G.U. n° XX del XX/XX/2017 - Scadenza XX/XX/2017

Maxiconcorso infermieri Puglia: in arrivo entro fine anno

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Concorso unico per infermieri in Puglia, in arrivo

Era già stato sperimentato a Foggia il concorso unico per gli operatori socio sanitari che prevedeva una sola graduatoria regionale. Entro fine anno la stessa modalità verrà sperimentata per gli infermieri ed i numeri che si attendono sicuramente saranno importanti. La graduatoria avrà una validità di 3 anni.

A dare la notizia il Presidente della Regione Emiliano spiegando che, a questo risultato, sono arrivati senza tagli in sanità, ma attraverso l’eliminazione degli sprechi, dei buchi dell’organico e grazie ad una migliore organizzazione.

Una boccata di ossigeno per tutti: dal personale infermieristico che potrà contare su nuove assunzioni, alle famiglie pugliesi che spesso si trovano, nel territorio, a dover supplire la mancanza di personale infermieristico.

“Si parte con il concorso unico regionale per 1000 infermieri. Prima la mobilità interregionale

Si terrà in Puglia entro il 31 dicembre del 2019 il concorso unico per infermieri, è una modalità innovativa, sperimentata a Foggia con il concorso unico per gli Operatori Socio Sanitari, che prevede una sola graduatoria regionale”.

Redazione
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Vaccinazione antinfluenzale. In Puglia via libera della Consulta all’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari

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Ma anche digitalizzazione dei professionisti sul territorio per collegare ambulatorie studi medici all’anagrafe regionale.Questi alcuni dei temi al centro dell’incontro organizzato a Bari nell’ambito del più ampio progetto di approfondimento sul territorio “Alleati contro l’influenza” a cui hanno partecipato i massimi rappresentanti della Regione e delle strutture sanitarie coinvolte nella promozione e gestione delle campagne vaccinali

12 LUG – Obbligo di vaccinazione per gli operatori sanitari che frequentano determinati reparti e unificazione dei gestionali di Mmg e Pls con GIAVA (l’anagrafe vaccinale della Puglia) per la trasmissione dei dati di copertura.
Sono due dei principali assett attraverso cui la Regione Puglia intende spingere sull’acceleratore delle coperture vaccinali antinfluenzali soprattutto per over 65, operatori sanitari e categorie a rischio.

La Legge sull’obbligo vaccinale degli operatori (la n.27 del 19 giugno 2018), impugnata dinanzi alla Consulta dal Governo nazionale e da quest’ultima ritenuta legittima il 7 giugno scorso, è ora in attesa del regolamento attuativo e, in Regione ne sono certi, contribuirà sensibilmente ad aumentare le coperture degli operatori ma anche dei cittadini in ragione delle sue ricadute anche comunicazionali e di testimonianza.

Quest’anno inoltre, per la prima volta, la regione ha concluso l’implementazione dei dati dell’anagrafe vaccinale regionale (Giava) “matchando” i flussi provenienti dai gestionali dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Completezza del dato e strumento importante di analisi, Giava consentirà in tal modo di puntare gli obiettivi sugli ambiti più critici, anche territoriali, ponendo le basi di un’azione di stimolo sempre più capillare.

Ospitato nella Sede di Bari della Regione, l’incontro ha visto alternarsi sul palco i contributi di Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, Claudio D’Amario, Dg Prevenzione del Ministero della Salute, Vito Montanaro, Dg Salute della Regione, Antonio Tommasi Resp. Prevenzione regionale, Vito Bavaro, Resp. Tecnologie Dip. Salute regionale, Domenico Martinelli, Associato di Igiene Univ. di Foggia, Michele Conversano, Dir. Dip. Prevenzione Asl Taranto, Cinzia Germinario, Oss. Epidem. Regionale e Rosa Prato, Commissione reg. vaccini.

“E’ noto che, sebbene l’adulto anziano sia più protetto dai virus influenzali, quando si ammala rischia molte più complicanze e problemi. Quest’anno” ha esordito Claudio D’Amario aprendo la mattinata di confronto “abbiamo registrato un aumento dei decessi rispetto all’anno precedente e questo sicuramente può avere collegamenti con l’aumento delle patologie croniche. I dati epidemici ci dicono 63% di casi gravi di sesso maschile, un’età media di 63 anni, l’84% di queste persone presentava condizioni di rischio e oltre l’80% risultava non vaccinato. Per questi motivi” ha aggiunto “stiamo cercando di inserire nel patto della salute alcuni aspetti che riguardano direttamente la prevenzione, una delle gambe portanti del Servizio sanitario nazionale, che però è sempre stata vissuta più come un bel racconto che una realtà fatta di impegni concreti, soprattutto a livello regionale e locale. Chiederemo pertanto che nel Patto per la salute vengano rispettati gli impegni sia per la quota di finanziamento tradizionale sia per alcuni piani vincolati che, pur riguardando la programmazione, hanno una grande valenza in termini di governance delle cronicità poiché non è possibile gestire bene le cronicità senza efficaci politiche di prevenzione”.
Ma non solo, D’Amario ha inoltre fortemente sottolineato un’altra conseguenza a cui poco si pensa e che è in stretta correlazione con una bassa copertura vaccinale antinfluenzale: l’antibiotico resistenza.  “La forma più efficace di prevenzione, insieme a quella che tutti conosciamo come il lavaggio delle mani per esempio, è rappresentata dalla vaccinazione, c’è un obiettivo Lea di copertura, (minimo 75% della popolazione ultra 65enne, ideale 95%) che ancora non è stato raggiunto e che non impatta soltanto sul singolo malato su tutta la sanità pubblica. In termini di complicanze c’è in tal senso un altro aspetto che spesso viene ignorato e cioè che in correlazione al picco influenzale c’è anche un picco importante e inappropriato di assunzione di antibiotici. Una dinamica che deve farci riflettere tutti.

Il focus sulla Regione Puglia è stato quindi aperto da Antonio Tommasi che ha definito l’anno in corso come l’anno di svolta per le campagne antinfluenzali. “Con un percorso avviato già da diversi anni” ha spiegato “siamo finalmente passati da una rilevazione dei dati della copertura vaccinali basato su un sistema sostanzialmente cartaceo a un sistema di rilevazione informatizzato. La Regione Puglia è una delle regioni che per prime si è dotata di una anagrafe regionale vaccinale (il sistema GIAVA) che per la prima volta, con il coinvolgimento delle softwarehouse dei Medici di medicina generale e dei Pediatri di libera scelta, ha reso possibile una rilevazione estremamente puntuale delle coperture”.

“in Puglia” ha quindi fatto eco Cinzia Germinario “mentre nello scorso anno gli andamenti regionale e nazionale erano praticamente sovrapponibili, quest’anno l’incidenza è iniziata a scendere, con 11 casi ogni 1000 abitanti. I bambini da o a 15 anni sono, come ogni anno, quelli più colpiti, nella fascia da 0 a 4 anni siamo arrivati a 50 casi ogni 1000 bambini, subito seguita a 20 per mille casi dai 4 ai 15 anni. La curva d’incidenza degli over 65enni invece è stata in Puglia costantemente inferiore a quella nazionale in tutte le settimane del periodo. Dati che sono più puntualmente specificati nel Report di sorveglianza virologica che Maria Chironna, Associato di Igiene all’Università di Bari, ha illustrato a nome del gruppo di lavoro che, in seno al medesimo ateneo, è stato individuato come Centro regionale di riferimento.
Coperture che, come ha precisato Rosa Prato, “hanno certamente ampi margini di miglioramento grazie soprattutto al radicale cambiamento di sistema e di governance dei processi introdotti con la digitalizzazione”.

Sulla stessa linea Michele Conversano secondo cui l’acquisizione e la gestione informatica del dato vaccinale consentirà in tutta la Regione, per esempio, di evidenziare le coperture per singolo medico di famiglia e non più solo per Asl. “In Puglia” ha sottolineato “abbiamo medici con oltre il 95% di vaccinati tra i loro assistiti e medici che non arrivano al 15%.  Ne conseguono le grandi potenzialità, anche comunicative, che un’analisi così puntuale del dato potrà offrire ai decisori che in tal modo potranno orientare le loro azioni in maniera estremamente mirata.

E questo anche nei confronti degli stessi operatori sanitari per i quali, ha sottolineato dal canto suo Il Presidente Emiliano, la Regione Puglia ha dovuto emanare una legge ad hoc. È noto di quanto basse siano le coperture vaccinali antinfluenzali negli operatori sanitari e, ha aggiunto ancora, “è altrettanto noto di quanto siano importanti tutti i singoli operatori sanitari non soltanto in termini di “non trasmissione” del virus nei reparti (sarebbe il minimo…), ma anche di testimonianza e informazione ai cittadini.

12 luglio 2019
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La regione Puglia attiva la collaborazione con l’Oms per le valutazioni sanitarie a Taranto

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Oggetto della collaborazione: la realizzazione di una Valutazione d’impatto sanitario per la città di Taranto, relativamente agli scenari del piano di decarbonizzazione proposto dalla Regione, a partire dai livelli produttivi autorizzati all’acciaieria Arcelor Mittal, nonché valutazioni d’impatto cumulativo

20 GIU – “Un passo decisivo nella direzione richiesta dai cittadini tarantini di fare ulteriori approfondimenti sui dati ambientali e sanitari.”

Così la Regione Puglia ha annunciato di aver formalizzato una collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità in tema di valutazioni di impatto sanitario per la città di Taranto.

“I rapporti di collaborazione tra Regione Puglia e Oms risalgono al 2016 – dichiara Michele Emiliano, Presidente di Regione Puglia – e si sono sempre più rafforzati, portando all’adesione della Regione alla Rete Europea delle Regioni dell’Oms (Rhn – Regions for Health Network) e al Protocollo ‘Breath the Life’, presentato nel corso della I Conferenza Mondiale Oms sul tema ‘Inquinamento Atmosferico e Salute’”.

La specifica sinergia concordata tra Regione e Oms per le valutazioni sanitarie nella città di Taranto, ha aggiunto Emiliano “si colloca quindi nel contesto del protrarsi di una situazione di incertezza per la salute dei tarantini, di complessità dei dati disponibili e non scevra da risvolti giudiziari, attestati non solo dalle sentenze della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana ma anche dal recente pronunciamento della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, circa la compatibilità ambientale e sanitaria delle attività siderurgiche di Taranto, che rappresentano una fonte di crescente insicurezza per la popolazione, oltre che di un potenziale danno d’immagine ed economico per lo sviluppo della città e della Puglia”.

“Non si tratta di una iniziativa che conduce alla delegittimazione delle strutture regionali deputate ma piuttosto di una forma di collaborazione tesa al raggiungimento dell’obiettivo di definire l’impatto sanitario derivante dalle fonti antropiche presenti sul territorio di Taranto, nei diversi scenari identificati, ivi incluso l’attuale assetto, cosa che fino ad oggi non risulta essere stata compiuta, esigenza non più procrastinabile” commenta l’ingegnere Barbara Valenzano, Direttore del Dipartimento regionale per l’ambiente nonché firmataria di ben due richieste di riesame del provvedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale dell’ex ILVA di Taranto negli ultimi due anni (riesame dell’AIA recentemente riaperto dal Governo).

Oggetto specifico della collaborazione riguarda la realizzazione di una Valutazione d’Impatto Sanitario per la città di Taranto, relativamente agli scenari del piano di decarbonizzazione proposto dalla Regione, a partire dai livelli produttivi autorizzati all’acciaieria Arcelor Mittal, nonché valutazioni d’impatto cumulativo.
Soddisfatto il Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), Alessandro Miani: “Non vengono deluse le aspettative e le richieste di massimo impegno – per giungere a una sempre più chiara conoscenza della situazione sanitaria e ambientale – avanzate dai cittadini e delle associazioni tarantine, raccolte da SIMA nell’ambito della piattaforma di confronto civico del ‘Laboratorio Taranto’, scaturito dalla prima conferenza europea svoltasi a Taranto il 26 novembre scorso. SIMA intende garantire partecipazione e voce in capitolo – ma verificandole sempre col filtro dell’evidenza scientifica – alle istanze della cosiddetta “citizens science”, di cui Taranto sta diventando un laboratorio, cioè il giusto impegno degli stessi cittadini tarantini per la trasparenza delle informazioni circa la salubrità dei loro ambienti di vita e di lavoro”.

“Con tale iniziativa, la Regione Puglia, nella dimensione europea che attualmente la caratterizza su questi temi, intende offrire anche ai livelli tecnici nazionali un contributo di sicuro rilievo, come quello dell’Oms, per giungere entro un anno a una più completa e aggiornata valutazione della situazione sanitaria di Taranto e fornire anche al Governo ulteriori strumenti conoscitivi per una revisione complessiva dell’attuale assetto industriale della città, nella direzione indicata dalle strategie europee di cui la Puglia punta a diventare meta-modello per l’uscita dall’economia del carbone”, conclude il Presidente Michele Emiliano.

20 giugno 2019
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I nuovi “bersagli” del Sant’Anna. Migliorano performance regionali su vaccini e chirurgia oncologica, ma peggiora Pronto Soccorso

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La copertura vaccinale per morbillo, parotite e rosolia, che a Trento si fermava all’84.5% nel 2015, nel 2018 raggiunge il 94.3%; se in Liguria si dovevano mediamente attendere circa 35 giorni per un’operazione chirurgica per un tumore maligno alla mammella, nel 2018 il valore scende a 28 giorni. Migliorano anche i ricoveri inappropriati. Ancora critica tuttavia l’appropriatezza nell’uso dei servizi di diagnostica per immagini e in aumento i tempi di attesa al pronto soccorso per i casi meno gravi. IL DOCUMENTO IN SINTESI

31 MAG – Il 31 maggio a Bari vengono presentati i risultati relativi alla performance dei sistemi sanitari regionali, per l’anno 2018. A presentare i dati, il Laboratorio Management e Sanità (MeS) dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che dal 2008 ha sviluppato il Sistema di Valutazione dei Sistemi sanitari regionali, oggi condiviso da 10 regioni italiane (Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto) e dalle due province autonome di Trento e Bolzano.

Il progetto ha permesso negli anni la condivisione e l’evoluzione di un sistema di valutazione delle performance dei sistemi sanitari regionali, che si compone oggi di quasi 400 indicatori, per monitorare la capacità di miglioramento nella gestione dei servizi sanitari. Queste informazioni supportano le Regioni italiane nel disegnare strumenti di governance “evidence-based” e nel rendere conto ai propri cittadini dei risultati conseguiti.

L’incontro di Bari è l’occasione per fare il punto sui risultati del 2018, integrando la struttura classica degli indicatori con nuovi sviluppi nell’ambito del performance measurement (valutazione del clima interno, nuovi strumenti di rilevazione dell’esperienza dei pazienti, valutazione della ricerca delle Aziende Ospedaliero-Universitarie, nuovi approcci alla stratificazione e valutazione dell’utenza). In quest’ottica, la restituzione dei risultati di sintesi affianca ai classici “bersagli” la soluzione grafica dei “pentagrammi”, per rappresentare la capacità dei sistemi sanitari regionali di offrire servizi in linea con i percorsi dei pazienti, in particolare per il percorso oncologico, il percorso materno-infantile, il percorso cronicità e di emergenza-urgenza.

Per portare qualche esempio, la copertura vaccinale per morbillo, parotite e rosolia, che a Trento si fermava all’84.5% nel 2015, nel 2018 raggiunge il 94.3%; se in Liguria si dovevano mediamente attendere circa 35 giorni per un’operazione chirurgica per un tumore maligno alla mammella, nel 2018 il valore scende a 28 giorni; in Puglia il tasso di ospedalizzazione era del 170.4 per mille residenti nel 2013, scendeva a 128.8 nel 2017, per calare ulteriormente a 124 nel 2018. Si riducono in particolare i ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza: in Veneto ad esempio, best practice del Network, il tasso cala ulteriormente dai 111 ricoveri (per 10.000 residenti) del 2017 a 104 del 2018.

Ancora critica tuttavia l’appropriatezza nell’uso dei servizi di diagnostica per immagini e in aumento i tempi di attesa al pronto soccorso, per i casi meno gravi (aumentano leggermente, ad esempio, i tempi di attesa in PS per i codici verdi, in pressoché tutte le Regioni del Network). Per approfondimenti, i dati delle Regioni che aderiscono al Network sono accessibili al seguente indirizzo.

L’appuntamento di Bari offre un momento di confronto, analisi e discussione non solo sul rapporto tra i processi di innovazione nell’organizzazione delle cure e lo sviluppo dei sistemi di valutazione delle performance, ma anche sulla valorizzazione di quelle Aziende sanitarie che hanno dato prova di saper ridefinire i propri percorsi di presa in carico delle patologie complesse e che, in quanto best practice, si offrono come oggetto di studio e approfondimento, nell’ottica di una diffusione delle migliori soluzioni clinico-organizzative. Durante l’evento di Bari viene infatti mostrato come i dati del Sistema di Valutazione possano essere utilizzati in modo innovativo per l’individuazione delle best practice nazionali nella gestione di percorsi assistenziali complessi.

In occasione dell’incontro è infatti presentato un instant book che raccoglie i primi contributi di un approccio di ricerca di più ampio respiro, promosso dal Laboratorio MeS, volto a individuare, indagare e celebrare le migliori pratiche presenti nei nostri sistemi sanitari regionali (Alice Borghini, Federico Vola, Sabina Nuti (a cura di) (2019), Dall’individuazione alla valorizzazione delle best practice. L’esperienza del sistema di valutazione dei servizi sanitari regionali a supporto della diffusione dell’eccellenza, ETS, Pisa).

“L’ulteriore miglioramento dei servizi offerti dal nostro SSN nasce dalla sinergia tra innovazione organizzativa, valorizzazione dei professionisti e una nuova alleanza con gli utenti – ha commentato Sabina Nuti, responsabile del Laboratorio MeS e da quest’anno Rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa -; per questo motivo, sempre più il Network delle Regioni lavora come incubatore che, muovendo da solide evidenze quantitative, offre l’infrastruttura per attivare percorsi di valorizzazione dei migliori professioni e delle migliori pratiche organizzative dei sistemi sanitari regionali, attivando nuovi canali di coinvolgimento dei cittadini. La Scuola Superiore Sant’Anna, come ateneo pubblico, rilancia nuovamente il proprio impegno a supportare quelle Regioni che hanno accolto la sfida di aderire – su base volontaria, lo ricordo – al Network, per confrontarsi su solide evidenze, per rispondere con trasparenza ai bisogni dei propri cittadini e che investono sulla ricerca anche in campo gestionale come volano dello sviluppo del sistema paese”.

Laboratorio MeS Management e Sanità – Scuola Superiore Sant’Anna

31 maggio 2019
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Il Policlinico di Bari vince il Premio Fiaso per l’Innovazione Digitale grazie a una app per ictus e infarto

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Il riconoscimento, assegnato nell’ambito della manifestazione promossa dall’Osservatorio sull’Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, per la app che consente al medico specialista di osservare a distanza, direttamente su uno schermo in 3D, il paziente colpito da infarto o ictus, i suoi dati clinici e la Tac appena effettuata, risparmiando così il tempo prezioso necessario per il suo spostamento in emergenza.

21 MAG – Una App che consente al medico specialista di osservare a distanza, direttamente su uno schermo in 3D, il paziente colpito da infarto o ictus, i suoi dati clinici e la Tac appena effettuata, risparmiando così il tempo prezioso necessario per il suo spostamento in emergenza. E’ la Mixed reality, la nuova tecnologia che consente di far interagire e coesistere in tempo reale mondo fisico e virtuale, che applicata alla Telecardiologia consente di salvare vite, facendo risparmiare tempo e denaro.

A sperimentarla con successo è stata l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Consorziale Policlinico di Bari, che ha ricevuto oggi il “Premio FIASO per l’innovazione digitale in sanità”, assegnato nell’ambito della manifestazione promossa dall’Osservatorio sull’Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano. Un premio che fa da apripista alla presentazione il prossimo 27 giugno, in Roma, del rapporto finale del Laboratorio FIASO “Servizi di emergenza territoriale 118”.

In particolare, all’Ao è stato riconosciuto di “aver introdotto nel modello hub and spoke della rete tempo dipendente del sistema di emergenza-urgenza regionale la telemedicina” e di avere, con la Mixed reality, messo in campo uno strumento in grado di “accrescere l’appropriatezza della diagnosi e la tempestività delle cure in situazioni di urgenza, oltre che consentire la formazione continua degli operatori sanitari”.

Il sistema di telemedicina, oltre a garantire un intervento immediato, ha dimostrato di contribuire a una gestione più̀ efficiente del flusso di pazienti della Rete di Emergenza-Urgenza e alla riduzione di possibili congestioni delle aree di degenza intensive e/o semi-intensive. Il modello sperimentato dal Policlinico di Bari dal 2017 ha consentito di realizzare 506.420 consulenze e di ridurre i ricoveri del 40%, con un risparmio di circa 30 milioni di euro.

La tecnologia Mixed reality applicata alla telecardiologia andrà a regime nel 2020 e consentirà di accrescere ulteriormente appropriatezza delle diagnosi e tempestività delle cure in emergenza. Possibili evoluzioni della sua applicazione sono previste nell’ambito del monitoraggio dei malati cronici e dell’assistenza domiciliare.

21 maggio 2019
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Quota Cento. Più di 5000 infermieri in meno in Puglia. L’OPI scrive in Regione

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Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche delle Province di Foggia, Lecce e Taranto, manifestano la loro preoccupazione per i dati diffusi dal Centro studi della Federazione nazionale Ordini delle Professioni infermieristiche in ordine alla carenza di personale e sui pensionamenti ordinari e straordinari dovuti alla c.d. “Quota cento”.
Preoccupa soprattutto l’assenza di procedure concorsuali in essere che possono far fronte alla gravissima emorragia di personale infermieristico che avverrà nella Regione Puglia entro la fine di quest’anno.
Con la ‘Quota 100’ si registra il rischio di abbandono a breve termine per almeno 22.000 infermieri in tutta Italia, che si aggiunge alle carenze di personale con riferimento ai fabbisogni.
Le proiezioni non lasciano spazio a giudizi ottimistici circa il rispetto dei LEA: al 2023 la carenza di Infermieri potrebbe salire esponenzialmente anche oltre le 100mila unità in tutta Italia.
Nella Regione Puglia a fine 2019 raggiungeranno la ‘Quota 100’ 4.205 unità lavorative, di queste 1.261 potrebbero scegliere di usufruire del diritto al pensionamento anticipato con carenza totale ordinaria e straordinarie (Quota 100) di 5.279 unità lavorative.
Una vera emergenza di personale che necessita di particolare attenzione da parte della Giunta regionale.
Gli scriventi OPI auspicano che la Regione Puglia ponga in essere ogni intervento amministrativo utile ad evitare il rischio di collasso del SSR e restano disponibili ad una collaborazione proficua al fine di garantire ai cittadini una assistenza efficace ed efficiente nel rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza.

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Regolamento Regionale 564. Per l’OPI di Lecce la gestione organizzativa e gestionale deve essere dell’Infermiere Coordinatore

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Con la presente gli O.P.I. scriventi sollevano eccezioni sul punto 6 art.7 del Regolamento Regionale n°564 del 29/03/2019 e, nell’ottica della collaborazione continua e proficua con le Istituzioni Regionali e Nazionali, propongono che il punto 6) art. 7 “Responsabilità: …. la responsabilità organizzativa e gestionale…è in capo al coordinatore infermieristico” venga così modificato: “la gestione organizzativa e gestionale dell’Ospedale di Comunità è affidata ad un Infermiere Coordinatore il quale risponde funzionalmente alla Direzione Infermieristica Aziendale o laddove manca a Infermiere Coordinatore con incarico di funzione, nella fattispecie incarico di organizzazione a maggiore complessità.
Nello schema di regolamento si rileva altresì, che pur riferendosi a “moduli e pluralità di moduli” non si menziona l’UDI ovvero l’unità di degenza a completa conduzione infermieristica fisiologicamente necessaria all’interno degli Ospedali di Comunità, afferente gerarchicamente alla responsabilità della Direzione del Distretto di riferimento e funzionalmente alla Direzione Assistenziale
Infermieristica.
La nota per suggerire i modelli organizzativi elaborati dalla professione per ottimizzare le prestazioni.
scarica qui la nota completa

Protocollo Regionale per la Somministrazione di farmaci nelle scuole: l’OPI di Lecce scrive al Ministro Grillo (e non solo)

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Gli scriventi Ordini Professionali vengano a conoscenza solo ora della sottoscrizione nella Regione Puglia di un Protocollo di intesa per la somministrazione di farmaci in orario e ambito scolastico siglato tra il Dipartimento promozione della Salute, del benessere sociale e sport della Regione Puglia, le ASL pugliesi e l’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia (USR).
Il suddetto protocollo è stato siglato senza il coinvolgimento degli Ordini Professionali e nello specifico di quello delle Professioni infermieristiche che rappresenta l’unica figura per legge autorizzata alla somministrazione farmacologica su prescrizione medica.

A tal proposito è bene rammentare che l’infermiere è responsabile unico dell’assistenza generale infermieristica (art. 1 DM 739/94) e della corretta applicazione delle prescrizioni diagnosticoterapeutiche (art. 1 comma 3) punto d) D.M. 739/94).
In merito alla somministrazione della terapia farmacologica in ambiente non sanitario, la Magistratura amministrativa con la sentenza n. 1384 del 09.03.2010 del Consiglio di Stato, Sezione V, ha affermato in una situazione analoga a quella di cui si disserta che “in relazione alla finalità del Centro presso cui prestano servizio i ricorrenti (riabilitazione, socializzazione ed integrazione di disabili) ed allo stato anormale dei destinatari dei relativi servizi, la somministrazione di medicine particolari (antiepilettici, cardiotonici psicofarmaci) a soggetti disabili, richiede la valutazione del momento della loro somministrazione e perciò una qualificazione oltre che esperienza professionale. Con la conseguenza che la somministrazione di tali farmaci è del tutto estranea ai compiti di personale con qualifiche diverse da quelle infermieristiche. È pur vero, secondo quanto rilevato dall’Azienda, che la somministrazione dei farmaci prescritti non richiede la qualifica di infermiere professionale, ma è pur sempre necessaria per lo meno quella di infermiere generico ai sensi dell’art. 6, comma 1 punto 8), d. P.R. 14 marzo 1974 n. 225, che comunque non è posseduta dai ricorrenti originari. Irrilevante è poi la circostanza che il Centro in questione non abbia carattere sanitario in quanto è la necessità della somministrazione di farmaci agli ospiti del Centro che comporta l’esigenza di disporre di personale infermieristico per far fronte a tale incombente”.
Resta inteso quindi che la somministrazione della terapia farmacologica in ambiente non sanitario, come nel caso di un Istituto scolastico, non può essere affidata “a personale delle istituzioni scolastiche che abbia espresso per iscritto la propria disponibilità, e che sia stato informato sul singolo caso specifico, su delega formale dei Genitori/Tutori ed autorizzato dal Dirigente Scolastico” così come indicato e riportato nel protocollo di intesa (art. 6 punto 4) del protocollo di intesa).
E’ di competenza del personale del Servizio Sanitario Regionale (art. 6 punto 5) del protocollo di intesa) la somministrazione di farmaci all’interno degli Istituti scolastici, in quanto seguendo le statuizioni del Consiglio di Stato, rese in ottemperanza all’art. 1 comma 3) punto d) del D.M. 739/94, è la necessità della somministrazione di farmaci agli ospiti del Centro che comporta l’esigenza di disporre di personale infermieristico per far fronte a tale incombente.

Nel modulo 1 allegato al protocollo di intesa rubricato “richiesta del genitore al dirigente scolastico”, si rileva la seguente dicitura: Contestualmente autorizza/ano a) il personale scolastico identificato dal Dirigente Scolastico alla somministrazione del farmaco, secondo l’allegata prescrizione medica di cui al Modulo 3.
Si ribadisce come la somministrazione farmacologica sia di esclusiva competenza infermieristica e non può in nessun caso essere demandata a personale dipendente dell’Ufficio scolastico se non appartenente al Profilo professionale di Infermiere di cui al D.M. 739/94.
Dovrà essere la ASL territorialmente competente, quindi, tramite Infermieri dedicati dei Distretti Socio Sanitari, ad occuparsi della somministrazione farmacologica in orario e ambito scolastico.
Alla luce delle argomentazioni suddette si chiede al Presidente della Regione Puglia in qualità di Assessore alla Sanità si revocare e modificare la Determinazione del Direttore del Dipartimento promozione della salute, del benessere sociale e dello sport per tutti del 25 settembre 2018, n. 14 (D.G.R. n. 1372/2017) recante l’Approvazione dello schema di protocollo d’intesa da sottoscriversi tra Regione, ASL e Ufficio Scolastico Regionale per la somministrazione di farmaci in orario scolastico.
Si chiede altresì una convocazione urgente degli Ordini delle Professioni infermieristiche della Regione Puglia per affrontare congiuntamente la problematica della somministrazione di farmaci in orario scolastico, in continuità con il Tavolo di confronto permanente istituito a livello nazionale a seguito del protocollo di intesa sottoscritto tra la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e la Federazione nazionale Ordine delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) il 20 dicembre 2018.
La presente istanza viene trasmessa al Ministero della Salute, al MIUR, alla FNOPI e alla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome per le determinazioni per quanto di competenza.

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Nomina commissari straordinari Asl. La Consulta respinge il ricorso del CdM e conferma la legittimità della legge regionale della Puglia

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La Corte Costituzionale, ricostruendo il quadro normativo e giurisprudenziale di riferimento, ha stabilito che il legislatore pugliese è intervenuto legittimamente nell’esercizio delle proprie competenze in materia di «tutela della salute», senza introdurre una disciplina in contrasto con i principi fondamentali della legislazione statale. LA SENTENZA

30 APR – Con sentenza n. 87/2019 la Corte Costituzionale ha rigettato il ricorso promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dichiarando non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 4 – Legge Regione Puglia 17 aprile 2018, n. 15 – che disciplina la nomina dei Commissari Straordinari delle Aziende ed Enti del Servizio Sanitario regionale. La Corte, ricostruendo il quadro normativo e giurisprudenziale di riferimento, ha stabilito che il legislatore pugliese è intervenuto legittimamente nell’esercizio delle proprie competenze in materia di “tutela della salute”, senza introdurre una disciplina in contrasto con i principi fondamentali della legislazione statale.

Più nel dettaglio, la legge regionale prevede che, in caso di vacanza dell’incarico di direttore generale delle aziende e degli enti del Servizio sanitario regionale, laddove per comprovati motivi non sia possibile provvedere alla relativa nomina, la Regione può nominare un commissario straordinario (d’intesa con il rettore dell’università interessata per le aziende ospedaliero-universitarie, con il Ministro della salute per gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di diritto pubblico), scelto nell’ambito dell’elenco nazionale degli idonei all’incarico di direttore generale, il quale rimane in carica fino alla nomina del direttore generale e, comunque, per un periodo non superiore a sei mesi (percependo un compenso commisurato a quello del direttore generale).

La disciplina della nomina del direttore generale degli enti del Ssr, in particolare – spiega la sentenza della Corte Costituzionale – “è il frutto di una progressiva evoluzione legislativa, tesa a meglio precisare i requisiti per la stessa nomina, al fine di ridurre l’ampio potere discrezionale che il d.lgs. n. 502 del 1992, specie nella formulazione successiva al decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 (Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell’articolo 1 della legge 30 novembre 1998, n. 419), lasciava al Presidente della Regione”.

“Con il decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158 (Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute), convertito, con modificazioni, in legge 8 novembre 2012, n. 189, si è modificato l’art. 3-bis del d.lgs. n. 502 del 1992, prevedendo la formazione di appositi elenchi regionali di idonei alla nomina di direttore generale, da cui poi attingere i candidati, previo avviso pubblico e relativa selezione effettuata da una commissione costituita dalla Regione.

Tale procedura ha trovato una nuova sistematizzazione con il d.lgs. n. 171 del 2016, che ha previsto un elenco nazionale degli idonei (art. 1), istituito presso il Ministero della salute e aggiornato ogni due anni, sulla base di una valutazione operata da una commissione nazionale, previa pubblicazione di un avviso pubblico di selezione per titoli (e fermo restando il possesso dei requisiti sopra ricordati). Alle Regioni spetta effettuare un’ulteriore selezione, sulla base di apposito avviso, a cui possono partecipare unicamente gli iscritti nell’elenco nazionale, con valutazione dei titoli e colloquio, in esito a cui viene proposta una rosa di candidati, nell’ambito della quale il Presidente della Regione provvede a scegliere il direttore generale, motivando le ragioni della nomina. La durata dell’incarico è fissata in un minimo di tre e in un massimo di cinque anni (art. 2)”, aggiunge la Consulta.

“La figura del commissario straordinario delle aziende e degli enti del Ssr, oggetto d’esame nel presente giudizio, non trovava invece una specifica disciplina nel d.lgs. n. 502 del 1992 – prosegue la Corte -. Nondimeno, quasi tutte le Regioni, tra cui la stessa resistente (art. 14 della legge della Regione Puglia 31 dicembre 2010, n. 19, recante ‘Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2011 e bilancio pluriennale 2011-2013 della Regione Puglia’), hanno previsto con legge la possibilità di nominare commissari straordinari, dotati dei medesimi requisiti per l’incarico di direttore generale, nei casi di vacanza dell’ufficio di direttore generale, per un periodo limitato (non superiore a dodici mesi). Il presupposto della nomina, pur con talune differenze tra le Regioni, non è dato dalla mera vacanza dell’ufficio, ma dall’impossibilità di provvedere alla sostituzione nel termine di sessanta giorni”.

“Risulta evidente che il legislatore pugliese è intervenuto nell’esercizio delle proprie competenze in materia di ‘tutela della salute’, senza introdurre una disciplina in contrasto con i principi fondamentali della legislazione statale, limitandosi, sulla falsariga di quanto avvenuto in altre Regioni, ad adeguare la sua previgente disciplina all’art. 2, comma 2, del d.lgs. n. 171 del 2016. Le disposizioni impugnate, invece, non attribuiscono alla Regione una discrezionalità tale da poter scegliere, ogni volta che l’ufficio di direttore generale sia vacante, se nominare il nuovo direttore o commissariare l’ente. Tale eventualità, paventata dalla difesa statale, è infatti esclusa dalla necessità che il provvedimento di nomina del commissario straordinario giustifichi le ragioni per cui non si sia potuto addivenire alla ordinaria sostituzione del direttore generale, precisando che siano indicati i «comprovati motivi» della scelta regionale, sulla base del complessivo contesto normativo di riferimento”.

“Il potere di nomina regionale di un commissario straordinario degli enti del Ssr, pertanto, risulta ragionevolmente circoscritto e delimitato, nel rispetto anche degli artt. 3 e 97 Cost., restando sempre possibile, tra l’altro, il sindacato amministrativo sull’atto di nomina”, conoclude la Consulta.

30 aprile 2019
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“Non è più accettabile prestare servizio e subire continuamente minacce e insulti o mettere a rischio la propria vita”

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Il sottoscritto dott. Marcello Antonazzo, Presidente OPI (Ordine delle Professioni Infermieristiche) di Lecce, esprime la più totale solidarietà e quella dell’intero Consiglio Direttivo e del Collegio dei Revisori dei Conti ai colleghi vittime di violenza che si sono verificati nell’ultima settimana.

Di seguito sono riportati gli ultimi episodi di cronaca:

  • 12 aprile 2019. Aggressione ai danni degli operatori che lavorano al Pronto soccorso dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Questa volta a fare le spese sono stati il vigilante in servizio al Pronto soccorso e un infermiere del Triage. Infermiere e vigilante sono dovuti ricorrere alle cure dei medici del Pronto soccorso ed hanno ricevuto una prognosi di cinque giorni ciascuno.
  • 21 aprile 2019. Infermiera della casa circondariale di Borgo San Nicola è stata improvvisamente investita da una secchiata d’acqua e da vari insulti, da parte di un detenuto straniero di 56 anni. Gli episodi sono proseguiti anche quando l’infermiera vittima è stata soccorsa dagli agenti della sorveglianza speciale.
  • 23 aprile 2019. Ambulanza del 118 seriamente danneggiata a colpi di pietre intervenuta, a Torre Lapillo, per prestare soccorso ad un paziente. Solo per un caso il personale a bordo non è rimasto ferito. Il paziente, un 45enne ha cominciato prima ad aggredire verbalmente i sanitari, poi a lanciargli contro delle pietre.

Non è più accettabile prestare servizio e subire continuamente minacce e insulti o mettere a rischio la propria vita. Sono mesi che quest’Ordine denuncia episodi simili mettendo in risalto situazioni gravi e pericolose con cui i lavoratori della sanità pubblica fanno i conti tutti i giorni. E’ ora di intervenire con fermezza.

Chiediamo al prefetto di Lecce una riunione urgente per affrontare l’emergenza delle aggressioni nei Pronto Soccorsi, 118 e corsie ai danni di infermieri e personale sanitario in genere.

L’Ordine provinciale si augura che sia creato un fronte comune con tutte le professioni sanitarie e le diverse istituzioni pubbliche per mettere in atto iniziative forti e congiunte a tutela del personale sanitario.

Scarica la Lettera ASL LE e Prefetto aggressione inf. 118 carcere PS Fazzi. Aprile 19