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Ecco cosa vuol dire non dimenticarsi degli infermieri

“…lo dico a nome del Governo, ma sono sicuro che tutti i membri del Parlamento possano ritrovarsi in quest’impegno, non ci dimenticheremo di voi e di queste giornate così rischiose e stressanti… “

E’ con queste parole che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, attraverso l’informativa in aula alla Camera del 25 marzo, si rivolge agli infermieri impegnati in prima linea nell’emergenza Covid.

Ma cosa vuol dire concretamente non dimenticarsi degli infermieri?

 Significa innanzitutto prendere realmente coscienza della gravità del dato del numero dei contagi degli operatori sanitari: 7.763 al 28 marzo. Di questi quasi 4.000 sono infermieri.

Rendersi conto che se siamo arrivati a questo punto è perché c’è stata, e continua ad esserci, una falla enorme per quanto riguarda la messa a disposizione dei dispositivi di protezione individuali (DPI), senza considerare il fatto che all’aumentare del contagio di operatori e cittadini, si è continuato a dibattere sull’eventuale opportunità o meno di fare i tamponi a tutto il personale sanitario.

Tamponi e DPI

Non dimenticarsi degli infermieri vuol dire decidere ora di fare tamponi e garantire a tutti la piena disponibilità di DPI.

 Non dimenticare, vuol dire tenere bene a mente il numero 23. A tanto ammonta sinora il numero degli infermieri deceduti a causa del Covid, di cui 2 suicidi. Riflettere sui perché di tutto questo è un imperativo categorico. Cosa è successo, cos’è mancato? Cosa ne sarà delle loro famiglie? Lo Stato sarà al loro fianco? Se sì, come? E ancora. Perché il supporto psicologico per infermieri, medici e per gli altri operatori sanitari rappresenta ancora la cenerentola del SSN? Eppure, ogni giorno sono faccia a faccia con la morte, e in mezzo a mille difficoltà sostengono anche i familiari dei tantissimi pazienti deceduti. E quando il numero dei pazienti è troppo elevato rispetto alla disponibilità di posti letto in terapia intensiva e alla quantità di ventilatori disponibili, come lo è attualmente soprattutto in alcune aree del paese, chi sostiene quotidianamente i professionisti nell’esercizio del loro lavoro e delle loro scelte sempre più difficili? Il rischio è il crollo psicologico, un rischio che non possiamo permetterci.

Indennità di rischio che non ci sono

Non dimenticarsi degli infermieri vuol dire ricordarsi dei molti infermieri contagiati, costretti alla quarantena, che devono sostenere di tasca propria le spese di alloggio, peraltro difficile da trovare per la paura del contagio, presso il quale si devono necessariamente appoggiare. Stessa situazione per quegli infermieri che responsabilmente, per non rischiare di infettare i propri figli e tutti i loro cari, decidono di affittare un appartamento a loro spese. Lo Stato deciderà di restituire agli infermieri una parte di queste spese?

Leggere le dichiarazioni di alcuni interlocutori che già provano a mettere le mani avanti sul possibile nesso di causalità tra l’esercizio professionale degli infermieri (come degli altri operatori della sanità) e il contagio da coronavirus sul luogo di lavoro, come a dire che un infermiere senza DPI durante il suo turno di lavoro è assolutamente certo che abbia contratto il virus a casa sua, è un’offesa al valore e al contributo che gli infermieri insieme a tutti gli altri professionisti sanitari stanno mettendo a disposizione del Paese e dell’attuazione dell’art. 32 della Costituzione. Allora non scordarsi di tutti loro signor Presidente del Consiglio vuol dire mettere a tacere, ora, qualunque dubbio sull’origine del contagio degli infermieri, perché sotto gli occhi di tutti. Vuol dire, che subito dopo l’emergenza sarà necessario dare un segnale concreto di vicinanza dello Stato.

Superata la pandemia torna la carenza

Superata l’emergenza coronavirus ci sarà una nuova grande emergenza: la gestione di tutte le prestazioni sanitarie annullate/rinviate in questi mesi (esami, visite, interventi) e la presa in carico delle cronicità, che in questo periodo stanno pagando un costo altissimo derivante dall’impreparazione del nostro sistema rispetto all’emergenza.

E allora la grande questione della carenza del personale infermieristico, che oggi stiamo vivendo in tutta la sua drammaticità, dovrà tornerà ancora più a bomba.

Infatti, l’attuale carenza complessiva è di oltre 20mila unità di infermieri per poter fare fronte alle necessità legate al rispetto della normativa europea su turni e orari di lavoro nelle strutture del SSN e di oltre 30mila unità per rendere efficiente l’assistenza sul territorio; tra cinque anni la carenza complessiva potrebbe attestarsi a quasi 70mila infermieri.

Pochi infermieri: lo dicono anche a livello internazionale

Il numero di infermieri in Italia per mille abitanti resta tra i più bassi dei 35 paesi considerati nel Rapporto OCSE 2018 (confermato anche nel 2019), come basso è anche il rapporto medici/infermieri.

Ogni volta che si assegna 1 assistito in più a un infermiere (il rapporto ottimale sarebbe 1:6) aumenta del 23% l’indice di burnout, del 7% la mortalità dei pazienti, del 7% il rischio che l’infermiere non si renda conto delle complicanze a cui il paziente va incontro.

Ricordarsi degli infermieri vorrà dire mettere in campo un grande piano assunzionale per mettere in sicurezza il SSN e la salute dei cittadini. Bisognerà fare meglio e molto di più rispetto a quanto si è fatto con i recenti decreti emergenziali, dove si finanzia prevalentemente il lavoro straordinario e quello autonomo e occasionale. E’ il caso dei 100 infermieri INAIL assunti attraverso contratti co.co.co. Una scelta che stona decisamente con le dichiarazioni roboanti di alcuni politici sul ruolo di eroi di infermieri e medici, una scelta che va rivista.

Ufficio parlamentare di Bilancio: a fine emergenza necessario riassetto strutturale

Come ha ricordato l’Ufficio Parlamentare di Bilancio “Alla fine dell’emergenza si porrà la questione di un generale riassetto strutturale del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e di una riprogrammazione del personale, anche sulla base dell’esperienza accumulata, mirati a consolidarne le capacità di affrontare le 3 condizioni ordinarie di domanda e garantire un margine di manovra per la gestione delle criticità epidemiologiche inattese”.

Adeguare le retribuzioni

 Infine, ricordarsi degli infermieri vuol dire ricordarsi che, come recentemente sottolineato da Marco Leonardi (consigliere economico del MEF) in una recente articolo, la professione infermieristica è al contempo un lavoro essenziale ma purtroppo pagato poco: circa 33mila euro lordi annui in Italia a fronte dei 41 mila della Germania e degli 83mila dei Paesi Bassi.

Una retribuzione decisamente non coerente con il livello di professionalità, di responsabilità, di percorso di studio e con il valore della professione infermieristica per la comunità.

Tutto questo, e tanto altro ancora, vuol dire non dimenticarsi degli infermieri, nella certezza che al contrario gli infermieri mai si sono dimenticati e mai si dimenticheranno della salute e dei diritti dei loro pazienti. E lo dimostra la risposta all’ordinanza della protezione civile #INFERMIERIPERCOVID: nonostante ognuno di loro sia al lavoro (tra gli infermieri c’è tanta carenza e poca disoccupazione) hanno risposto alle 20 di ieri sera in 9.448. Questi sono gli infermieri.

Di Tonino Aceti, Portavoce Federazione Nazionale Ordini Infermieri

 

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Unità infermieristica per COVID-19: 500 infermieri per le zone più colpite

Ordinanza della Protezione civile  n. 656 del 26 marzo 2020: si costituisce una Unità  infermieristica a supporto delle strutture sanitarie regionali più colpite da COVID-19.

In sintesi, 500 infermieri volontari (selezionati in base alle esperienze professionali “ritenute necessarie” tra le domande che arriveranno entro le 20 del 28 marzo) faranno parte di una task force destinata dalla protezione civile alle Regioni più colpite da COVID-19. A questi infermieri, siano essi dipendenti del Ssn, di strutture anche non accreditate con questo o liberi professionisti, verranno corrisposti 200 euro al giorno oltre allo stipendio o al guadagno già percepito e se non assicurati in modo specifico a questo ci penserà la Protezione civile che gli rimborserà anche le spese di viaggio.

Per far parte della task force non serve l’autorizzazione del servizio sanitario di appartenenza, ma per i dipendenti l’assenso della struttura da cui dipendono.

Ecco più in dettaglio cosa dice l’ordinanza.

500 infermieri volontari

L’Unità, si legge nell’ordinanza,  è composta di un numero massimo di 500 infermieri scelti dal Capo del Dipartimento della protezione civile, sulla base delle specifiche esperienze professionali ritenute necessarie, tra le seguenti categorie:
a) Infermieri dipendenti del Servizio sanitario nazionale;
b) Infermieri dipendenti da strutture sanitarie anche non accreditate con il Servizio sanitario nazionale;
c) Infermieri libero professionisti anche con rapporto di somministrazione di lavoro.

L’ordinanza specifica che la partecipazione all’Unità è su base volontaria e gli infermieri individuati si rendono disponibili a prestare l’attività presso i servizi sanitari regionali, che ne facciano richiesta, individuati dal Capo del Dipartimento della protezione civile con priorità per quelli maggiormente in difficoltà operativa a causa dell’emergenza.

Le procedure per le autorizzazioni

Per l’impiego nell’Unità si prescinde dall’assenso del servizio sanitario regionale di appartenenza.

Per gli infermieri dipendenti è richiesto l’assenso della struttura di appartenenza se si tratta di strutture sanitarie accreditate con il servizio sanitario nazionale e, per quelli liberi professionisti della struttura presso cui prestano servizio in regime di somministrazione lavoro se si tratta di strutture convenzionate con il Servizio sanitario nazionale.

L’attività prestata nell’Unità è considerata servizio utile a tutti gli effetti.

Compenso: 200 euro al giorno extra

A ciascun infermiere dell’Unità è corrisposto, per ogni giorno di attività effettivamente prestato, un premio di solidarietà forfettario di 200 euro, che non concorre alla formazione del reddito, corrisposto direttamente dal Dipartimento della protezione civile.

Per gli infermieri dipendenti resta fermo il trattamento economico complessivo, eventualmente, già in godimento, a carico dei servizi sanitari ovvero delle strutture di appartenenza.

Unità in funzione fino alla cessazione dell’emergenza

L’Unità opera fino alla cessazione dello stato di emergenza e il Dipartimento della Protezione Civile è autorizzato, se le assicurazioni professionali degli infermieri non coprono l’attività prestata, a stipulare idonea polizza assicurativa e professionale.

Per aderire: infermieripercovid@protezionecivile.it o compilare il format breve sul sito della Protezione Civile

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FNOPI: “Trattamenti inversamente proporzionali al nostro contributo”

“Gli infermieri stanno dando tutto, anche la salute nell’emergenza COVID-19 e tutti lo riconoscono, per primi i cittadini. Ma dallo Stato, nonostante le citazioni e gli encomi per i quali ringraziamo (ma che a questo punto dobbiamo pensare di dover considerare solo di facciata), stanno ricevendo solo ‘pannicelli caldi’ come segnale di rispetto per il loro impegno, la loro professionalità, la loro volontà di non lasciare mai solo nessuno. Valori che, comunque, non verranno mai meno in questa emergenza”.

La Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) lancia un altolà al comportamento che si sta tenendo a livello professionale verso i suoi iscritti, esaltati come “eroi” la mattina e trattati come merce di scarso valore la sera nei provvedimenti delle istituzioni nazionali e regionali.

Danni ai professionisti e agli assistiti

“Tutto questo accade – sottolinea la Federazione – in un momento in cui atteggiamenti che portano a una scarsa considerazione di alcuni professionisti rispetto ad altri, hanno conseguenze non solo professionali, ma soprattutto morali e psicologiche, sicuramente dannose e controproducenti sia per i professionisti che, di riflesso, per gli assistiti”.

Le differenze pesano

E la FNOPI in questo senso ha inviato una lettera a tutte le figure istituzionali coinvolte, dal premier ai ministeri, dalla Protezione Civile alle Regioni, dove si sottolineano una serie di sperequazioni alla categoria, dall’emanazione della circolare della Protezione Civile che recluta ‘solo’ 300 medici lasciando alla scelta volontaria gli infermieri che invece anche loro dovrebbero essere reclutati a livello nazionale al decreto Cura Italia che prevede concorsi e assunzioni a tempo indeterminato per i medici all’INAIL mentre lascia solo contratti precari (Co.Co.Co.) di collaborazione agli infermieri. Dal reclutamento dei militari per il quale i medici, così come lo sono i laureati di altre discipline, sono inquadrati nei ruoli degli ufficiali, mentre gli infermieri, laureati anch’essi e anche specializzati, si fermano a livello di sottufficiali fino a bandi regionali sempre solo come Co.Co.Co o partite Iva per gli infermieri con compensi di 13-19 euro l’ora.

“Gli infermieri – scrive la Federazione – finora sono la gran parte di quegli operatori sanitari risultati positivi a COVID-19 e molti di loro sono anche deceduti per colpa dell’epidemia. Gli infermieri sono quei professionisti che accolgono i pazienti, gli sono vicini e spesso li supportano in momenti in cui altrimenti resterebbero del tutto soli”.

Professionisti uguali difronte all’emergenza

“Ci rendiamo conto – prosegue – della difficoltà di reperire personale e nessuno più degli infermieri, come i medici, conosce e ha coscienza della gravità e dell’emergenza in cui ci troviamo. Resta tuttavia grave che esista una sperequazione fortissima tra professionisti di altre professioni e infermieri, per i quali finora e a quanto pare ancora adesso e nonostante tutto, si fa conto solo sulla volontarietà della loro azione, della loro disponibilità e del loro intervento”.

“Gli infermieri sono professionisti laureati e anche specializzati – aggiunge la FNOPI –  che non meritano una considerazione così scarsa rispetto al loro impegno e al loro lavoro, che sono comunque in forte carenza nei luoghi dove i numeri dell’epidemia sono più alti, non lasciando per questo mai nessuno da solo, rinunciando a turni e anche a contatti con le proprie famiglie, rischiando alla stessa stregua e con i medici in prima linea nella lotta a COVID-19”.

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Il ministro Speranza telefona agli infermieri nelle Regioni

“Chiamo personalmente per ringraziare a uno a uno tutti gli infermieri che stanno combattendo e affrontando questa emergenza sanitaria, assistendo con competenza, passione e umanità i nostri malati”.
Sono queste le parole che il ministro della Salute Roberto Speranza ha rivolto oggi al telefono ai coordinatori regionali degli Ordini delle professioni infermieristiche, ai presidenti di Ordine delle province più colpite da COVID-19, ma anche direttamente ad alcuni infermieri – anche positivi al virus – che si trovano in prima linea sui fronti più contagiati del Nord.
I presidenti hanno assicurato il ministro che nessun infermiere, nessun medico, nessun operatore si è tirato indietro e che oggi tutti stanno cercando di fare ancora di più di quanto fatto, “perché nessuno resti solo”.
Certo, hanno sottolineato i presidenti al ministro, il tempo è sempre meno, lo scenario degli ospedali, specie al Nord e in particolare in Lombardia è drammatico, le condizioni di lavoro degli infermieri e degli operatori sanitari sono sempre più difficili e logoranti, fisicamente e psicologicamente.
Il ministro ha assicurato di stare facendo tutto il possibile con Angelo Borrelli e Domenico Arcuri per trovare DPI e tutto quello che serve alla tutela della salute degli operatori e ha rivolto loro un saluto commosso: “Ho infinita gratitudine per quello che voi infermieri state facendo, vi abbraccio tutti, ora virtualmente e spero presto di poterlo fare di persona”.
La Federazione nazionale degli ordini degli infermieri rivolge al ministro Speranza un ringraziamento particolare perché le sue parole hanno dato sicuramente maggior forza a chi sta davvero dando se stesso per la tutela della salute dei cittadini.

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Lettera FNOPI a Governo e Regioni: “Garantite anche la nostra salute”

Una Lettera appello indirizzata al Governo e alle Regioni arriva dai 450mila infermieri presenti in Italia: “Noi stiamo facendo e continueremo a fare il nostro dovere sino in fondo, ma anche le Istituzioni devono fare lo stesso garantendo la nostra salute e quindi quelli dei cittadini che assistiamo.  Aiutateci a salvare vite. E per farlo garantite subito, ora, agli operatori sanitari – medici, infermieri, ma anche chiunque alto si occupi dell’emergenza COVD-19 – gli indispensabili dispositivi di protezione individuale (DPI)”.

Risorse anche per integrare gli organici

Ma non solo. Secondo la FNOPI “tra i finanziamenti messi in campo per combattere la pandemia una parte deve essere finalizzata ai DPI e alle attrezzature necessarie, ma ci deve essere anche una quota che permetta di integrare gli organici: quelli oggi sul campo non ce la fanno più e studi internazionali parlano chiari: un professionista che superi di molto il turno e sia stressato aumenta il rischio di mortalità dei pazienti dal 7 all’11per cento”.

“Servono infermieri non reperiti con mezzi di fortuna come l’accorciamento delle sedute di laurea o il richiamo dei pensionati oppure l’integrazione nel Ssn di personale militare, sicuramente necessario in questo momento, ma non decisivo perché la carenza ha ben altre dimensioni e i fatti, purtroppo, lo stanno dimostrando”, si legge ancora nella lettera FNOPI.

La FNOPI fa un solo esempio banale: prendendo a riferimento le terapie intensive e le terapie intensive neonatali presenti sul territorio e senza contare quelle in più che si stanno realizzando e tenendo conto degli standard di personale per queste che prevedono almeno due infermieri per paziente, servirebbero su tre turni giornalieri almeno 36mila infermieri dedicati. E questo a fronte di una carenza che ormai da anni denunciamo di circa 53mila unità e una perdita dal 2009 a oggi di oltre 12mila infermieri.

I problemi dei professionisti

In più, la Federazione sta ricevendo a ritmi incalzanti messaggi dai suoi iscritti che denunciano la carenza o la totale assenza di DPI specie per gli interventi sul territorio, a casa dei pazienti, negli hospice e Rsa. Qualcuno addirittura nel 118.

“È fondamentale invece – afferma la FNOPI – la fornitura di DPI consoni alla situazione che permettano da un lato la protezione degli operatori per evitare le centinaia se non migliaia di situazioni di contagio tra loro, anche grave in alcuni casi fino al decesso, ma, dall’altro, soprattutto per garantire la sicurezza ai pazienti che altrimenti troverebbero proprio in chi li cura e li assiste una fonte probabile di contagio. E comincia a nche a scarseggiare l’ossigeno, fondamentale per l’assistenza anche nelle terapie intensive”.

Strutture sul territorio a rischio

Questo secondo la Federazione ovunque e, in particolare proprio nelle strutture che accolgono i più fragili, coloro i quali tengono alta la percentuale di mortalità, come RSA e Hospice, dove i fenomeni negativi si sommano e muoiono, specie nelle aree a maggior rischio, decine di persone anziane ogni giorno.

“L’assenza di DPI forniti soprattutto agli ospedali e la carenza di personale dovuta anche al fatto che ad esempio per gli infermieri, quelli presenti nelle graduatorie sono reclutati dagli ospedali e dalle terapie intensive, lasciano scoperta o rendono pericolosa l’assistenza sul territorio”, spiega la FNOPI.

Più controlli su #iorestoacasa

“A tutto questo poi – sottolinea la Federazione – va affiancato un comportamento da parte dei cittadini in linea con le indicazioni previste nei provvedimenti emergenziali: ancora una loro parte non comprende sino in fondo la situazione e che anche una semplice trasgressione – c’è chi parte dal Nord verso un Sud per ora, e solo per ora, meno a rischio, c’è chi frequenta i parchi pubblici nelle città nella convinzione che l’aria aperta non favorisca il contagio e così via – che può anche non apparire tale, può mettere a rischio se stessi, gli operatori che devono nel caso intervenire e chi tra i malati è più fragile e per i quali un’infezione da coronavirus potrebbe rappresentare il colpo di grazia inatteso a condizioni già di per se abbastanza gravi dal punto di vista della salute. Su questo non si può restare a guardare!”.

FNOPI a fianco di Governo e Regioni

La FNOPI conclude la lettera affermando che “è necessario e indispensabile un Vostro immediato intervento e la FNOPI, come anche le altre Federazioni di professionisti sanitari in prima linea nella guerra contro COVID-19, è al Vostro fianco nelle scelte e nelle decisioni. Un intervento che abbatta tali problemi e consenta di mantenere il livello del nostro Servizio sanitario nazionale pubblico, ma anche della componente privata che lo sta concretamente aiutando e supportando, all’altezza di ciò che si è dimostrato finora: un esempio e un modello da seguire per tutti gli altri paesi del mondo. Che consenta in questo caso di salvare vite”.

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COVID-19: ulteriori misure di contenimento nel Dpcm del 4 marzo 2020

Misure di contenimento ancora più rigorose di quelle fin qui adottate e, soprattutto, estese a tutto il Paese nel nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri datato 4 marzo e già pubblicato in Gazzetta ufficiale, che estende, con diverse modalità a seconda della zona di rischio, le azioni per evitare la diffusione di COVID-19.

Tutto ciò che è sospeso nel Paese

Sono sospesi i congressi, le riunioni, i meeting e gli  eventi sociali,  in  cui  è  coinvolto  personale  sanitario  o   personale incaricato dello svolgimento di  servizi  pubblici  essenziali  o  di pubblica utilità.

Sono sospese le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura,  inclusi  quelli  cinematografici  e  teatrali, svolti in ogni  luogo,  sia  pubblico  sia  privato,  che  comportano affollamento di persone tale da  non  consentire  il  rispetto  della distanza di sicurezza  interpersonale  di  almeno  un  metro.

Sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, svolti in  ogni  luogo,  sia  pubblico  sia privato (ma nei comuni diversi da  quelli delle zone rosse sarà possibile lo  svolgimento di  questi  eventi  e  competizioni e  delle   sedute   di allenamento degli atleti agonisti, all’interno di  impianti  sportivi utilizzati a porte chiuse, o all’aperto  senza  la  presenza  di pubblico e  in tutti tali casi, le associazioni e le società sportive, per mezzo del proprio personale medico, sono  tenute  a  effettuare  i controlli idonei a contenere  il  rischio  di  diffusione  del  virus tra  gli  atleti,  i  tecnici,  i  dirigenti  e  tutti  gli accompagnatori che vi partecipano).

Poi oltre la chiusura delle scuole e delle università (sono esclusi dalla  sospensione  i  corsi  post universitari legati all’esercizio di professioni  sanitarie,  inclusi quelli per i medici in formazione specialistica, i  corsi  di formazione  specifica  in  medicina  generale,   le   attività   dei tirocinanti delle professioni sanitarie, e le  attività  delle scuole dei ministeri dell’interno e della difesa).

Niente viaggi di istruzione, visite guidate o “uscite didattiche” e per la riammissione a scuola dopo un’assenza di cinque giorni dovuta a malattia infettiva notificata, la riammissione avviene dietro presentazione di certificato  medico,  anche  in  deroga  alle disposizioni vigenti.

E in questo senso via libera alla didattica a distanza

Limitare gli accessi di accompagnatori nelle strutture sanitarie

E’ vietato invece agli accompagnatori dei pazienti permanere nelle sale di attesa dei dipartimenti emergenze e accettazione e  dei pronto soccorso (DEA/PS), salve specifiche  diverse  indicazioni  del personale sanitario preposto, l’accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo  degenza,  residenze  sanitarie  assistite  (RSA)  e  strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitata ai  soli casi indicati dalla  direzione  sanitaria  della  struttura,  che è tenuta  ad  adottare  le  misure  necessarie  a  prevenire  possibili trasmissioni di infezione.

Il “lavoro agile” può essere applicato per la durata dello  stato  di  emergenza  previsto dalla  deliberazione  del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020, dai datori di lavoro  a  ogni rapporto di lavoro subordinato, anche  in  assenza  degli   accordi individuali   previsti.

Poi, per chi non avesse potuto sostenere prove di esame, con apposito provvedimento dirigenziale è disposta in favore dei candidati la proroga dei termini previsti dagli articoli 121  e  122  del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.

Per quanto riguarda le indicazioni  fornite  dal  Ministero  della salute,  d’intesa  con  il  coordinatore  degli  interventi  per   il superamento dell’emergenza coronavirus, le articolazioni territoriali del  Servizio  sanitario  nazionale  assicurano  al  Ministero  della giustizia il supporto per il contenimento  della  diffusione  del contagio del COVID-19,  anche  mediante  presidi che garantiscano , secondo i protocolli sanitari  elaborati  dalla  Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero  della  salute,  i nuovi ingressi negli istituti penitenziari e  negli  istituti  penali per minorenni, fino  al termine dello stato di emergenza.

Nuove misure di informazione e prevenzione

Il Dpcm prevede anche una nuova serie di misure di informazione e prevenzione da adottare sull’intero territorio nazionale.

Il personale sanitario si attiene alle misure  di prevenzione per la diffusione delle infezioni  per  via  respiratoria previste dall’Organizzazione Mondiale  della  Sanità  e  applica  le indicazioni per la sanificazione e  la  disinfezione  degli  ambienti previste dal Ministero della salute.

Si raccomanda a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità o  stati di immunodepressione congenita o  acquisita,  di  evitare  di  uscire dalla  propria  abitazione  o  dimora  fuori  dai  casi  di   stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali  non  sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

Nelle scuole, nelle università negli  uffici  delle  pubbliche amministrazioni, sono esposte presso gli ambienti aperti al pubblico, o di maggiore affollamento e  transito,  le  informazioni  sulle misure di prevenzione igienico sanitarie.

I  sindaci  e  le  associazioni  di  categoria  promuovono  la diffusione delle informazioni sulle misure  di  prevenzione  igienico sanitarie    anche   presso   gli   esercizi commerciali ed è raccomandato ai comuni  e  agli  altri  enti  territoriali, e alle associazioni culturali e sportive, di offrire  attività ricreative individuali alternative a quelle collettive interdette dal Dpcm, che promuovano e favoriscano  le  attività  svolte all’aperto, senza  creare  assembramenti  di  persone o anche svolte  svolte presso il domicilio degli interessati

Nelle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nelle  aree di accesso alle strutture del servizio sanitario, e in tutti  i locali aperti al pubblico, sono messe a disposizione degli addetti e degli utenti e visitatori, soluzioni disinfettanti per l’igiene delle mani.

Nello svolgimento  delle  procedure  concorsuali  pubbliche  e private sono adottate opportune misure organizzative per  ridurre i contatti ravvicinati  tra  i  candidati  e  tali  da  garantire  ai partecipanti la possibilità di rispettare la distanza di  almeno  un metro tra di loro.

Le aziende di trasporto pubblico  anche  a  lunga  percorrenza adottano interventi straordinari di sanificazione dei mezzi.

Chiunque, a partire dal quattordicesimo giorno antecedente  la data di pubblicazione del presente decreto, abbia fatto  ingresso  in Italia dopo aver soggiornato in zone a rischio  epidemiologico,  come identificate  dall’Organizzazione  Mondiale  della  Sanità,  o   sia transitato e abbia sostato  nei  comuni  “zona rossa”,  deve  comunicarlo al dipartimento di prevenzione  dell’azienda  sanitaria  competente  per territorio e  al proprio medico di medicina generale  o pediatra di libera scelta. Le modalità di trasmissione dei  dati  ai servizi di sanità pubblica sono definite dalle regioni.

Le indicazioni per gli operatori sanitari

Per quanto riguarda gli operatori sanitari, il Dpcm prevede che in base alle indicazioni delle misure di contenimento provvedano alla prescrizione  della permanenza domiciliare, secondo una serue di le modalità:

  1. a) contattano telefonicamente e assumono informazioni,  il  più possibile dettagliate e documentate, sulle zone di  soggiorno  e  sul percorso del viaggio effettuato nei quattordici giorni precedenti, per una adeguata valutazione del rischio di esposizione;
  2. b) accertano la necessità di avviare la sorveglianza sanitaria e l’isolamento fiduciario,  informano  dettagliatamente  l’interessato sulle misure da adottare, illustrandone le modalità e  le  finalità per assicurare la massima adesione;
  3. c) accertata la necessità di avviare la sorveglianza sanitaria e l’isolamento fiduciario, l’operatore  di  sanità  pubblica  informa il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta da  cui  il  soggetto  è  assistito  anche  per  l’eventuale  certificazione ai fini INPS;
  4. d) in caso di necessità di certificazione INPS  per l’assenza dal lavoro,  si  procede  a  rilasciare  una  dichiarazione indirizzata all’INPS, al datore di lavoro e  al  medico  di  medicina generale o al pediatra di libera scelta in cui si  dichiara  che  per motivi  di  sanità  pubblica   è   stato   posto   in   quarantena, specificandone la data di inizio e fine.

L’operatore di sanità pubblica deve anche:

  1. a) accertare l’assenza di febbre  o  altra  sintomatologia  del soggetto da  porre  in  isolamento,  e  degli  altri  eventuali conviventi;
  2. b) informare la persona circa i sintomi, le  caratteristiche  di contagiosità, le modalità di trasmissione della malattia, le misure da attuare  per  proteggere  gli  eventuali  conviventi  in  caso  di comparsa di sintomi;
  3. c) informare la persona  della  necessità  di  misurare  la temperatura corporea due volte al giorno (la mattina e la sera).

Come avviene l’isolamento domiciliare

Un isolamento domiciliare efficace  deve durare quattordici  giorni dall’ultima esposizione; si devono vietare contatti sociali, spostamenti e viaggi e deve esserci l’obbligo  di  rimanere  raggiungibile  per  le  attività   di sorveglianza.

Se durante questo periodo dovessero comparire i sintomi si deve avvertire immediatamente il medico di medicina generale  o  il pediatra di libera scelta e l’operatore di Sanità Pubblica, indossare la mascherina  chirurgica  fornita  all’avvio  della procedura sanitaria e allontanarsi dagli altri conviventi, rimanere nella propria stanza con la porta  chiusa  garantendo un’adeguata ventilazione naturale, in  attesa  del  trasferimento  in ospedale, se necessario.

In questo caso l’’operatore  di  sanità   pubblica   contatta quotidianamente la persona per avere notizie sulle  condizioni  di  salute. In caso di comparsa di sintomatologia,  dopo aver consultato il medico di  medicina  generale  o  il  pediatra  di libera scelta, il medico di sanità pubblica procede  secondo  le previsioni delle circolari ministeriali.

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COVID-19: Corso FAD dell’ISS. Durata 16 ore, crediti ECM 20,8

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Corso FAD dell’Iss “Emergenza sanitaria da nuovo coronavirus SARS CoV-2: preparazione e contrasto”: partono oggi, 28 febbraio, le iscrizioni.

Le iscrizioni saranno aperte dal 28 febbraio al 28 aprile 2020 e la durata del corso è di 16 ore. E’ in fase di valutazione la possibilità di estendere la partecipazione anche agli studenti.

Il corso “Emergenza sanitaria da nuovo coronavirus SARS CoV-2” darà 20,8 crediti ECM

Non è prevista alcuna quota di iscrizione e il corso darà 20,8 crediti ECM.

Il corso Iss “Emergenza sanitaria da nuovo coronavirus SARS CoV-2” è aperto a tutte le professioni sanitarie attraverso la piattaforma https://www.eduiss.it (del tutto autonoma dalla nostra piattaforma FadInMed).

Il programma del corso

Il Corso FAD ha come obiettivo – come spiega il PROGRAMMA dettagliato pubblicato dall’Iss – di orientare il personale sanitario ad affrontare l’emergenza sanitaria dovuta al nuovo coronavirus (SARS CoV-2) avvalendosi delle evidenze scientifiche attualmente disponibili e delle fonti ufficiali di informazione e aggiornamento.

L’Iss spiega anche i requisiti tecnici per accedere al Corso FAD.

L’obiettivo del corso

L’obiettivo formativo ECM riguarda le tematiche speciali del SSN e SSR e a carattere urgente e/o straordinario individuate dalla Commissione Nazionale per la Formazione Continua e dalle Regioni/Province autonome per far fronte a specifiche emergenze sanitarie con acquisizione di nozioni tecnico-professionali.

Il metodo didattico

Il Metodo didattico è attivo e ispirato ai principi dell’apprendimento per problemi, Problem-based Learning (PBL), in cui i singoli partecipanti si attivano attraverso la definizione di propri obiettivi di apprendimento e la soluzione di un problema, ispirato al proprio contesto professionale.

Il problema è finalizzato a stimolare i partecipanti al confronto con le proprie esperienze professionali e conoscenze pregresse e all’identificazione dei bisogni formativi personali in relazione alla problematica proposta.

Attraverso lo studio del materiale didattico selezionato dagli esperti e la ricerca di ulteriore materiale scientifico per raggiungere i propri obiettivi di apprendimento, il partecipante acquisisce nuovi elementi di conoscenza e nuove capacità per la risoluzione del problema stesso.

Come accedere

Il corso – al quale si invitano tutti i professionisti a partecipare – sarà erogato tramite piattaforma https://www.eduiss.it

Per iscriversi, accedere al sito http://www.eduiss.it

Per istruzioni sulle modalità di iscrizione, accedere alla pagina: http://www.eduiss.it/mod/page/view.php?id=557

 

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Coronavirus: vertice del ministro della Salute con OMS-ECDC-UE

Si è tenuto oggi nella sede del ministero della Salute a Lungotevere Ripa, 1 a Roma, l’incontro con il ministro della Salute, Roberto Speranza, il Commissario UE alla Salute, Stella Kyriakides, il Direttore Europa OMS/WHO, Hans Kluge e il Direttore ECDC, Andrea Ammon.

Di seguito una sintesi dell’intervento del direttore dell’OMS/Europa Hans Kluge.

 “Buongiorno. Grazie per avermi invitato oggi.

Consentitemi di fornirvi un aggiornamento della situazione.

A oggi contiamo oltre 80.000 casi di COVID-19 in 34 paesi. Quattro nuovi Stati membri – Afghanistan, Bahrein, Iraq e Oman – hanno riportato casi di COVID-19 nelle ultime 24 ore.

Il 97% dei casi è segnalato dalla Cina e il nostro pensiero va a tutte quelle famiglie e comunità colpite dalla malattia, alla salute dei lavoratori e alle autorità che lavorano instancabilmente per curare e proteggere le loro popolazioni.

Qui in Europa numerose comunità sono state colpite, ma in nessun paese più che in Italia, dove abbiamo visto un rapido aumento di casi in pochi giorni, alcuni dei quali senza chiari legami epidemiologici, ad esempio con una cronologia di viaggio in Cina o contatto con un caso confermato.

Ciò rappresenta una sfida significativa per le autorità italiane.

Le autorità italiane stanno attuando misure per prevenire la trasmissione in linea con la strategia di contenimento attualmente in corso a livello globale. Per fare ciò, la leadership italiana ha dovuto impegnarsi in importanti decisioni, ponendo la salute davanti alla prosperità economica.  Decisioni difficili ma corrette.

Grazie al Ministero della Salute italiano per aver dato il benvenuto al nostro team comune di esperti WHO-ECDC a Roma. Stiamo facendo del nostro meglio per sostenere il Governo italiano. L’incontro iniziato ieri ha definito la nostra collaborazione in settori come la gestione clinica, la prevenzione e il controllo delle infezioni, la sorveglianza e il rischio, la comunicazione.

Ci uniremo agli esperti del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanita per analizzare informazioni e dati, lavoreremo con le regioni colpite, e consiglieremo e opereremo in uno sforzo comune per fermare COVID-19.

All’OMS stiamo compiendo ogni sforzo possibile per coordinare la risposta a COVID-19 a livello globale.

L’onere di COVID-19 è condiviso e richiede una risposta collettiva da parte di chi è vicino e lontano dal suo impatto immediato di oggi.Tutti devono fare la propria parte.Vorrei lasciarvi con alcuni brevi messaggi:

Per il popolo italiano: proteggi te stesso e gli altri dall’ammalarsi aderendo alla guida delle vostre autorità sanitarie pubbliche e mantenendovi in ​​salute. Ciò anche grazie all’igiene delle mani e delle vie respiratorie e al mantenimento della distanza tra voi e una persona malata; con la ricerca di loro informazioni attraverso canali ufficiali; evitando lo stigma e la discriminazione di altre persone in base alla loro origine.

Per i professionisti della salute: sono gli eroi di questa risposta. Mentre affrontano i rischi più elevati, hanno bisogno di attrezzature e formazione per proteggersi e continuare a salvare gli altri.

Ai media: il vostro ruolo è fondamentale. Questo è il momento per un reporting accurato da fonti ufficiali. Il vostro ruolo in un’epidemia non è semplicemente quello di inseguire la notizia; è svolgere un servizio pubblico: sotto tutti gli aspetti le vostre azioni sono di salute pubblica.

Ai governi in Europa: dovete essere pronti a trovare e testare eventuali casi di COVID-19, trattare i pazienti con dignità e compassione, prevenire la trasmissione successiva e comunicare con il pubblico.

Al Governo italiano: chiedo di continuare a mantenere la sua leadership e determinazione nel contenere il virus e a lavorare in piena sinergia a livello nazionale e internazionale per apprendere, rispondere e condividere.

State facendo un buon lavoro in questo momento, ma dovete mantenere e sostenere gli sforzi affinché nessuno venga lasciato indietro: la salute è una scelta politica.OMS/Europa sta intensificando gli sforzi per il popolo europeo nelle nostre sedi e con i nostri partner.

Questo è il momento della solidarietà globale e possiamo superare la minaccia solo agendo tutti insieme”.

 

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Bicentenario Florence Nightingale, aperte le iscrizioni per il 12 maggio

La FNOPI, in occasione del bicentenario della nascita di Florence Nightingale, fondatrice dell’Infermieristica moderna, il 12 maggio 2020 ha organizzato a Firenze un convegno dedicato dal titolo: “Florence Nightingale e l’Italia. Due secoli di arte e scienza infermieristica”. Proprio nella città in cui ebbe i natali, il 12 maggio 1820.
Si tratta di un evento di risonanza globale, che, peraltro, coincide con la Giornata internazionale degli Infermieri, istituita nel 1965 dall’International Council of Nurses e, da allora, celebrata in tutto il mondo, con una particolare attenzione all’edizione 2020, in quanto proclamato “Anno dell’Infermiere” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Per l’occasione, Firenze sarà la Capitale mondiale dell’Infermieristica per un giorno, e istituzioni, iscritti agli Ordini nazionali e associazioni professionali parteciperanno ad un convegno presso il teatro della Pergola che, alternando relazioni accademiche a letture teatrali, darà conto dell’importante legame tra l’Italia e la figura di Florence Nightingale, il cui monumento funebre è ospitato nel chiostro della vicina Basilica di Santa Croce.
Il programma della Giornata del 12 maggio prevede: il Saluto delle autorità e dell’Ordine ospitante, l’annullo filatelico e la relazione introduttiva della Presidente FNOPI, Barbara Mangiacavalli.
Seguiranno le relazioni: “Salute e società nell’Europa di Florence Nightingale” a cura di Luca Borghi, Università Campus Bio-Medico di Roma; “Una normale buona infermiera avrebbe salvato Cavour” a cura di Edoardo Manzoni, Università degli Studi di Milano; “Il dibattito sulla riforma dell’assistenza infermieristica in Italia” a cura di Valerio Dimonte, Università degli Studi di Torino e “Non solo Nightingale: le altre donne dell’Ottocento” a cura di Marisa Siccardi, esperta di Storia della Professione Infermieristica.
Quindi, la tavola rotonda: “Attualità del pensiero e dell’azione di Florence Nightingale: clinica, formazione, ricerca, organizzazione e politica”, moderata dal giornalista Michele Bocci, a cui interverranno: Maria Grazia De Marinis, Università Campus Bio-Medico di Roma; Angela Durante, Università di Tor Vergata, Roma; Giovanni Grasso, Coordinatore OPI Toscana; Laura Rasero, Università degli Studi di Firenze e Paolo Zoppi, USL Toscana Centro.
Per l’occasione, ci saranno alcune letture sceniche a cura della Compagnia delle Seggiole che presenterà: “La Signora con… Il martello” su testi di Donatella Lippi, Università degli Studi di Firenze e “Nightingale says…” su testi di Giulio Zella, presidente OPI Vercelli.

Iscrizioni al convegno riservate gratuitamente a infermieri e infermieri pediatrici registrati alla Intranet Albo, accessibile dal seguente indirizzo: http://albo.fnopi.it/Intranet/Login.aspx

IN ALLEGATO Programma provvisorio 12 maggio

CELEBRAZIONI NAZIONALI DELLA GIORNATA DELL’INFERMIERE 2020 – FIRENZE 12 MAGGIO 2020

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CELEBRAZIONI NAZIONALI DELLA GIORNATA DELL’INFERMIERE 2020

FIRENZE 12 MAGGIO 2020
Teatro della Pergola (Via della Pergola, 12/32) dalle ore 9 alle ore 14