Notizie FNOPI

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Cives diventa organizzazione di volontariato: bilanci e prospettive future

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17/10/2018 – Tutti i nuclei provinciali che hanno aderito al nuovo statuto si potranno iscrivere agli Elenchi comunali e regionali di volontariato. 

In ottemperanza alla Legge 1/2018 sulla riforma del Terzo Settore, e ottenuto il passaggio statutario, Cives (Coordinamento infermieri volontari per l’emergenza sanitaria-onlus) è divenuta una OdV, ovvero un’Organizzazione di volontariato.
Ciò ha permesso – e permetterà – a tutti i nuclei provinciali che fino a oggi si sono ricostituiti di potersi iscrivere agli Elenchi comunali e regionali di volontariato.
Un passo importante, dunque, per le attività dei nuclei provinciali e che ha visto subito impegnati i soci di Genova, ad esempio, per il disastroso crollo del ponte Morandi e quelli di Campobasso per l’assistenza agli sfollati del terremoto di agosto. In effetti, due nuclei provinciali che hanno aderito al nuovo statuto e che hanno potuto richiedere l’iscrizione agli elenchi di volontariato del proprio territorio. Cosa che, nella fattispecie, li ha resi immediatamente e direttamente “arruolabili” dal Comune di Genova e dalla Regione Molise.
Questo grosso risultato è frutto del lavoro svolto dal Direttivo attuale (guidato dal presidente nazionale Cives, Maurizio Fiorda, anche consigliere Opi di Roma) e, assieme alla formazione, è stato tra i primi obiettivi dichiarati in campagna elettorale.

Intanto, proseguono i corsi di formazione in tutt’Italia, aperti ai soci Cives OdV. Dopo il primo passaggio improntato sulla formazione teorica e sulle modalità e funzioni della Protezione Civile, il percorso costruttivo continua con la formazione di istruttori BLSD-P e già si sta studiando la continuazione di tale indirizzo per rendere i soci sempre più competenti, preparati e pronti a affrontare le sfide del futuro.
Il direttivo Cives ha presentato anche un progetto al Dipartimento di Protezione Civile per l’implementazione della Colonna Mobile, con l’acquisto di tre autovetture Panda Fiat 4×4, che andranno ad inserirsi nel parco automezzi della Colonna Mobile nazionale Cives e daranno la possibilità di avere una task force operativa, agile e veloce di Infermieri Cives su tutto il territorio nazionale.
Questo, mentre ha aperto il nuovo nucleo provinciale di Padova (il 7 ottobre scorso), mentre il 3 novembre prossimo toccherà a quello di Sassari.

Cives resta in stretto contatto con i vertici del Volontariato di Protezione Civile e la Funzione Sanità, andando a proporre o valutare quanto serve per ottimizzare sempre di più il loro supporto come Associazione di volontariato di Infermieri e, soprattutto, come professionisti infermieri. Tra le iniziative che vede Cives coinvolto lungo lo stivale, va ricordata l’importante campagna di informazione voluta dalla Protezione Civile, “Io non rischio”, ovvero, piccole indicazioni sui comportamenti da adottare prima, durante e dopo un disastro naturale: suggerimenti essenziali che possono salvare delle vite. Ma pure la giornata romana dedicata alle maxi-emergenze, l’11 ottobre, alla Casa dell’Aviatore. OPI Roma, Cives Roma e tanti militari si sono incontrati per discutere delle soluzioni appropriate in termini di competenze infermieristiche da intraprendere in caso di grandi eventi che coinvolgono centinaia di persone. Per l’occasione, Cives ha presentato la sua esperienza in campo, assieme a Ares 118, nel sisma che di recente ha colpito il Centro Italia; nonché con un intervento dedicato alla fase post-emergenza.

 

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Abilitazione scientifica nazionale: fino al 2024 idonei 9 infermieri in prima fascia (ordinari) e 12 in seconda (associati)

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18/10/2018 – Gli infermieri che hanno superato la prova rappresentano il 26% dei candidati promossi nella prima fascia di idoneità all’abilitazione a professore ordinario (in tutto 35 su 49) e il 20% di quelli nella seconda di idoneità all’abilitazione a professore associato (60 in tutto su 111)

Ventuno infermieri – 9 in prima fascia e 12 in seconda – sono stati abilitati per il periodo dal 17 ottobre 2018 al 17 ottobre 2024 nel settore concorsuale  “06/m1 – Igiene generale e applicata, scienze infermieristiche e statistica medica”.

La  modalità di accesso ai ruoli universitari dal 2010 prevede come precondizione, il conseguimento di un’idoneità nazionale, chiamata Abilitazione scientifica nazionale.

Per superarla, i candidati devono preventivamente superare tre valori-soglia calcolati nell’ambito del proprio settore scientifico-disciplinare (numero di monografie, di articoli, di articoli in riviste di fascia A in un determinato lasso temporale), quindi essere soggetti a valutazione da parte di una commissione di cinque docenti ordinari per ogni settore concorsuale.

Le procedure per il conseguimento dell’abilitazione sono indette annualmente con decreto ministeriale, per ciascun settore concorsuale e in modo distinto per la prima e la seconda fascia dei professori universitari.

Il conseguimento dell’abilitazione consente la partecipazione alle procedure concorsuali di abilitazione indette nei sei anni successivi per lo stesso settore concorsuale della stessa fascia o di quella superiore.

Gli infermieri che hanno superato la prova le cui selezioni si sono chiuse il 13 ottobre, rappresentano il 26% dei candidati promossi nella prima fascia di idoneità all’abilitazione a professore ordinario (in tutto 35 su 49) e il 20% di quelli nella seconda di idoneità all’abilitazione a professore associato (60 in tutto su 111).

Sono risultati abilitati nella prima fascia:

Fabio D’Agostino

Valerio Dimonte

Maria Matarese

Alvisa Palese

Cristina Petrucci

Michela Piredda

Gennaro Rocco

Alessandro Stievano

Ercole Vellone

Nella seconda fascia:

Sara Campagna

Angelo Dante

Maura Galletta

Azzurra Massimi

Chiara Mastroianni

Michela Piredda

Gianluca Pucciarelli

Nicola Ramacciati

Gennaro Rocco

Silvio Simeone

Alessandro Stievano

Milko Zanini

A tutti loro vanno naturalmente i complimenti della FNOPi e di tutta la comunità infermieristica

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Al via il tavolo tecnico permanente sull’Infermieristica pediatrica

19/10/2018 – L’organismo è composto da rappresentanti della professione infermieristica pediatrica delle Regioni in cui insistono i principali poli pediatrici italiani. 

Al via i lavori del Tavolo tecnico permanente Fnopi sull’Infermieristica Pediatrica, rappresentativo della peculiarità dell’infermieristica di area pediatrica e neonatologica.
La Federazione intende così porre l’attenzione sul problema della tutela e valorizzazione della specificità e competenza dell’Infermiere Pediatrico e della sua occupazione sul territorio nazionale.Allo stesso tempo intende sostenere e potenziare le competenze e l’innovazione professionale in questo delicato ambito per far sì che ad ogni neonato, bambino, adolescente ed alle famiglie, con problemi potenziali od attuali di salute, siano garantite la migliore qualità e sicurezza delle cure e delle risposte assistenziali infermieristiche. L’ottica è di promuovere un nuovo concetto di salute, inteso non solo come prevenzione e cura delle malattie in età evolutiva, ma anche come acquisizione precoce di stili di vita salutari e difesa da situazioni di rischio e fragilità premessa di una vita migliore nelle fasi successive.

Il tavolo Tecnico, coordinato dal rappresentante del Comitato Centrale, Cosimo Cicia, è stato costituito con componenti rappresentative della professione infermieristica pediatrica delle Regioni in cui insistono i principali poli pediatrici italiani. Le primarie linee ed azioni delineate dal gruppo di lavoro sono l’analisi e la definizione dell’attuale quadro epidemiologico della popolazione infantile in Italia e i trend futuri, dei tassi di occupazione, degli ambiti di esercizio professionale, delle modalità di accesso al mondo del lavoro e dei percorsi di formazione universitaria di base e post-base.

Costituirà priorità affrontare il tema della transitional care e dell’assistenza agli over 18 e definire i possibili sviluppi dell’infermieristica pediatrica e neonatologica nelle cure primarie (pediatria di gruppo), di prossimità, nelle funzioni di prevenzione ed educazione alla salute nelle scuole e comunità infantili ed il possibile coinvolgimento nelle campagne di sanità pubblica. Quanto sopra, anche, alla luce del fenomeno che sta interessando sempre di più quest’Area con una diminuzione significativa di presenza sul territorio di Medici Pediatri, in tale contesto gli Infermieri Pediatrici potrebbero rappresentare una risorsa del sistema salute.

Si lavorerà, altresì, sulla rappresentanza d’Albo e sulla creazione di alleanze e rapporti collaborativi con Società scientifiche di Pediatria e Neonatologia ed Associazioni di genitori e volontariato a Tutela dell’Infanzia. Continuerà, anche, il lavoro di contatti e relazioni in ambito europeo ed internazionale. La costituzione di una rete professionale stabile e rappresentativa di tutto il territorio nazionale permetterà di mettere in luce le migliori pratiche assistenziali nella presa in carico del bambino e della famiglia, le ricerche infermieristiche e di definire staffing outcome in ambito pediatrico e neonatologico.

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FNOPI: “quota 100” porterà via il prossimo anno oltre 39mila infermieri e altri 70mila negli anni successivi

18/10/2018 – Oggi mancano almeno 53mila unità circa, ma con il meccanismo previdenziale a quota 100 rischia di diventare una cifra molto più alta, anche più di un allarme: oltre 39mila hanno un’età e una anzianità sufficiente a raggiungere quota 100 allo scattare della norma

Con le previsioni attuali della manovra per il 2019 la carenza infermieristica rischia di salire da circa 53mila vuoti di organico a oltre 90mila già nel primo anno di applicazione – il 2019 – del criterio “quota 100” per i criteri di pensionamento.

Inoltre – e non è poco – l’aumento promesso del Fondo sanitario nazionale di un miliardo basta a coprire l’esigenza dei servizi, ma le Regioni hanno già calcolato che per contratti degni di questo nome al personale di miliardi ne servono almeno altri due: tre in tutto. Così non sarà possibile farcela e ancora una volta, da dieci anni a questa parte, i professionisti del Ssn, che di questo sono il motore, l’essenza e l’energia vitale, dovranno praticamente lavorare e tenere alto il nome del sistema sanitario solo grazia alla loro volontà personale, come è stato finora.

A lanciare l’allarme è la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), che rappresenta gli oltre 440mila infermieri presenti in Italia, di cui circa 270mila alle dipendenze del Servizio sanitario nazionale.

“Abbiamo il dovere di sottolineare l’acuirsi di una crisi nella gestione dell’organizzazione e dell’assistenza sanitaria che avrà ripercussioni non solo sulla vita lavorativa dei professionisti, ma soprattutto sulla salute dei pazienti. Per quanto riguarda gli infermieri infatti, se per ognuno ci fossero non più di sei pazienti, la mortalità si abbatterebbe del 20%. Oggi la media è di 11 pazienti per infermiere a fronte della carenza di circa 53mila unità. Domani questa situazione potrebbe quasi raddoppiare e con lei i rischi che ne derivano”.

Analizzando le prime ipotesi della manovra 2019 – che dovrà passare comunque il vaglio del Parlamento – per quanto riguarda le risorse per i nuovi contratti 2019-2021 la disponibilità sarebbe per ora di circa 284 milioni per il prossimo anno, mentre le Regioni hanno già sottolineato un fabbisogno di almeno due miliardi.

Mantenendo costante la previsione di inflazione media annuale secondo l’indice Ipca (indice europeo) che per il 2019 ipotizza l’1,3%, si avrebbe a fine del periodo triennale un fabbisogno di aumenti pari al 3,9%, rispetto al 3,48% concesso nel contratto 2016-2018 chiuso da poco per il personale.

Calcolando tale percentuale sulla retribuzione media degli infermieri nel 2016 (ma i conti andranno fatti su quella 2017 quando il relativo Conto annuale sarà disponibile), la massa degli aumenti per la categoria dovrebbe essere di almeno 343 milioni, già superiore quindi a quanto sarebbe disponibile per tutta la Sanità nella legge di Bilancio 2019.

Volendo anche riferirsi agli aumenti per il solo 2019, la somma necessaria sarebbe pari a circa 114 milioni, il 40% circa della disponibilità preventivata.

C’è poi il problema della carenza infermieristica vera e propria.  Oggi mancano almeno 53mila unità circa, ma con il meccanismo previdenziale a quota 100 rischia di diventare una cifra molto più alta, anche più di un allarme.

Gli infermieri interessati dal meccanismo infatti – quelli dai 55 anni in su di età – sono circa 103mila, destinati presto a poter fuoriuscire dal Ssn.

Di questi la metà (50.574) sono oltre i 60 anni e ancora tra questi oltre 39mila hanno anche un’anzianità sufficiente a raggiungere quota 100 allo scattare della norma. Una buona notizia per i colleghi che ormai stanchi e a forte rischio inidoneità continuano a garantire l’assistenza, ma un disastro se non si garantisce il ricambio generazionale.

Nel 2019 quindi si rischia di raggiungere una carenza infermieristica tra organici già mancanti e nuovi pensionamenti di quasi 90mila infermieri. Un vero e proprio rischio di paralisi per l’assistenza.

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FNOPI: stop all’uso improprio dei social. Ecco il pronunciamento del Consiglio Nazionale

5/10/2018 –  I 102 presidenti degli Ordini provinciali riuniti nel Consiglio nazionale hanno sottoscritto un documento sulla condotta dei loro iscritti sui social: ogni comportamento che leda la professione e l’immagine dei professionisti attraverso i social sarà punito: la rappresentanza professionale si impegna a essere guida ed esempio per un buon uso dei social   

Condotte inopportune degli Infermieri sui social? Altolà della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) che rappresenta gli oltre 440mila professionisti presenti in Italia (il più grande Ordine professionale italiano.

I 102 presidenti degli Ordini provinciali riuniti nel Consiglio nazionale hanno sottoscritto un documento sulla condotta dei loro iscritti sui social.

Guai all’infermiere che qualificandosi tale agisce sui social e sul web, magari creando anche un profilo fake,  mancando di decoro, di rispetto, usando turpiloquio, rinunciando a ogni possibilità di confronto costruttivo e sereno, parlando senza cognizione di causa sia in merito a evidenze scientifiche sia in merito a una consapevolezza ragionata dei fenomeni di cui discute: Federazione e Ordini provinciali interverranno sul piano disciplinare.

La scelta di un posizionamento ufficiale che preveda maggior rigore nei confronti di chi utilizza i social qualificandosi come infermiere minando l’immagine di tutta la comunità professionale che ne esce mortificata sul piano etico, deontologico, culturale e frenando la credibilità politica istituzionale delle rappresentanze nei confronti della società civile, politica, professionale, nasce dai troppi casi in cui ultimamente una compattezza professionale avrebbe potuto ottenere vantaggio dalla comunicazione social mentre l’atteggiamento e l’uso improprio di alcuni sono diventati vetrina di una minoranza professionale livorosa, aggressiva e violenta che danneggia tutti.

La FNOPI e tutti gli Ordini provinciali ritengono quindi indispensabile dotarsi di una policy (o anche di condividere una netiquette – la buona educazione in rete – con i propri utenti) per poter moderare in modo corretto e trasparente le discussioni generate dai post pubblicati e comprendere che non tutti i contenuti sono adatti a Facebook: le immagini possono trovare spazio su Instagram, i video su Youtube, i posizionamenti istituzionali su Twitter, gli approfondimenti e i documenti ufficiali sul sito istituzionale e così via.

Cinque i passaggi mutuati dal Codice Deontologico vigente da rispettare se ci si qualifica come infermiere su ogni piattaforma comunicativa

1)    tenere conto dei valori etici, religiosi e culturali, del genere e delle condizioni sociali della persona;

2)    impegnarsi a cercare il dialogo, nel caso di conflitti determinati da diverse visioni etiche;

3)    perseguire uno spirito di collaborazione e confronto con i colleghi o con altri professionisti sanitari e non;

4)    riconoscere e valorizzare lo specifico apporto degli altri attori che operano nell’equipe;

5)    tutelare il decoro personale e il proprio nome e salvaguardare il prestigio della professione.

“Se i mezzi di comunicazione oggi ci hanno dato libertà di parola su ogni argomento e in ogni contesto – sottolinea nel documento la FNOPI – questo non significa che tale libertà sia esente da conseguenze anche disciplinari”.

Per questo Federazione e Ordini hanno deciso di agire. Ogni comportamento che leda la professione e l’immagine dei professionisti attraverso i social sarà punito: la rappresentanza professionale si impegna a essere guida ed esempio per un buon uso dei social.

IN ALLEGATO IL PRONUNCIAMENTO DEL CONSIGLIO NAZIONALE FNOPI

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Survey laboratorio FNOPI Giovani: due indagini per comprendere le criticità dei giovani in ambito professionale

04/00/0018 – Sono state realizzate due survey on line che permetteranno anche di creare una “rete”: Una aperta a tutti gli infermieri under 30, l’altra per la dimensione giovanile all’interno degli Ordini. Il  principio ispiratore è “inclusività”, ed è per questo che FNOPI Giovani inizia chiedendo proprio direttamente ai giovani colleghi

“FNOPI giovani”, il laboratorio permanente per fare da collettore, interprete e supporto delle peculiarità del mondo professionale infermieristico più giovane con un approccio sia interno alla dimensione ordinistica che esterno verso il mondo lavorativo, inizia ufficialmente il suo percorso di lavoro.

Sono state realizzate due survey che permetteranno anche di creare una “rete”: Una aperta a tutti gli infermieri under 30, l’altra per la dimensione giovanile all’interno degli Ordini. Il  principio ispiratore è “inclusività”, ed è per questo che FNOPI Giovani inizia chiedendo proprio direttamente ai giovani colleghi.

La survey “esterna” è stata realizzata per raccogliere le principali criticità dei giovani in ambito professionale oltre a tracciarne un primo “identikit” ed è rivolta agli infermieri alla fascia sotto i 30 anni di età, denominati “old millennials” (nati dall’88 in poi).

La survey esterna è visibile (e direttamente compilabile) a questo link:  https://form.jotformeu.com/82172781948367
oppure direttamente sulla home del portale www.fnopi.it cliccando sull’apposito pulsante.

La survey “interna” intende invece studiare il fenomeno generazionale in ambito ordinistico. Si tratta di una ricerca interna, rivolta agli infermieri nella fascia di età under 40, che restituisca una fotografia quantitativa e qualitativa dei giovani impegnati nella rappresentanza professionale, le loro motivazioni e le loro difficoltà.

La survey interna è raggiungibile e compilabile dal Presidente OPI o suo delegato, accedendo con le password dell’Ordine alla sezione intranet del portale www.fnopi.it .

Lo scopo del laboratorio è stato descritto dalla presidente FNOPI, Barbara Mangiacavalli, anche nella sua relazione al Congresso di marzo: “Coinvolgere i giovani professionisti per delineare con loro e per loro percorsi sostenibili di sviluppo professionale con la definizione di strumenti professionali e proponendo percorsi legislativi dedicati”.

“Le generazioni diverse che si confrontano all’interno della stessa professione sono un elemento di assoluta importanza da monitorare – ha spiegato Nicola Draoli, referente del Comitato Centrale su FNOPI Giovani -,  capire e indirizzare per raggiungere obiettivi comuni.  Il quadro generale è quello di una professione che invecchia, che ha difficoltà a far inserire i giovani in un mondo del lavoro dignitoso e stabile, che risente ancora di una certa conflittualità tra vision diverse di professionisti con età diverse che hanno fatto percorsi formativi diversi e che concepiscono la professione diversamente, che ha nei ruoli di comando e di leadership un probabile elemento divisionale generazionale. Il lavoro con il laboratorio in questa prima fase costituito dai Presidenti OPI under 45 ha evidenziato moltissime tracce su cui poter lavorare. Il primo obiettivo è studiarle ed inquadrarle per poi passare ad un secondo step che definisca le linee di azione con modalità il più possibile  inclusive, ed è sempre all’insegna dell’inclusività che abbiamo pensato come prima cosa di chiedere direttamente ai giovani. Per questo sono state create due survey che oltre ad indagare il nostro mondo giovanile richiedono la disponibilità ad una futura partecipazione allargata. Quella esterna offre la possibilità di lasciare il proprio nominativo per ulteriori approfondimenti e quella interna vuole individuare almeno un rappresentante giovane in ogni Ordine. .

I millenials Sono descritti come multitasking, appezzano il lavoro di gruppo e si aspettano mutuo supporto, fiducia e condivisione. Sono figli della globalizzazione, Sono cresciuti nell’ottica del precariato e dalle aziende si aspettano la possibilità di formarsi e di fare esperienze. Vedono la formazione come un  elemento centrale per velocizzare il percorso di crescita professionale, per questo intraprendono studi successivi come master e laurea magistrale.

Molti hanno difficoltà a inserirsi nel  mondo del lavoro per colpa della crisi economica e quindi accettano anche  contratti atipici in RSA (residenze sanitarie per anziani) o aziende ospedaliere  private. Si aspettano continui  feedback e riconoscimenti per il lavoro svolto.

Attualmente il 16% degli infermieri ha meno di 35 anni contro il 27,7% delle altre professioni, mentre i più presenti sono quelli della classe di età 35-54 anni

“Alle prese con intermediari spesso poco interessati a qualità e contenuto della prestazione erogata – afferma Draoli -, i giovani infermieri sono i destinatari naturali di soluzioni in grado di intercettare la  crescente domanda di prestazioni infermieristiche nel privato, vincendo così anche l’inappagato desiderio di una collocazione nel settore pubblico. Per questo, per migliorare la soddisfazione lavorativa e ridurre i conflitti che essa genera, dal punto di vista organizzativo dobbiamo puntare, nel concreto, su modelli assistenziali innovativi, per valorizzare e integrare l’esperienza clinica degli infermieri della vecchia generazione, con la maggiore efficienza fisica e le conoscenze tecnologiche delle nuove generazioni. I giovani stanno anche trasformando la realtà Ordinistica sia dal punto di vista comunicativo che operativo ma anche qui dobbiamo trovare la naturale fluidità tra l’esperienza e l’elevato profilo istituzionale dei “Senior” e la fucina di nuove idee ed istanze dei “junior” perché non vi siano fratture ma sani  e funzionali passaggi di consegne generazionali. Il laboratorio è al lavoro e l’obiettivo è chiaro: far crescere e motivare i giovani che hanno creduto nella professione di infermiere sia nell’esercizio clinico assistenziale sia nella rappresentanza professionale. Cominciamo intanto, quindi, a conoscerci meglio e a tessere una prima rete di contatti allargati”.

I presidenti OPI che fanno parte del Laboratorio FNOPI Giovani, coordinato per il Comitato Centrale FNOPI da Nicola Draoli (Grosseto) sono: Michele Borri (Pavia), Fabio Castellan (Padova), Dario Cremonesi(Como), Fabio Fedeli (Lecco), Giovanni Grasso (Arezzo), Gabriele Panci (Prato), Giuseppe Papagni(BAT), Cristian Pediconi (Teramo), Daniel Pedrotti (Trento), Linda Prati (Forlì-Cesena), Massimo Procaccini (Benevento), Claudia Soudaz (Aosta).

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“Infermieri”, un libro fotografico dedicato alla professione

30/09/2018 – Il volume del professor Franco Mosca presentato dalla presidente della Fnopi, Barbara Mangiacavalli, a Pisa, dove è in corso il Festival della Robotica. In prefazione, contributi anche di Oliviero Toscani e Andrea Bocelli.

Nell’ambito del Festival Internazionale della Robotica, in corso a Pisa, al termine del convegno “Il ruolo dell’infermiere nella gestione della tecnologia”, in programma presso gli Arsenali Repubblicani, è stato presentato il libro fotografico “Infermieri”, a cura di Franco Mosca (Fondazione Arpa), con gli scatti del documentarista Enzo Cei e i contributi di Sandro Spinsanti, Andrea Novelli, Mario Schiavon, Barbara Mangiacavalli.

Si tratta di un progetto nato dalle parole pronunciate da Papa Francesco il 3 marzo scorso, nell’udienza privata riservata alla Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche. “Non dimenticatevi della ‘medicina delle carezze’: è tanto importante! Una carezza, un sorriso, è pieno di significato per il malato. È semplice il gesto, ma lo porta su, si sente accompagnato, sente vicina la guarigione, si sente persona, non un numero”, aveva detto allora il Pontefice.

“Non si deve mai perdere il desiderio di continuare a sviluppare le nostre competenze relazionali perché sia il paziente a regalarci un sorriso in quella che è una partnership di cura– scrive oggi nella prefazione la presidente Fnopi, Barbara Mangiacavalli -. E la fotografia è un modo per comunicare. Non si fotografa per cercare conensi, ma per dare un messaggio. E il messaggio che si legge chiaro nelle immagini del libro è quello della professionalità, della capacità di prendersi cura, della forza con cui l’infermiere si cura delle persone e e rappresenta un valore insostituibile nella relazione di aiuto”.

Un volume prezioso, quello curato da Mosca, che si fregia anche di uno scritto ad opera di una personalità del mondo dello spettacolo come Andrea Bocelli, che, citando Florence Nightingale, scorge molti punti di contatto tra l’arte e la professione infermieristica. “L’assistenza infermieristica è un’arte; e se deve essere realizzata come arte, richiede una devozione totale e una dura preparazione, come per qualunque opera di pittore o scultore; con la differenza che non si ha a che fare con una tela o un gelido marmo, ma con il corpo umano, il tempio dello spirito di Dio. È una delle Belle Arti. Anzi, la più bella delle Arti Belle”, questa la citazione da cui Bocelli parte per poi affermare che “si tratta senza dubbio di un libro d’arte che rende giustizia a quell’arte che è la professione dell’infermiere. Un lavoro socialmente indispensabile per noi tutti”.

Sfogliando le pagine, ecco anche la testimonianza di un fotografo d’eccezione, come Oliviero Toscani: “È un bellissimo esempio in cui la fotografia ha avuto la grande opportunità, grazie al talento di chi l’ha prodotta, di poter essere applicata a un progetto importante, dove si è potuta esprimere nel modo più giusto e profondo, quella di poter essere testimone di avvenimenti, situazioni, momenti che non bisogna dimenticare, quella di lasciare alla storia una testimonianza importante”.

L’opera vuole documentare, con la forza delle immagini, il lavoro quotidiano dell’infermiere nella sua autonomia professionale, colto dallo scatto fotografico attraverso volti, mani, gesti, sorrisi, pianti, con asciutta naturalezza e trasparenza attiva.
Il Pronto soccorso, la Psichiatria, la Neonatologia, la Sala operatoria, la Robotica, l’Assistenza domiciliare, la Prima accoglienza ai rifugiati: sono rappresentati con duecento scatti gli oltre trenta contesti che costituiscono gli scenari in cui operano ogni giorno 460.000 infermieri. Un libro che l’autore ha inteso dedicare ai tanti giovani che scegliendo questa professione, entrano in un mondo in cui gli infermieri hanno acquisito un patrimonio consolidato di nuovi ruoli, non solo nel rapporto con il paziente, ma anche nei percorsi sanitari in cui dimostrano capacità di collaborazione trasversali e cultura della multidisciplinarità.

Per informazioni sul libro: www.pacinieditore.it/infermieri/

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“Diabete a Scuola”: protocollo FNOPI-FDG per l’assistenza sociosanitaria degli alunni

26/09/2018 – Ad annunciare la novità, proprio all’avvio dell’anno scolastico, è la Federazione Diabete Giovanile che con la FNOPI vuole mettere in campo tutte le azioni necessarie per qualificare e garantire appropriatezza clinico-assistenziale ai percorsi di vita quotidiana dei giovani con diabete

“I bambini con diabete TIPO 1 a scuola non posso essere seguiti da una maestra o dagli insegnati nei loro bisogni legati alla patologia (insulina e somministrazione di farmaci, ma non solo), sia da punto di vista della responsabilità dei docenti, sia per la sicurezza della salute dei discenti. Per questo la nostra Federazione ha sottoscritto un accordo con la Federazione Nazionale degli Ordini Professionali degli infermieri (FNOPI), perché nell’ambiente scolastico sia garantita la necessaria assistenza sociosanitaria e anche la corretta informazione e sensibilizzazione sulla malattia”.

Ad annunciare la novità, proprio all’avvio dell’anno scolastico, è il presidente della Federazione Diabete Giovanile (FDG) Dott. Antonio Cabras, che con la FNOPI vuole mettere in campo tutte le azioni necessarie per qualificare e garantire appropriatezza clinico-assistenziale ai percorsi di vita quotidiana dei giovani con diabete.

“In tutti i sistemi socio sanitari, spiega la presidente FNOPI Dott.ssa Barbara Mangiacavalli, è ormai consolidata la consapevolezza che lo stato di salute della popolazione giovanile inciderà, in senso positivo o negativo, su quella che sarà la salute della popolazione adulta futura. Per questo FDG e FNOPI hanno voluto delineare un primo quadro nazionale di interventi diretti al pieno riconoscimento del diritto all’assistenza sanitaria in ambito scolastico per i minori con diabete TIPO 1. Il documento dovrà costituire la cornice per un riassetto della normativa nazionale soprattutto riguardo alle competenze delle Regioni”.

Il mondo della cronicità in età pediatrica è un’area in progressiva crescita che comporta un notevole impegno di risorse nella continuità assistenziale e una forte integrazione tra i servizi sanitari e quelli sociali.

In Italia sono 3 milioni i bambini affetti da patologie croniche, oltre 20.000 affetti da diabete di TIPO 1 e molti di questi in età scolare.

Nell’anno scolastico 2012-2013, è stata condotta dall’ Istat in collaborazione con il ministero dell’Istruzione un’ indagine sulla somministrazione dei farmaci nelle scuole primarie e secondarie di 1° grado, statali e non statali con l’obiettivo di rilevare le iniziative intraprese dalla scuola per la somministrazione di farmaci ad alunni affetti da patologie croniche.

Dall’ indagine alla quale ha aderito l’ 82% delle scuole emergono dati preoccupanti: la somministrazione dei farmaci avviene da parte dei genitori per il 13,87%, dal personale scolastico per il 54,27%, dalle AASSLL per il 5,80%, da altro personale per l’ 1,98%, da nessuno per lo 0,61%, non è stato censito il 24%.

Nel 90,22% degli istituti scolastici non è presente un protocollo per la somministrazione dei farmaci.

Nel panorama normativo nazionale manca attualmente riconoscimento adeguato del fenomeno delle patologie croniche che interessano i bambini e gli adolescenti.

“È purtroppo facile rilevare – aggiunge Cabras – da parte delle associazioni dei pazienti e degli ordini professionali che si battono per la loro tutela, che questi bambini e adolescenti non vivono l’esperienza scolastica, sportiva, relazionale e sociale al pari dei loro coetanei. Le abitudini di vita di queste persone sono seriamente condizionate dalle loro malattie e ancor più spesso risulta condizionata la vita dei loro familiari. Indubbiamente la lacuna normativa contrasta con i principi generali dell’ordinamento costituzionale e con i più importanti trattati internazionali in materia di diritti fondamentali dell’individuo e del fanciullo”.

Secondo FDG e FNOPI quindi è il momento di un adeguamento normativo e il documento propone un primo quadro nazionale di interventi diretti al pieno riconoscimento del diritto all’assistenza sanitaria in ambito scolastico per i minori con diabete TIPO 1.

È necessario garantire a tutti ai bambini e adolescenti che risultino affetti da patologie croniche, e non in grado di gestirle autonomamente nell’ambiente scolastico, il diritto ad usufruire dell’assistenza socio-sanitaria di cui necessitano durante l’orario di lezione, godendo di un servizio assimilabile all’assistenza domiciliare

“Uno dei punti di questo documento – aggiunge Mangiacavalli – è sicuramente il principio della de-medicalizzazione, che prevede una valorizzazione di tutte le figure professionali, in primo luogo quelle infermieristiche, coinvolte nella gestione della malattia sul territorio e necessarie per dare risposta adeguata alla multidimensionalità della patologia diabetica e che, attraverso adeguati processi formativi, gestiranno follow-up autonomi in seno a piani di cura definiti dallo specialista con il coinvolgimento attivo del bambino, della famiglia e del pediatra di libera scelta”.

“L’infermiere adeguatamente formato – spiega la presidente FNOPI – che si prende cura del bambino nel momento della somministrazione dell’insulina a scuola, assume un ruolo educativo di fondamentale importanza nel percorso di crescita che accompagnerà il bambino verso l’autonomia e l’autogestione. L’infermiere rappresenta il punto di riferimento e il collegamento tra le varie organismi (scuola, centro di diabetologia , ASI, associazioni dei pazienti) e la famiglia”.

Per quanto riguarda la somministrazione dell’insulina, il documento prevede che  l’infermiere si attenga al piano terapeutico individuale predisposto dal medico specialista, inserito nella documentazione sanitaria personale, costantemente aggiornata dai genitori per quanto riguarda le variazioni estemporanee.

“Abbiamo fatto questa scelta – conclude Cabras – perché l’infermiere mantiene i contatti con il Centro diabetologico di riferimento anche per quanto riguarda aggiornamenti legati alle novità in campo terapeutico/tecnologico (microinfusori di insulina, sensori glicemici). Il Centro diabetologico collabora con i servizi territoriali competenti dell’ASL. L’istituto scolastico garantisce la possibilità di conservare correttamente il glucagone e tutti dispositivi necessari secondo le modalità indicate dall’ASL di riferimento. In questo modo il bambino (ma anche la sua famiglia) hanno tutte le garanzie possibili di un efficace intervento sociosanitario di qualità a tutela del diritto alla frequenza scolastica”.

IN ALLEGATO IL PROTOCOLLO FDG-FNOPI

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FILE ALLEGATI Protoccolo Diabete a Scuola.pdf (5 MB)

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Allarme Ocse e Oms: “in Italia pochi infermieri rispetto agli abitanti. Rischio per assistenza e cronicità”

25/09/2018 – Secondo Ocse e Oms l’Italia ha pochi infermieri in rapporto agli abitanti:  6.5 ogni 1000 abitanti, mentre la media UE è di 8.4. ai primi posti  i Paesi del Nord Europa (Norvegia, Svizzera, Danimarca, Islanda, Finlandia, la stessa Germania e così via), tutti a partire dai 7,9 infermieri per mille abitanti del Regno Unito (che pure chiede infermieri all’Italia) fino ai 17,7 della Norvegia

Italia nella bassa classifica del rapporto tra infermieri e abitanti con servizi e assistenza a rischio.

Parla chiaro l’Ocse: “Gli italiani invecchiano e la domanda di assistenza sanitaria sale. La popolazione italiana è una delle più vecchie al mondo: quasi il 20% supera i 65 anni di età e, secondo i dati Istat, nel 2050 circa l’8% degli italiani avrà più di 85 anni. Il sistema sanitario italiano, al momento, potrebbe non essere in grado di far fronte a questi cambiamenti, in particolare per quanto riguarda il rinnovo e l’assunzione del personale infermieristico. Si calcola che la carenza di infermieri, già importante soprattutto al Nord, aumenti ogni anno a causa dello squilibrio tra i pensionamenti (17 mila all’anno) e le nuove assunzioni (8 mila all’anno).
Parla chiaro anche l’Oms che lo ha ribadito anche durante la sua 68esima Assemblea generale svolta dal 17 al 20 settembre a Roma: “L’Italia deve affrontare un quadro di malattie croniche – principalmente a causa dell’invecchiamento della popolazione, che ti chiedono una risposta assistenziale complessa, proattiva, personalizzata”.
Per farlo secondo l’Oms l’Italia deve rispondere ad alcune sfide tra cui oltre a difendere meglio l’accesso universale all’assistenza (“una parte della popolazione ha esigenze sanitarie che non ricevono assistenza” secondo l’Oms, specie in alcune Regioni creando diversità e disuguaglianze), deve aumentare ancora una volta il numero di infermieri: “complessivamente il numero degli operatori del sistema sanitario è cresciuto negli ultimi dieci anni ma il numero di infermieri rimane basso: 6.5 ogni 1000 abitanti, mentre la media UE è di 8.4.”.
“Lavoriamo a provvedimenti concreti, per questo stiamo pensando di creare un gruppo tecnico stabile tra ministero, Fnopi e rappresentanze dei cittadini – ha dichiarato il ministro della Salute Giulia Grillo, garantendo il suo interessamento sia per la carenza, sia per la copertura del contratto appena chiuso, ma anche per le specializzazioni degli infermieri  a una delegazione dei vertici FNOPI -. Quando parliamo di infermieri, parliamo di 440mila persone che lavorano tutti giorni, tutte le notti, Natale, Pasqua, Capodanno! Non abbiamo la bacchetta magica, ma abbiamo tanta buona volontà, e posso assicurare che il ministro è al lavoro su tutti i dossier e anche su questo perché dobbiamo dare risposte agli infermieri e a tutti coloro che garantiscono la salute dei nostri cittadini”.
Secondo i documenti internazionali di Ocse e Oms, alla luce di una popolazione che invecchia (22% sopra i 65 anni nel 2015, la più anziana in Europa) che spende pochi anni in buona salute (7,7 anni rispetto a 9,4 in media nell’OCSE) e crescenti necessità per un’assistenza sanitaria di lungo termine,  Il numero di infermieri laureati negli ultimi 20 anni è vero che è comunque aumentato , grazie a un migliore iter formativo e a un cambiamento nei requisiti d’ingresso per incentivare l’iscrizione. Ma non basta: il numero di infermieri laureati rimane il quinto più basso nell’Ocse (20,6 per 100 000 persone rispetto alla media Ocse di 46).
E parlano chiaro i dati internazionali, che si affiancano alla carenza già denunciata dalla FNOPI di non meno di 51-53mila infermieri: l’Italia tra i paesi Ocse è al 24° posto (su 35 paesi) nel rapporto infermieri ogni 1000 abitanti (al 15° nell’Ue-28) e dopo di lei, Spagna a parte, ci sono nazioni che non brillano per l’organizzazione dei servizi sanitari, mentre ai primi posti ci sono i Paesi del Nord Europa (Norvegia, Svizzera, Danimarca, Islanda, Finlandia, la stessa Germania e così via), tutti a partire dai 7,9 infermieri per mille abitanti del Regno Unito (che pure chiede infermieri all’Italia) fino ai 17,7 della Norvegia.
In Italia in realtà la situazione va ogni anno peggiorando e si perdono in media tra i 2.500 e 4.500 infermieri l’anno: dal 2009 (anno dell’ultimo contratto e anno in cui sono iniziati i piani di rientro per le Regioni fortemente in deficit economico, quasi tutte del Sud) si sono perse 12.031 unità di personale.
La carenza di infermieri è considerata un grave rischio per i sistemi sanitari anche a livello internazionale.
La campagna “Nursing Now”, avviata quest’anno da Oms e Icn, l’International Council of Nurses, Consiglio internazionale delle infermiere, sottolinea anzitutto che senza interventi – ritenuti necessari e urgenti – nel 2030 mancheranno nel mondo 9 milioni di infermieri e aggiunge che è necessario migliorare la percezione degli infermieri, migliorare la loro influenza e massimizzare il loro contributo per garantire che tutti abbiano accesso alla salute e all’assistenza sanitaria.
La campagna Oms-ICN prevede entro la fine del 2020 di raggiungere cinque obiettivi, analoghi in gran parte a quelli già evidenziati nella ricerca Oasi 2017 dalla Sda Cergas Bocconi:
1. maggiori investimenti per migliorare la formazione, lo sviluppo professionale, gli standard, la regolamentazione e le condizioni di lavoro per gli infermieri;
2. maggiore e migliore diffusione di pratiche efficaci e innovative nell’infermieristica;
3. maggiore influenza per infermieri sulla politica sanitaria globale e nazionale, come parte di un più ampio sforzo per garantire che la forza lavoro della salute sia maggiormente coinvolta nel processo decisionale;
4. più infermieri in posizioni di comando e maggiori opportunità di sviluppo a tutti i livelli;
5. fornire ai responsabili politici e decisionali riferimenti per comprendere dove l’infermieristica può avere il maggiore impatto, cosa impedisce agli infermieri di raggiungere il loro pieno potenziale e come affrontare questi ostacoli.

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A Rosaria Alvaro, prima infermiera in Italia, il premio Nazionale Bonifacio VIII, dell’Accademia Bonifaciana di Anagni

24/09/2018 –  La proposta del riconoscimento, dato per la prima volta a un’infermiera, è stata presentata al Comitato Scientifico e al Senato Accademico da Antonello Bencivenga, Delegato di Roma Capitale dell’Accademia Bonifaciana e Ufficiale di Sanità dell’Esercito Italiano e Coordinatore delle Professioni sanitarie militari

La professoressa  Rosaria Alvaro, ordinario Scienze Infermieristiche dell’Università degli studi di “Tor Vergata”, prima infermiera in Italia, è stata insignita del Premio Nazionale Bonifacio VIII, dell’Accademia Bonifaciana di Anagni, per il suo contributo alla ricerca scientifica, fornito all’Infermieristica e portato ai massimi livelli dalla stessa, con impegno costante ed esemplare abnegazione.

La proposta dell’importante riconoscimento, dato per la prima volta ad una infermiera, è stata presentata al Comitato Scientifico e al Senato Accademico da Antonello Bencivenga, Delegato di Roma Capitale dell’Accademia Bonifaciana e Ufficiale di Sanità dell’Esercito Italiano e Coordinatore delle Professioni sanitarie militari.

La Cerimonia inaugurale, dell’anno accademico 2018-2019 e per la XVI edizione del premio Nazionale e Internazionale Bonifacio VIII, per la cultura e la pace, ideato dall’Accademia Bonifaciana onlus culturale, nel 2003 si sono svolti al Palazzo Ducale Bonifacio VIII.

Il primo premio esemplare fu consegnato a San Giovanni Paolo II.

Il premio, è stato creato appositamente, dal noto artista Egidio Ambrosetti, che ha realizzato una scultura bronzea per dare risalto a valori quali la forza, l’umiltà e il lavoro costante.

La cerimonia, è stata coordinata dal Presidente fondatore, Sante De Angelis e ha visto la partecipazione di numerose personalità tra le istituzioni del mondo della Chiesa, della Diplomazia delle Istituzioni Civili, Politiche e Militari.

Il programma della giornata è stato intenso, si è potuto assistere al gemellaggio tra l’accademia Bonifaciana e l’Università degli studi di Cassino con la Presenza del Magnifico Rettore e due importanti lectio Magistralis tenute da ospiti d’onore quali S.E. Rev.ma Mons Pietrabattista Pizzaballa che ha esposto l’argomento, “Da Gerusalemme a Roma il richiamo festosi alla Perdonanza” ed S.E. Mons. Franco Croci Presidente del comitato Scientifico, che ha esposto “Aspetti delle applicazioni storiche del principio dualista”. La cerimonia si è conclusa con il saluto del Presidente alle autorità presenti.

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