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Tor Vergata, pubblicato nuovo bando per Dottorato

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18/04/2019 – Il documento per l’ammissione al XXXV Ciclo del Dottorato di Ricerca in Scienze infermieristiche e Sanità Pubblica.

l’estratto del bando per l’ammissione al XXXV Ciclo del Dottorato di Ricerca in Scienze infermieristiche e Sanità Pubblica.La versione integrale del bando e le schede contenenti tutti i Corsi di Dottorato di Ricerca attivati per l’Anno accademico 2019-2020 – XXXV Ciclo, sono disponibili per la consultazione sulla pagina web della Scuola di Dottorato di Tor Vergata all’indirizzo: http://dottorati.uniroma2.it 

IN ALLEGATO UN ESTRATTO DEL BANDO

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Cives odv: Fiorda confermato presidente per il triennio 2019-2022

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15/04/2019 – Approvati anche i bilanci consuntivo 2018 e preventivo 2019. Nel futuro nuovi mezzi per la colonna mobile, nuovi programmi formativi. Fiorda: “Sempre pronti per eventuali attivazioni in aiuto alla popolazione, in collaborazione con le istituzioni, a disposizione della protezione civile”

Maurizio Fiorda è stato confermato alla presidenza dell’associazione Cives odv per il quadriennio 2019-2022 che si è svolta il 13 aprile 2019 a Roma.

All’ordine del giorno l’approvazione dei bilanci e il rinnovo delle cariche del direttivo nazionale dei revisori dei conti e del comitato di garanzia.

L’affluenza è stata importante e l’assemblea è iniziata con la relazione del presidente uscente Maurizio Fiorda che ha illustrato le attività svolte nel periodo in cui è stato in carica insieme a tutto il direttivo uscente e al quale si è rivolto ringraziando per tutto il tempo e la competenza dedicata a Cives, soprattutto ricordando quanto è stato fondamentale il loro apporto nel periodo più difficile e fondamentale dell’associazione.

Tra le cose fatte, la riorganizzazione della colonna mobile con lo spostamento e l’accentramento dei mezzi e materiali a Chieti, il riassetto amministrativo, l’approvazione dello statuto odv come chiedeva la neo riforma del terzo settore, statuto che ancora oggi risulta essere uno dei pochi rinnovati nell’ambito delle associazioni iscritti nell’elenco del volontariato della protezione civile.

Nei tre anni di gestione poi sono stati organizzati molti corsi di formazione Ecm e le iniziative in collaborazione  con gli Opi e con il Dipartimento di Protezione civile, sono stati svolti su tutto il territorio italiano assegnando molti crediti formativi, con  molta collaborazione con le associazioni provinciali e gli Opi che hanno dato disponibilità collaborazione e sostegno al proprio gruppo provinciale. Grande sostegno anche dalla Fnopi a tutta l’associazione Cives.

Approvati all’unanimità i bilanci consuntivo 2018 e preventivo 2019 si sono svolte le votazioni per il rinnovo delle cariche da cui è emerso il nuovo direttivo nazionale che sarà in carica per i prossimi quattro anni:

Maurizio Fiorda (Roma), Francesca Marfella (Livorno), Fabio Cellini (Chieti), Marco Ricci (Campobasso), Francesco Ciani (Firenze), Filippo Guarnieri (Benevento), Lorenzo Stagnaro (Genova), per i revisori dei conti sono stati eletti, Cristina Magnocavallo (Campobasso), Emanuela Palma (Lecce), Corrado Giunta (Varese), per il comitato dei garanti sono stati eletti Guido Amato (Napoli) e Donatella Nieddu (Sassari).

Eletto anche il Direttivo nazionale:

Maurizio Fiorda presidente nazionale

Fabio Cellini vicepresidente nazionale

Marco Ricci segretario nazionale

Francesca Marfella direttore operativo nazionale

Francesco Ciani tesoriere nazionale

Filippo Guarnieri consigliere nazionale

Lorenzo Stagnaro consigliere nazionale

Comitato revisori dei conti

Cristina Magnocavallo Presidente dei revisori dei conti

Corrado Giunta Revisore dei conti

Emanuela Palma Revisore dei conti

Comitato di garanzia

Barbara Mangiacavalli Presidente Comitato garanzia (in quanto presidente Federazione nazionale Ordine degli infermieri)

Guido Amato Garante

Donatella Nieddu Garante

“Sono contento della rinnovata fiducia degli iscritti Cives verso di me – ha commentato Maurizio Fiorda -. Il mandato appena chiuso è stato fondamentale per il futuro di questa associazione, fondamentale come l’apporto che hanno dato tutti i consiglieri uscenti che attraverso il loro importante impegno hanno permesso alla associazione di non fermarsi”.

“Cives – ha proseguito – ha un ruolo rilevante all’interno della protezione civile, ruolo che dobbiamo continuare ad attestare con il lavoro, con l’impegno e la serietà che è propria della nostra associazione della nostra professione, perché solo dando prova delle nostre capacità, competenze e della nostra professionalità potremmo sempre di più affermarci sia come volontari che come professionisti sanitari”.

“Abbiamo in programma diverse iniziative da proporre e da effettuare – ha concluso Fiorda -: il lavoro sarà tanto e servirà per consolidare ciò che è stato fatto e porre le basi per il futuro, nuovi mezzi per la colonna mobile, nuovi programmi formativi e sempre pronti per eventuali attivazioni in aiuto alla popolazione, in collaborazione con le istituzioni, a disposizione della protezione civile”.

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Taranto. Iss: livelli di diossine e PCB nel latte materno più elevati in città che in Provincia. Tendenza in diminuzione

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Lo studio, commissionato dall’Ilva, ha rilevato che nelle donatrici residenti a Taranto e Statte le concentrazioni degli inquinanti sono risultate più elevate di quelle riscontrate nelle donne residenti in Provincia, con un aumento compreso tra il 18 e il 38% a seconda delle sostanze considerate. I risultati sono sovrapponibili a quelli emersi in studi simili in altre zone industrializzate d’Italia e suggeriscono una riduzione dell’esposizione a queste sostanze.

10 APR – “Si è concluso lo studio, durato tre anni, per valutare l’esposizione a diossine e PCB in donne di Taranto e provincia tramite l’analisi del latte materno. Mediamente, lo studio ha mostrato una concentrazione di queste sostanze nel latte nelle donne residenti a Taranto e Statte del 28% più elevata rispetto a quella delle donne residenti in provincia. in linea con quanto osservato in altre aree industrializzate in Italia”. È quanto si legge in un comunicato dell’Istituto superiore di sanità.

Lo studio è stato commissionato da ILVA all’Istituto Superiore di Sanità – prosegue la nota -, che lo ha realizzato in collaborazione con il Dipartimento Prevenzione dell’Asl di Taranto, nell’ambito del decreto del Ministero dell’Ambiente del 2012 con il quale si imponeva il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per l’esercizio dello stabilimento siderurgico prevedendo, con una specifica norma, la realizzazione di un biomonitoraggio per determinare la concentrazione di diossine e PCB nel latte materno nella zona di Taranto”.

“Nelle donatrici residenti a Taranto e Statte – spiega l’Iss – le concentrazioni degli inquinanti sono risultate più elevate, in modo statisticamente significativo, di quelle rilevate nelle donne residenti in Provincia con un aumento compreso tra il 18 e il 38% a seconda delle sostanze considerate (diossine, PCB diossina-simili e PCB non diossina-simili) e pari al 28% per l’insieme delle sostanze ad azione diossina-simile.

Secondo i correnti approcci di valutazione, le concentrazioni di diossine e PCB in entrambi i gruppi di donne sono associabili a una bassa probabilità di effetti avversi per la salute”.

“Lo studio che abbiamo realizzato in collaborazione con la Asl di Taranto mostra che l’esposizione delle donne residenti nell’area urbana è superiore, in modo statisticamente significativo a quella delle donne residenti in provincia – afferma Elena De Felip del Dipartimento Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità – ed è sovrapponibile a quella riscontrata in studi simili in altre zone industrializzate presenti in Italia. Il confronto con i risultati di altri studi di biomonitoraggio effettuati negli anni precedenti a Taranto e provincia suggerisce, inoltre, che nel tempo ci sia stata una riduzione dell’esposizione a queste sostanze”.

“Questi risultati – conclude De Felip – sono stati ottenuti grazie al prezioso contributo dei colleghi della Asl di Taranto il cui impegno sul territorio è stato per noi determinante”.

Per realizzare lo studio sono stati raccolti e analizzati complessivamente 150 campioni di latte, 76 appartenenti al gruppo delle donne residenti a Taranto e Statte, e 74 appartenenti al gruppo delle donne residenti in Provincia, in un’area quindi di controllo localizzata a più di 30 km da Taranto. Le donne arruolate – conclude la nota – avevano caratteristiche simili: primipare di età compresa tra i 25 e i 40 anni e residenti in zona da almeno dieci anni”.

10 aprile 2019
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Puglia. Emiliano annuncia: “Gettate le basi per l’uscita dal Piano di rientro”

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Il tavolo di verifica riunito stamani a Roma certifica un avanzo di 2,1 milioni di euro nel 2018 e un punteggio Lea a 179 per il 2017. “Riteniamo che si siano gettate le basi per l’uscita dal Piano Operativo, per la quale occorrerà, come accaduto per le altre regioni, attendere il completamento delle residue azioni già avviate, la valutazione degli adempimenti ed obiettivi Lea 2018 ed il mantenimento dell’equilibrio economico”.

09 APR – Il Tavolo congiunto di verifica e Comitato LEA “ha validato l’equilibrio economico dei conti 2018 (ai fini della verifica ex comma 174, L. 311/2004) ed i notevoli risultati ottenuti nell’attuazione della maggior parte degli obiettivi sanitari previsti dal Piano Operativo”. E a conclusione dei lavori del Tavolo riunito oggi a Roma, il presidente della Regione, Michele Emiliano, annuncia che sono state “gettate le basi per l’uscita dal Piano Operativo, per la quale occorrerà, in analogia a quanto accaduto per le altre regioni, attendere il completamento delle residue azioni già avviate, la valutazione degli adempimenti ed obiettivi LEA 2018 ed il mantenimento dell’equilibrio economico”. Il Tavolo, a quanto si apprende, ha chiesto alla Regione Puglia di spingere sulla parte sanitaria, risultata ancora un po’ debole. Il prossimo tavolo è previsto per fine luglio servirà a constatare se le osservazioni del Tavolo sono state accolte e, dunque, a valutare il destino della Regione.

Intanto la Regione Puglia illustra in una nota i risultati riconosciuti oggi. “E’ stato superato positivamente il Tavolo di Verifica Ministeriale in materia di Conto Economico consolidato 2018 garantendo l’equilibrio dei conti ai fini del comma 174 L. 311/2004 e ciò nonostante il blocco del payback farmaceutico a tutt’oggi ‘congelato’ per tutte le regioni in attesa della risoluzione del contenzioso con AIFA. I conti 2018, dopo le coperture garantite dalla Regione per il rinnovo dei CCNL del personale e per la mancata iscrizione dei ricavi del payback chiudono con un avanzo di 2,1 mln di euro. Il notevole risultato è stato reso possibile anche grazie alle azioni di risparmio e contenimento dei costi prodotti dalle singole Aziende Sanitarie”.

Il tavolo avrebbe poi confermato per il 2018 che la media ponderata dei tempi di pagamento dei fornitori delle aziende sanitarie “è in linea con la direttiva comunitaria, registrando un ulteriore miglioramento”. Inoltre, “si conferma il punteggio dei LEA a 179 per il 2017, valore superiore rispetto alla soglia minima di 160”. Sono in corso le verifiche del dato 2018.

Per quanto riguarda l’assistenza ospedaliera,riferisce la nota della Regione, “è stata verifica la coerenza della programmazione rispetto agli standard ministeriali, nonché sono state valutate positivamente le Reti cliniche predisposte nell’ambito del riordino complessivo”.

“In questi mesi la Regione – spiega la nota –, al fine di consolidare i risultati ottenuti ed in attesa della verifica degli obiettivi di qualità 2018, proseguirà le attività già intraprese su alcuni specifici aspetti”:
–    Completamento della riorganizzazione  in materia di screening oncologici;
–    risoluzione delle problematiche in materia veterinaria e randagismo;
–    consolidamento delle azioni in materia di assistenza territoriale attraverso la definizione di un documento unico di organizzazione;
–    accelerazione delle procedure degli acquisti centralizzati
–    messa a regime del sistema degli accreditamenti delle strutture ospedaliere e non.

09 aprile 2019
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Comunicato stampa aggressione a un infermiere in servizio al CSM dell’ ASL LE

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Il sottoscritto dott. Marcello Antonazzo, Presidente OPI (Ordine delle Professioni Infermieristiche) di Lecce, esprime la più totale solidarietà e quella dell’intero Consiglio Direttivo e del Collegio dei Revisori dei Conti al collega Infermiere e al Medico, in servizio presso il CSM (Centro Salute Mentale) di Piazza Bottazzi dell’ASL LE, vittime dell’inqualificabile e violenta aggressione, avvenuta a Lecce il 28 marzo u.s., dove un paziente di 25 anni agitandosi per futili motivi ha cominciato a dare pugni, calci e morsi al personale sanitario.

A nulla sono valsi i tentativi del personale in servizio per calmare il giovane tanto da costringere i sanitari, Infermiere e Medico, a ricorrere al Pronto Soccorso dell’Ospedale “V. Fazzi” per le cure del caso.

Pertanto, poiché casi del genere sono quasi all’ordine del giorno ed in particolare presso il Centro di Salute Mentale lo stress e la paura in cui vivono gli infermieri sono veramente alti; questo OPI chiederà al più presto, all’ASL di Lecce, soluzioni operative efficaci per invertire la tendenza e ridurre al minimo gli episodi di violenza, per garantire la sicurezza di professionisti sanitari e cittadini.

E’ veramente assurdo che il personale sanitario debba trovarsi in situazioni di pericolo mentre svolge il proprio lavoro.

L’OPI di Lecce condanna fermamente quest’episodio che purtroppo si inscrive in una catena di accadimenti simili.

Tutto ciò lede la dignità del personale infermieristico rendendo più complicato e  difficoltoso lo svolgimento di  un pubblico servizio.

Quest’Ordine è vicino a tutti i Colleghi che esercitano nel Dipartimento di Salute Mentale.

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Medicina e Professioni sanitarie. Con i nuovi test di accesso ai corsi di laurea rivincita del “Classico”?

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Con il Decreto del 28 marzo scorso il Miur ha stabilito la modifica dei contenuti delle prove di ammissione rispetto ai previsti 60 quiz: aumento di quelli di Cultura Generale (da 2 a 10) e riduzione di Ragionamento logico (da 20 a 10). Una novità che dovrebbe portare verso un riequilibrio del successo all’esame fra gli studenti del Liceo scientifico, finora favoriti, rispetto a quelli del Liceo Classico

02 APR – Si sta entrando nel vivo della procedura per gli esami di ammissione a Medicina e Chirurgia e per le 22 Professioni Sanitarie, i cui esami si terranno il 3 e 11 settembre prossimo. Con Decreto del 28 marzo scorso il Miur ha stabilito la modifica dei contenuti delle prove di ammissione rispetto ai previsti 60 quiz: aumento di quelli di Cultura Generale (da 2 a 10) e riduzione di Ragionamento logico (da 20 a 10).

Questo dovrebbe portare verso un riequilibrio del successo all’esame fra gli studenti del Liceo scientifico, finora favoriti, rispetto a quelli del Liceo Classico. Ormai entravano all’80% i diplomati delle Scientifico e al 10% del Classico. Lo scorso anno i posti messi a bando per Medicina e Chirurgia furono 9.779 e quelli di Odontoiatria 1.096, su cui arrivarono circa 90 mila domande, con rapporto D/P di 8,3. Mentre per le 22 Professioni Sanitarie i posti furono 24.681 con quasi 80 mila domande presentate. (Vedasi Report 2018).

Intanto, è ora in corso da parte del Ministero della Salute l’annuale consultazione con Regioni e Categorie per la determinazione dei posti per ogni Professioni in ogni Regione. A questa seguirà quindi anche la ripartizione dei posti per ogni Università da parte del Miur, i cui Decreti sono attesi per fine giugno.

Angelo Mastrillo
Segretario della Conferenza Nazionale Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie e Docente nel Corso di Laurea in Tecniche di Neurofisiopatologia dell’Università di Bologna

02 aprile 2019
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Sblocco tetti. Grillo: “Norma di buon senso votata da tutti, Emiliano si informi”. La replica del governatore: “Temo ‘manine’”

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In un tweet il ministro della Salute torna sull’emendamento che sblocca il tetto di spesa per il personale Ssn dopo le polemiche di questi giorni che hanno visto, tra i protagonisti principali, proprio il governatore pugliese preoccupato per una possibile penalizzazione per le Regioni del Sud. La replica di Emiliano: “Di Maio parlava delle ‘manine’ che gli cambiano le norme e le manine ci stanno anche in questa materia quindi io vorrei essere certo”.

29 MAR – La proposta di sblocco del turnover è stata votata all’unanimità alla riunione dei Presidenti (compreso assessore pugliese Di Gioia) perché è una norma di buon senso che sblocca le assunzioni e si applica a tutte le regioni. Michele Emiliano si informi meglio prima di attaccarmi!”. Così in un tweet il ministro della Salute Giulia Grillo torna sull’emendamento che sblocca il tetto di spesa per il personale Ssn dopo le polemiche di questi giorni che hanno visto, tra i protagonisti principali, proprio il governatore pugliese.

Giulia Grillo

@GiuliaGrilloM5S

La proposta di sblocco del è stata votata all’unanimità alla riunione dei Presidenti(compreso assessore pugliese Di Gioia)perché è una norma di buon senso che sblocca le assunzioni e si applica a tutte le . @micheleemiliano si informi meglio prima di attaccarmi!

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Nei giorni scorsi Michele Emiliano aveva anche chiesto un incontro a Grillo per il tirmore di una possibile penalizzazione per le Regioni del Sud. Oggi, poi, tornando nuovamente sulla norma ha dichiarato: “Di Maio parlava delle ‘manine’ che gli cambiano le norme e le manine ci stanno anche in questa materia quindi io vorrei essere certo. Ogni volta che si chiude un accordo in conferenza delle Regioni ci sono aspetti positivi e aspetti negativi. Per le Regioni del Nord c’è probabilmente qualche regalino inserito nella norma e questo ovviamente mi ha un po’ indignato. Però mi auguro che la normativa consenta almeno alla Puglia di fare le assunzioni che sono necessarie”.

“Penso che a questo punto si potrà arrivare, fermo restando che poi dovremmo verificare fino in fondo perché a volte, a scrivere queste norme sono raffinati strateghi. Sono sicuro della buona volontà del ministro Grillo che è in perfetta buona fede. Mi auguro che il meccanismo tecnico non nasconda dei trucchi, anche perché l’incubo dello Stato italiano e soprattutto dal Mef oltre che del ministero della salute è sempre quello che i conti non saltino”.

“Noi purtroppo – ha aggiunto – abbiamo fatto un passo indietro dal punto di vista finanziario gravissimo a causa della recessione in corso quindi la prossima manovra economica sarà disastrosa e forse temono che l’allargamento pre elettorale della spesa anche per il personale della sanità possa essere molto pericoloso per la tenuta dei conti”.

29 marzo 2019
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Liste d’attesa. In Puglia consiglio regionale approva legge, ma le polemiche non si fermano

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Un lungo e travagliato iter, che alla fine ha portato al via libera alla proposta di legge Amati. Ma così profondamente rivista da scatenare l’ira dello stesso consigliere: “Si è approfittato della nostra proposta per introdurre un aumento di budget in favore dei privati, come se fossimo procacciatori d’affari per l’attività privata”. Interamente riscritto l’articolo sulla sospensione dell’intramoenia. Per Direzione Italia e Pellegrino “evitato un assurdo atteggiamento punitivo contro i medici”.

21 MAR – Il Consiglio regionale della Puglia ha approvato a maggioranza (20 voti favorevoli e 12 contrari, il gruppo di Forza Italia non ha partecipato al voto) e con emendamenti la proposta di legge, presentata da Amati, Cera, Colonna e Mennea “Misure per la riduzione delle liste d’attesa in sanità – Primi provvedimenti”. Ma con modifiche così importanti da scatenare le ire dello stesso Amati (Pd), nonché di molti altri consiglieri di un po’ tutti gli schieramenti politici.

L’ter di approvazione (che ha fatto seguito a un lungo e, a tratti, aspro dibattito) si è sbloccato dopo la decisione di prevedere preliminarmente all’art. 1 la previsione del recepimento (atto peraltro dovuto), da parte della Regione, della recente Intesa Stato Regioni sul Piano nazionale delle liste d’attesa.

Completamente rivisto, in virtù di due emendamenti presentati da Ignazio Zullo e da Paolo Pellegrino, l’art. 3, su cui aveva puntato Fabiano Amati, che proponeva la sospensione dell’attività libero professionale nelle aziende sanitarie in caso di un disallineamento superiore a 5 giorni nell’erogazione delle prestazioni in regime istituzionale rispetto a quelle in ALPI. La cosa non è piaciuta ad Amati, ma per Pellegrino si è “evitato un assurdo atteggiamento punitivo contro i medici”.

Quanto al resto dei contenuti della legge, illustra una nota di sintesi dell’ufficio stampa del Consiglio, è previsto che entro due mesi, le aziende sanitarie dovranno provvedere all’adozione del Piano attuativo aziendale, con la previsione delle misure da adottare in caso di superamento dei tempi massimi stabiliti, tra cui la ridefinizione quali-quantitativa dei volumi di attività e della tipologia delle prestazioni; l’incremento delle ore a specialisti ambulatoriali interni già in servizio o attivando nuove ore attraverso la stipula di rapporti convenzionali e riprogrammazione delle ore di medicina specialistica ambulatoriale interna attraverso la stipula di rapporti convenzionali a tempo determinato e all’acquisto di prestazioni da operatori accreditati esterni in extra budget.

Ogni due mesi i direttori generali dovranno pubblicare sul sito internet aziendale i dati relativi al monitoraggio, sia con riferimento all’attività istituzionale che all’ALPI che saranno monitorati dalla Giunta regionale. I dati dovranno riferirsi a ogni singola unità operativa ospedaliera e territoriale. La prenotazione delle prestazioni, incluse quelle specialistiche (ad eccezione di quelle di medicina di laboratorio) potrà avere luogo solo attraverso il CUP.

Gli inadempienti saranno soggetti a procedimento disciplinare, con il mancato riconoscimento per l’Alpi della remunerazione prevista per l’attività libero professionale.

Il CUP dovrà prevedere un sistema di recall per ricordare all’assistito la data di erogazione della prestazione e per ricevere la disdetta delle prenotazioni (articolo aggiuntivo approvato su proposta di Conca e Galante). L’assistito che non si presenta nel giorno previsto, senza aver dato disdetta nelle 48 ore precedenti, sarà tenuto al pagamento delle prestazioni, anche se esente dal pagamento del ticket.

Altro punto centrale della legge la nomina da parte dei Direttori generali delle aziende sanitarie del RULA (Responsabile unico aziendale sulle liste d’attesa) che dovrà sovrintendere all’attuazione e al raggiungimento degli obiettivi contenuti nel Piano aziendale. Il RULA dovrà essere nominato tra il personale in servizio con qualifica dirigenziale ed esperienza pregressa.

Nel caso del mancato raggiungimento degli obiettivi non avrà luogo la retribuzione (parziale o totale) della retribuzione di risultato. Previsto anche l’avvio del procedimento di decadenza del Direttore generale dell’azienda interessata.

Entro due mesi dall’entrata in vigore della legge, infine, le aziende sanitarie dovranno rideterminare le dotazioni organiche in funzione dell’aumento dell’efficienza e della migliore utilizzazione delle risorse umane, tenendo conto anche della necessità di abbattere le liste d’attesa.

I COMMENTI

“Una cosa mai vista. Rinviare e tergiversare per più di un anno per poi dire che i voti di alcuni medici valgono più delle persone in fila al Cup. E la cosa più grave è che si è approfittato della nostra proposta di legge per introdurre un aumento di budget in favore dei privati, come se fossimo procacciatori d’affari per l’attività privata. Che peccato. Ma noi non ci fermeremo nel denunciare lo scempio dell’attesa in sanità”, dichiara in una nota il presidente della Commissione regionale bilancio e primo firmatario della Pdl, Fabiano Amati.

Per Amati è “una legge che alla fine non tiene conto della legge statale, del Piano nazionale e del contratto dei medici. Una legge trasformata in un mostro giuridico. Ma per comprendere ciò che è accaduto basti pensare che la proposta che prevedeva il blocco dell’attività privata in caso di mancato allineamento con l’attività pubblica, è stata sostituita con una norma che farà innalzare le prestazioni private e le spese, senza risolvere il problema dell’attesa. Una norma impossibile per l’ordinamento, che prevede l’acquisto di prestazioni da operatori accreditati esterni, in extra budget rispetto agli accordi contrattuali vigenti. Insomma, un’ingiustizia e un pasticcio”.

Di altro avviso il presidente de La Puglia con Emiliano, Paolo Pellegrino, secondo il quale “nelle premesse era una legge superflua alla luce dell’intesta Stato-Regioni che ci obbliga a recepire le linee guida del Piano Nazionale di Governo di governo delle liste di attesa. In ogni caso, con alcuni miei emendamenti concordati con il collega Zullo, abbiamo evitato un’assurda previsione normativa: la sospensione automatica dell’attività libero professionale rispetto a un allungamento delle liste attesa. Liste di attesa che combatteremo, ma non con una mera furia punitiva nei confronti dei medici”.

“Alla fine – spiega Pellegrino – ha prevalso la linea moderata e costruttiva. Infatti, ove il direttore generale constati l’aumento delle liste di attesa, la legge prevede di effettuare tutti gli accertamenti del caso e in particolare procedere all’acquisto di ulteriori prestazioni, sia dal pubblico sia dal privato accreditato. Ma a mio avviso la cosa più importante, e diventa quindi l’essenza principale di questa legge, è che nel caso in cui il cittadino non trovi risposte nel regime istituzionale, se non nei tempi più lunghi di quelli previsti alla legge, si può rivolgere a un erogatore pubblico e privato, cioè al regime alpi senza pagare la prestazione. E lo facciamo, secondo il mio emendamento, con prestazioni aggiuntive e incremento del fondo già finanziato dal regime Alpi. Insomma, una soluzione esaltata anche dallo stesso presidente e assessore alla Sanità Emiliano, e che qui in Puglia eleva il nostro tasso di attenzione verso i cittadini più bisognosi di cure”.

Per il gruppo regionale di Direzione Italia la Legge “non risolve, ma è un buon inizio per garantire prestazioni sanitarie più rapide”. “Chiaramente – affermano in una nota congiunta Ignazio Zullo, Francesco Ventola, Luigi Manca e Renato Perrini – siamo soddisfatti perché abbiamo contribuito decisamente a spostare l’asse della Proposta di Legge del collega Amati da un’idea punitiva degli operatori sanitari, in un sistema pubblico in forte difficoltà per carenza di organico, su un versante di equilibrio del sistema che richiede sinergie cooperative di tutte le parti in causa e mettendo al centro il malato e non la spesa. Questo non significa che non avvertiamo la responsabilità di una gestione oculata delle risorse pubbliche, ma siamo convinti che la salute deve sempre avere priorità, anche quando manca un operatore o un’attrezzatura, perché dobbiamo garantire al cittadino di potersi curare dove vuole, purché la prestazione venga erogata nei tempi utili. E’ bene ricordare, infatti, che la prevenzione non è solo fatta di belle parole: se non si interviene per tempo nei processi diagnostici e curativi lo stato di salute si aggrava e comporta maggiori costi sanitari e sociali”.

Il M5S parla di una Legge “svilita rispetto al testo originario, non risolverà i problemi del pugliesi”.“Dopo una discussione di oltre 10 ore e un’attesa di oltre 15 mesi, la montagna ha partorito il topolino: una legge svilita rispetto al testo originario, non votata neanche dal proponente, che non contribuirà in alcun modo ad abbattere le liste d’attesa. Avremmo voluto un provvedimento coraggioso, che per una volta privilegiasse la salute dei pugliesi e non gli interessi dei medici e della vecchia politica, prevedendo la sospensione dell’attività intramoenia in caso di disallineamento tra i tempi di erogazione delle prestazioni nel pubblico e quelli delle prestazioni erogate in ALPI. Invece ci siamo ritrovati con un testo che addirittura privilegia l’attività intramoenia, andando sempre più a mortificare la sanità pubblica, utile solo a rappresentare una testimonianza dell’ennesima prova di forza interna a una maggioranza sempre più imbarazzante e a certificare l’ennesimo inciucio del centrosinistra con un centrodestra che corre in soccorso nei momenti di difficoltà”.

“Ci rendiamo conto – proseguono i 5 Stelle – che probabilmente pretendiamo troppo da una Giunta che si permette di definire il nostro emendamento una “cacata” (cit. testuale dell’assessore Piemontese): una mancanza di rispetto assoluta che denota per l’ennesima volta la totale mancanza di argomenti e competenza. Per fortuna dei pugliesi e di tutti gli italiani il Governo nazionale ha approvato il Piano Nazionale per la Gestione delle liste d’attesa, che davvero mette i cittadini al centro del sistema sanitario e nella legge di bilancio sono state messe a disposizione delle Regioni importanti risorse per potenziare i servizi di prenotazione, implementando i Cup digitali e tutte le misure per rendere più efficiente il sistema. A questo punto bisogna elaborare il Piano Regionale per la gestione delle liste di attesa, in cui dovranno essere chiaramente garantiti e riportati i tempi massimi di attesa di tutte le prestazioni ambulatoriali e in regime di ricovero prevedendo, ad esempio, l’utilizzo delle grandi apparecchiature di diagnostica per immagini per almeno l’80% della loro capacità produttiva. L’assessore alla Sanità in aula dice che è già così? Lo invitiamo a fare un giro con noi nelle Asl pugliesi. Si renderà conto che la situazione è molto diversa da quella descritta, utile solo per provare a farsi bello davanti al pubblico in aula”.

Per Francesca Franzoso consigliere regionale di Forza Italia “il no alla legge Amati sulle liste d’attesa dettato da Emiliano assesta un colpo durissimo al servizio sanitario gratuito, e blinda invece la casta del servizio a pagamento”. “Abbiamo appreso in aula – prosegue Franzoso – che il cruccio dell’ assessore alla Sanità, non è quello di garantire il servizio pubblico gratuito, di adoperarsi per renderlo efficiente ed attrattivo abbattendo le liste d’attesa, ma quello di non scalfire il diritto del servizio a pagamento. In nome della libertà di scelta di pochi, è stato sacrificato il diritto di tutti di curarsi in tempi dignitosi. La sinistra di governo ha perso la bussola e a ricordarglielo è stata l’ala antagonista della colazione ormai irrimediabilmente a pezzi. Stasera, in un colpo, Emiliano ha fatto a pezzi lo spirito del servizio sanitario pubblico e la tenuta della sua maggioranza. Da domani i cittadini in fila ai Cup sapranno con chi prendersela”.

Sempre da Forza Italia, il consigliere Domenico Damascelli parla di “pagina disdicevole. Oggi in Consiglio regionale è stata scritta una pagina molto triste per la Puglia: è disdicevole utilizzare un tema così delicato e importante per i cittadini, come le liste d’attesa nella sanità, per un braccio di ferro all’interno della maggioranza. Purtroppo è esattamente quello che è accaduto: le liste d’attesa chilometriche sono frutto della gestione a firma del centrosinistra, che governa la Regione da quasi 15 anni. Effettuo costantemente sopralluoghi nelle strutture sanitarie e capita, per fare solo un esempio, che un cittadino chieda di effettuare una Tac in un Pta che ne è dotato, ricevendo risposta negativa al Cup. Perché? Indagando, magari, poi si scopre che manca un tecnico perché è andato in pensione e nessuno ha provveduto a sostituirlo. E così il cittadino non può effettuare l’esame diagnostico. Questo accade ovunque: negli ospedali e negli ambulatori territoriali. Sono drammi che i pugliesi vivono ogni giorno e di cui nessuno si fa carico. Ancora: basta andare in un ospedale pediatrico per toccare con mano che spesso un bambino non viene ricoverato per mesi per carenza di posti letto e di lui nessuno si occupa”.

Perciò – conclude Damascelli -, discutere per ore e ore in Consiglio regionale solo per consentire alle fazioni del centrosinistra di duellare in aula, è veramente mortificante. È per questo che abbiamo deciso di non prestarci a questi giochi tra faide della maggioranza, mentre i cittadini chiedono risposte vere. Ci sono persone che muoiono perché le liste d’attesa non consentono di intervenire con immediatezza ed è un dramma che investe tutta la popolazione pugliese e colpisce i più fragili”.

21 marzo 2019
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Convegno CIVES – Il sistema di Protezione Civile: Volontariato Soccorso e Strutture.

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Convegno CIVES – Il sistema di Protezione Civile: Volontariato Soccorso e Strutture.

29-30 marzo 2019

Corso gratuito – 15 crediti ECM

Sala convegni Angels Restaurant Hotel Zenit – Lecce

 

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Interruzione delle trattative sul rinnovo del CCNL Sanità. Manifestazione Regione Puglia 25 Marzo 2019

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Interruzione delle trattative sul rinnovo del CCNL Sanità. Manifestazione Regione Puglia 25 Marzo 2019.

Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche delle Province di Foggia, Lecce e Taranto, manifestano
la loro preoccupazione per l’interruzione delle trattative relative al rinnovo del CCNL Sanità Privata
scaduto da oltre 12 anni.
Il contratto collettivo nazionale di lavoro per il personale dipendente delle strutture sanitarie associate
Aiop, Aris e FDG per quanto riguarda la parte normativa è fermo al quadriennio 2002-2005, non
contemplando al suo interno le importanti evoluzioni normative degli ultimi anni, a partire dalla legge
43/2006.
E’ opportuno segnalare che ad oggi, a causa del mancato rinnovo contrattuale, risulta ancora non
attuato l’accordo tra Governo, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano – Rep. Atti n. 169/CSR del 1 agosto 2007 – con riferimento all’comma 4), art. 6) della legge 43/2006.
Così come risultano ancora non recepiti i contenuti dell’art. 1 lettera c) della legge 43/2006 relativamente all’istituzione della figura del professionista specialista in possesso del master di primo
livello per le funzioni specialistiche rilasciato dall’università ai sensi dell’articolo 3, comma 8, del
regolamento di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 3
novembre 1999, n. 509, e dell’articolo 3, comma 9, del regolamento di cui al decreto del Ministro
dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270.

La Sanità Pubblica e Privata nel nostro paese viaggiano ormai da tantissimi anni a due velocità
differenti, creando una disparità di trattamento tra i vari professionisti della salute sia in termini di salario sia di accesso alle possibilità di carriera in ottemperanza alle disposizioni nazionali (Professionista specialista).
Il contratto nazionale della Sanità Pubblica rinnovato nel maggio 2018, ha comunque prodotto un
seppur minimo adeguamento economico per gli Infermieri e l’istituzione della figura del professionista
specialista e del professionista esperto, creando ancor di più un divario tra gli Infermieri operanti nella
Sanità Pubblica e quelli operanti nella Sanità Privata.
La grande evoluzione normativa operata dal legislatore nei confronti della Professione Infermieristica
in questi anni, non si traduce in concreto all’interno dei contratti nazionali di lavoro, non consentendo così il giusto riconoscimento sia economico che di competenze avanzate.
Gli scriventi OPI auspicano, quindi, una rapida riprese delle trattative per il rinnovo del contratto
collettivo nazionale di lavoro per il personale dipendente delle strutture sanitarie associate ad Aiop e Aris al fine di ridurre il gap esistente tra Sanità Pubblica e Privata e di consentire una volta per tutte il recepimento dei contenuti della legge 43/2006 anche nel settore privato.
In qualità di rappresentanti istituzionali che perseguono obiettivi al fine di tutelare gli interessi pubblici
garantiti dall’ordinamento e connessi all’esercizio professionale (art. 4 capo I) comma 3) lettera a) legge
3/2018), gli Ordini delle Professioni Infermieristiche delle Province di Foggia, Lecce e Taranto, chiedono a quanti in indirizzo un intervento per quanto di competenza per consentire ai Professionisti Infermieri il giusto riconoscimento professionale e l’implementazione anche nella Sanità Privata delle competenze avanzate.

Vedi anche l’articolo su quotidianosanita.it