Link e informazioni utili alla professione

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Professioni sanitarie. Domani il test di ammissione all’Università. In corsa quasi 75 mila candidati per 24 mila posti

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Lieve flessione del numero di candidati. Rispetto alle 74.909 domande dello scorso anno il numero è quasi invariato, 74.380, con una lieve flessione del -0,8%.

10 SET – Sono quasi 75 mila, come lo scorso anno, gli studenti che domani mercoledì 11 sosterranno nelle 37 Università Statali l’esame di ammissione congiunto per i Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie (Infermiere. Ostetrica, Fisioterapista, Logopedista, Tecnici di Laboratorio, di Radiologia, di Neurofisiopatologia ecc.) su un totale di 24.033 posti messi a bando, di cui ben 15.069 per Infermiere

Rispetto alle 74.909 domande dello scorso anno il numero è quasi invariato, 74.380, con una lieve flessione del -0,8%.

Ci sono differenze fra le Università delle varie Regioni. Alcune sono in aumento come Piemonte +4,9%, Liguria +14,3%, Toscana +1,9%, Umbria +7,4%, Abruzzo +7%, Calabria +21%. Sono in parità o quasi Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Friuli, Puglia e Sardegna. Mentre altre sono in calo come Marche -35%, Campania -28%, Lazio -4,3%, Abruzzo -3,1% e Sicilia –2,2%. Da chiarire il -35% su Marche con il calo più vistoso, che dipenderebbe dalla riduzione dei Corsi da 11 a 8 e quindi dei posti.

Si ferma quasi il trend positivo degli anni precedenti, quando le domande erano aumentate del +3,8% fra il 2017 e il 2016 e del +6% fra il 2016 e il 2015.

Invece, a calare maggiormente sono Audiometristi -42% e Audioprotesisti -18%; quindi con -18% Assistenti Sanitari e Tecnici Neurofisiopatologia.

Situazione per altre professioni ad alta numerosità: Infermiere con +3,8% da 21.813 a 22.632, Fisioterapista con -4% da 26.516 dello scorso anno agli attuali 25.459, ma che resta comunque la più richiesta dato il rapporto domande su posto di 12 a 1 rispetto alla media delle 22 Professioni che è di 3,1. In calo anche Ostetriche con -3,8% e Tecnici di Laboratorio con -2,4%.

I dati dettagliati per ognuna delle 22 professioni e 41 Università verranno presentati all’annuale meeting della Conferenza nazionale Corsi di Laurea Professioni Sanitarie, il 13 e 14 settembre presso l’Università di Bologna.

Angelo Mastrillo
(Università di Bologna), Segretario Conferenza Nazionale Corsi Laurea Professioni Sanitarie

10 settembre 2019
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L’OPI di Lecce scrive e l’ASL ascolta. Revocato l’avviso emanato dalla direzione medica dell’Ospedale di Galatina per il conferimento di incarichi di “referente infermiere”

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L’OPI di Lecce scrive e l’ASL ascolta. Revocato l’avviso emanato dalla direzione medica dell’Ospedale di Galatina per il conferimento di incarichi di “referente infermiere”

Nota Direttore Medico Ospedale di Galatina prot. n.117472 del 10/08/19

A seguito di una nostra segnalazione l’ASL revoca l’avviso emanato dalla direzione medica dell’Ospedale di Galatina per il conferimento di incarichi di “referente infermiere”.

Ripercorriamo la storia:

  1. Vengono emanate due note di incarichi di coordinamento-referente infermieristico, prot. n.117472 del 10/08/19 e prot. n.118421 del 14/08/19,  da parte della direzione medica dell’ospedale di Galatina, con le quali si invitava il personale infermieristico avente titolo di Coordinatore a presentare istanza di partecipazione per la copertura di posti coordinatore/referenti nelle unità operative di P.S., pneumologia e ostetricia.
  2. L’OPI di Lecce con Protocollo OPI n. 1138 del 14/08/2019 (Scarica QUI la Lettera OPI Lecce sugli incarichi di Coordinamento Ospedale Galatina) chiede la revoca immediata delle suddette note.
  3. L’ASL con Protocollo 123060 del 30/08/2019 dispone la revoca immediata dell’avviso (Scarica qui).

L’OPI di Lecce sempre a tutela della Professione ed i Professionisti locali.

Professioni sanitarie: le info sul test di ammissione 2019

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Tutto quello che c’è da sapere sulla prova di ingresso dell’11 settembre.

L’11 settembre è la data unica per lo svolgimento, contemporaneo in tutta Italia a partire dalle ore 11, del test per le professioni sanitarie 2019. Argomenti della prova d’ingresso e numero dei posti disponibili sono stabiliti con apposito bando dal Miur (ministero dell’Istruzione, università e ricerca), ma le specifiche domande del test, come le graduatorie, sono gestiti dai singoli atenei e possono dunque differire da un’università all’altra. Alcuni atenei, tuttavia, aderiscono ai test proposti dal Cineca o dal Caspur. In tal caso le domande sono uguali o simili per tutte le università aderenti.

Il numero dei posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni ai corsi di laurea delle professioni sanitarie destinati ai candidati dei Paesi Ue e non Ue residenti in Italia è assegnato come di seguito indicato, per ciascuna classe di afferenza e tipologia di corso.

Classe SNT/1

Corsi di laurea

Posti disponibili

Infermieristica

15.069

Ostetricia

831

Infermieristica pediatrica

                                       191

Classe SNT/2

Corsi di laurea

Posti disponibili

Podologia

120

Fisioterapia

2.117

Logopedia

771

Ortottica e assistenza oftalmologica

228

Terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

323

Tecnica della riabilitazione psichiatrica

370

Terapia occupazionale

247

Educazione professionale

673

Classe SNT/3

Corsi di laurea

Posti disponibili

Tecniche audiometriche

51

Tecniche di laboratorio biomedico

780

Tecnica di radiologia per immagini e radioterapia

740

Tecniche di neurofisiopatologia

128

Tecniche ortopediche

165

Tecniche audioprotesiche

315

Tecniche di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare

194

Igiene dentale

651

Dietistica

377

Classe SNT/4

Corsi di laurea

Posti disponibili

Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro

688

Assistenza sanitaria

327

Come ogni anno, per venire incontro agli studenti e fornire loro uno standard di preparazione, il Miur ha inserito nel bando anche la lista degli argomenti che è opportuno studiare e che possono essere oggetto dei test. Questi ultimi, dunque, dovranno rispettare le indicazioni del Ministero. Ciascuno di essi sarà composto da 60 quesiti, suddivisi in modo diverso tra cultura generale (12 domande), ragionamento logico (10), biologia (18), chimica (12), matematica e fisica (8). A ogni risposta corretta, sbagliata o non data sarà attribuito un preciso punteggio.

I candidati avranno a disposizione un tempo massimo di 100 minuti. Diversamente da quanto accade per Medicina e per le altre facoltà a numero programmato, l’iscrizione non va effettuata sul portale Universitaly, ma bisogna consultare le informazioni presenti nei bandi di ciascun ateneo, che tra l’altro forniscono anche le indicazioni relative alle scadenze per il pagamento del contributo di partecipazione. Di seguito i bandi i link dei bandi pubblicati finora.

Consulta:
Posti disponibili per le immatricolazioni ai corsi di laurea triennale delle professioni sanitarie a.a. 2019/2020
Posti disponibili per i candidati dei paesi UE e non UE residenti in Italia
a.a. 2019/2020

Fonte: Redazione Nurse Times

#NurseTimes – Giornale di informazione Sanitaria
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Università. Dal 2021/2022 stop al numero chiuso e “area sanitaria comune” al primo anno per medicina, farmacia, odontoiatria, Ctf e scienze biotecnologiche. Il testo della riforma che verrà discussa a settembre alla Camera

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La prova di verifica, unica per tutti i corsi di laurea e di contenuto identico nel territorio nazionale, si baserà sul programma degli studi effettuati nell’area comune sanitaria svolte durante il primo anno accademico, e sarà volta ad accertare l’attitudine alle discipline oggetto dei corsi medesimi. L’ammissione alla prova sarà condizionata all’acquisizione di un numero minimo di crediti formativi conseguiti attraverso il superamento degli esami dell’area comune sanitaria. È quanto previsto dal testo base depositato in Commissione Cultura alla Camera. IL TESTO

02 AGO – Pronta la riforma per l’accesso ai corsi universitari. A partire dall’anno accademico 2021/2022, stop al numero chiuso per i corsi di laurea in medicina e chirurgia, in farmacia, in odontoiatria e protesi dentaria, chimica e tecniche farmaceutiche, scienze biologiche, biotecnologie. È quanto previsto dalla proposta di testo unificato depositata presso la Commissione Cultura della Camera. Ad annunciarlo è lo stesso relatore, Manuel Tuzi (M5S): “Il testo è pronto per essere discusso già a settembre e risponde a esigenze non più rimandabili, per consentire a tanti studenti di dimostrare la loro motivazione e il loro impegno prima di essere esclusi dall’accesso a una facoltà, ma anche per risolvere l’annoso problema, che riguarda in particolare la facoltà di medicina, dell’imbuto formativo che impedisce ai nostri laureati di entrare nel mondo del lavoro”.

Come dicevamo, dunque, la proposta è di eliminare il meccanismo del numero chiuso con test di accesso, e far sì che, a partire dal 2020/2021, gli studenti che richiedono l’iscrizione ai corsi di laurea sopracitati, siano tutti iscritti per il solo primo anno accademico ad un’area comune sanitaria che prevede identici corsi ed esami finali. L’ammissione al secondo anno dei corsi di laurea avverrà, poi, come spiegato all’articolo 3 del provvedimento, solo previo superamento di un’apposita prova di verifica, unica per tutti i corsi di laurea e di contenuto identico nel territorio nazionale, sulla base del programma degli studi effettuati nell’area comune sanitaria svolte durante il primo anno accademico, volta ad accertare l’attitudine alle discipline oggetto dei corsi medesimi.

All’esito delle prove verrà formata una graduatoria nazionale in base alla quale i vincitori verranno destinati ai corsi di laurea prescelti e alle sedi prescelte, in ordine di graduatoria preventivamente indicate dai candidati.

L’articolo 4 riconosce poi agli studenti regolarmente iscritti ai corsi di laurea di area medica a numero programmato la possibilità di accedere ai corsi di specializzazione universitaria per le corrispondenti discipline e aree di studio, anche qualora questo comporti nuovi oneri a carico del bilancio dello Stato. Si spiega qui infatti che, per ogni anno accademico il numero dei postiutili ad accedere alle scuole di specializzazione in medicina e chirurgia non potrà essere inferiore al numero complessivo dei laureati nell’anno accademico precedente nei corrispondenti corsi di laurea.

Ma non finiscono qui le novità. L’articolo 7, al fine di semplificare e agevolare percorsi orientativi, formativi e didattici, istituisce una piattaforma informatica di corsi online e gratuiti aperti su larga scala denominata MOOC.

E ancora, all’articolo 8 si spiega che le procedure di iscrizione alle università dovranno essere effettuateesclusivamente per via telematica, così come la verbalizzazione e la registrazione degli esiti degli esami, di profitto e di laurea, sostenuti dagli studenti.

Spazio, infine, anche per la laurea abilitante affrontata dall’articolo 11, che rivede modalità e tempistiche sia della formazione medica di base che del tirocinio pratico.

Giovanni Rodriquez

02 agosto 2019
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A Genova il primo master europeo su Infermiere di famiglia e di comunità

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23/07/2019 – L’iniziativa nasce nell’ambito del progetto europeo ENhANCE. Il Master partirà il prossimo ottobre; le iscrizioni saranno attivate in settembre, alla riapertura della segreteria dell’Ateneo.  

Si è tenuta oggi, alla Sala Trasparenza della Regione Liguria, la conferenza stampa di presentazione del primo Master europeo su “Infermiere di famiglia e di comunità”, sviluppato nell’ambito del progetto europeo ENhANCE. Il Master partirà a Genova il prossimo ottobre; le iscrizioni saranno attivate in settembre, con la riapertura dell’Ateneo genovese dopo la breve pausa estiva.

La giornata ha visto la presenza di: Walter Locatelli, pirettore di Alisa (Agenzia Ligure di Sanità); Sonia Viale, vicepresidente e assessore alla Sanità della Regione Liguria; Annamaria Bagnasco, presidente del Master; Rosa Maria Bottino, direttore ITD Cnr; Francesca Pozzi, coordinatrice del progetto e ricercatrice Itd; Serena Alvino, di S4Life, Polo regionale ricerca e innovazione.

Alisa e Università di Genova sono tra i partner italiani, insieme a Cnr e Si4life – Polo regionale Ricerca e Innovazione Area Scienze della Vita, del progetto ENhANCE (European Curriculum for Family and Community Nurse) finanziato dalla Commissione Europea che coinvolge 13 partner e 5 paesi dell’UE, con lo scopo di sviluppare il profilo professionale europeo dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità.

Per i quattro Ordini delle professioni infermieristiche della Liguria, che credono particolarmente nell’attuazione di questa figura, e che molto hanno spinto per la presenza di questo Master di primo livello nell’offerta formativa universitaria regionale ha partecipato, nel suo ruolo di Presidente del Coordinamento regionale, Carmelo Gagliano, presidente di OPI Genova.

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G.U. n° XX del XX/XX/2017 - Scadenza XX/XX/2017

Maxiconcorso infermieri Puglia: in arrivo entro fine anno

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Concorso unico per infermieri in Puglia, in arrivo

Era già stato sperimentato a Foggia il concorso unico per gli operatori socio sanitari che prevedeva una sola graduatoria regionale. Entro fine anno la stessa modalità verrà sperimentata per gli infermieri ed i numeri che si attendono sicuramente saranno importanti. La graduatoria avrà una validità di 3 anni.

A dare la notizia il Presidente della Regione Emiliano spiegando che, a questo risultato, sono arrivati senza tagli in sanità, ma attraverso l’eliminazione degli sprechi, dei buchi dell’organico e grazie ad una migliore organizzazione.

Una boccata di ossigeno per tutti: dal personale infermieristico che potrà contare su nuove assunzioni, alle famiglie pugliesi che spesso si trovano, nel territorio, a dover supplire la mancanza di personale infermieristico.

“Si parte con il concorso unico regionale per 1000 infermieri. Prima la mobilità interregionale

Si terrà in Puglia entro il 31 dicembre del 2019 il concorso unico per infermieri, è una modalità innovativa, sperimentata a Foggia con il concorso unico per gli Operatori Socio Sanitari, che prevede una sola graduatoria regionale”.

Redazione
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Vaccinazione antinfluenzale. In Puglia via libera della Consulta all’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari

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Ma anche digitalizzazione dei professionisti sul territorio per collegare ambulatorie studi medici all’anagrafe regionale.Questi alcuni dei temi al centro dell’incontro organizzato a Bari nell’ambito del più ampio progetto di approfondimento sul territorio “Alleati contro l’influenza” a cui hanno partecipato i massimi rappresentanti della Regione e delle strutture sanitarie coinvolte nella promozione e gestione delle campagne vaccinali

12 LUG – Obbligo di vaccinazione per gli operatori sanitari che frequentano determinati reparti e unificazione dei gestionali di Mmg e Pls con GIAVA (l’anagrafe vaccinale della Puglia) per la trasmissione dei dati di copertura.
Sono due dei principali assett attraverso cui la Regione Puglia intende spingere sull’acceleratore delle coperture vaccinali antinfluenzali soprattutto per over 65, operatori sanitari e categorie a rischio.

La Legge sull’obbligo vaccinale degli operatori (la n.27 del 19 giugno 2018), impugnata dinanzi alla Consulta dal Governo nazionale e da quest’ultima ritenuta legittima il 7 giugno scorso, è ora in attesa del regolamento attuativo e, in Regione ne sono certi, contribuirà sensibilmente ad aumentare le coperture degli operatori ma anche dei cittadini in ragione delle sue ricadute anche comunicazionali e di testimonianza.

Quest’anno inoltre, per la prima volta, la regione ha concluso l’implementazione dei dati dell’anagrafe vaccinale regionale (Giava) “matchando” i flussi provenienti dai gestionali dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Completezza del dato e strumento importante di analisi, Giava consentirà in tal modo di puntare gli obiettivi sugli ambiti più critici, anche territoriali, ponendo le basi di un’azione di stimolo sempre più capillare.

Ospitato nella Sede di Bari della Regione, l’incontro ha visto alternarsi sul palco i contributi di Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, Claudio D’Amario, Dg Prevenzione del Ministero della Salute, Vito Montanaro, Dg Salute della Regione, Antonio Tommasi Resp. Prevenzione regionale, Vito Bavaro, Resp. Tecnologie Dip. Salute regionale, Domenico Martinelli, Associato di Igiene Univ. di Foggia, Michele Conversano, Dir. Dip. Prevenzione Asl Taranto, Cinzia Germinario, Oss. Epidem. Regionale e Rosa Prato, Commissione reg. vaccini.

“E’ noto che, sebbene l’adulto anziano sia più protetto dai virus influenzali, quando si ammala rischia molte più complicanze e problemi. Quest’anno” ha esordito Claudio D’Amario aprendo la mattinata di confronto “abbiamo registrato un aumento dei decessi rispetto all’anno precedente e questo sicuramente può avere collegamenti con l’aumento delle patologie croniche. I dati epidemici ci dicono 63% di casi gravi di sesso maschile, un’età media di 63 anni, l’84% di queste persone presentava condizioni di rischio e oltre l’80% risultava non vaccinato. Per questi motivi” ha aggiunto “stiamo cercando di inserire nel patto della salute alcuni aspetti che riguardano direttamente la prevenzione, una delle gambe portanti del Servizio sanitario nazionale, che però è sempre stata vissuta più come un bel racconto che una realtà fatta di impegni concreti, soprattutto a livello regionale e locale. Chiederemo pertanto che nel Patto per la salute vengano rispettati gli impegni sia per la quota di finanziamento tradizionale sia per alcuni piani vincolati che, pur riguardando la programmazione, hanno una grande valenza in termini di governance delle cronicità poiché non è possibile gestire bene le cronicità senza efficaci politiche di prevenzione”.
Ma non solo, D’Amario ha inoltre fortemente sottolineato un’altra conseguenza a cui poco si pensa e che è in stretta correlazione con una bassa copertura vaccinale antinfluenzale: l’antibiotico resistenza.  “La forma più efficace di prevenzione, insieme a quella che tutti conosciamo come il lavaggio delle mani per esempio, è rappresentata dalla vaccinazione, c’è un obiettivo Lea di copertura, (minimo 75% della popolazione ultra 65enne, ideale 95%) che ancora non è stato raggiunto e che non impatta soltanto sul singolo malato su tutta la sanità pubblica. In termini di complicanze c’è in tal senso un altro aspetto che spesso viene ignorato e cioè che in correlazione al picco influenzale c’è anche un picco importante e inappropriato di assunzione di antibiotici. Una dinamica che deve farci riflettere tutti.

Il focus sulla Regione Puglia è stato quindi aperto da Antonio Tommasi che ha definito l’anno in corso come l’anno di svolta per le campagne antinfluenzali. “Con un percorso avviato già da diversi anni” ha spiegato “siamo finalmente passati da una rilevazione dei dati della copertura vaccinali basato su un sistema sostanzialmente cartaceo a un sistema di rilevazione informatizzato. La Regione Puglia è una delle regioni che per prime si è dotata di una anagrafe regionale vaccinale (il sistema GIAVA) che per la prima volta, con il coinvolgimento delle softwarehouse dei Medici di medicina generale e dei Pediatri di libera scelta, ha reso possibile una rilevazione estremamente puntuale delle coperture”.

“in Puglia” ha quindi fatto eco Cinzia Germinario “mentre nello scorso anno gli andamenti regionale e nazionale erano praticamente sovrapponibili, quest’anno l’incidenza è iniziata a scendere, con 11 casi ogni 1000 abitanti. I bambini da o a 15 anni sono, come ogni anno, quelli più colpiti, nella fascia da 0 a 4 anni siamo arrivati a 50 casi ogni 1000 bambini, subito seguita a 20 per mille casi dai 4 ai 15 anni. La curva d’incidenza degli over 65enni invece è stata in Puglia costantemente inferiore a quella nazionale in tutte le settimane del periodo. Dati che sono più puntualmente specificati nel Report di sorveglianza virologica che Maria Chironna, Associato di Igiene all’Università di Bari, ha illustrato a nome del gruppo di lavoro che, in seno al medesimo ateneo, è stato individuato come Centro regionale di riferimento.
Coperture che, come ha precisato Rosa Prato, “hanno certamente ampi margini di miglioramento grazie soprattutto al radicale cambiamento di sistema e di governance dei processi introdotti con la digitalizzazione”.

Sulla stessa linea Michele Conversano secondo cui l’acquisizione e la gestione informatica del dato vaccinale consentirà in tutta la Regione, per esempio, di evidenziare le coperture per singolo medico di famiglia e non più solo per Asl. “In Puglia” ha sottolineato “abbiamo medici con oltre il 95% di vaccinati tra i loro assistiti e medici che non arrivano al 15%.  Ne conseguono le grandi potenzialità, anche comunicative, che un’analisi così puntuale del dato potrà offrire ai decisori che in tal modo potranno orientare le loro azioni in maniera estremamente mirata.

E questo anche nei confronti degli stessi operatori sanitari per i quali, ha sottolineato dal canto suo Il Presidente Emiliano, la Regione Puglia ha dovuto emanare una legge ad hoc. È noto di quanto basse siano le coperture vaccinali antinfluenzali negli operatori sanitari e, ha aggiunto ancora, “è altrettanto noto di quanto siano importanti tutti i singoli operatori sanitari non soltanto in termini di “non trasmissione” del virus nei reparti (sarebbe il minimo…), ma anche di testimonianza e informazione ai cittadini.

12 luglio 2019
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Professioni sanitarie. Miur pubblica decreto per ammissione a corsi di laurea: in tutto oltre 25 mila posti

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Rispetto all’anno scorso si registra un incremento di quasi 700 posti. La data degli esami è unica per tutte le 37 Università Statali, l’11 settembre. Mentre la scadenza per la presentazione delle domande di ammissione varia, ad esempio, dal 26 luglio di Ancona fino all’ultima settimana di  agosto per le altre. IL DECRETO – LA TABELLA

09 LUG – Al via da parte delle Università la pubblicazione dei rispettivi bandi di ammissione ai 25.356 posti dei 439 Corsi di Laurea per le 22 Professioni Sanitarie. Quest’anno il MIUR, con il Decreto pubblicato oggi, ha leggermente aumentato l’Offerta formativa (+2,7%) rispetto ai 24.681 messi a bando lo scorso anno.

A contendersi i 25.356 posti potrebbero essere, analogamente allo scorso anno, circa 80mila studenti, con un rapporto di 3,2 domande su 1 posto fra le 22 professioni, con range che va da 13 di Fisioterapista a 1,5 di Infermiere come si può rilevare dai dati del Report dello scorso anno 2018.

La data degli esami è unica per tutte le 37 Università Statali, l’11 settembre. Mentre la scadenza per la presentazione delle domande di ammissione varia, ad esempio, dal 26 luglio di Ancona fino all’ultima settimana di agosto per le altre.

Per una verifica delle scadenze e delle modalità e costi di iscrizione si suggerisce di consultare i rispettivi bandi pubblicati dalle varie Università sui propri siti.

Mentre per quanto riguarda gli sbocchi occupazionali, che sono rilevati annualmente da AlmaLaurea, si segnala quanto pubblicato il 27 giugno scorso.

Cambiano gli argomenti della prova di ammissione: con Decreto 28 marzo scorso il Miur ha stabilito la modifica dei contenuti delle prove di ammissione rispetto ai previsti 60 quiz stabilendo l’aumento di quelli di Cultura Generale (da 2 a 10) e la riduzione per quelli di Ragionamento logico (da 20 a 10).

Questo dovrebbe portare verso un riequilibrio del successo all’esame fra gli studenti del Liceo scientifico, finora favoriti, rispetto a quelli del Liceo Classico. Ormai entravano all’80% i diplomati delle Scientifico e al 10% del Classico.

Angelo Mastrillo
(Università di Bologna)
Segretario Conferenza Corsi Laurea Professioni Sanitarie

09 luglio 2019
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Infermiera della Centrale 118 di Lecce salva la vita a un uomo di 30 anni. Nota di encomio dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche

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Infermiera della Centrale 118 di Lecce salva la vita a un uomo di 30 anni. Nota di encomio dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche

Con riferimento all’intervento di cui all’oggetto, quest’OPI vuole ringraziare tutta l’equipe del SEUS 118 dell’ASL LE ed in particolare l’infermiera operante in centrale operativa che con le sue competenze tecnico-relazionali ha intrattenuto al telefono un uomo di 30 anni che voleva ammazzarsi con un coltello da cucina lungo oltre 20 centimetri nella sua casa di Veglie fino all’arrivo dei carabinieri, salvandoli la vita. Nella relazione d’aiuto che l’infermiera ha trattenuto col paziente, ha percepito da subito una situazione di pericolo. Solo l’esperienza di quasi 20 anni di centrale operativa e la sensibilità di donna le hanno consigliato di non tagliare corto salvando un padre di un bambino.

Questo intervento, ha dimostrato umanità e professionalità da parte di tutti gli operatori che sono intervenuti a vario titolo (118 e Carabinieri) nella vicenda, gestendo l’intera situazione con estrema umanità e professionalità.

Il Consiglio Direttivo dell’OPI di Lecce, esprime compiacimento per l’azione svolta e la ringrazia per la professionalità, disponibilità e l’alto senso del dovere che ha messo a disposizione del paziente residente nel Comune di Veglie.

Il gesto da lei compiuto è motivo di orgoglio per la categoria infermieristica.

Distinti saluti

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La Cassazione conferma: il tempo dei vestizione/svestizione degli infermieri va retribuito come prestazione di lavoro. E spiega il perché

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Per i giudici della Cassazione (sezione lavoro, sentenza 17635/2019) si tratta di attività svolte nell’interesse dell’igiene pubblica che vanno retribuite essendo un obbligo imposto da esigenze superiori di sicurezza e igiene. LA SENTENZA.

05 LUG – Per un infermiere indossare e togliersi la divisa di lavoro (camice, mascherina, protezioni ecc.) fa parte dell’orario di lavoro e come tale va retribuito.
E’ questa una diatriba che ormai va avanti da tempo e che tutti i tribunali coinvolti hanno riconosciuto ai professionisti, fino a essere inserita come parte integrante dell’ultimo contratto.

Ma se questo non bastasse ora interviene l’ennesima sentenza della Cassazione (17635/2019) con cui la Corte riconosce – e spiega e chiarisce il perché – che il tempo che gli infermieri impiegano per indossare e dismettere la divisa rientra nell’orario di lavoro va autonomamente retribuito, poiché si tratta di attività integrativa dell’obbligazione principale e funzionale al corretto espletamento dei doveri di diligenza preparatoria.

La Cassazione è intervenuta questa volta per mettere la parola fine al contenzioso sorto tra alcuni infermieri e una Asl abruzzese in relazione al riconoscimento del diritto alla retribuzione del tempo impiegato per indossare e dismettere la divisa.

Il fatto

In questo senso, secondo il Tribunale, si tratta di attività dovuta “per ragioni di igiene”, da effettuarsi negli stessi ambienti dell’Azienda e non a casa, prima dell’entrata e dopo l’uscita dai relativi reparti, rispettivamente, prima e dopo i relativi turni di lavoro.

La sentenza
Sulla stessa lunghezza d’onda del tribunale, la Cassazione ha confermato il principio e respinto il ricorso della Asl, anche in continuità con altre precedenti pronunce (Cass. n. 3901/2019; Cass. n. 12935/2018; Cass. n. 27799/2017) in cui è stato ribadito che le attività di vestizione/svestizione sono comportamenti integrativi della obbligazione principale e funzionali al corretto espletamento dei doveri di diligenza preparatoria.

Si tratta di attività, secondo la Cassazione, che non sono svolte nell’interesse dell’Azienda, ma dell’igiene pubblica e come tali devono ritenersi autorizzate da parte dell’Azienda stessa.

Inoltre, per il lavoro all’interno delle strutture sanitarie, il tempo di vestizione e svestizione dà diritto alla retribuzione, essendo l’obbligo imposto dalle esigenze di sicurezza e igiene che riguardano sia la gestione del servizio pubblico sia la stessa incolumità del personale addetto.

“Il più recente orientamento – si legge nella sentenza – rappresenta uno sviluppo del precedente indirizzo (del tutto in linea con il principio) ed una integrazione della relativa ricostruzione, ponendo l’accento sulla funzione assegnata all’abbigliamento, nel senso che l’eterodirezione può derivare dall’esplicita disciplina d’impresa ma anche risultare implicitamente dalla natura degli indumenti – quando gli stessi siano diversi da quelli utilizzati o utilizzabili secondo un criterio di normalità sociale dell’abbigliamento – o dalla specifica funzione che devono assolvere e così dalle superiori esigenze di sicurezza ed igiene riguardanti sia la gestione del servizio pubblico sia la stessa incolumità del personale addetto”.

La sentenza, nel dare ragione agli infermieri, riconosce che “pur con definizioni non sempre coincidenti, essendosi fatto riferimento, in alcuni casi al concetto di ‘eterodirezione implicita’, in altri all’obbligo imposto dalle superiori esigenze di sicurezza ed igiene, discendente dall’interesse all’igiene pubblica, in altri ancora all’esistenza di ‘autorizzazione implicita’, l’orientamento della giurisprudenza di legittimità è, dunque, saldamente ancorato al riconoscimento dell’attività di vestizione/svestizione degli infermieri come rientrante nell’orario di lavoro e da retribuire autonomamente, qualora sia stata effettuata prima dell’inizio e dopo la fine del turno”.

Soluzione questa in linea anche con la giurisprudenza comunitaria in tema di orario di lavoro (direttiva n. 2003/88/CE).

Secondo la spiegazione che la Cassazione dà nella sentenza “ciò che rileva …  è unicamente che le attività preparatorie di cui trattasi siano state svolte all’interno dell’orario di lavoro – e come tali retribuite – o piuttosto, come accertato dalla sentenza impugnata, in aggiunta e al di fuori dell’orario del turno, dovendo in tal caso essere autonomamente retribuite.
Quanto all’effettuazione delle indicate prestazioni al di fuori del normale orario di lavoro (secondo la sentenza impugnata ‘prima e dopo i relativi turni di lavoro’) la censura della ricorrente scivola, in modo inammissibile, sul piano dell’appezzamento del merito”.

“Con riguardo, poi, alle invocate norme, di legge e di contratto collettivo, relative alla disciplina del lavoro straordinario – chiarisce ancora la sentenza –  si è già evidenziato che si tratta di attività che, in quanto svolte nell’interesse del servizio pubblico oltre che a tutela dell’incolumità del personale addetto, devono ritenersi implicitamente autorizzate dall’Azienda ed anzi da essa imposte, potendo in mancanza l’Azienda rifiutare di ricevere la prestazione; dette attività avrebbero dovuto, pertanto, essere comprese all’interno del debito orario”.

E la Corte di Cassazione sottolinea, respingendo il ricorso dell’Asl e dando ragione agli infermieri, che “l’obbligo di tale pagamento aggiuntivo (del tempo di vestizione/svestizione, appunto)non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo – ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa valutazione – del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, dell’impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la previsione normativa nell’ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell’apparato giudiziario o della vana erogazione delle, pur sempre limitate, risorse a sua disposizione”.

05 luglio 2019
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