulativa: 162.24 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 4 | Incidenza: 0.45 per 100000
– Rt: 0.94 (CI: 0.57-1.41) [10/5, sintomi]

Valle d’Aosta
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 1187 | Incidenza cumulativa: 944.57 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 8 | Incidenza: 6.37 per 100000
– Rt: 0.8 (CI: 0.43-1.1) [10/5, sintomi]

Veneto
Aggiornamento epidemiologico
– Casi totali: 19107 | Incidenza cumulativa: 389.47 per 100000
– Casi con data prelievo/diagnosi la settimana 18/5-24/5: 80 | Incidenza: 1.63 per 100000
– Rt: 0.65 (CI: 0.49-0.83) [10/5, sintomi]

29 maggio 2020
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Commissione Affari costituzionali del Senato approva all’unanimità l’istituzione della “Giornata dei camici bianchi”. Si celebrerà il 20 febbraio di ogni anno

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Ne danno annuncio i senatori del gruppo del PD. L’approvazione è avvenuta in sede deliberante e quindi non dovrà passare per l’Aula. Ora il testo del ddl che istituisce la Giornata per onorare il lavoro, l’impegno, la professionalità e il sacrificio di medici, infermieri, operatori e volontari in ambito sanitario, sociosanitario e socioassistenziale, nel corso della pandemia da Coronavirus, passa alla Camera per il sì definitivo. IL TESTO.

28 MAG – “La Commissione Affari costituzionali del Senato ha appena approvato all’unanimità, in sede deliberante e in prima lettura, un disegno di legge di iniziativa parlamentare per l’istituzione della Giornata nazionale dei Camici bianchi, per onorare il lavoro, l’impegno, la professionalità e il sacrificio di medici, infermieri, operatori e volontari in ambito sanitario, sociosanitario e socioassistenziale, nel corso della pandemia da Coronavirus. E’ un riconoscimento dovuto, per il quale esprimiamo soddisfazione e orgoglio”, l’annuncio lo hanno dato per primi il senatore Andrea Marcucci, presidente del gruppo del Pd e il senatore Dario Parrini, capogruppo dem nella prima Commissione.

Il Ddl approvato è stato sottoscritto da tutti i capigruppo: Bernini (Forza Italia), Ciriani (Fratelli d’Italia), De Petris (Gruppo Misto), Faraone (Italia Viva), Marcucci PD), Perilli (5 Stelle), Romeo (Lega) e Unterberger (Autonomie).

La giornata, come spiegato all’articolo 1 del provvedimento, è stata istituita come “momento per onorare il lavoro, l’impegno, la professionalità e il sacrificio del personale medico, sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato nel corso della pandemia da Coronavirus nell’anno 2020”.

28 maggio 2020
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Speranza: “Al lavoro con professioni sanitarie per futuro Ssn”

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Il Ministro della Salute ha riunito la consulta permanente delle professioni sanitarie e sociosanitarie: “L’emergenza del coronavirus ha chiarito a tutti che il Servizio Sanitario Nazionale è la cosa più importante che abbiamo. Lavoriamo ogni giorno insieme per rafforzarlo”. 

28 MAG – “Oggi ho riunito la consulta permanente delle professioni sanitarie e sociosanitarie. È grazie a questo pezzo del nostro Paese che possiamo ripartire con cautela e programmare il futuro. L’emergenza del coronavirus ha chiarito a tutti che il Servizio Sanitario Nazionale è la cosa più importante che abbiamo. Lavoriamo ogni giorno insieme per rafforzarlo”. Queste le parole del Ministro della Salute, Roberto Speranza, al termine della riunione della Consulta.

Una salute universale, libera, uguale e fondata sul principio di solidarietà”.

28 maggio 2020
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Quanto ci è costato curare i malati di Covid in ospedale? Altems: “Tra ricoveri e terapie intensive fino ad oggi spesi quasi 1,7 miliardi”

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Nella nona puntata del report settimanale dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Servizi Sanitari dell’Università Cattolica, focus sulla spesa sostenuta per i ricoveri. Per i ricoveri ordinari spesi 1,45 mld mentre per le terapie intensive circa 250 mln. Evidenziata anche una contrazione considerevole dei ricoveri ordinari con possibili ripercussioni future sulla salute dei pazienti. Tele-visite in aumento, costituiscono il 48% del totale delle prestazioni. IL REPORT

28 MAG – “Si comincia a intravedere l’impatto economico dell’epidemia Covid-19, caratterizzato da enormi costi complessivi per i ricoveri dei pazienti affetti da nuovo coronavirus, e dalla contrazione enorme dei ricoveri ordinari che potrebbe tradursi in cattiva salute futura dei pazienti e quindi in una maggiore prossima spesa sanitaria: per i 144.658 ricoveri per Covid-19 effettuati e conclusi, la spesa, in base alle tariffe DRG, si stima pari a 1.226.137.474 di euro, di cui il 33% sostenuto per i casi trattati in Lombardia. Per i 23.069 ricoveri per Covid-19 stimati conclusi per il decesso del paziente, la spesa, sempre in base alle tariffe DRG, si stima pari a 225.958.333 euro, di cui ben il 48% sostenuto per i casi trattati in Lombardia”. Sono questi alcuni dei dati della nona puntata dell’Istant Report Covid-19 dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Servizi Sanitari dell’Università Cattolica.

“Considerando – prosegue – inoltre 176.145 giornate di degenza (al 26 maggio) in terapia intensiva, ad un costo giornaliero medio di 1425 euro il costo totale a livello nazionale ammonterebbe a 250 milioni di euro, di cui il 36% sostenuto in strutture ospedaliere della Lombardia. La stima dei costi di TI al momento è basata su un costo medio e non tiene conto del maggior costo dovuto al ricorso alla ventilazione meccanica. Si è in attesa della validazione delle ipotesi fatte da parte di clinici esperti nel trattamento dei pazienti COVID-19”.

Meno 860 mila ricoveri. Inoltre Altems rivela come “il DRG medio riferito a ricoveri ordinari, che nel 2018 risultava di 3.866,56 €, in 4 mesi di emergenza Covid ha subito ripercussioni e contrazioni: si stima una riduzione di 860.000 ricoveri ordinari e di 3,3 miliardi di euro di spesa complessiva. Rimane da verificare se tale «perdita» di attività avrà ripercussioni sia sulla salute dei pazienti, sia sull’attività futura di ricovero (con possibili perdite economiche in particolare per gli istituti privati accreditati)”.

“L’impatto del Covid-19 per il Paese e le Regioni si misura in primo luogo sul numero dei morti direttamente riconducibili al virus – commenta il Prof. Americo Cicchetti. Inizia ad emergere, però, che le ricadute per la salute degli italiani della pandemia sono la parte forse più rilevante dell’Iceberg Covid 19. Si cominciano ad intravedere anche gli effetti economici sul Ssn: aver perso quasi 1 milione di ricoveri per un valore tariffato di 3,3 miliardi significa aver “prodotto” meno salute. Ben 36 studi stanno iniziando a testimoniare il fatto che la minore attività del Ssn potrebbe lasciare una eredità ancor peggiore di quella che abbiamo sperimentato sinora”.

Assistenza sanitaria per i pazienti non Covid
Si stanno moltiplicando le pubblicazioni scientifiche che presentano le prime evidenze relative all’impatto che ha avuto sull’emergenza COVID-19 sull’assistenza fornita a pazienti non-COVID-19 in Italia.
Cardiologia – Complessivamente da fine febbraio emerge una contrazione significativa nel numero dei ricoveri per sindrome coronarica acuta con ripercussioni sul numero di interventi di angioplastica coronarica (PCI). Si riscontra in termini di PCI un calo maggiore per le donne sebbene i campioni di pazienti risultino omogenei in termini di composizione per età e sesso. Lo studio relativo al un solo centro hub evidenzia, però, un tasso di PCI comparabile nei due anni. Utile per un’analisi critica del fenomeno è anche l’esperienza del centro Covid-19 che dettaglia le scelte strategiche adottate (come la riduzione delle procedure con maggiore impatto sulla terapia intensiva).
La survey condotta dalla Società Italiana di Cardiologia (SIC) evidenzia come a fronte di una contrazione nel numero di ricoveri per IMA (-48%), vi sia un aumento nei decessi sia in valore assoluto (31 vs. 17) sia considerando il case fatality rate (13.7% vs. 4.1%). Inoltre, nel 2020 è aumentato in maniera significativa il tempo trascorso sia tra l’insorgenza dei sintomi e l’angiografia, sia tra il primo contatto con un operatore sanitario e l’intervento.

Diffusione dell’uso dei tamponi diagnostici
Il trend nazionale è in crescita: rispetto alla settimana scorsa, in Italia il tasso per 100.000 abitanti è passato da 7,14 a 7,21. Il tasso settimanale più basso si registra in Sicilia (è di 3,13 tamponi per mille abitanti nell’ultima settimana); il tasso più alto si registra in Veneto (15,99 per mille abitanti), mentre il Lazio si ferma a 4,27, sotto la media nazionale (7,21 tamponi per mille abitanti). Osservando il dato dall’inizio dell’epidemia a livello nazionale il 3,73% ha ricevuto il tampone. Il valore massimo nella P.A. di Trento con il 8,49%, il minimo in Campania (1,48%).

Cambia l’uso delle terapie intensive.
Oggi le Regioni con il maggiore rapporto tra ricoverati in TI e totale dei ricoverati sono le regioni del Centro-Nord, come la Toscana (19%) e Marche, Umbria ed Emilia-Romagna (14%). In forte aumento il Molise (al 28%), quest’ultimo ha più che raddoppiato questo rapporto rispetto alla scorsa settimana (18%), un trend in aumento da più di due settimane; in Lombardia e Piemonte la % scende leggermente attestandosi al 4,81% e 5,68% rispettivamente. Ancora alta nel Lazio (5,17%), mentre in Sicilia in aumento (10,75%).

La digitalizzazione in epoca di Covid-19.
Continua l’implementazione di soluzioni di telemedicina: il trend di crescita del numero totale delle iniziative avviate dalle singole aziende è circa il 10% in più rispetto alla settimana scorsa (totale attuale 149). Aumenta significativamente il numero delle soluzioni per assicurare l’accesso alle cure dei pazienti ordinari (+12%), rispetto a nessun aumento delle soluzioni dedicate ai pazienti Covid. Per la gestione dei pazienti covid la maggior parte delle soluzioni (due terzi) si basa su app e piattaforme dedicate. Nelle altre patologie, è invece preponderante l’utilizzo di strumenti web generalizzati ed anche del solo contatto telefonico (circa 80%).
È stato aggiunto l’incremento dall’ultima settimana nelle tipologie dei servizi erogati. Le televisite costituiscono il 48% del totale delle prestazioni, con un incremento del 15% rispetto alla scorsa settimana. A riprova della crescente importanza di seguire i pazienti ordinari e tentare di recuperare le situazioni di fermo degli ultimi mesi.
È stata aggiunta una tabella con i riferimenti alle delibere regionali (al momento 5) sui criteri di erogazione delle prestazioni in telemedicina, ad integrazione di quanto definito nelle linee guida nazionali, già recepite da tutte le regioni nel 2014.

Assume estrema rilevanza l’analisi della “readiness” delle Regioni per la Fase 2. L’analisi delle delibere regionali mostra che se per la fase 1 ben 16 Regioni hanno predisposto un provvedimento di “Programmazione Sanitaria Regionale”, a distanza di 7 giorni dall’ultimo aggiornamento, sembrerebbe che nessuna Regione abbia emanato delibere o atti relativi alla riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera per la fase 2. Rimangono 9 le regioni che hanno definito, seppure con diverso grado di dettaglio, l’assetto della rete ospedaliera per il Covid – 19 nella fase 2. Permane quindi la forte differenziazione tra il Centro-Nord e il Sud del nostro paese. Infatti, al momento solo la Sicilia sembrerebbe aver definito le modalità organizzative per l’assistenza ospedaliera da dedicare ai pazienti affetti da coronavirus.

In riferimento alle “Linee di indirizzo per la ripresa delle attività ospedaliere ed ambulatoriali” non legate all’emergenza Covid-19, ad oggi l’85% delle Regioni Italiane ha definito pratiche e raccomandazioni che stanno consentendo di far ripartire l’attività ambulatoriale e chirurgica in elezione, sospese durante la fase 1 dell’emergenza dovuta alla diffusione del Covid-19. Rispetto al precedente aggiornamento, Sardegna, Molise e Trentino-Alto Adige (nello specifico l’Azienda sanitaria del Sud Tirolo) si sono aggiunte.

I documenti di programmazione si sono in particolare concentrati sull’individuazione dei Covid-Hospital, così come suggerito dalla strategia in 5 punti del Ministero della Salute. Tre approcci sembrano delinearsi al momento: quello dell’ospedale Covid unico regionale (Marche, Umbria, Abruzzo, Sicilia, Basilicata e Sardegna), quello della Rete “stellare” di ospedali Covid-19 (vedi Lombardia, Liguria, Veneto e Toscana), e quello della rete “Hub & Spoke” che caratterizza il Lazio, che ha suddiviso le strutture ospedaliere distribuite in 9 aree che fanno riferimento a 5 Covid-Hospital (alcuni coprono più aree), ma anche Emilia-Romagna (con una rete hub&spoke per le terapie intensive), Puglia e Calabria. L’analisi mostra una leggera tendenza verso il modello che prevede l’individuazione di Covid-Hospital, strutture dedicate esclusivamente alla cura dei pazienti Covid-19.

28 maggio 2020
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spacer Report Altems

Covid. Il bollettino: i nuovi casi tornano a salire ma oltre il 65% viene dalla Lombardia

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Rispetto a ieri i nuovi casi sono 584 (quasi 200 in più). Cresce anche il numero dei morti: sono 117 (ieri erano stati 78). Ma questi incrementi sono dovuti principalmente alla Lombardia che ha registrato da sola 384 nuovi casi e 80 decessi. Prosegue a livello nazionale il calo dei pazienti ricoverati in ospedale e in terapia intensiva così come quello degli attualmente positivi (-1.976). Oggi zero nuovi casi in Basilicata, Pa Bolzano, Umbria, e Marche. E altre 9 regioni con meno di 10 nuovi casi.

27 MAG – I casi di nuovo Coronavirus in Italia sono saliti a 231.139 (+584 rispetto a ieri pari al +0,3%), tra cui 147.101 persone guarite (+2.443 rispetto a ieri pari al +1,7%) e 33.072 deceduti (+117 rispetto a ieri pari al +0,4%). Le persone attualmente positive sono quindi 50.966 (-1.976 rispetto a ieri pari al -3,7%). Complessivamente sono stati effettuati 3.607.251 tamponi (+67.324 rispetto a ieri). Nello specifico le persone sottoposte a tampone sono state 2.290.551.

Questi i dati principali dell’aggiornamento odierno forniti dalla Protezione Civile. Il numero dei nuovi casi è in netta crescita rispetto a ieri così come il numero dei decessi: oggi sono 117 (ieri erano 78). Prosegue sempre la discesa anche per gli attualmente positivi e lo svuotamento degli ospedali. Ma i numeri di oggi sono da imputare alla Lombardia che ha registrato da sola 384 nuovi casi e 80 decessi. Al secondo posto il Piemonte che ha registrato 73 casi nelle ultime 24 ore, mentre al terzo c’è la Liguria con 39 nuovi casi. Oggi zero nuovi casi in Basilicata, Pa Bolzano, Umbria, e Marche. E altre 9 regioni con meno di 10 nuovi casi.

Delle persone attualmente positive (50.966) sono ricoverate con sintomi 7.729 (-188 pari a -2,4% rispetto a ieri), 505 (-16 pari a -3,1%) sono in terapia intensiva, mentre 42.732 (-1.772 pari al -4%) si trovano in isolamento domiciliare.

27 maggio 2020
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Minacce a Sileri. Fnopi: “Disumano fare pressioni per sfruttare emergenza Covid”

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Mangiacavalli: “Massima vicinanza e comprensione al viceministro della Salute Pierpaolo Sileri per le minacce ricevute rispetto alla sua posizione sulle scelte sull’utilizzo delle risorse per l’emergenza”.

27 MAG – “Esprimo a nome degli infermieri iscritti agli ordini professionali la massima vicinanza e comprensione al viceministro della Salute Pierpaolo Sileri per le minacce ricevute rispetto alla sua posizione sulle scelte sull’utilizzo delle risorse per l’emergenza COVID”. La presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), Barbara Mangiacavalli, condanna duramente le minacce rivolte al viceministro e a nome dei professionisti che rappresenta, gli manifesta la massima vicinanza e solidarietà della professione infermieristica.

“Il viceministro – aggiunge – è persona ferma e decisa come ha sempre dimostrato e professionista di elevata moralità ed etica al punto che appare assurdo e ignobile un tentativo di questa rilevanza nei suoi confronti”.

“Cercare di fare pressioni e di immaginare atti per sfruttare una vicenda simile – sottolinea Mangiacavalli – non ha termini che possano definire la grettezza e la disumanità di chi li compie che, ci auguriamo, sarà presto difronte a una giustizia tanto equa quanto pesante”.

27 maggio 2020
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App Immuni. Prime sperimentazioni in Liguria, Abruzzo e Puglia

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Pubblicato il codice sorgente che chiarisce il funzionamento dell’applicazione che si appoggia al sistema di tracciamento realizzato da Apple e Google. La App sarà disponibile tra la fine di maggio e l’inizio di giugno.

26 MAG – Al via in tre regioni – Liguria, Abruzzo e Puglia – la sperimentazione dell’App immuni, il sistema di tracciamento dei contati per prevenire e controllare il contagio da coronavirus. Il Governo ha pubblicato il codice sorgente che chiarisce il funzionamento dell’applicazione che si appoggia al sistema di tracciamento realizzato da Apple e Google. La App sarà disponibile tra la fine di maggio e l’inizio di giugno.

Nell’app è previsto un all’alert di “rilevato contatto con una persona positiva” fino al caricamento dei dati in caso di positività al Covid-19, per cui è necessaria “l’assistenza di un operatore sanitario autorizzato”. Tra i dati che verranno caricati anche la zona di provenienza, la provincia e le informazioni epidemiologiche come ad esempio “la durata dell’esposizione ad un utente positivo”.

L’app associa a ogni telefono un codice casuale e anonimo, i telefoni che si avvicinano scambiano i rispettivi codici casuali e in caso di riscontro con un positivo l’utente viene avvertito. “E’ un tracing importantissimo – sostiene il viceministro Pierpaolo Sileri – e quando sarà attivo darà ulteriori informazioni su tracciamento e la diffusione della malattia”.

In ogni caso prima del rilascio dell’app servirà ottenere il semaforo verde da parte del Garante della Privacy e in questo senso il Ministero della Salute sta ultimando il documento da inviare al Garante. Quest’ultimo rapprensenta un passaggio decisivo per rispondere alle questioni sollevate dall’autorità guidata da Antonello Soro, che aveva fortemente sottolineato la necessità che l’app fosse volontaria e che soprattutto non utilizzasse alcun tipo di geolocalizzazione.

26 maggio 2020
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Gli pneumologi italiani: Covid lascia danni nei polmoni per almeno 6 mesi. E il 30% dei guariti potrebbe avere problemi respiratori cronici

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“Non abbiamo al momento dati certi sulle conseguenze a lungo termine da polmonite da Covid-19, è trascorso ancora troppo poco tempo dall’inizio dell’epidemia. Tuttavia le prime osservazioni rispecchiano da vicino i risultati di studi realizzati in Cina a seguito della polmonite da SARS del 2003, molto simile a quella da Covid-19, confermando il sospetto che anche Covid-19 possa comportare danni polmonari che non scompaiono alla risoluzione della polmonite”,  spiega Luca Richeldi, membro del Cts e presidente della Società Italiana di Pneumologia.

26 MAG – Il Covid-19 lascia danni nei polmoni per almeno 6 mesi. E in ogni caso il 30% dei guariti avrà problemi respiratori cronici. E’ quanto emerge dal confronto tra i dati osservati dopo la polmonite da SARS del 2003, “cugina” di quella da Covid-19, e i primi dati osservazionali di follow-up dei sopravvissuti al coronavirus. Lo scenario arriva dal meeting digitale organizzato dalla Società Italiana di Pneumologia (SIP) con StemNet, la Federazione delle Associazioni di Ricerca sulle Cellule Staminali e il Gruppo Italiano Staminali Mesenchimali (GISM): gli esiti fibrotici, cioè la cicatrice lasciata sul polmone da Covid-19, possono comportare un danno respiratorio permanente e irreversibile e costituiranno la nuova patologia respiratoria di domani e una nuova emergenza sanitaria, per la quale sarà necessario attrezzarsi per tempo, rinforzando le Pneumologie.

C’è convinzione tra gli pneumologi che nei pazienti rimasti molto a lungo negli ospedali e soprattutto nelle Unità di Terapia Intensiva, il recupero della “funzionalità respiratoria sia a lungo termine e, nei casi più gravi, potrebbe non essere completo”. Gli esperti perciò mettono in guardia: “È necessario prevedere percorsi di riabilitazione respiratoria e adeguati follow-up per capire quali pazienti rischiano danni permanenti. Già attivo a Pavia dal 27 aprile scorso il primo ambulatorio post-Covid che traccia la strada per lo specifico follow-up dei pazienti”.

“Non abbiamo al momento dati certi sulle conseguenze a lungo termine da polmonite da Covid-19, è trascorso ancora troppo poco tempo dall’inizio dell’epidemia a Wuhan, dove tutto è cominciato.  Tuttavia le prime osservazioni rispecchiano da vicino i risultati di studi di follow-up realizzati in Cina a seguito della polmonite da SARS del 2003, molto simile a quella da Covid-19, confermando il sospetto che anche Covid-19 possa comportare danni polmonari che non scompaiono alla risoluzione della polmonite”  – spiega Luca Richeldi, membro del Comitato Tecnico e Scientifico, presidente della Società Italiana di Pneumologia (SIP) e Direttore del Dipartimento di Pneumologia, al Policlinico “Gemelli” di Roma.

In molti pazienti Covid-19 che sono stati ricoverati o intubati osserviamo dopo la dimissione difficoltà respiratorie che potrebbero protrarsi per molti mesi dopo la risoluzione dell’infezione e i dati raccolti in passato sui pazienti con SARS mostrano che i sopravvissuti alla SARS a sei mesi di distanza avevano ancora anomalie polmonari ben visibili alle radiografie toraciche e alterazioni restrittive della funzionalità respiratoria, come una minor capacità respiratoria, un minor volume polmonare, una scarsa forza dei muscoli respiratori e soprattutto una minor resistenza allo sforzo, con una diminuzione netta della distanza percorsa in sei minuti di cammino. Ma, soprattutto – precisa Richeldi – il 30% dei pazienti guariti mostrava segni diffusi di fibrosi polmonare, cioè grosse cicatrici sul polmone con una compromissione respiratoria irreversibile: in pratica potevano sorgere problemi respiratori anche dopo una semplice passeggiata”.

“Questi problemi si sono verificati anche in pazienti giovani, con un’incidenza variabile dal 30 fino al 75% dei casi valutati – interviene Angelo Corsico, Direttore  della Pneumologia della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo e Ordinario di Pneumologia all’Università di Pavia  – E i primi dati riferiti dai medici cinesi su Covid-19 e i nostri primi dati osservazionali, parlano di molti pazienti sopravvissuti nei quali viene diagnosticata proprio una fibrosi polmonare, ovvero una situazione in cui parti di tessuto dell’organo sono sostituite da tessuto cicatriziale non più funzionale”. Gli esperti temono perciò che la fibrosi polmonare possa rappresentare il pericolo di domani e per questo richiamano l’attenzione alla necessità di specifici ambulatori dedicati al follow-up dei pazienti che sono stati ricoverati, specialmente i più gravi e gli anziani più fragili, che potrebbero necessitare di un trattamento attivo farmacologico e di percorsi riabilitativi dedicati. “Reliquati polmonari purtroppo ci sono per questo avremo una nuova categoria di pazienti con cicatrici fibrotiche a livello polmonare da Covid con insufficienza respirtatoria, che rappresenterà certamente un nuovo problema sanitario” sottolinea Richeldi.

“A Pavia un ambulatorio post-Covid, dedicato ai pazienti dimessi dalla Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, è già attivo dal 27 aprile scorso – aggiunge Corsico –  In accordo con le linee guida della “British Thoracic Society Guidance on Respiratory Follow Up of Patients with a Clinico-Radiological Diagnosis of COVID-19 Pneumonia”, i pazienti vengono sottoposti a esame radiografico del torace, prove di funzionalità respiratoria, test del cammino di 6 minuti, ecografia toracica e cardiaca e, se necessario, a TAC toracica per indagare la presenza di una pneumopatia interstiziale diffusa o di una embolia polmonare. I dati preliminari sembrano confermare le prime osservazioni cinesi su Covid-19: diversi pazienti dimessi, purtroppo, presentano ancora insufficienza respiratoria cronica, esiti fibrotici e bolle distrofiche. È quindi necessario seguirli con attenzione e soprattutto inserirli in adeguati programmi di riabilitazione polmonare.

26 maggio 2020
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