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FNOPI Giovani: i giovani infermieri nella professione. Uno “scatto” tra i millennials

13/11/2019 – La professione secondo il quadro che emerge da un sondaggio della Federazione degli ordini delle professioni infermieristiche che con settori specializzati – questo è “Fnopi Giovani” – sta tracciando il profilo completo della professione infermieristica e delle sue esigenze che nascono e derivano dai veri bisogni di assistenza dei cittadini.

Insoddisfatti per lo stipendio soprattutto perché non è adeguato alle responsabilità, gli infermieri millennials sono invece soddisfatti per la loro formazione e per il rapporto con gli infermieri senior.
Non hanno problemi di occupazione, ma si rendono conto che il loro posto migliore sarebbe quello su un territorio e in una residenzialità che ancora resta indietro. Anzi, ciò che vorrebbero sarebbe proprio una maggiore formazione in questo settore come in quello dell’area critica per far fronte alle emergenze dove già sono una punta di diamante e vorrebbero che questo avvenisse con vere e proprie specializzazioni.
E’ il quadro che emerge da un sondaggio della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche che con settori specializzati – questo è, appunto “Fnopi Giovani” – sta tracciando il profilo completo della professione infermieristica e delle sue esigenze che nascono e derivano dai veri bisogni di assistenza dei cittadini.
Al sondaggio ha partecipato un campione statisticamente significativo di giovani infermieri: l’età media delle donne è di 26,4 anni, quella degli uomini 25,9.
Per la maggior parte (66%) si sono formati nelle strutture universitarie del nord del Paese, il 18% al centro e il 16% al sud.
I più hanno conseguito la laurea tra il 2013 e il 2018 e il 34% di loro ha acquisito anche una formazione post-base (laurea magistrale/specialistica, master di primo livello prevalentemente nell’area emergenza/urgenza, chirurgica, territoriale wound care, management).
Per il 76% l’esperienza lavorativa va da 2 a 5 anni, solo per il 12% è superiore ai 5 anni e solo il 7% è in attesa di occupazione: il 13% è libero professionista, l’80% lavora in strutture pubbliche e private con contratti a tempo determinato (pubblico 14%, privato 16%) e a tempo indeterminato (pubblico 29%, 21% privato).
Non c’è un ambito operativo che prevale: le percentuali vanno dal 5% per l’area della salute mentale al 21% dell’ambito sociosanitario/residenzialità (10% territorio, 14% area emergenza/urgenza, terapia intensiva, 16% ambito chirurgico, 20% ambito medico).
L’ambito clinico lavorativo in cui si registra maggiore soddisfazione da parte degli infermieri è quello dell’emergenza urgenza e terapia intensiva, settore notevolmente ambito anche da coloro che lavorano in campo medico e chirurgico.
L’82% dei professionisti lavora nella regione in cui risiede, il 5% farebbe un’esperienza all’estero.
E tra i criteri che hanno orientato la scelta alla professione, motivazioni economiche a parte, c’è anche il bisogno di accrescere competenza ed esperienza.
“Il risultato della survey – spiega Nicola Draoli, responsabile per il Comitato centrale della Federazione del settore “Fnopi Giovani” – mette in evidenza anche criticità legate alla qualità dello specifico posto di lavoro: è l’organizzazione dei servizi che spesso non va. L’indagine è comunque uno sprone per i livelli organizzativi a riqualificare velocemente i setting di lavoro residenziali territoriali per renderli attirativi e adeguati alla professione così come si rende necessario lavorare fin dal percorso formativo di base su un maggior orientamento alla territorialità e non solo al settore dell’area critica”.

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FNOPI incontra il ministro PA Dadone: dalla retribuzione di anzianità alla revisione delle graduatorie

13/11/2019 – Un lungo elenco di problematiche che la presidente della Federazione degli ordini delle professioni infermieristiche Barbara Mangiacavalli e il portavoce Tonino Aceti hanno illustrato al ministro della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone e al Capo di Gabinetto del ministero, Guido Carpani

Recupero della Retribuzione individuale di anzianità, esclusiva della dirigenza infermieristica, intramoenia, accesso al Servizio sanitario nazionale e alla direzione di struttura complessa, interventi sulle piante organiche dei ministeri per garantire la presenza dei rappresentanti della professione infermieristica tra i dirigenti, riequilibrio del ruolo di dirigenza e delle funzioni dei Coordinatori infermieristici con la loro valorizzazione all’interno delle strutture, sistema di classificazione, graduatorie, normativa concorsuale.

Un lungo elenco di problematiche che la presidente della Federazione degli ordini delle professioni infermieristiche Barbara Mangiacavalli e il portavoce Tonino Aceti hanno illustrato al ministro della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone e al Capo di Gabinetto del ministero, Guido Carpani.

Argomenti e posizioni necessarie per garantire un bilanciamento della professione infermieristica all’interno degli organici non solo della dirigenza del Ssn, ma anche a livello di gestione clinica e manageriale delle strutture.

Argomenti su cui il ministro ha manifestato la sua disponibilità a collaborare – soprattutto sui temi che riguardano l’accesso al Ssn, ma non solo – se naturalmente riceverà l’input dal ministero della Salute, che vigila su tutte le professioni sanitarie.
Poi la Pubblica Amministrazione concorderà anche con le Regioni “datori di lavoro” oltre che con la Salute i passi necessari a dare il supporto alle richieste/proposte FNOPI, perché si realizzino nel più breve tempo possibile.

“Ci auguriamo quindi – ha detto la presidente Barbara Mangiacavalli – che il ministero della Salute prenda in carico rapidamente anche le questioni di cui abbiamo parlato con il ministro Dadone, perché si possano sbloccare una serie di situazioni che oggi non riconoscono pienamente il ruolo, la funzione e la professionalità ormai raggiunta dagli infermieri”.

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Incontro FNOPI-Affari regionali: infermiere di famiglia “pivot” per le aree interne

6/11/2019 – Incontro tra la FNOPI e il ministero degli Affari regionali e autonomie che ha chiesto alla Federazione di lavorare assieme per definire la legge quadro sull’autonomia differenziata. E l’infermiere di famiglia e comunità  sarà il professionista pivot per assistenza, coesione sociale e contrasto alle disuguaglianze di salute nelle zone montane e isole, le cosiddette “aree interne”

Infermiere di famiglia e di comunità come professionista pivot per l’assistenza, la coesione sociale e il contrasto alle disuguaglianze di salute nelle zone montane e le isole, le cosiddette “aree interne” per le quali il disegno di legge di bilancio 2020 ha previsto un finanziamento extra di 60 milioni per il 2020 e di 70 milioni per ciascuno degli anni successivi che si aggiungono al Fondo attuale.

Per consentirlo, è necessario che la presenza di questo nuovo modello di assistenza sia introdotto in modo omogeneo nel Patto per la salute che le Regioni stanno disegnando con il ministero della Salute.

Collaborazione attiva degli infermieri nella predisposizione della legge quadro sull’autonomia differenziata che farà da base e da bussola alla richiesta giunta ormai da molte Regioni.

Piena condivisione su questi temi tra la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), rappresentata dalla vicepresidente Ausilia Pulimeno e dal portavoce Tonino Aceti e Francesco Rana, Capo Gabinetto del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie durante un incontro che ha avuto come argomenti i principali temi all’ordine del giorno della FNOPI in cui sono direttamente coinvolte le Regioni.

Per quanto riguarda le “aree interne”,  si tratta della cura di oltre un terzo del territorio italiano (le zone montane coprono il 35,2% e le isole l’1% della Penisola) e la collaborazione tra infermieri di famiglia e di comunità sul territorio e Dipartimento degli Affari regionali per una maggiore attenzione – sociale e di cura – e sostegno in quelle zone che oggi spesso vengono spopolate perché prive proprio di supporti sociali e più in generale di servizi pubblici. Argomento che il Capo Gabinetto degli Affari regionali ha giudicato rilevante, offrendo disponibilità ad un percorso di collaborazione.

E per farlo è importante che nel Patto per la salute sia presente la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità, così come già lo è in molte Regioni italiane e come è stato disegnato a livello internazionale, Oms in testa.

Poi l’autonomia differenziata.

Rana ha esplicitamente chiesto alla FNOPI di dare un supporto attivo al ministero nella predisposizione della legge quadro – proposta condivisa dalla FNOPI che ha sottolineato l’importanza di garantire universalità, solidarietà ed equità nell’assistenza

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Consulta su caso Venturi: “Sentenza in armonia con il Codice deontologico degli infermieri”

06/11/2019 –  La Corte costituzionale respinge la radiazione dall’ordine dei medici di Bologna dell’assessore perché “nel sanzionare il medico/assessore, (l’ordine, n.d.r..) ha sindacato le scelte politico-amministrative della Giunta in materia di organizzazione dei servizi sanitari, su cui non ha alcuna competenza”., come scritto anche all’articolo 52 del nuovo Codice deontologico FNOPI

La sentenza della Corte costituzionale che annulla la radiazione dall’ordine dei medici dell’assessore alla Salute dell’Emilia-Romagna Sergio Venturi, “colpevole” di aver “proposto e contribuito ad approvare una delibera della Giunta regionale sulla possibilità di impiegare infermieri nelle ambulanze anche in assenza dei medici. Delibera non gradita all’Ordine”, come spiega il comunicato della Consulta, ha per la Federazione nazionale degli ordini degli infermieri un duplice significato.

Il primo è il riconoscimento della libertà delle Regioni di programmare un servizio che non lede alcun diritto di altre professioni.

Ma soprattutto al di là di questo riconosce la bontà e la correttezza dell’articolo 52 del nuovo Codice deontologico degli infermieri in cui, in qualche modo anticipando di 6 mesi circa il concetto espresso dalla Corte costituzionale, si afferma che “l’Ordine Professionale non interviene nei confronti dell’Infermiere impegnato in incarichi politico istituzionali nell’esercizio delle relative funzioni”.

La Consulta infatti, come si legge nello stesso comunicato che anticipa le conclusioni della decisione, ha stabilito che “nel sanzionare il medico/assessore, di fatto (l’ordine, n.d.r..) ha sindacato le scelte politico-amministrative della Giunta in materia di organizzazione dei servizi sanitari, su cui non ha alcuna competenza”.

Quindi una scelta deontologicamente corretta quella dell’assessore Venturi, ma altrettanto corretta la scelta FNOPI del Codice Deontologico degli infermieri in cui si ribadisce quindi, indirettamente, la necessità di affrontare con serenità e trasparenza la creazione di un nuovo modello di assistenza sanitaria.

Il Codice degli infermieri è in piena armonia con la giurisprudenza della Consulta.

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Progetto formativo “Il sistema di protezione civile”: gli infermieri Cives diventano formatori

04/11/2019 – Per il sistema di protezione civile è fondamentale la conoscenza del territorio e delle potenzialità presenti in caso di calamità e per gli infermieri è prezioso il supporto dei coordinatori infermieristici di territorio a supporto del referente di funzione

Il 4 e 5 Novembre, cinquanta infermieri CIVES, rappresentanti di tutte le sedi in Italia, partecipano alla Prima edizione del progetto formativo CIVES /FNOPI/DPC dal tema “IL SISTEMA DI PROTEZIONE CIVILE”  con particolare riferimento al ruolo dell’Infermiere nel sistema Nazionale del soccorso sanitario in caso di eventi calamitosi di tipo C; presso la sede del Dipartimento di Protezione Civile Nazionale (a Roma).

Il sistema di protezione civile investe molto sulle risorse locali ritenendo fondamentale la conoscenza del territorio e delle potenzialità presenti in caso di calamità. Per quanto riguarda gli infermieri diventa prezioso il supporto dei coordinatori infermieristici di territorio a supporto del referente di funzione due. Altrettanto importante è la presenza presso le aree di raccolta degli infermieri di assistenza domiciliare.

Tale presenza è la più pertinente dove si vogliano intercettare precocemente le fragilità delle popolazione e garantirne la migliore evacuazione e destinazione. Da qui nasce l’accordo CIVES DPC FNOPI con il quale si inizia un percorso formativo destinato agli infermieri volontari che possa poi ricadere su tutta la popolazione professionale interessata sistema di Protezione Civile investe molto sulle risorse locali ritenendo fondamentale la conoscenza del territorio e delle potenzialità presenti in caso di calamità.

Per quanto riguarda gli infermieri diventa prezioso il supporto dei coordinatori infermieristici di territorio a supporto del referente di funzione due. Altrettanto importante è la presenza presso le aree di raccolta degli infermieri di assistenza domiciliare. Tale presenza è la più pertinente dove si vogliano intercettare precocemente le fragilità delle popolazione e garantirne la migliore evacuazione e destinazione.

La mission è che gli Infermieri formati in queste giornate diventino a loro volta formatori presso la popolazione infermieristica, nelle varie Aziende Sanitarie sul territorio nazionale.

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Incontro FNOPI-Sileri: focus su intramoenia, infermiere di famiglia, RIA, equo compenso e specializzazioni

01/11/2019 – La presidente FNOPI, Barbara Mangiacavalli e il portavoce, Tonino Aceti, hanno incontrato il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri che ha mostrato, come anche in precedenza nella veste di presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, disponibilità a prendere in carico le questioni che riguardano la professione infermieristica

Intramoenia e infermiere di famiglia. Retribuzione individuale di anzianità (Ria) ed equo compenso. Poi, trasversalmente (perché riguarda direttamente il Ministero dell’Università) specializzazioni infermieristiche.

La presidente della Federazione degli ordini delle professioni infermieristiche, Barbara Mangiacavalli e il portavoce, Tonino Aceti, hanno incontrato il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri che ha mostrato, come anche in precedenza nella veste di presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, disponibilità a prendere in carico le questioni che riguardano la professione infermieristica.

Su intramoenia e infermiere di famiglia la Federazione ha sottolineato al viceministro l’importanza di partecipare al percorso legislativo per ottimizzare il contenuto dei testi e Sileri ha spiegato che una volta nominato il nuovo presidente della XII Commissione di Palazzo Madama, i due Ddl riprenderanno il loro iter parlamentare, possibilmente per essere chiusi in breve tempo.

La Federazione ha poi posto al viceministro la questione della RIA, reintrodotta nella scorsa manovra di bilancio per i medici, ma non per gli infermieri. La FNOPI ha chiesto a Sileri di prendere in carico questa priorità, argomento su cui il viceministro ha dato la sua disponibilità a verificare le opzioni possibili.

Sull’equo compenso Sileri ha manifestato l’interesse a ragionare a un tavolo più allargato sul tema della sanità privata anche con gli altri stakeholder del settore e sulle specializzazioni infermieristiche il viceministro faciliterà l’interazione della Federazione con il MIUR nella consapevolezza che l’infermieristica deve poter lavorare e far crescere sempre di più le sue competenze.

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European Biosafety Summit: l’intervento e le proposte della vicepresidente FNOPI Lia Pulimeno

01/11/2019 – L’alto grado di pericolosità attribuito ai CA permette di affermare che tra gli infermieri questi agenti costituiscono effettivamente un fattore di preoccupazione. Situazione attuale sulla prevenzione dell’esposizione professionale ai farmaci pericolosi in Italia e proposte di miglioramento

Riportiamo la sintesi dell’intervento della Vicepesidiente FNOPI Ausila Pulimeno all’European Biosafety Summit

Sulla tossicità dei CA (chemioterapici, antiblastici) negli ultimi decenni sono stati condotti numerosi studi relativi all’esposizione professionale.

In Italia, malgrado la presenza di raccomandazioni specifiche e rigorose per la tutela dei lavoratori resta la difficoltà di diffondere le corrette informazioni per la riduzione dell’esposizione in ambiente lavorativo.

Generalmente i lavoratori sono esposti  a basse dosi delle sostanza per periodi prolungati, ma nella pratica lavorativa l’esposizione può avvenire anche attraverso incidenti occasionali.

E’ ovvio che l’adozione di misure di protezione individuali e ambientali, nonché una buona pratica nell’uso degli antiblastici contribuiscono a ridurre i livelli di esposizione.

L’alto grado di pericolosità attribuito agli CA permette di affermare che tra gli infermieri questi agenti costituiscono effettivamente un fattore di preoccupazione.

L’importanza di sorvegliare le contaminazioni accidentali è sostenuta dall’ipotesi che ripetute esposizioni accidentali possano causare accumulo e indurre, nel lungo periodo di tempo, un effetto cronico nel lavoratore.

Inoltre, gli incidenti che avvengono in ambito lavorativo possono rilevare una sottovalutazione del rischio da parte degli esposti e una pratica lavorativa scorretta e poco sicura.

La scarsa informazione riferita dai lavoratori in merito ai pericoli per la salute derivanti dalla manipolazione non corretta di CA può portare ad ipotizzare sia unop scarso interesse verso il problema sia una sottostima degli eventuali pericoli associati ad antiblastici.

Gli infermieri dichiarano (spesso) di aver ricevuto informazioni non sufficienti da parte delle istituzioni sanitarie, che non sembrano promuovere interventi di formazione specifici sull’argomento.

La comunità scientifica ha dedicato particolare attenzione alle problematiche riproduttive delle lavoratrici e va mantenuta questa attenzione come suggerito dall’OSHA (Occupational Safety and Health Administration).

Una riflessione va fatta considerando che:
• nuovi farmaci, di cui non è ben nota la tossicità, vengono continuamente introdotti nei protocolli terapeutici,
• gli CA già noti sono adottati anche per patologie non neoplastiche
• l’esposizione lavorativa coinvolge un rilevante numero di infermieri.

L’infermiere da anni viene ormai coinvolto in modo diretto o indiretto, consapevole o inconsapevole nei trial clinici.

L’infermiere spesso partecipa al trial ma non viene messo a conoscenza nei tempi e nei modi adeguati dell’intero progetto di studio.

L’infermiere viene ancora oggi troppo spesso coinvolto solo parzialmente e per aspetti meramente tecnici o di segreteria, quali: il prelievo del sangue … la convocazione dei pazienti o l’invio degli esami al laboratorio centralizzato.

Decreto del Ministero della Sanità del 15 luglio 1997.
Recepimento delle linee guida dell’Unione Europea di buona pratica clinica per la esecuzione delle sperimentazioni cliniche medicinali” (comma 4.2.4)

Lo sperimentatore deve far sì che tutte le persone coinvolte nello studio siano adeguatamente informate in merito al protocollo, al/i prodotto/i in sperimentazione ed ai loro compiti e funzioni relativi allo studio”.

I suggerimenti pratici per facilitare e migliorare l’informazione e la partecipazione degli infermieri negli studi sono piuttosto rari in letteratura ma, nello stesso tempo, ci si aspetta che gli infermieri siano a conoscenza delle modalità di somministrazione del farmaco sperimentale, dei suoi effetti collaterali, e della sicurezza del paziente.

In conclusione, bisogna attenzionare:
• l’alta preoccupazione dei lavoratori rispetto alla presenza di antiblastici in ambiente ospedaliero
• la carenza di informazioni corrette sulle misure di protezione atte a garantire livelli di sicurezza nella pratica professionale
• l’esigenza a partecipare a corsi di formazione
• il pieno riconoscimento del rischio occupazionale
• sviluppo della ricerca sul rischio

Inoltre è condivisibile:
• un documento del Ministero della Salute sulla pericolosità dei farmaci per gli operatori sanitari
• una banca dati dei farmaci pericolosi e misure di protezione
• facile identificazione della pericolosità dei farmaci
• formazione/informazione dei pazienti e dei cargiver sui farmaci pericolosi e misure di protezione.

E anche, come è stato proposto, un Osservatorio /Tavolo tecnico di esperti per le pratiche sicure.

Ausilia Pulimeno
Vicepresidente Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche

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Forum Pa 2019: gli infermieri pronti per l’assistenza sul territorio e l’innovazione del sistema salute

30/10/2019 – Tonino Aceti, portavoce della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni Infermieristiche, ha tracciato il percorso necessario a far decollare il nuovo modello di assistenza che la mutata epidemiologia e le nuove esigenze degli assistiti richiedono.

Misurare e definire meglio i bisogni di salute delle comunità superando il metodo del solo “storico”, rivedere i sistemi di finanziamento perché siano meglio allineati ai bisogni di salute reali dei cittadini sui territori, mettere in campo politiche sanitarie pubbliche e politiche professionali coerenti con le vecchie e nuove esigenze della popolazione, a partire dalle fragilità. Per farlo servono innovazione, coraggio e responsabilità da parte di tutti.

Tonino Aceti, portavoce della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni Infermieristiche, ha tracciato il percorso necessario a far decollare il nuovo modello di assistenza che la mutata epidemiologia e le nuove esigenze degli assistiti richiedono.

In questo senso Aceti ha sottolineato “il buco nero della long term care”, rispetto alla quale la stessa Corte dei conti ha parlato di una forte scopertura pubblica: quasi un quarto della spesa necessaria è sostenuta dalle famiglie. “C’è bisogno di riallocare le risorse – ha detto Aceti –  metterne di più e spendere meglio quelle che abbiamo”.

“Attualmente – ha proseguito il portavoce FNOPI – abbiamo carenze certificate di almeno 50mila infermieri di cui 30mila sul territorio dove,  applicando il modello dell’infermieristica di famiglia, si sono ottenuti ottimi risultati, ridotti gli accessi impropri al pronto soccorso, ridotte le complicanze e anche aumentata la sostenibilità dal punto di vista economico”.

Secondo Aceti, è necessario impostare un percorso per una riflessione sul mondo delle professioni “che sfocerà – ha detto – nella conferenza nazionale sulla salute dove istituzioni e professioni analizzeranno lo sviluppo a sostegno della salute dei pazienti e del sistema di welfare”.

“L’infermiere di famiglia – ha spiegato Aceti – è a fianco del medico di famiglia, nel rispetto delle specifiche autonomie, competenze  e peculiarità, entrambi insieme e coordinati per i diritti dei pazienti”.

Aceti ha anche ricordato che si sta ragionando molto sull’innovazione delle politiche professionali, non solo dell’infermiere.

“La riflessione sulla propria professione – ha detto – la stanno facendo tutti. Tutti ci stanno osservando: cittadini e istituzioni si aspettano da parte di tutte le professioni un’innovazione delle politiche professionali attraverso un percorso condiviso, al fine di aumentare la capacità di risposta del sistema ai bisogni delle comunità “.

“I professionisti – ha proseguito – dovrebbero sciogliere alcune questioni che la politica in questo momento non è in grado di sciogliere e tracciare il futuro delle politiche professionali a sostegno della salute dei cittadini e del Ssn. A questo si aggiunge il problema della misurazione degli esiti di salute del territorio. Abbiamo il Piano nazionale esiti per l’ospedale, ma non per il territorio e quindi non lo conosciamo come dovremmo: questa forbice va ridotta velocemente. Anzi, ci sarebbe da fare un ragionamento non solo sugli esiti del territorio, ma anche del singolo professionista”.

“Noi – ha affermato Aceti – stiamo sollevando il problema di tracciare le prestazioni infermieristiche perché siano chiare e non occulte: gli infermieri esistono e vogliono esistere pretendendo la tracciatura di ciò che fanno, perché fanno e fanno molto, in altre parole il loro “valore” deve essere visibile a tutti.

A margine dei lavori di Forum Pa, Aceti ha poi risposto alle domande circa l’impegno degli infermieri nello sviluppo della tecnologia.

E lo ha fatto ricordando il protocollo sottoscritto dalla FNOPI e dall’Associazione Ingegneri clinici per aiutare i cittadini e i professionisti a trovare le app di salute più affidabili tra le tante oggi disponibili.

Secondo i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, oggi 4 italiani su 10 utilizzano un’applicazione per tablet o smartphone relativa alla salute o per il monitoraggio dello stile di vita. Tuttavia, solo il 25% di loro comunica al proprio medico i dati raccolti, che rimangono quindi spesso inutilizzati. Ma, a volte, tali dati possono essere inutilizzabili dal punto di vista clinico per motivi legati alla progettazione stessa della app.

All’interno del nuovo portale della FNOPI, ha detto Aceti,  che debutterà online nel 2020 “ci sarà un’apposita sezione dedicata a riconoscere le app di salute più affidabili sulla base di criteri oggettivi, una sorta di bussola per aiutare il cittadino a orientarsi in un mondo sempre più ampio e complesso. Riteniamo che il compito degli infermieri sia anche quello di aiutare il cittadino-paziente a utilizzare i nuovi strumenti tecnologici a servizio della salute”.

Applicazioni a parte, ha sottolineato Aceti, l’e-Health è già realtà nella vita quotidiana di quasi tutti i 450.000 infermieri italiani, che la utilizzano nella trasmissione di dati a distanza o nei dispositivi di monitoraggio utilizzati a bordo delle ambulanze. E, in un futuro non lontano, lo stesso carrello dei farmaci utilizzato in reparto, sarà direttamente collegato a un computer. “Il che significa – conclude – che non vi sarà più nessun rischio di errata somministrazione”.

VIDEO INTEGRALE DELL’INTERVENTO

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Rosaria Alvaro è Fellow dell’American Academy of Nursing

27/10/2019 –  Rosaria Alvaro, professore ordinario di Scienze infermieristiche generali, cliniche e pediatriche dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, è la quarta infermiera italiana a ricevere il prestigioso titolo dell’ American Academy of Nursing

Rosaria Alvaro, professore ordinario di Scienze infermieristiche generali, cliniche e pediatriche dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e Presidente del Corso di Laurea in Infermieristica e del Corso di Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche dello stesso Ateneo, è stata nominata Fellow della prestigiosa American Academy of Nursing per il suo straordinario contributo apportato alla professione infermieristica e per i risultati raggiunti.

Rosaria Alvaro è la quarta infermiera italiana a ricevere il prestigioso titolo dopo Gennaro Rocco, Loredana Sasso e Alessandro Stievano. La cerimonia ufficiale di nomina è avvenuta da parte del presidente accademico Karen Cox durante la Driving Policy Conference, che si è svolta tra il 24 ed il 26 ottobre 2019 presso il Marriott Marquris (Washington D.C.).

L’Academy nasce nel 1973 nell’ambito dell’America Nursing Association ed è una delle più autorevoli e potenti organizzazioni degli Stati Uniti. Al servizio del pubblico e della professione infermieristica agisce mediante la promozione e la divulgazione e la conoscenza del Nursing. Ogni giorno attraverso attività politiche e culturali in America e nel mondo, l’Academy e i suoi membri creano iniziative legate alle politiche ed alla conoscenza della salute per indirizzare la riforma dei sistemi sanitari evidenziando il contributo del Nursing.

A tal proposito, L’Academy sviluppa programmi globali per aumentare la conoscenza delle tematiche legate alla salute internazionale da parte dei leader infermieristici. I Fellow sono riconosciuti per la loro carriera infermieristica e sono identificati tra tutti i professionisti nel mondo con il più alto livello formativo. L’invito alla Fellowship va quindi oltre il semplice riconoscimento della propria carriera professionale, concretizzandosi nell’ingresso formale in un gruppo e alla sua rete di relazioni internazionali ad altissimo livello e con una forte capacità e possibilità di influenzare le linee politiche dei sistemi sanitari.

Rosaria Alvaro fa anche parte del collegio dei docenti del Dottorato di Ricerca in Infermieristica e Sanità Pubblica dell’Università di Roma Tor Vergata. E’ delegata del Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Tor Vergata per l’Orientamento studenti E’ direttore del Master in Management infermieristico e per le professioni sanitarie, Infermieristica in area critica, Camera operatoria Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Roma Tor Vergata. Autrice di numerose pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali, è anche membro dell’osservatorio delle professioni sanitarie. Ad Alvaro le congratulazioni della Fnopi e di tutta la comunità infermieristica.

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Regioni-Fnopi: presto una Conferenza nazionale sulla Salute. Al via il confronto sull’infermiere di famiglia

23/10/2019 – Concordato un percorso che possa portare a una definizione puntuale della funzione e del ruolo dell’infermiere di famiglia. Una figura che si intende proporre nella stesura definitiva del nuovo Patto

Prosegue il lavoro di confronto tra le Regioni e il mondo delle professioni, mediche e sanitarie, che sono assi portanti del Servizio Sanitario Nazionale. Dopo l’incontro con la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici il 16 ottobre scorso, oggi Luigi Genesio Icardi (Assessore alla Salute della Regione Piemonte), coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e Sergio Venturi (Assessore alla Salute della Regione Emilia-Romagna), presidente del Comitato di Settore Regioni-Sanità, hanno incontrato Tonino Aceti, portavoce della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (Fnopi) e Franco Vallicella del Comitato Centrale della Fnopi.

Il confronto odierno rappresenta l’avvio del Tavolo previsto dal protocollo siglato dalla Fnopi e dalla Conferenza delle Regioni il 20 dicembre scorso. Sono stati affrontati i principali temi relativi allo sviluppo della professione infermieristica alla luce del futuro Patto per la Salute.

Sotto questo profilo si è concordato un percorso che possa portare a una definizione puntuale della funzione e del ruolo dell’infermiere di famiglia. Una figura che si intende proporre nella stesura definitiva del nuovo Patto.

Quello odierno è un metodo innovativo di confronto che si inserisce in un più ampio contesto che intende coinvolgere insieme tutte le professioni che a vario titolo lavorano e concorrono allo sviluppo del Servizio Sanitario.

Un metodo che ha portato alla proposta di una Conferenza Nazionale sulla Salute. Idea che ha già incontrato la valutazione positiva del Ministro della Salute, Roberto Speranza. Una Conferenza che vuole essere anche il progetto di una grande alleanza fra le istituzioni statali e regionali e le professioni, mediche e sanitarie, con l’obiettivo di rilanciare e valorizzare la Sanità pubblica italiana.

 

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