Link e informazioni utili alla professione

Test Laurea Magistrale fissato per il 30 ottobre 2020

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La prova di ammissione ai corsi di Laurea magistrale delle Professioni sanitarie si svolgerà presso ciascuna sede universitaria il 30 ottobre 2020 dalle ore 11.00. È quanto ha stabilito il Mur nel decreto con le modalità di svolgimento e le caratteristiche delle prove d’accesso per il corso di Laurea magistrale delle Professioni sanitarie per l’Anno Accademico 2020/2021.

Laurea Magistrale professioni sanitarie, dal Mur data test e indicazioni

Il Mur ha pubblicato il decreto con le modalità di svolgimento e le caratteristiche delle prove d’accesso per il corso di Laurea magistrale delle Professioni sanitarie per l’Anno Accademico 2020/2021. La prova prevede un tempo di due ore e consiste nella soluzione di 80 quesiti.

Luca Achilli nuovo direttore generale di Enpapi

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Nominato il nuovo direttore generale dell’Ente di previdenza degli infermieri liberi professionisti: è il dott. Luca Achilli, esperto nel settore del Management Consulting. Con questa nomina un altro passo verso il cambiamento – commenta il Presidente Luigi Baldini – è stato fatto.

Nominato dal Cda Enpapi, Achilli viene dal ministero della Salute

Il Consiglio d’amministrazione dell’Enpapi, Ente nazionale di previdenza ed assistenza della libera professione infermieristica, ha nominato come direttore Generale della Cassa pensionistica Luca Achilli che, recita una nota, è un esperto nel settore del ‘management consulting’, avendo maturato un’esperienza pluriennale in società primarie di consulenza con incarichi di crescente responsabilità e possiede una comprovata conoscenza di tutte le aree aziendali, essendosi relazionato con i vertici di aziende appartenenti a diversi settori e con le istituzioni pubbliche.

Da ultimo, l’esperienza maturata presso la Direzione generale della Programmazione sanitaria del ministero della Salute, nella quale è stato responsabile delle attività di consulenza, con compiti di supporto e raccordo tra gli uffici con particolare riferimento ai progetti di innovazione. Per il presidente dell’Enpapi Luigi Baldiniun altro passo verso il cambiamento è stato fatto. Porgo al direttore, a nome mio e di tutto il Cda, i migliori auspici per lo svolgimento dell’incarico, termina la nota.

Redazione
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Puglia. Se obiettivo della Regione è triplicare la vaccinazione antinfluenzale serve una vera anagrafe vaccinale, percorsi organizzativi ad hoc e una rivoluzione culturale

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Nella prossima stagione antinfluenzale non è esclusa una co-circolazione di virus influenzali e di Sars-CoV-2. E’ necessario ribadire non soltanto l’importanza della vaccinazione antinfluenzale per semplificare la diagnosi e quindi la gestione dei casi sospetti Covid-19, ma anche perché vaccinando si riducono le complicanze da influenza nei soggetti a rischio e di conseguenza gli accessi al Pronto Soccorso. Alcuni ceppi influenzali, inoltre, amplificano la presenza dei recettori ACE2, quelli che il Sars-CoV-2 usa per attaccare le nostre cellule.

21 LUG – Sono sostanzialmente stabili in Regione Puglia i tassi di vaccinazione antinfluenzale che rimangono fermi a circa il 50%. Le coperture quindi non sono aumentate in maniera significativa attestandosi complessivamente a 684mila vaccinazioni effettuate eppure, per la nuova stagione in arrivo, la Regione ha acquistato 2.100.000 dosi. Come far fronte all’ambizioso obiettivo di triplicare le vaccinazioni ai tempi della Pandemia? Hanno cercato (e stanno lavorando intensamente su questo) di dare risposta a questa domanda alcuni tra i maggiori interlocutori regionali sul tema, riuniti da Quotidiano Sanità per l’incontro online dedicato alla vaccinazione antinfluenzale in epoca pandemica svoltosi nei giorni scorsi con il sostegno non condizionato di Sanofi Pasteur.

Al meeting online hanno partecipato Vito Montanaro, DG Assessorato Salute; Cinzia Germinario, Resp. Osserv. Epidemiologico regionale; Pierluigi Lopalco, Ordinario di Igiene a Pisa e reponsabile per l’emergenza Covid in Puglia; Michele Conversano, Direttore SISP Asl Taranto; Rosa Prato, Ordinario di Igiene Università di Foggia; Ignazio Aprile, Segretario regionale FIMMG; Ruggiero Piazzolla, FIMP Puglia; Vito Michele Domenico Novielli, Presidente Federfarma Puglia; Giovanni Iannucci, Direttore SISP Area Nord; Giuseppina Turco, Direttore SISP Lecce; Stefano Termite, Direttore SISP Brindisi; Guido Marinoni in rappresentanza della Fnomceo.

La stagione vaccinale 2020-2021 inizierà a ottobre come in tutte le Regioni italiane e in Puglia la distribuzione dei vaccini ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta tramite le farmacie si è rivelata un’esperienza positiva per le due ASL campione Bari e BAT che lo scorso anno hanno portato avanti questa esperienza. Un’altra scelta importante operata dalla Regione è quella di rendere gratuita la vaccinazione dai sei mesi ai sei anni prevista nella circolare ministeriale di giugno. Così come gratuita sarà dai 60 anni in poi e non più 64.

La Pandemia, quindi, per i partecipanti al tavolo di discussione va vista anche come un’occasione unica per innalzare il livello di attenzione sui temi della prevenzione. E la vaccinazione antinfluenzale è un vero e proprio paradigma della prevenzione. Anche in Puglia al centro delle dinamiche di azione ci sono i Medici di famiglia. Ma, come altrove, anche in questa regione alcuni hanno vaccinato anche oltre il 90% del loro target, mentre altri appena il 10%. E’ questo un elemento di conoscenza importante di cui però bisogna avere immediata consapevolezza. Quindi serve un esteso e facilmente accessibile sistema informativo in grado di monitorare in tempo reale non soltanto gli approvvigionamenti ai MMG (attraverso le farmacie del territorio) ma anche l’andamento del numero delle vaccinazioni che ciascun medico fa e per questa azione così capillare i Dipartimenti di Prevenzione si sono resi disponibili.

La proattività è, però, un elemento fondamentale, hanno esortato. Bisogna uscire dai propri ambulatori e, sul fronte della vaccinazione ai sanitari, è stata ricordata l’importanza della legislazione regionale in merito che ne ha introdotto l’obbligo.

Sul tavolo, dunque, alcune proposte concrete che sono in discussione in seno al gruppo vaccini della Regione: l’istituzione di una cabina di regia pe r governare tutto il processo sul territorio, la realizzazione di una campagna di comunicazione molto, molto forte e incisiva (non bastano conferenza stampa o video con testimonial), la creazione di nuovi percorsi organizzativi poiché se da un lato bisogna vaccinare x3, dall’altro non si possono affollare le sale di attesa e, infine, istituire una vera anagrafe vaccinale che, in tempo reale, possa essere accessibile a tutti gli operatori sanitari, dal MMG al Pronto Soccorso.

L’imponenza di un’azione così forte naturalmente non fa nascondere qualche punta di scetticismo non intravedendo all’orizzonte elementi innovativi tali da consentire alla Puglia, almeno entro il prossimo autunno, un salto da 600mila a oltre due milioni di vaccinazioni. Sul fronte informatico, per esempio, sono attivi oltre 600mila FSE ma non appare evidente una decisa accelerazione per far dialogare subito i sistemi informativi. Una delle ipotesi avanzate nel corso della discussione è che poiché sono attive circa 180 farmacie rurali (che operano in comuni compresi tra i 500 e i 5mila abitanti), in alcuni territori si potrebbero ipotizzare e sperimentare nuove azioni come, per esempio, la vaccinazione in farmacia.

Poi c’è la situazione, da molti definita allarmistica, in cui versano i Dipartimenti di prevenzione sul fronte del personale. Negli ultimi mesi sono stati sottoposti a carichi di lavoro inusuali ed è assolutamente necessario un adeguamento degli organici. I Dipartimenti si dichiarano tutti sottodimensionati e la coesistenza dell’influenza e di una malaugurata recrudescenza del Covid-19 desta molta preoccupazione. Non di meno esistono problemi logistici e a volte anche di adeguatezza delle sedi. La Regione, peraltro, ha chiesto alle direzioni strategiche di implementare gli organici dei DP anche attivando azioni “creative” come, per esempio, avvenuto a Taranto in cui sono stati utilizzati anche medici in formazione per la medicina generale.

A sostegno di tale richiesta il Direttore generale dell’Assessorato ha ricordato che la delibera per l’incremento di 400 unità da destinare ai Dipartimenti di prevenzione è pronta per essere approvata in Giunta. Le risorse per vaccinare i bambini si troveranno ma è importante, ha quindi ricordato, non cadere nella tentazione di introdurre il concetto di obbligo per una fascia di età non prevista dalla legislazione nazionale.

21 luglio 2020
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Con il Dl Rilancio l’infermiere di famiglia/comunità è legge. Ora diffonderlo in tutte le Regioni

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Il decreto Rilancio è legge. E con il decreto Rilancio arriva “l’assunzione a tempo indeterminato di 9600 infermieri di comunità. “Una svolta storica che ci consentirà di rafforzare concretamente i servizi territoriali che rappresentano, come anche questa emergenza ci ha confermato, il baluardo fondamentale per prevenire e successivamente gestire le emergenze sanitarie”.

“Sono queste le parole di Roberto Speranza, ministro della Salute, pronunciate a Senato e Camera nel fare il punto sulla Fase 2. Ringraziamo il ministro assieme a tutto il Parlamento dove si è ritenuto di portare avanti senza modifiche il pilastro della prevenzione e dell’assistenza e dell’equità di accesso che finora ha proceduto al ralenti e che adesso potrà decollare a pieno titolo”, commenta la conversione in legge del decreto Rilancio con l’introduzione ufficiale dell’infermiere di famiglia/comunità Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione degli ordini delle professioni infermieristiche.

Ma le parole di Speranza vanno oltre nel momento in cui ha definito la nuova strategia per l’assistenza come “un lavoro senza precedenti. Abbiamo investito più risorse sul Servizio Sanitario Nazionale negli ultimi 5 mesi – ha detto – che negli ultimi 5 anni.  Siamo arrivati al momento a 29.433 assunzioni di cui 6330 medici, 13.607 infermieri, 6476 OSS”

“A questi si aggiungono ora i 9600 infermieri di famiglia/comunità che anche secondo il ministro fanno parte dell’investimento strategico sui servizi domiciliari alle persone fragili che, sono le sue parole, farà passare l’Italia dal 4% della platea di assistiti over 65 al 6,7%. Passiamo, grazie ad un solo decreto, da essere due punti sotto la media OCSE a 0,7% sopra la stessa media”.

Ora è necessario applicare subito l’innovazione e dare spazio il più velocemente possibile alla nuova figura per l’assistenza sul territorio, anche prevedendo percorsi formativi ad hoc diffusi in tutte le Regioni: “oggi l’infermiere di famiglia/comunità non è una figura improvvisata, ma un professionista preparato e che ha seguito master specifici per poter assistere al meglio i pazienti fragili e le loro famiglie”, aggiunge Mangiacavalli.

“Una fragilità ‘aumentata’ – spiega la presidente FNOPI – in modo ancora più forte nel post-COVID. Vogliamo dare il nostro contributo al Paese e lo vogliamo fare assieme a tutti gli altri professionisti della salute, consapevoli che tutte le energie dovranno essere orientate a garantire il diritto alla salute dei cittadini”, conclude Mangiacavalli, dichiarando che la Federazione è pronta a continuare l’interlocuzione già avviata con Governo, Parlamento, Regioni e Associazioni dei cittadini e pazienti per definire rapidamente i termini di operatività di questo professionista essenziale per il territorio.

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Infermiere di famiglia. L’inquadramento non è l’aspetto determinante

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13 LUG – Gentile direttore,
gli ultimi interventi sull’Infermiere di Famiglia e di Comunità (IFeC) ospitati da QS, tra cui quello delle Organizzazioni Sindacali storiche del nostro Paese a proposito dell’inquadramento contrattuale dell’Infermiere di Famiglia, ci sollecita alcune riflessioni per la mentalità e per l’approccio che rappresentano.

Che l’IFeC debba necessariamente configurarsi quale dipendente del Servizio Sanitario Nazionale appare un approccio semplicistico che non tiene conto delle differenze esistenti delle realtà dei sistemi socio sanitari regionali.

Su questo tema Ivan Cavicchi ci trova concordi quando scrive che “ci vuole un “Patto con il lavoro, per il lavoro” con il quale sancire a livello nazionale e, per tutte le regioni, delle linee di riorganizzazione e di ripensamento del lavoro, comuni per tutti, e che ognuno avrebbe poi ovviamente interpretato anche tenendo conto delle proprie specificità locali”.

Potrebbe essere possibile che nelle regioni dove sono già state avviate esperienze positive di IFeC con ruolo di dipendenti all’interno di servizi di cure territoriali questi rimangano tali; mentre altrove sia legittimo conservare la possibilità di agire come soggetto in convenzione rispetto ai servizi a gestione diretta delle aziende sanitarie con maggiore autonomia e flessibilità.
Riteniamo quindi che nella collocazione della nuova figura infermieristica non sia l’inquadramento contrattuale l’aspetto ora più importante per determinarne l’efficienza e l’efficacia: la questione determinante oggi è il metodo di approccio al tema dell’Infermiere di Famiglia.

Partire dagli operatori o dall’organizzazione è un errore di metodo che potrebbe risultare fatale: la domanda corretta, che non tutti si pongono, è : a quali bisogni dovrà rispondere l’Infermiere di Famiglia?

Eppure le idee dovrebbero essere ormai chiare: da una parte, sul ruolo, basta applicare il DM 739 del 1994 (il c.d. Profilo dell’Infermiere) all’assistenza territoriale. Ci sarebbe spazio e modo di valorizzare, tra l’altro, le competenze avanzate aprendo la strada al ruolo dell’infermiere esperto in tutti gli ambiti assistenziali.

Dall’altra, sull’organizzazione, è invece fondamentale partire dai bisogni delle persone altrimenti ragioneremo sempre astrattamente di dipendenza o libera professione, di riferimento organizzativo a questo o a quell’altro settore del SSR.

Non ci inoltriamo qui nei dettagli perchè il quadro è già stato da altri autorevolmente chiarito nel Position Paper dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità redatto nel 2019 da un gruppo di lavoro composto da docenti delle due Università del Piemonte (UNITO e UPO) e dell’Associazione degli Infermieri di Famiglia e di Comunità (AIFeC) e condiviso dalla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) nel Consiglio Nazionale del 6 giugno scorso.

Nel documento si definisce che ciò che qualificherà l’Infermiere di Famiglia e di Comunità saranno il ruolo, la formazione e le competenze, che il documento ampiamente definisce.

In questo approccio trova ad esempio spazio la risposta da parte dell’IFeC ai bisogni della popolazione scolastica (docenti, discenti, personale ATA e amministrativo): i luoghi di formazione potrebbero certamente essere un ambito di impegno dell’IFeC che potrebbe così garantire, con basso impatto sui costi e sull’organizzazione, anche la continuità degli interventi con le famiglie e con le altre professionalità sanitarie attive sul territorio .

E’ fondamentale però che tutti gli attori di questo momento fondativo mantengano l’attenzione sui bisogni delle persone e sulla centralità della esigenza di creare una rete multiprofessionale e pluristituzionale (comuni, piani di zona, consorzi di enti locali, farmacia dei servizi…) che metta realmente al centro la promozione della salute e che abbia gli strumenti per intercettare efficacemente e proattivamente i bisogni assistenziali e di salute della popolazione.

Dr. Andrea Gandalini
Infermiere
Presidente OPI Mantova

Dr. Massimo Patelli
Infermiere
Socio AIFeC Lombardia

Dr. Paolo Tettamanti
Infermiere
Socio AIFeC Lombardia

13 luglio 2020
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Puglia. Via libera al potenziamento rete ospedaliera e al regolamento sulla chirurgia ambulatoriale

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Dalla Giunta regionale semaforo verde al potenziamento della rete ospedaliera, come previsto dal Decreto Rilancio dopo l’emergenza Covid. Definiti anche i requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici delle strutture specialistiche che erogano prestazioni chirurgiche e procedure diagnostico-terapeutiche. Emiliano: “Stiamo lavorando all’ampliamento dell’offerta di salute per affrontare ogni possibile peggioramento della situazione epidemica”

10 LUG – Un incremento in via prioritaria dei posti letto di Terapia Intensiva per un numero complessivo pari a 275 non solo negli Ospedali individuati per il trattamento dei pazienti Covid, ma anche agli ospedali insistenti sul territorio regionale (Dea di I Livello ed ospedale di Base), al fine di potenziare l’attività chirurgica di “elezione”. E individuazione di 282 posti letto di area medica in terapia semiintensiva, allocati prevalentemente in ospedali dedicati al trattamento dei pazienti Covid.

È quanto prevede il provvedimento sul potenziamento della rete ospedaliera previsto dal Decreto Rilancio dopo l’emergenza Covid, approvato ieri dalla Giunta della regione Puglia che ha anche dato il via libera allo schema di “Regolamento di definizione dei requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici delle strutture specialistiche eroganti prestazioni chirurgiche e procedure diagnostico-terapeutiche”, provvedimento atteso atteso da ben 14 anni.

Con il potenziamento della rete ospedaliera, sottolinea la regione “si vuole garantire anche un incremento dell’offerta sanitaria, nell’ipotesi di una eventuale recrudescenza della pandemia”.

Riorganizzata la rete emergenza-urgenza ospedaliera. Con particolare riferimento ai Dea di II e I livello dovranno essere riorganizzati e ristrutturati i Pronto Soccorso con l’obiettivo prioritario di separare i percorsi e creare aree di permanenza dei pazienti in attesa di diagnosi che garantiscano i criteri di separazione e sicurezza. Il tempo di permanenza in attesa di ricovero deve essere ridotto al minimo, anche in considerazione alle esigenze di distanziamento tra i pazienti durante le procedure diagnostico-terapeutiche, al fine di evitare il sovraffollamento e di non provocare rallentamento o ritardi della gestione della fase preospedaliera del soccorso sanitario. Deve essere garantita la separazione dei percorsi rendendola definitiva.

In Pronto Soccorso devono essere previsti ambienti per l’isolamento e il biocontenimento dei pazienti, con sale appositamente dedicate, anche in ambito pediatrico.

Infine, è stato previsto il potenziamento della rete ospedaliera, incrementando i posti letto per acuti, riabilitazione e lungodegenza, fino al raggiungimento dello standard massimo previsto dal D.M. n. 70/2015.
Si vuole così raggiungere lo standard massimo ministeriale, incrementando ulteriormente i posti letto già programmati:
• 474 posti letto di acuzie;
• 123 posti letto di riabilitazione;
• 658 posti letto di lungodegenza
Con un successivo provvedimento di Giunta regionale, sottolinea una nota, si provvederà all’attribuzione dei posti letto per singola struttura (pubblica o privata accreditata), privilegiando una programmazione per Area Vasta.

Semaforo verde al regolamento regionale sulla chirurgia ambulatoriale. La Giunta regionale, sempre ieri ha approvato lo schema di regolamento di definizione dei requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici delle strutture specialistiche eroganti prestazioni chirurgiche e procedure diagnostico-terapeutiche.
Nel provvedimento, atteso da ben 14 anni, sono state individuate:
a) le prestazioni e le procedure diagnostico-terapeutiche a minore invasività erogabili negli studi medici;
b) le prestazioni di chirurgia e le procedure diagnostiche e terapeutiche a media invasività, di particolare complessità o che comportino un rischio per la sicurezza del paziente erogabili negli studi medici;
c) le prestazioni di chirurgia e le procedure diagnostiche e terapeutiche a maggiore complessità di particolare complessità o che comportino un rischio per la sicurezza del paziente erogabili nelle strutture per prestazioni di specialistica ambulatoriale chirurgica;
d) le prestazioni e le procedure diagnostico-terapeutiche a minore invasività erogabili negli ambulatori che svolgono attività specialistica ambulatoriale medica;
e) i requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici richiesti ai fini del rilascio del nulla osta o dell’autorizzazione all’esercizio in funzione della tipologia di struttura.
Il provvedimento approvato è stato predisposto dall’Ares e vagliato dal Dipartimento “Promozione della Salute”, che ha provveduto a modificarlo ed integrarlo, dopo aver acquisito il parere e la condivisione da parte delle Società Scientifiche interessate al provvedimento.
“Si tratta – spiega il presidente  Emiliano – di un provvedimento che consentirà finalmente alle strutture pubbliche e private di erogare in sicurezza prestazioni di chirurgia ambulatoriale e procedure diagnostiche – terapeutiche, garantendo la più ampia risposta alla domanda di salute dei cittadini pugliesi”.

10 luglio 2020
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Concorsi per l’accesso ai Corsi di Laurea a numero programmato a.a. 2020-2021. Università degli Studi di Bari

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Professioni sanitarie

Concorso per l’ammissione (anno accademico 2020-2021) in: Assistenza sanitaria (L/SNT/4) – Dietistica (L/SNT/3) – Igiene dentale (L/SNT/3) – Tecniche di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare (L/SNT/3) – Tecniche ortopediche (L/SNT/3) – Educazione professionale (L/SNT/2) – Fisioterapia (L/SNT/2) – Infermieristica (L/SNT/1) – Logopedia (L/SNT/2) – Ortottica ed assistenza oftalmologica (L/SNT/2) – Ostetricia (L/SNT/1) – Tecniche audioprotesiche (L/SNT/3) – Tecnica della riabilitazione psichiatrica (L/SNT/2) – Tecniche audiometriche (L/SNT/3) – Tecniche di laboratorio biomedico (L/SNT/3) – Tecniche di neurofisiopatologia (L/SNT/3) – Tecniche di radiologia medica per immagini e radioterapia (L/SNT/3) – Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro (L/SNT/4)

Termine di scadenza  per la presentazione online delle domande di partecipazione sul portale Esse3:  7 agosto 2020 ore 23:59

I candidati con disabilità e i candidati con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) che intendano usufruire di ausili e/o di tempi aggiuntivi dovranno farne richiesta entro il giorno 26/08/2020

La prova di conoscenza della lingua italiana si svolgerà il giorno 02/09/2019. Tutte le indicazioni relative all’espletamento della prova saranno rese note dalla U.O. Studenti Stranieri

Data espletamento prova di ammissione:  8 settembre 2020 (inizio operazioni concorsuali ore 8:30, inizio prova ore 12:00)

La prova di ammissione avrà luogo presso alcune strutture di questa Università.
Data di pubblicazione su questa pagina web dell’elenco relativo alla ripartizione dei candidati tra le aule delle strutture sede di esame: 4 settembre 2020
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Numero dei posti disponibili per le immatricolazioni:

– n. 959 per candidati comunitari e non comunitari residenti in Italia;
– n. 32 per candidati non comunitari e non soggiornanti in Italia.

Il prospetto dei posti disponibili per le immatricolazioni ai vari corsi di laurea delle Professioni sanitarie è consultabile nell’Allegato 1. Consulta il dettaglio dei posti disponibili

Domande di partecipazione pervenute:


next-link.pngBando di concorso  (D.R. n. 1659 del 03/07/2020, pubblicato in data 07/07/2020 Albo online 1587/2020)
next-link.pngProgrammi relativi ai quesiti della prova di ammissione
next-link.pngCommissione esaminatrice  
( )
next-link.pngRipartizione dei candidati tra le sedi universitarie per l’espletamento prova di ammissione  (Pubblicazione web 04/09/2020)
next-link.pngGraduatoria e Approvazione Atti  (Pubblicazione web 24/09/2020)
next-link.pngModalità di immatricolazione
next-link.pngAvvisi recupero posti

Per informazioni sulle procedure relative all’immatricolazione e ai successivi scorrimenti delle graduatorie contattare direttamente la Segreteria Studenti di Medicina e Chirurgia
Pubblicato il: 10/07/2014  Ultima modifica: 07/07/2020
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L’infermieristica italiana eccellenza grazie a Tor Vergata

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L’Infermieristica Italiana, con l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, si posiziona tra le migliori 50, ottenendo il 36° posto nello Shanghai Global Ranking of Academic Subjects.

Con orgoglio, il sito di Fnopi annuncia la notizia. La classifica, pubblicata per la prima volta nel 2003 è prodotta dal Center for World-Class Universities.

L’Università degli Studi di Roma Tor Vergata è la prima università italiana ad ottenere una posizione così importante in ambito del nursing. Si è posizionata al primo posto nella classifica nazionale.

“L’infermieristica in Italia è certamente una disciplina giovane come giovane è l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata la quale è riuscita a far conoscere nel mondo il Nursing italiano, precedendo nella classifica generale altre università più storiche” scrive Fnopi.

L’infermieristica italiana batte le università storiche

Tor Vergata ha, infatti superato le pretigiose Università di Oxford (UK) e la Oregon Health and Science University (US).

Inoltre, l’infermieristica di Tor Vergata si è  classificata al 2° posto per il numero di citazioni ottenute, 9° posto per le collaborazioni che ha stretto con colleghi internazionali e al  36° posto per il numero di articoli pubblicati su riviste scientifiche.

Questo risultato si deve all’intenso lavoro scientifico prodotto dalla squadra della cattedra di infermieristica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, guidata dalla Prof.ssa Rosaria Alvaro (professore ordinario), e composta dal Prof. Ercole Vellone (professore associato), dagli assegnisti di ricerca e borsisti, quali Dr.ssa Angela Durante, Dr. Gianluca Pucciarelli, Dr. Gennaro Rocco, Dr.ssa Giampiera Bulfone, Dr.ssa Sondra Badolamenti, Dr. Marco Di Nitto, Dr. Silvio Simeone, Dr.ssa Valentina Zeffiro, Dr.ssa Maddalena De Maria, Dr.ssa Loredana Piervisani, Dr.ssa Angela Cuoco, Dr. Paolo Iovino, Dr.ssa Vittoria Giordano, Dr.ssa Susanna Gentili, Dr. Federico Ferro, Dr. Rocco Mazzotta e la Dr.ssa Rossella Ambrosca e da tutti i dottori e dottorandi in Scienze Infermieristiche e Sanità Pubblica. Inoltre per questo importante riconoscimento si ringraziano tutti coloro che hanno contribuito e in particolar modo il centro di Eccellenza per la Cultura e la Ricerca Infermieristica.

#NurseTimes – Giornale di informazione Sanitaria
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I 90 anni di Marisa Cantarelli, protagonista della crescita della professione infermieristica

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Marisa Cantarelli compie 90 anni.

Marisa Cantarelli ha rappresentato e rappresenta nella sua vita professionale un punto di riferimento essenziale per la crescita della professione infermieristica.

Il suo ingresso nella professione non ha ‘saltato’ alcuna tappa possibile degli anni in cui è avvenuta: nel 1950 consegue il diploma di infermiere professionale, nel 1953 quello di assistente sanitaria, nel 1968 quello di dirigente dell’assistenza infermieristica presso la Sapienza, uno dei primi dirigenti infermieristici della professione moderna.

Dagli anni 60 in poi la sua attività professionale è ricca di traguardi raggiunti: alla fine degli anni ’60 apre e dirige la scuola di infermieri professionali dell’ospedale Fornaroli di Magenda; da metà anni ’70 e per un quarto di secolo è vicedirettrice della scuola universitaria di discipline infermieristiche dell’università di Milano.

E nella sua storia professionale è stata consigliera nazionale della CNAIOSS (Consociazione nazionale delle associazioni infermiere/i e altri operatori sanitari), vicepresidente e consigliere della CNAI (Consociazione nazionale infermiere/i ).

Vicepresidente della scuola italiana di cure palliative e membro del comitato etico dell’università degli studi di Milano, Marisa Cantarelli è considerata la prima teorica italiana dell’assistenza infermieristica con la sua proposta di un modello manageriale che comprende la professionalizzazione degli infermieri.

Secondo Marisa Cantarelli il bisogno di assistenza infermieristica si manifesta con l’esigenza dei cittadini di ricevere assistenza infermieristica in caso di particolari condizioni fisiche o psichiche e può essere soddisfatto solo dal professionista infermiere che possiede la conoscenza, la competenza tecnica e l’indirizzo deontologico necessari a risolvere il  bisogno.

L’uomo-persona è visto come un insieme attraverso la teoria dei sistemi; la  salute-malattia e ambiente-società sono concetti non statici, ma flessibili, legati a quello che circonda le persone e l’uomo stesso ha un concetto di salute diverso spesso riferito anche all’ambiente.

L’assistenza infermieristica è un comportamento osservabile che si attua con lo svolgimento di azioni tra loro coordinate per risolvere un bisogno specifico manifestatosi in una persona.

L’infermiere secondo Marisa Cantarelli deve avere la capacità di orientare l’individuo con un criterio di scelta ottimale perché possa procedere autonomamente e deve sorreggere la persona nelle proprie scelte, in modo che sia in grado di assolvere ai propri bisogno.

Una visione della prestazione infermieristica, quella di Cantarelli, che rende l’infermiere professionista con un bagaglio di conoscenze, il codice deontologico per applicarle e un’autonomia che ne fanno il primo responsabile dell’assistenza infermieristica e dei suoi risultati.

La teoria di Marisa Cantarelli è oggi attualmente uno dei modelli concettuali maggiormente verificabili e mette in evidenza la natura del nursing, considerando la praticità degli elementi.

Per tutto questo a Marisa Cantarelli è stata anche conferita ad honorem la laurea magistrale in Scienze Infermieristiche dall’Università di Milano (nella foto e al link il video), laurea che ai tempi dei suoi studi non faceva ancora parte del curriculum dell’infermiere, ma che per i suoi contenuti appare propria dell’agire della Cantarelli.

A Marisa Cantarelli, nel giorno del suo 90° compleanno, vanno gli auguri della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche e di tutti i 450mila infermieri italiani. E la gratitudine per aver codificato e vissuto nella sua vita professionale i principali cardini della professione infermieristica.

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Covid. Pronto il primo vaccino cinese. Le prime dosi saranno somministrate ai militari

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Il 25 giugno la Commissione militare centrale dell’Esercito cinese ha autorizzato la somministrazione di Ad5-nCoV, candidato vaccino messo a punto dalla biotech CanSino Biologics e dall’Accademia delle Scienze Militari cinesi (AMS). La decisione è arrivata a seguito della pubblicazione, su The Lancet, di uno studio che ha attestato l’efficacia e la sicurezza del candidato. La somministrazione durerà un anno e coinvolgerà esclusivamente il personale militare.

29 GIU – Una notizia destinata forse a cambiare la storia della pandemia da COVID-19. Arriva dalla Cina, dove l’esercito cinese ha cominciato a ricevere dosi del candidato vaccino Ad5-nCoV della biotech CanSino Biologics.

Il via libera all’inoculazione è arrivato dalla Commissione militare centrale il 25 giugno, a valle della pubblicazione di uno studio – su The Lancet il 13 giugno – che ha attestato la sicurezza e l’efficacia del candidato sviluppato da CanSino e dall’istituto di ricerca che afferisce all’Accademia delle Scienze Militari cinesi (AMS).

Lo studio pubblicato da The Lancet ha testato Ad5-nCoV su 108 partecipanti al regime di tre dosi (bassa, media e alta), registrando una rapida risposta dei linfociti T a 14 giorni dall’inoculazione e nessun effetto avverso nei 28 giorni successivi.

Ad5-nCoV – ha ricordato CanSino in una nota – sarà inoculato per un anno esclusivamente ai militari.

La biotech cinese non ha riferito se la somministrazione del vaccino al personale militare sarà obbligatoria o facoltativa. Ad5-nCoV è uno degli otto candidati vaccini – messi a punto da biotech ed enti di ricerca statali cinesi – che hanno ottenuto l’approvazione per studi di fase III in Cina; il candidato di CanSino è attualmente testato anche in Canada.

 

29 giugno 2020
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