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Come assistere gli anziani: lo spiegano gli infermieri al Congresso di SeniorItalia FederAnziani

03/12/2018 –  II Congresso nazionale della Corte di giustizia popolare per il diritto alla salute – SeniorItalia FederAnziani sul tema della prevenzione. Ecco i risultati dei tavoli di lavoro raccontati in video dagli infermieri che vi hanno partecipato. Gli interventi della presidente e della vicepresidente FNOPI.

Tre giorni di lavori per il VII Congresso nazionale della Corte di giustizia popolare per il diritto alla salute – SeniorItalia FederAnziani, durante i quali medicina generale, ambulatoriale, ospedaliera, infermieri, farmacisti, associazioni regionali di distretto  tutti i professionisti dell’area sanitaria hanno messo in campo in sinergia le migliori strategie di intervento, comunicazione e sensibilizzazione per una buona salute del Senior.

I lavori di quest’anno hanno avuto come filo conduttore la prevenzione. “Non è mai troppo tardi – ha spiegato  Roberto Messina presidente Senior Italia FederAnziani – per fare prevenzione. I sani stili di vita, l’alimentazione corretta, l’attività fisica, gli screening e gli esami diagnostici, la vaccinazione, sono i tanti tasselli che permettono anche dopo i sessantacinque anni di ridurre i fattori di rischio, intercettare tempestivamente le patologie correlate all’età, gestirle in modo efficace, puntando a una longevità sana e attiva”.

“Gli infermieri – ha detto Ausilia Pulimeno, vicepresidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) in apertura del Congresso – sono oggi oltre il 40% dei professionisti che operano nell’assistenza ai cittadini. Noi puntiamo che questa assistenza sia di qualità, scommettendo sulla formazione e sulla specializzazione degli infermieri, ma soprattutto su una riorganizzazione del nostro sistema sanitario che guardi soprattutto al territorio, alla vera prossimità con gli assistiti”.

“Ci piacerebbe – ha proseguito – che tutti i cittadini potessero avere accanto a loro professionisti per far fronte ai reali bisogni di salute professionisti appropriati, specializzati nell’assistenza alla persona e soprattutto inseriti in un quadro di sinergie multiprofessionali utili per gli stessi cittadini. Vogliamo essere protagonisti della sostenibilità di questo sistema sanitario, in sinergia, appunto, con le altre professione. Ad esempio sul territorio con i medici di famiglia, ragionando insieme quali competenze mettere reciprocamente in campo a favore dei nostri assistiti”.

“Da alcuni anni  – ha ricordato in chiusura dei lavori la presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli – gli infermieri partecipano fattivamente all’attività di tutti i dipartimenti in cui si articola il vostro congresso nazionale”.

“La salute dei nostri senior – ha detto Mangiacavalli –  è un tema importante che dobbiamo affrontare tutti insieme: medici, infermieri, farmacisti, tutti i professionisti che sono sul territorio e in ospedale, vicino a voi, nella vostra vita quotidiana, vicino alle vostre famiglie”.

“Tutti i lavori – ha concluso la presidente FNOPI rivolgendosi alla platea di oltre 5mila senior – si sono indirizzati verso l’obiettivo di realizzare questo concetto, perché è in squadra che si vince, una squadra fatta da tutti i professionisti che sono quotidianamente accanto a voi e che con voi condividono e affrontano i vostri bisogni per tutelare e garantire la vostra salute”.

La comunità scientifica e tutti i professionisti si sono riuniti in Dipartimenti che hanno individuato i percorsi ottimali di prevenzione per la terza età, con l’obiettivo di formulare in modo chiaro, semplice ed esaustivo raccomandazioni che la federazione della terza età possa successivamente diffondere presso i propri aderenti e non solo, attraverso una capillare campagna di comunicazione e sensibilizzazione.

Pubblichiamo di seguito la sintesi dei tavoli a cui erano presenti gli infermieri, raccontata dalla loro stessa voce nei video che spiegano i risultati raggiunti.

Elisabetta Marfoli – DERMATOLOGIA
https://youtu.be/r3H_U5jX6Ng

Milena Rosati – DIABETOLOGIA
https://youtu.be/ersSu1fPtIg

Mariagrazia Montalbano – ETICA E TECNOLOGIA DELLA PREVENZIONE
https://youtu.be/7FNAcDxFcHk

Giuditta Zocchi – IPERTENSIONE
https://youtu.be/eBDHzD3KXQk

Cinzia Puleio – MEDICINA GENERALE E TERRITORIO
https://youtu.be/j9H_K03NDmg

Adriana Pignatelli – ONCOLOGIA
https://youtu.be/G-NCEOXvHgg

Antonio Terzi – FIBRILLAZIONE ATRIALE
https://youtu.be/TwWzeIKnDmg

Maurizio Rivera di Renzo – PATOLOGIE VALVOLARI
https://youtu.be/B7udBw5lA1U

Tiziana Quarisa – TELEMONITORAGGIO E TELEMEDICINA
https://youtu.be/N1BKpCSMaPE

Marina Galetti – RESPIRATORIO
https://youtu.be/KfkgntVVZHA

Cesare Moro – PSICHIATRIA
https://youtu.be/x6CBQmu2qzI

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Consulta delle associazioni/società scientifiche infermieristiche: le procedure per la legge 24/2017

01/12/2018 – Riunione della Consulta a Roma per fare il punto sugli ammessi e su come fare ad ammettere una serie di esclusi dall’elenco delle Associazioni/Società scientifiche abilitate a redigere linee guida pubblicato dal ministero della Salute. Fnopi e Sisi, procollo d’intesa 

Riunione a Roma della Consulta nazionale FNOPI delle associazioni/Società scientifiche infermieristiche. Tre sostanzialmente gli obiettivi:

– avviare il lavoro di predisposizione delle linee guida secondo la legge 24/2017 dopo la pubblicazione da parte del ministero della Salute sulle associazioni/società scientifiche ammesse nell’elenco di quelle abilitate a predisporre le linee guida;

– chiarire le procedure da seguire per le associazioni/società non ammesse, ma su cui FNOPI aveva espresso parere favorevole e che per un difetto di comunicazione col ministro non hanno avuto accesso all’elenco:

– illustrare le linee guida per gli OPI (e per le associazioni competenti) per l’applicazione del protocollo d’intesa tra FNOPI, Consiglio superiore della Magistratura (CsM) e Consiglio nazionale forense (Cnf)

Il ministero della Salute ha pubblicato il 7 novembre l’Elenco delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie in attuazione dell’articolo 5 della Legge 8 marzo 2017, n. 24 e del Decreto ministeriale 2 agosto 2017. L’elenco sarà aggiornato ogni due anni.

Nell’elenco pubblicato sono presenti una serie di associazioni/società infermieristiche e per le Associazioni/Società scientifiche non comprese nell’elenco ma su cui FNOPi aveva dato parere positivo, lo stesso ministero, interrogato dalla Federazione, ha affermato che molte delle mancate presenze sono dovute alla mancata integrazione della documentazione amministrativa richiesta.

In alcuni casi, tuttavia, sembra esserci stato un difetto di comunicazione tra i due Enti, e il ministero ha assicurato che una volta pervenute le note integrative richieste, le singole posizioni potranno essere riconsiderate.

Le cause di esclusione per mancata integrazione documentale sono: mancanza di statuto; statuto non aggiornato ai contenuti richiesti dal Decreto ministeriale 2 agosto 2017; statuto, sebbene aggiornato, non aderente ai requisiti previsti.

In questo senso la Federazione ha invitato le Associazioni/Società scientifiche che fossero in questa condizione a contattare il ministero della Salute e a integrare le informazioni come da richiesta per poter successivamente consentire al ministero di riconsiderare la presenza in elenco

Per applicare al meglio e in maniera unitaria la legge 24/2017, poi, FNOPI ha considerato che la legge 3/2018 prevede per la Federazione oltre agli altri compiti istituzionali anche quelli di: partecipare alle procedure relative  alla  programmazione  dei fabbisogni di professionisti, alle attività formative e all’esame di abilitazione all’esercizio professionale;  rendere  il  proprio  parere  obbligatorio  sulla  disciplina regolamentare dell’esame di abilitazione all’esercizio professionale: concorrere con le autorità locali e centrali nello  studio  e nell’attuazione dei provvedimenti che possano interessare l’Ordine; contribuire con le istituzioni sanitarie e formative  pubbliche  e private alla promozione, organizzazione e valutazione delle attività formative e dei processi di aggiornamento per  lo  sviluppo  continuo professionale  di  tutti  gli  iscritti  agli  albi,  promuovendo  il mantenimento dei requisiti  professionali  anche  tramite  i  crediti formativi acquisiti sul territorio nazionale e all’estero.

Per tutti questi aspetti, oltre al desiderio della Federazione di accompagnare la crescita virtuosa del movimento associazionistico, FNOPI ha stipulato con SISI, Società Italiana di Scienze Infermieristiche , un protocollo che prevede la realizzazione di progetti di studio e ricerca finalizzati allo sviluppo della professione infermieristica.

La collaborazione si esplicherà con il supporto della SISI da un punto di vista metodologico e tecnico-scientifico attraverso la redazione di pareri, la partecipazione ai tavoli di lavoro, la realizzazione di progetti di studio e ricerca.”Da ora – ha detto la presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli – chi è nell’elenco e chi verrà recuperato deve darsi da fare per produrre le linee guida. E presto anche, per essere pronti ed efficaci al momento della revisione dell’elenco tra due anni”.

“Oltre a produrre le informazioni – ha aggiunto Maria Grazie De Marinis, ordinario di Scienze Infermieristiche all’Università Campus Biomedico di Roma e presidente SISI – dobbiamo introdurle nella pratica e verificarne l’impatto. Dobboamo avere approcci multisìdisciplinari e dare precise indicazioni su come introdurre le linee guida che devono produrre modifiche anche alla pratica clinica”.

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Mangiacavalli sul ‘caso Venturi’: “Fuori la politica dalla professione”

02/12/2018 – “Venturi ha agito come Assessore regionale e pertanto non può certamente dubitarsi del fatto che  abbia svolto funzioni volte alla cura di un interesse generale, che nulla hanno a che vedere con l’esercizio della professione medica”.

“La radiazione dell’assessore Sergio Venturi dall’Ordine dei medici per aver svolto il suo compito di programmazione e gestione della Sanità in una Regione, l’Emilia Romagna, dove i risultati sanitari più che positivi sono sotto gli occhi di tutti, non è un atto di natura professionale ordinistica, ma l’ennesima ingerenza della politica in una materia dove la politica non dovrebbe entrare”.

Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri, il più grande Ordine italiano con i suoi oltre 440mila infermieri presenti in Italia, interviene sul “caso Venturi”, che ha visto l’assessore dell’Emilia Romagna e presidente del Comitato di settore Regione Sanità, quello cioè che si occupa dei contratti, radiato dall’Ordine dei medici di cui faceva parte per aver adottato una delibera di Giunta contraria alle idee del suo ordine di appartenenza.
“Lo dimostrano – prosegue Mangiacavalli – le reazioni sconnesse di chi non sa come si programma e gestisce la buona sanità, di chi è estraneo a questo mondo così delicato da avere come unico obiettivo la salute di cittadini, ma ha ben chiari gli obiettivi di prevalenza di questo o quel partito non sull’uomo, assolutamente integerrimo, indiscutibile ed esemplare, non sull’assessore, che ha dato alla Regione risultati superiori al resto d’Italia, né tantomeno sul medico, perché Venturi non si è occupato di un paziente in quanto tale, non è venuto meno alla sua professionalità, ma ha condiviso un atto della Giunta regionale, ritenuto anche dagli altri che lo hanno votato come la soluzione migliore per i cittadini in determinati contesti e a determinate condizioni”.

“Non vogliamo entrare nel merito della polemica strumentalmente aperta medici-infermieri – dice la presidente FNOPI -: la Federazione degli Ordini dei medici e quella degli Ordini degli infermieri stanno lavorando assieme e presto proporranno una soluzione condivisa e, ce lo auguriamo, condivisibile da tutte le Regioni. Ma vogliamo sicuramente entrare nel merito della difesa di un sistema che, se sottoposto alle bordate della politica, non riuscirà mai a raggiungere l’obiettivo essenziale dell’ottimizzazione e dell’efficacia dell’assistenza, soddisfando i bisogni dei cittadini e tutelando la loro salute”.

“Venturi – aggiunge – ha agito come Assessore regionale e pertanto non può certamente dubitarsi del fatto che egli abbia svolto funzioni volte alla cura di un interesse generale, che nulla hanno a che vedere con l’esercizio della professione medica. Né può certamente dirsi che, in quanto medico, egli non avrebbe dovuto proporre e concorrere (con gli altri componenti della Giunta) ad adottare un atto che si vorrebbe contrario alla categoria medica”. “Quando si è parte di organi politici e istituzionali – sottolinea Mangiacavalli – si devono fare gli interessi pubblici e generali, non quelli di parte, che siano individuali, associativi o corporativi. Anche perché la legge non prevede che professionisti o esperti siano incompatibili a ricoprire cariche istituzionali nei settori di competenza o in cui svolgono la loro attività lavorativa”. “E se anche volessimo guardare, come molti sostengono, il codice di deontologia medica – secondo la presidente degli infermieri – che con il ruolo di assessore tuttavia non centra perché non si tratta di una prestazione bene o male eseguita, esso dice anche che Il medico ispira la propria attività professionale ai principi e alle regole della deontologia professionale senza sottostare a interessi, imposizioni o condizionamenti di qualsiasi natura e che Il medico che riveste cariche pubbliche non può avvalersene per vantaggio professionale e, quindi, non può certo condizionare con queste il funzionamento di un’intera Regione che ottiene risultati tra i più alti del Paese”.

“Ci auguriamo – conclude – che chi può e deve intervenga. Ci auguriamo che non si mischi più politica e professione. Ci auguriamo che si ascolti chi ogni giorno è in prima linea per il benessere dei cittadini e che si blocchino fughe in avanti, davvero pericolose se hanno questi esiti, per la salute degli assistiti e della sanità tutta”.

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Rationing – Missed care: un problema internazionale e multidimensionale. I lavori del Rancare Cost a Porto

23/11/2018 – “Rationing – Missed care: un problema internazionale e multidimensionale” è il progetto finanziato da Cost (EU) a cui partecipano 28 Paesi Europei e non Europei e di cui fanno parte per l’Italia Alvisa Palese dell’Università di Udine e Dietmar Ausserhofer della Scuola Superiore Provinciale di Sanitá Claudiana (Bolzano).

 “Rationing – Missed care: un problema internazionale e multidimensionale” è il progetto finanziato da Cost (EU) a cui partecipano 28 Paesi Europei e non Europei e di cui fanno parte per l’Italia Alvisa Palese dell’Università di Udine e Dietmar Ausserhofer della Scuola Superiore Provinciale di Sanitá Claudiana (Bolzano).

I lavori del 4° Comitato Direttivo, del Gruppo CORE e dei quattro Gruppi di Lavoro si sono tenuti poche settimane fa a Porto, in Portogallo, ospitati dalla INESC- TEC e Università di Porto.

I membri del Core Group si sono incontrati per aggiornare e discutere i progressi di tutti i Gruppi di Lavoro, le attività di networking realizzate e quelle da programmare. Tra queste spiccano le Scuole di Formazione, le Missioni Scientifiche a breve termine/STSM (a cui presto parteciperà una dottoranda Italiana) e il piano di disseminazione dei risultati fino a ora raggiunti.

Durante l’incontro sono stati anche presentati i risultati della prima consensus Italiana sulle ‘Missed Care’ (Palese A, Bassi E, Tommasini C, Vesca R, Di Falco A, De Lucia P, Mulloni G, Paoletti F, Rissolo R, Sist L, Sanson G, Guardini G, Bressan V, Mesaglio M & Blackman I. Missed nursing care e pratica infermieristica italiana: risultati preliminari di una consensus conference).

I risultati evidenziano che negli ultimi anni è emerso un crescente interesse per le missed nursing care anche nel contesto italiano grazie a diversi fattori tra i quali la partecipazione al progetto RANCARE, l’opportunità di organizzare scambi internazionali, di condurre revisioni sistematiche e progetti di ricerca specifici nel campo.

Per affrontare questioni metodologiche specifiche emerse via via nel percorso di ricerca e diffusione dei risultati sulle missed nursing care nella pratica italiana, gli autori hanno organizzato la consensus conference dopo aver realizzato una revisione preliminare della letteratura sul concetto e sulle proprietà psicometriche delle scale disponibili per migliorare la conoscenza del concetto di missed nursing care, le sue implicazioni per la pratica, il management, la formazione e la ricerca.

Alla fine della conferenza, durata due giorni, oltre 200 infermieri partecipanti hanno approvato una serie di raccomandazioni sulle missed nursing care e la pratica infermieristica italiana.

Misurare le cure infermieristiche compromesse può essere particolarmente importante nei contesti in cui non è diffusa una cultura della valutazione critica degli esiti avversi, oppure dove i sistemi che intercettano tali eventi non sono ancora affidabili e/o consolidati; aumenta la capacità di un contesto (ospedale, comunità) ai suoi diversi livelli di identificare strategie di intervento; assicura agli infermieri la possibilità di esprimere le proprie percezioni sulle cure compromesse e condividerle per riflettere sulla loro evitabilità; sulle implicazioni etiche; sulla variabilità delle loro percezioni nello stesso contesto e tra contesti simili; sulle forme di “accettazione” che invece sono evitate quando c’è una valutazione periodica delle cure infermieristiche compromesse.

Al termine della consensus sono emerse una serie di raccomandazioni per la misurazione. In particolare che siano disegnati, implementati e valutati interventi:

– con un approccio proattivo: gli infermieri, i coordinatori e i dirigenti svolgono un ruolo importante nell’individuazione degli interventi. È necessario prevenire forme ‘impositive’ in cui gli interventi sono definiti top-down rischiando – peraltro – di aumentare le cure compromesse perché disegnati da chi non conosce il processo assistenziale;

– situazionali, ovvero pertinenti alle cause identificate nel contesto specifico;

– capaci di riflettere i principi etici della pratica clinica;

– capaci di considerare diversi livelli: di struttura (ad esempio, sulle risorse quali-quantitative), di processo (sulla riduzione delle attività non infermieristiche) e formativi (sulle evidenze scientifiche);

– focalizzati sulle cause controllabili dagli infermieri, dai coordinatori e/o dai dirigenti, riservando sforzi multidisciplinari per le cause non del tutto controllabili dalla professione infermieristica nei suoi diversi livelli;

– caratterizzati dalla presenza di molte componenti che interagiscono tra loro evitando pertanto un approccio semplice, lineare;

– pianificati nel tempo, a breve, a medio e a lungo termine affinché sia possibile monitorare gli effetti;

– valutati negli effetti positivi ma anche in quelli negativi (conseguenze avverse/non desiderate) su altre professioni (ad esempio, quando interventi correttivi sulle cure infermieristiche compromesse sottraggono tempo al perseguimento di obiettivi condivisi o addirittura perseguono obiettivi divergenti);

– a progressiva diffusione quando efficaci: interventi disegnati per minimizzare le cure compromesse a livello micro (singola unità), possono essere estesi a livello meso (ospedale, distretto) e di policy (regionale).

E alcuni suggerimenti come quello che gli interventi che riducono le cure infermieristiche compromesse siano orientati all’integrazione multi-professionale poiché le cause possono risiedere nel lavoro multidisciplinare o gli effetti possono influenzare altre professioni.

Durante l’evento di Porto se ne è parlato all’incontro del Core Group presieduto dalla Evridiki Papastavrou, presidente del Progetto a cui hanno preso parte 42 partecipanti provenienti da 20 paesi membri.

Wilson Abreu, in rappresentanza della Nursing School del Portogallo, e Mário Amorim-Lopes, organizzatore locale, hanno dato il benvenuto a tutti i partecipanti e nel corso della riunione, il Presidente, insieme al Grant Holder Manager, Rousou, a capo della Commissione di Divulgazione (Dissemination Committee), Amorim-Lopes e Efstathiou, coordinatore del STSM, hanno presentato gli aggiornamenti e alle prossime attività per il successivo periodo di finanziamento.

I leader dei Gruppo di Lavoro, Walter Sermeus, Maria Schubert, Riitta Suhonen e Olga Riklikiene hanno presentato i progetti in corso e quanto è stato pubblicato su riviste internazionali o presentato a conferenze europee e di altro tipo e la Scuola di Formazione e i seminari svolti.

Oltre ai risultati della consensus conference è stata illustrata anche una ricerca del razionamento implicito negli ospedali (Muzzana C, Saiani L, Mantovan F, Ausserhofer D. Estensione e tipologia del razionamento implicito dell’assistenza infermieristica nei sette ospedali dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige: studio descrittivo) e una sulle case di riposo (Basso I, Bonaudo M, Dimonte V, Campagna S. Le Missed Care negli ospiti delle residenze sanitarie per anziani: risultati di uno studio pilota).

Nella prima sono stati analizzati dati di 934 infermieri e OSS impiegati nell’assistenza diretta con pazienti adulti (24 medicine, 13 chirurgie, 5 riabilitazioni, 4 terapie intensive) che tra settembre-novembre 2015 hanno compilato il questionario Basel Extent of Rationing of Nursing Care (BERNCA) nei sette ospedali dell’Azienda Sanitaria della Provincia di Bolzano. È stata effettuata l’analisi descrittiva ed esplorativa.

Le attività più razionate riguardavano la “pianificazione dell’assistenza” (37.3%), la “sorveglianza a paziente in stato confusionale” (30.7%), il “supporto emotivo” (30.1%) e il “colloquio con pazienti/familiari” (28.4%). Delle dieci attività più razionate da infermieri e OSS sette sono le medesime, anche nei diversi contesti clinici ma con frequenze differenti; differenze statistiche significative sono state osservate per: pianificazione dell’assistenza, assistenza riabilitativa, colloquio con pazienti/familiari.

Negli ospedali altoatesini – è la conclusione degli autori – si verifica un razionamento implicito dell’assistenza infermieristica. Si razionano principalmente attività legate alla pianificazione e alla documentazione dell’assistenza, dando priorità ad attività legate all’assistenza diretta. È importante indagare come vengono definite le priorità per aumentare la consapevolezza di cosa si raziona e garantire sicurezza e assistenza di qualità.

Nella seconda sono state descritte le MC nell’assistenza degli anziani istituzionalizzati, le cause e le gravità percepita. Si tratta di un’indagine pilota in 10 RSA piemontesi.

Per ogni MC su 20 ospiti con elevato grado di dipendenza in tre giornate consecutive, l’infermiere ha descritto la MC e sono state raccolte informazioni cliniche sull’ospite e sul contesto organizzativo.

Alla fine ventitré infermieri hanno segnalato 57 MC per 44/200 (22%) ospiti (mediana 5 per RSA; range 0-13). Venticinque (43.9%) MC su 20 ospiti sono state giudicate medio-gravi: 14 (56%) riguardavano la somministrazione di terapia e 5 (20%) il monitoraggio di un parametro vitale. Il giudizio di gravità dipendeva dal disagio per l’ospite, dal rischio di deteriorare l’equilibrio della persona o dalla reiterazione di una condizione che alla lunga avrebbe potuto danneggiare il paziente. Tra le 32 (56.1%) cure giudicate non gravi, su 25 ospiti, le più frequenti riguardavano l’esecuzione di una medicazione (12, 37.5%) e la somministrazione di terapia (10, 31.3%). Le cause più frequenti sono state un aumento imprevisto delle attività assistenziali (16, 28.1%), carenza risorse umane (12, 21.1%) e condizioni cliniche dell’ospite (9, 15.7%).

Le MC, secondo gli autori, sono un fenomeno presente anche in RSA. Se il livello di organico inadeguato sembra avere un ruolo chiave tra i fattori potenzialmente modificabili, un’altra quota sembra legata a problemi contingenti, difficilmente prevedili o evitabili.

In chiusura dei lavori Michael Simon e Catherine Blatter hanno organizzato un seminario incentrato sulle linee guida RANCARE che saranno presto disponibili.

Il progetto è ormai nella sua fase di ‘policy’ ovvero si stanno identificando le azioni che potranno sostenere gli infermieri a prevenire e ridurre le “Missed Care”.

Tutti i lavori pubblicati saranno accessibili a breve anche sul sito web di Action (www.rancare-action.eu).

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FNOPI: “L’Ocse conferma: in Italia carenza allarmante di infermieri”

22/11/2018 – L’Ocse conferma: il numero di infermieri in Italia per mille abitanti è tra i più bassi dei 35 paesi considerati nel nuovo Rapporto Health at a Glance Europe 2018 appena diffuso, integrato con la banca dati OECD Health Statistics 2018: 5,6 che pone il nostro paese a sette posti dal peggiore (il Messico con 2,9) e ben lontano dalla media Ocse di 9,4 IL RAPPORTO

L’Ocse conferma: il numero di infermieri in Italia per mille abitanti è tra i più bassi dei 35 paesi considerati nel nuovo Rapporto Health at a Glance Europe 2018 appena diffuso, integrato con la banca dati OECD Health Statistics 2018: 5,6 che pone il nostro paese a sette posti dal peggiore (il Messico con 2,9) e ben lontano dalla media Ocse di 9,4.

Al contrario, l’Italia è nona su 35 paesi per il numero di medici ogni mille abitanti e così, la proporzione tra  infermieri e medici che dovrebbe essere di tre infermieri ogni medico (nell’Ocse la media è 2,87), si ferma inesorabilmente a 1,4, peggiorando l’1,5 registrato l’anno precedente. E si parla solo di medici e infermieri attivi che svolgono cioè davvero la professione (sia in ospedale che fuori e nel privato).
“Già il rapporto tra infermieri dipendenti e pazienti che per rivelarsi ottimale nell’assistenza dovrebbe essere di uno a sei – afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri, FNOPI, la maggiore in Italia con i suoi oltre 440mila iscritti -,  in Italia è in media di 1 a 11 con punte fino a 17-18 e il rapporto con i medici invece di essere uno a tre si ferma a 1 a 2,5 anche in questo caso con punte che sfiorano la parità (1:1) e un rapporto corretto nelle Regioni benchmark (ma non in tutte le aziende). Se guardiamo l’ultimo dato Ocse ci si rende conto che la maggiore carenza è proprio sul territorio che fa abbassare i valori medi, dove oggi la popolazione ha più bisogno per l’aumento della cronicità e della non autosufficienza legato all’età sempre più avanzata”.
L’Italia infatti ha exploit positivi come quello di essere tra i primi paesi – l’Ocse lo conferma – per aspettativa di vita: quarta dopo Giappone, Svizzera e Spagna con 83,30 anni medi (81 per i maschi e 85,60 per le femmine) e sempre in alta classifica (ma va un po’ peggio come posizione generale) per l’aspettativa di vita a 65 anni.
“La FNOPI ha valutato da tempo la necessità di almeno 53mila professionisti infermieri e il  dato Ocse conferma la carenza che senza un nuovo modello di assistenza andrà a totale discapito dell’assistenza. Lo abbiamo detto chiaro: la cronicità e la demografia in genere con l’incremento dell’età e della vita media, aumenteranno i bisogni di assistenza e gli infermieri non solo possono, ma devono essere messi in grado di esprimere il massimo delle loro potenzialità sia in termini quantitativi che qualitativi. Un mancato intervento oggi non avrà possibilità di essere riparato domani. Lo scenario da ricercare è quello di una ‘trasformazione strutturale’ nell’organizzazione del lavoro con una crescita professionale degli infermieri che permetta di allargare il loro perimetro di azione alleggerendo il lavoro medico e consentendo ai medici stessi di focalizzarsi su aree di cura in cui fanno realmente la differenza”.
Anche lo stesso Ocse lo ha più volte affermato: “Gli italiani invecchiano e la domanda di assistenza sanitaria sale. La popolazione italiana è una delle più vecchie al mondo: quasi il 20% supera i 65 anni di età e nel 2050 circa l’8% degli italiani avrà più di 85 anni. Il sistema sanitario italiano, al momento, potrebbe non essere in grado di far fronte ai cambiamenti, in particolare per quanto riguarda il rinnovo e l’assunzione del personale infermieristico”, E nel nuovo Rapporto dichiara che “gli infermieri svolgono un ruolo fondamentale nel fornire assistenza sanitaria non solo negli ospedali e negli istituti di assistenza a lungo termine, ma sempre più anche nelle cure primarie e nelle strutture di assistenza domiciliare”.
Un allarme già rilanciato anche dall’Organizzazione mondiale della Sanità a settembre nella sua Assemblea generale: “L’Italia deve affrontare un quadro di malattie croniche legate all’invecchiamento della popolazione che chiedono una risposta assistenziale complessa, proattiva, personalizzata”. E per farlo secondo L’Oms deve rispondere ad alcune sfide tra cui oltre a difendere meglio l’accesso universale all’assistenza, senza disuguaglianze, deve aumentare il numero di infermieri.
“Mancano professionisti quindi, mancano infermieri. A mancare, però, è soprattutto un serio ed equilibrato rapporto tra i professionisti che si realizzi attraverso lo sviluppo delle competenze. Ma attenzione – conclude Mangiacavalli -: una scelta oggi condiziona il futuro per i prossimi 30 anni. Che sia quella giusta per il bene degli stessi cittadini”.

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Cure palliative pediatriche, FNOPI alla XII della Camera: “Protagonisti delle scelte per migliorare la qualità di vita dei bambini”

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21/11/2018 – La FNOPI ha svolto oggi un’audizione alla Commissione Affari sociali della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’attuazione della legge 15 marzo 2010, n. 38, in materia di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, con particolare riferimento all’ambito pediatrico. IL TESTO DELL’AUDIZIONE

Mettere al centro la persona/paziente in cure palliative e la sua famiglia è la sfida richiesta oggi all’infermiere e all’infermiere pediatrico attraverso un impegno sempre più orientato al supporto delle problematiche etiche, alla tutela della personapaziente fragile nella giungla di percorsi organizzativi tesi a garantire i diritti delle persone dentro un sistema complesso e spesso frammentato, convulso e poco chiaro ai cittadini.

Il Codice deontologico degli infermieri in vigore, ma anche il nuovo in via di definizione che lo sostituirà   parla chiaro quando prescrive come ogni professionista “si attiva per prevenire e contrastare il dolore e alleviare la sofferenza. Si adopera affinché l’assistito riceva tutti i trattamenti necessari”, una regola per chi ogni giorno si coordina per aiutare i malati”.

La Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri ha svolto oggi un’audizione alla Commissione Affari sociali della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’attuazione della legge 15 marzo 2010, n. 38, in materia di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, con particolare riferimento all’ambito pediatrico.

La legge n. 38 del 2010 in materia di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore ha individuato gli infermieri e gli infermieri pediatrici tra le figure professionali con specifiche competenze ed esperienza in quest’ambito, con una visione di integrazione, lavoro in rete, centralità del paziente/della famiglia, competenze e conoscenze appropriate in grado di rispondere alle cure richieste.

L’attenzione si focalizza sulla persona piuttosto che sulla malattia, a dare vita ai giorni piuttosto che giorni alla vita, a garantire la sua autodeterminazione, ad accogliere la sua unica ed irrepetibile singolarità ed i suoi unici ed irrepetibili bisogni.

I corsi di laurea per infermieri e infermieri pediatrici hanno subito recepito le indicazioni contenute nella legge e a partire dal 2017/2018 hanno introdotto nei corsi di laurea crediti formativi già nel secondo anno, uno sulle cure palliative ed uno sulla terapia del dolore.

Sono stati attivati i Master in cure palliative e gli infermieri insegnano agli infermieri come formare e coinvolgere i genitori nella valutazione del dolore perché il primo passo per trattare il dolore è saperlo riconoscere. Sono gli infermieri che utilizzano le scale di valutazione del dolore e le utilizzano in modo appropriato e vanno oltre, insegnano ad utilizzarle attraverso corsi di formazione anche on-line.

Per quanto riguarda le cure palliative è necessario partire dalla pediatria, partire da chi è più fragile, e la World Health Assembly ha dichiarato che favorire l’accesso alle cure palliative nei bambini è “una responsabilità etica di tutti i sistemi sanitari”.

“Abbiamo assistito – hanno detto i rappresentanti FNOPI Cosimo Cicia, componente del Comitato centrale della Federazione ed Emanuela Tiozzo, infermiera pediatrica all’Ospedale Bambino Gesù di Roma – all’aumento della sopravvivenza dei bambini affetti da patologie che si manifestano in età pediatrica, e che fino a pochi anni fa avevano una bassa aspettativa di vita e che oggi ci richiedono un’assistenza appropriata ai bisogni per lunghi periodi.

Sebbene sia riconosciuto che vi sono somiglianze nei principi delle cure palliative per adulti e bambini, è fondamentale sottolineare le differenze”.

Infatti un intero capitolo della legge 38 (l’articolo 3) è dedicato ai minori e agli incapaci per tutelarne i diritti, chiarendo in premessa che vanno informati sulla propria salute in modo che possano capire e tenendo conto degli aspetti psicologici per metterli in condizione di esprimere la propria volontà.

Tuttavia oggi esistono sul territorio nazionale solo 4 hospice pediatrici nonostante tra 12 mila e 15 mila minori siano affetti da malattie inguaribili. L’80% di loro tuttavia sembra non avere diritto a cure palliative.

A differenza di quanto accade per i pazienti adulti, la possibilità di avvalersi di cure palliative per i pazienti pediatrici è stata sancita solo con la legge 38/2010 e i pochi hospice pediatrici esistenti – a parte le strutture private – sono nate solo a partire dal 2012-2013, ma non sono collocate ancora in una vera e propria rete assistenziale dedicata.

Rispetto alle strutture dedicate agli adulti, le differenze degli hospice pediatrici sono dovute a implicazioni di carattere socio-assistenziale, all’estrema eterogeneità delle patologie, alle diversificate fasce d’età e ad altri elementi che hanno profonde ricadute anche sulle connotazioni architettoniche.

Si stima che – al di là dei numeri che riguardano i minori affetti da patologie inguaribili – in Italia siano circa 30.000 i minori eleggibili alle cure palliative pediatriche.

I minori eleggibili sono, come accennato, pazienti ad alta complessità assistenziale, ma anche portatori di patologie multiple che innescano sintomi complessi che richiedono programmi di politerapia, frequentemente anche per periodi di tempo lunghi.

Le competenze distintive degli infermieri sono le caratteristiche intrinseche e salienti della professione rispetto alle cure palliative e il lavoro sulle core competence rappresenta un’importantissima guida per chi si occupa di questo settore.

Il risultato deve essere quello di un professionista formato, evoluto, competente,  ciò di cui ha bisogno il mutato quadro epidemiologico e, purtroppo, economico dell’assistenza sanitaria.

Oggi però, gli infermieri, si scontrano purtroppo ancora con muri culturali del sistema organizzativo e a volte di altri professionisti che hanno il potere certificativo di prescrivere accesso ai percorsi e subiscono una crisi etica e deontologica nella loro funzione di advocacy.

“Per questo si chiede – hanno aggiunto i rappresentanti FNOPI all’audizione – di mettere i professionisti infermieri in condizioni di esigere a tutela della popolazione il rispetto della legge 38. L’accesso alle cure palliative deve essere un diritto imprescindibile e va tutelato

Chiediamo di partecipare alle decisioni, ai progetti ai network, ai comitati per l’ospedale senza dolore per contribuire, con competenza ed autonomia, a dare avvio ad una rete articolata e preparata sul territorio, un percorso che richiederà la partecipazione di tutti i soggetti interessati e una preparazione sempre più specialistica anche degli infermieri e degli infermieri pediatrici, che rappresentano la professione dedicata all’assistenza di questi malati in tutti i momenti della giornata.

Dobbiamo essere più coinvolti e lavorare in modo integrato e multiprofessionale, in quanto gli infermieri sono un asse portante nelle cure palliative.

Gli infermieri e gli infermieri pediatrici di oggi e del futuro – hanno concluso – devono partecipare al cambiamento, alle politiche e tavoli dove vengono prese decisioni importanti per dare il loro contributo a migliorare la qualità di vita dei bambini che necessitano di cure palliative al fine di favorirne l’accesso, aumentare il numero di strutture e garantire le competenze necessarie e appropriate al contesto e alla situazione”.

IL TESTO INTEGRALE DELL’AUDIZIONE  E IL VIDEO

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FILE ALLEGATI Comm Affari sociali- audizione 21 novembre 2018.pdf (173 KB)

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Quarant’anni di Servizio sanitario nazionale. “Ora serve una svolta”

15/11/2018 – La Fnopi, presente alle celebrazioni organizzate in occasione della ricorrenza, ribadisce il ruolo e le potenzialità della componente infermieristica all’interno del servizio pubblico.

Quarant’anni di Servizio sanitario nazionale. Un sistema che si regge in gran parte sugli infermieri, sul loro ruolo, sulle loro competenze, stando ai numeri della professione. Rappresentano infatti il 40 per cento del capitale umano del Ssn. Su 440mila infermieri iscritti all`Ordine, 270mila lavorano nel servizio pubblico.

A dirlo in occasione di un evento celebrativo organizzato della Fnomceo a Roma è la presidente della Fnopi (Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche) Barbara Mangiacavalli. “I 40 anni del Ssn rappresentano un traguardo importantissimo per il nostro Paese – aggiunge -. Quando nacque, c’erano evidenti diseguaglianze di salute: ora il Paese è cresciuto sotto ogni punto di vista, sono stati raggiunti traguardi importanti, l`età media continua ad aumentare. La sfida adesso è rendere quest`aumento in anni qualitativamente validi”.

Una sfida che gli Infermieri sentono di poter raccogliere, a patto di non subire più blocchi e contingentamenti di personale che negli ultimi dieci anni hanno messo a dura prova la sanità pubblica. “La prima priorità – aggiunge Mangiacavalli – è rimettere in tutte le agende politiche e istituzionali il nostro Ssn al centro della discussione, perche` abbiamo scelto un sistema universalistico e gli infermieri ci credono. Vogliono lavorare affinché si possa realizzare un Ssn che sia più coerente rispetto ai bisogni di salute, che investa di più sul capitale umano”.

In Italia, infatti, non mancano solo i medici, ma anche gli infermieri. Gli attuali parametri non si avvicinano neanche agli indicatori di sicurezza dell`Ue, che prevedono un infermiere ogni sei assistiti. “Da noi il rapporto è di uno ogni 14-15, vuol dire che ci sono Regioni che si avvicinano al rapporto 1 a 6 e altre che arrivano a 18-19. Abbiamo studi internazionali che ci dicono che l`assicurazione del paziente è garantita quando vi è un rapporto ottimale di un infermiere ogni sei pazienti presi in carico, e stando a questo rapporto bisogna ammettere che in Italia mancano all’appello 53mila infermieri nel settore pubblico”.

La presidente Fnopi ha quindi partecipato, nel corso dell’evento organizzato dalla Fnomceo, ad una tavola rotonda sul ruolo delle Professioni, insieme ai rappresenanti di altri Ordini e Federazioni nazionali. L’incontro ha rappresentato l’occasione ideale per tornare anche sui fatti di Chiavenna e sulle strumentali polemiche rispetto ai servizi di emergenza. “Polemiche – ha ribadito Mangiacavalli – costruite ad arte da chi non vive quel tipo di realtà tutti i giorni: medici e infermieri lavorano fianco a fianco, in armonia, e sanno benissimo cosa significa gestire e organizzare la delicata fase dell’emergenza-urgenza. Il task shifting, evocato talvota come uno spauracchio, ha il suo vero significato in una ridistribuzione razionale dei compiti all’interno di un gruppo di lavoro sanitario grazie alla quale competenze tecniche specifiche sono spostate da operatori sanitari a qualificazione formale più elevata ad altri di qualificazione formale meno elevata ma specificamente formati e certificati con l’obiettivo di raggiungere un utilizzo quanto più efficiente delle risorse disponibili”.

L’INTERVENTO DI BARBARA MANGIACAVALLI

PARTE 1

PARTE 2

                                Intervista agenzia DIRE alla presidente Mangiacavalli

 

 Intervista Sanità Informazione alla presidente Mangiacavalli

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Dialisi, nuovi modelli e responsabilità per gli infermieri

18/11/2018 – La presidente FNOPI, Barbara Mangiacavalli, al 22° NephroCare Annual Meeting: “I tempi sono maturi per avviare progetti di emodialisi domiciliare assistita”.  

Al 22° NephroCare Annual Meeting, la presidente della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (FNOPI), Barbara Mangiacavalli, ha ribadito la necessità di puntare su ricerca e modelli innovativi in materia di trattamento dialitico, responsabilità sanitaria e appropriatezza prescrittiva.

Nel corso di un confronto con società scientifiche, ordini professionali e associazioni di pazienti, Mangiacavalli ha spiegato che “i tempi sono maturi per avviare progetti di emodialisi domiciliare assistita in modo uniforme in tutte le regioni, progetti che vedano l’infermiere protagonista come del resto lo è già: dalla preparazione dell’apparecchiatura, alla gestione delle complicanze tecniche fino alla conclusione del trattamento, passando per il monitoraggio dei parametri clinici e la cura della sfera relazionale, fino alla prevenzione e gestione delle complicanze”. Anzi, per la Fnopi è fondamentale investire di più anche sulla sfera della pre-dialisi e della corretta alimentazione per chi soffre di insufficienza renale: progetti pilota in Lombardia stanno già dimostrando che si può ritardare anche di un anno l’inizio della dialisi vera e propria seguendo adeguate diete e corretti stili di vita sotto lo stretto monitoraggio di personale sanitario esperto e adeguatamente formato.

Anche per Giuliano Brunori, presidente della Società Italiana Nefrologia (SIN), “gli infermieri sono gli interlocutori privilegiati” di chi soffre questa patologia, che apprezza la vicinanza non solo professionale ma anche umana nella delicata fase della dialisi. “Spesso dividete più tempo con i pazienti che con i vostri familiari”, ha dichiarato Brunori rivolgendosi ai tanti infermieri convenuti al Meeting organizzato da Nephrocare (evento accreditato Ecm).

Sottolineata, nel corso della giornata, anche l’importante inserimento della Società Infermieri Area Nefrologica (SIAN) tra quelle che hanno superato la valutazione del Ministero della Salute nel corso del biennale aggiornamento dell’elenco delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie.

Focus infine sui contenuti e sugli effetti della legge 24/2017 sulla responsabilità sanitaria. Cambia infatti il ruolo degli infermieri nella gestione del risk management, riferibile a tutto ciò che riguarda la gestione di eventuali procedure riguardanti denunce o malfunzionamenti del sistema nell’ambito di quelli che saranno i nuovi centri regionali per la gestione del rischio. C’è maggiore coinvolgimento e un implemento delle responsabilità di questi ultimi nella gestione manageriale.

L’infermiere quindi assume un peso tutto nuovo e ben maggiore dal punto della responsabilità, ma anche da quello dell’accertamento della stessa. Per questo la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche ha recentemente concluso con il Consiglio superiore della Magistratura e con il Consiglio nazionale forense un protocollo d’intesa perché gli infermieri possano essere periti e consulenti dei Tribunali. Obiettivo è proprio quello di applicare la legge 24/2017 per quanto riguarda la professione con “parametri qualitativamente elevati per la revisione e la tenuta degli albi – come è scritto nello stesso protocollo – affinché, in tutti i procedimenti civili e penali che richiedono il supporto conoscitivo delle discipline mediche e sanitarie, le figure del perito e del consulente tecnico siano in grado di garantire all’autorità giudiziaria un contributo professionalmente qualificato e adeguato alla complessità che connota con sempre maggiore frequenza la materia”. In sostanza la Magistratura riconosce le competenze specialistiche degli infermieri, delle quali quelle in dialisi rappresentano un vero e proprio caposaldo.

IL VIDEO INTEGRALE DELL’INTERVENTO DELLA PRESIDENTE FNOPI, BARBARA MANGIACAVALLI

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Stomaterapia, gli impegni della FNOPI per infermieri e pazienti

12/11/2018 – Inaugurata a Milano la scuola nazionale Aistom per Infermieri certificati in Stomaterapia. Intanto prosegue la collaborazione al progetto #RestiamoConnessi di Fais Onlus. 

A seguito delle disposizioni di legge sulle nuove figure professionali e la riforma ordinistica, il ruolo dell’Infermiere assume una nuova sfera di responsabilità. Ha infatti un ruolo di primaria importanza nella gestione, cura e assistenza del malato e della famiglia. Le accresciute responsabilità richiedono, come è noto, il supporto di conoscenze sempre più complesse ed approfondite di anatomia, fisiopatologia e terapia. A maggior ragione sarà indispensabile per l’infermiere stomaterapista una conoscenza della legislazione vigente in materia, così da essere uno dei primi interlocutori per l’assistito che si trova a vivere, temporaneamente o definitivamente, una nuova condizione di vita.

Oggi a Milano, alla presenza del componente del Comitato Centrale FNOPI Nicola Draoli, è partita la scuola nazionale Aistom (Associazione Italiana Stomizzati Onlus) per Infermieri certificati in Stomaterapia La scuola ha l’obiettivo di fornire agli operatori sanitari le conoscenze scientifiche, tecniche, legislative e metodologiche che gli consentano di affrontare la presa in carico, la prevenzione, la gestione, la cura e l’assistenza dei pazienti con stomie definitive o temporanee, come pure la presa in carico dell’incontinente. L’attività formativa è ripartita in quattro moduli didattici, due di teoria e due di pratica (presso Centri Accreditati e riconosciuti presenti sull’intero territorio nazionale).
SCARICA QUI LA BROCHURE 

Intanto, sempre sul fronte delle stomie, la FNOPI mantiene salda la sua partnership con Fais Onlus, Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati, che in questo periodo ha lanciato con successo il progetto di comunicazione #RestiamoConnessi, che vede protagoniste le persone portatrici di stomia e coloro che si prendono cura di loro. Un rapporto che spesso va oltre l’assistenza professionale del momento, che genera una connessione particolare, quasi intima, tra persone che, in ruoli diversi, vivono la stessa esperienza. Fais vuole così raccontare, soprattutto attraverso gli Infermieri, queste storie perché sono importanti e permettono di conoscere un mondo in maniera più approfondita, l’obiettivo è far capire l’importanza della condivisione in tutte le sue forme, la connessione tra due o più persone che produce inclusione e, spesso, evita inutili sofferenze.
Gli infermieri stomaterapisti o riabilitatori del pavimento pelvico che volessero segnalare una storia possono scrivere alla redazione Fais all’indirizzo mail: redazione@fais.info Questo il link al progetto:https://www.fais.info

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CID, Comitato infermieri dirigenti: Cavaliere nuovo presidente. Intervento della presidente Mangiacavalli

10/11/2018 –  Mangiacavalli: “Non possiamo ragionare dello sviluppo della dirigenza della professione infermieristica se lo decontestualizziamo dallo sviluppo generale della nostra professione e dagli obiettivi e linee di indirizzo che ci stiamo dando”. LA MOZIONE FINALE

Il Comitato Infermieri Dirigenti ha eletto fa il suo nuovo presidente nell’ambito del XXV Congresso nazionale del CID San Marino: è Bruno Cavaliere, infermiere dirigente e responsabile delle Professioni sanitarie al Policlinico San Martino di Genova.

Cavaliere è docente a contratto presso l’Università degli studi di Genova. E’ anche collaboratore dell’Università Cattaneo di Castellanza (Liuc).

Con Cavaliere è stata eletta tutta la lista di cui il neo presidente fa parte: “Dirigere il Domani”.

Ecco il nuovo direttivo CID:

Presidente: Bruno Cavaliere

Vicepresidente: Mariagrazia Montalbano

Tesoriere: Enrico Ballerini

Segretario: Fabrizio Polverini

Consigliere: Graziella Costamagna

Consigliere: Raffaella Piro

Consigliere: Daniela Tartaglini

Consigliere: Serenella Mennilli

Consigliere: Pietro Lopez

Consigliere: Lorena Martini

Consigliere: Rita Patrizia Tomasin

A disegnare i passi del futuro  della dirigenza infermieristica è stata in apertura del Congresso la Presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli in un ampio e articolato intervento.

“Prima riflessione – ha esordito la presidente della Federazione nazionale – è che non possiamo ragionare dello sviluppo della dirigenza della professione infermieristica se lo decontestualizziamo dallo sviluppo generale della nostra professione e dagli obiettivi e linee di indirizzo che ci stiamo dando, dal sistema salute e dai bisogni del cittadino nel suo complesso. Altrimenti rischieremmo di fare una riflessione che non affonda le radici in quello che è il mondo attuale”.

“Stiamo continuando a riflettere, dibattere, ragionare – ha proseguito – su quali sono i problemi legati al servizio sanitario, dai modelli alle competenze, all’interazione tra le professioni, allo sviluppo delle professioni ben sapendo che questa diagnosi di tipo organizzativo è già stata fatta e conosciamo anche la terapia che però ci mette in discussione dal punto di vista culturale e dei nostri assetti storici stratificati: allora continuiamo a parlare di diagnosi e fare analisi su cosa e come si dovrebbe fare e come andrebbe fatto”.

“Ma cosa succede tra dieci anni nei problemi di salute dei nostri cittadini, di che modelli e di competenze c’è bisogno, di che cosa dobbiamo discutere, su cosa dobbiamo formare i nostri professionisti e anche la nostra leadership da qui a dieci anni, lo possiamo capire anche oggi, perché basta leggere i dati che oggi abbiamo a disposizione, così come dieci anni fa bastava leggere i dati che avevamo a disposizione e avremmo forse compreso e ragionato meglio di come sviluppare la rete territoriale, di come uscire dall’ospedale, di come avvicinarci al cittadini, di come sviluppare un discorso di interazione tra professioni sanitarie diverse”, ha aggiunto.

“Siamo qua per capire qual è lo sviluppo della professione infermieristica e quindi anche della nostra dirigenza.

Per prima cosa vorrei che fosse chiaro che troppe volte quello che dice la Federazione viene male interpretato, o forse artatamente interpretato, per generare un dibattito che non è costruttivo né produttivo.

Mi riferisco ad esempio – ha puntualizzato Mangiacavalli – all’ultima conferenza sulle politiche della professione dove il ragionamento sulle posizioni contendibili è stato così strumentalizzato che ha addirittura cambiato l’approccio normativo di base che invece è rimasto ed è confermato in quello che conosciamo.  Se c’è una norma che si dovrebbe mettere in discussione in questo senso, sempre che ci sia la forza politica e istituzionale di farlo capendo bene quali aspetti rivedere, forse è proprio la 502, non altre. E questo iniziano a dirlo anche altri esperti, altri rappresentanti istituzionali. Il problema è capire come eventualmente modificare e che cosa”.

“Se dobbiamo ragionare dello sviluppo della leadership infermieristica, la Federazione interviene – ha sottolineato – ma non può andare avanti da sola. Può avere l’idea, può avere il disegno anche a lungo termine, può avere l’obiettivo strategico, politico istituzionale da raggiungere, poi servono gli strumenti, per portare avanti tutto questo e per la leadership c’è un’associazione come la vostra, una società scientifica dei dirigenti e anche un loro sindacato”.

“Non si deve abdicare a tutto quello che c’è stato finora ma lavorare per migliorarlo”, ha affermato la presidente FNOPI.

“A esempio – ha proseguito – lo sviluppo della laurea magistrale. Sappiamo che per legge la laurea magistrale agisce su quattro momenti: l’assistenza, l’organizzazione, la formazione e la ricerca.

Quindi la laurea magistrale non serve per formare esclusivamente dirigenti e non è riservata solo alla carriera dirigenziale. Certo c’è una legge dello Stato che dice che nella Pubblica amministrazione si accede ai livelli dirigenziali con la laurea di cinque anni. Ma solo questo.

Dopodiché ci sono le norme nel mondo sanitario che dicono ad esempio che per le professioni sanitarie si accede alla dirigenza con la laurea più la specializzazione.

Quindi, intanto bisogna scorporare il discorso della laurea magistrale da quello della posizione dirigenziale che pure a questo si lega per il meccanismo dei cinque anni e quindi per quanto riguarda la dirigenza delle professioni sanitarie diviene un requisito di legge. Ma poi è necessario pensare ai nostri percorsi di specializzazione infermieristica oggi non previsti anche e soprattutto perché mancano i diplomi di specializzazione”.

“Da qui a dieci anni – ha spiegato Mangiacavalli – lo sviluppo della nostra professione si deve snodare su un continuum che è quello di avere li infermieri specializzati. Un percorso che il Comitato centrale della Federazione sta per avviare con l’Università per cominciare a ragionare delle scuole di specialità infermieristica. Certo non sarà per 400mila, ma intanto si deve iniziare, così come venti anni fa si è iniziato con la laurea magistrale, i dottorati di ricerca e così via”.

“Oggi. ha detto –  il 65% dei candidati alla laurea magistrale sono neolaureati o laureandi. Abbiamo già le giovani generazioni che si proiettano su un percorso di studio continuativo: per loro il percorso di studi è 3+2 tutti completati.

La responsabilità che noi abbiamo è di capre quale sviluppo portare avanti. Ecco perché inizieremo una riflessione struttura sulle scuole di specialità infermieristica”.

“Difronte a una modifica dei bisogni di salute che va in un certo senso  – ha ricordato la presidente –  anche le voci iniziano a differenziarsi. Anche l’investimento che si sta pensando di fare, ad esempio, sulla specializzazione medica, darà i suoi frutti tra non meno di dieci anni e tra dieci anni il panorama sarà cambiato ancora e quindi se la professione si sviluppa in questo modo qual è il futuro della dirigenza?

Se vogliamo avere un futuro dobbiamo presidiare i processi, dobbiamo saper governare i processi, dobbiamo saper analizzare i percorsi all’interno delle strutture e saperli governare in termini di analisi organizzativa e assistenziale e di riprogettazione dei percorsi con cui tutti i giorni ci confrontiamo.

Un esempio. Nella valutazione dei direttori generali rientra la valutazione del Piano nazionale esiti. Al di là del fatto che come Federazione abbiamo chiesto una audizione alla commissione esiti perché come sapete nel PNE non ci sono esiti infermieristici e chiediamo l’inserimento di almeno 3 o 4 di questi, cosa vuole dire valutare gli esiti?

Quando il loro valore è negativo vuol dire che è un problema di percorso. E come si mette mano nelle aziende ai problemi di percorso? Chiamando gli ingegneri. Chi sta governando i processi all’interno delle aziende sono gli ingegneri che li maneggiano in modo molto più agevole di noi e anche dei medici. Ma la presenza degli ingegneri all’interno delle aziende sugella il fallimento del management proprio di medici e infermieri”.

“Quindi – ha proseguito – il futuro della nostra leadership e della nostra formazione manageriale: la laurea magistrale va rivista. E nella cassetta degli attrezzi del dirigente serve una formazione ulteriore. E non si dica che si vuole spingere in alto l’asticella: il futuro è questo. Abbiamo giovani che stanno spingendo in alto l’asticella, sono loro che vogliono qualificarsi in maniera sempre più importante, sono loro oggetto mercificato oggi di tutti quei master che sono fioriti e che non sono titoli abilitanti, come anche ha messo per scritto lo stesso ministro della Salute. Allora non è questo il titolo che ci fa dire che gli infermieri sono specializzati”.

“Abbiamo anche un altro problema come leadership attuale: la responsabilità che possano aumentare i nostri colleghi dirigenti. Rischiamo – spiega Mangiacavalli – di non avere ricambio generazionale. Tra poco andranno in pensione molti colleghi dirigenti storici e ci sono aziende dove quando va in pensione il dirigente, non c’è ricambio.

Abbiamo direttori generali che frequentemente chiedono di avere rose di nomi tra cui scegliere e non li hanno e non possono, non riescono a valutare. Abbiamo quindi anche la responsabilità etica di formare i dirigenti di domani”.

“Dove è scritto ad esempio – ha affermato – chi può fare il direttore di distretto? Non c’è scritto da nessuna parte che debbano essere medici Né nessun’altra figura e quindi dobbiamo mettere in campo forze in grado di orientare queste scelte contendibili, su cui si gioca il futuro.

Non sto parlando della direzione dei servizi infermieristici, sto parlando dello sviluppo manageriale, dalla direzione dal distretto in su. E l’obiettivo della nostra professione è di far essere queste posizioni sempre contendibili, senza alcuna riserva perché non si scriva che un posto è riservato a questa o quella professione, cosa che ormai non avverrà più”.

“Bisogna continuare a studiare, si”, ha detto la presidente FNOPI.

“La leadership si troverà nel giro di pochi anni a governare professionisti con “P” maiuscola.

I nostri valori etici e deontologici ci hanno sempre portato ad anteporre la risposta alla persona assistita piuttosto che prenderci in considerazione come singoli professionisti: non dobbiamo cambiare gli elementi valoriali, no, ma accanto a questi dobbiamo essere più fermi e non consideraci una risorsa flessibile. Flessibile si, ma nella logica della nostra professione. Ecco perché abbiamo iniziato a dire che in nostri percorsi specialistici devono essere infungibili.

Se i questa cornice facciamo riflessioni di sviluppo della professione, si rimettono a posto tante questioni e la professione cresce e si può pensare davvero al governo dei processi.

Abbiamo davanti un panorama intenso – ha concluso Mangiacavalli – ma ne va del futuro della nostra professione del futuro dei nostri giovani colleghi”.

La mozione finale

Al termine del Congresso e delle elezioni, il consiglio direttivo neo-eletto ha votato una mozione in cui ha indicato quattro priorità:

• mantenere un concreto dibattito interno alle Professioni Sanitarie, che operano nel SSN;

• confrontarsi criticamente con la realtà e i contesti della Società civile, tenendo presente il mondo Economico-Finanziario;

• sviluppare un sistema di comunicazione con la società e le altre professioni, con lo scopo di divulgare la nostra “mission”;

• implementare ulteriormente il Network dei coordinamenti regionali per essere sempre più vicini ai nostri soci.

La mozione impegna anche il CID a:

– dialogare con le istituzioni e i cittadini, per promuovere il “cambiamento”, essendone parte attiva in una logica di appropriatezza e sostenibilità;

– promuovere l’innovazione e la ricerca, garantendone la continuità esperienziale e i risultati sino ad oggi ottenuti;

– proporre un nuovo modello di Dirigenza che integri e diversifichi quella organizzativa e formativa  con quella professionale, gestionale e dei processi nella valorizzazione dei percorsi formativi;

– sviluppare nuove partnership per condividere soluzioni contrattuali che sostengano i diversi livelli di dirigenza, al fine di consentire percorsi di carriera adeguati e sostenibili.

Il consiglio direttivo si impegna inotre a:

– proporsi ai Ministeri della Salute e dell’Università come esperti delle tematiche proprie della dirigenza e della gestione dei servizi anche per lo studio di innovativi percorsi formativi, tenendo conto dei nuovi e diversi bisogni, anche del mondo del lavoro;

– proporsi a tutte le Istituzioni quali competenti interlocutori per l’implementazione ed integrazione delle normative che riguardano la dirigenza infermieristica allo scopo di uniformare denominazioni profilo e responsabilità;

– partecipare attivamente alla consulta delle associazione tecnico-scientifica sostenuta dalla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche;

– ricercare nuovi pattern Europei ed internazionali della dirigenza partecipando ai Board di progettazione e sviluppo.

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