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Professioni sanitarie. Miur pubblica decreto per ammissione a corsi di laurea: in tutto oltre 25 mila posti

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Rispetto all’anno scorso si registra un incremento di quasi 700 posti. La data degli esami è unica per tutte le 37 Università Statali, l’11 settembre. Mentre la scadenza per la presentazione delle domande di ammissione varia, ad esempio, dal 26 luglio di Ancona fino all’ultima settimana di  agosto per le altre. IL DECRETO – LA TABELLA

09 LUG – Al via da parte delle Università la pubblicazione dei rispettivi bandi di ammissione ai 25.356 posti dei 439 Corsi di Laurea per le 22 Professioni Sanitarie. Quest’anno il MIUR, con il Decreto pubblicato oggi, ha leggermente aumentato l’Offerta formativa (+2,7%) rispetto ai 24.681 messi a bando lo scorso anno.

A contendersi i 25.356 posti potrebbero essere, analogamente allo scorso anno, circa 80mila studenti, con un rapporto di 3,2 domande su 1 posto fra le 22 professioni, con range che va da 13 di Fisioterapista a 1,5 di Infermiere come si può rilevare dai dati del Report dello scorso anno 2018.

La data degli esami è unica per tutte le 37 Università Statali, l’11 settembre. Mentre la scadenza per la presentazione delle domande di ammissione varia, ad esempio, dal 26 luglio di Ancona fino all’ultima settimana di agosto per le altre.

Per una verifica delle scadenze e delle modalità e costi di iscrizione si suggerisce di consultare i rispettivi bandi pubblicati dalle varie Università sui propri siti.

Mentre per quanto riguarda gli sbocchi occupazionali, che sono rilevati annualmente da AlmaLaurea, si segnala quanto pubblicato il 27 giugno scorso.

Cambiano gli argomenti della prova di ammissione: con Decreto 28 marzo scorso il Miur ha stabilito la modifica dei contenuti delle prove di ammissione rispetto ai previsti 60 quiz stabilendo l’aumento di quelli di Cultura Generale (da 2 a 10) e la riduzione per quelli di Ragionamento logico (da 20 a 10).

Questo dovrebbe portare verso un riequilibrio del successo all’esame fra gli studenti del Liceo scientifico, finora favoriti, rispetto a quelli del Liceo Classico. Ormai entravano all’80% i diplomati delle Scientifico e al 10% del Classico.

Angelo Mastrillo
(Università di Bologna)
Segretario Conferenza Corsi Laurea Professioni Sanitarie

09 luglio 2019
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Fabbisogni delle professioni sanitarie 2019/2020. In tutto oltre 42 mila posti tra formazione di base e magistrale. L’accordo in Stato-Regioni

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Sono questi i numeri contenuti nel documento che sarà domani all’esame della Conferenza. In particolare, per l’anno accademico 2019/2020, 16.613 le richieste per l’Area infermieristica ed ostetrica, 5.671 per l’Area della riabilitazione, 3.923 per l’Area tecnico-diagnostica e tecnico-assistenziale, 1.275 per l’Area della prevenzione, 13.346 per i Laureati magistrali a ciclo unico e 1.497  per i Laureati magistrali farmacista, biologo, chimico, fisico e psicologo. IL DOCUMENTO

26 GIU – Pronto lo schema di accordo per il fabbisogno dei laureati magistrali a ciclo unico, dei laureati delle professioni sanitarie e dei laureati magistrali delle professioni sanitarie per l’anno accademico 2019/2020. Il documento sarà all’esame della Conferenza Stato Regioni di domani.

In tutto 42.325 (+3.538 rispetto al fabbisogno di 38.787 dell’anno passato) posti suddivisi in sei diverse aree. Per l’Area infermieristica 16.613 (erano 15.921 l’anno passato) le richieste, per la maggior parte (14.606) per la formazione di base per infermiere e 1.007 per la formazione magistrale di area infermieristica ed ostetrica.

Per l’Area della riabilitazione la richiesta è di 5.671 (l’anno passato erano 5.016 posti), dei quali ben 2.100 per fisioterapia, 1.017 per educatori professionali e 479 per la formazione magistrale

Per l’Area tecnico-diagnostica e tecnico-assistenziale i posti richiesti sono invece 3.923 (l’anno passato erano 3.537), in questo caso per la maggiora parte per i tecnici di laboratorio biomedico (771) e tecnico di radiologia sanitaria (716).

Arriviamo così ai Laureati magistrali a ciclo unico con una richiesta di 13.346 (l’anno passato erano 11.926 posti), di questi, 11.255 sono per medico chirurgo.

Infine, per i Laureati magistrali farmacista, biologo, chimico, fisico e psicologo i posti richiesti sono 1.497 dei quali 448 per farmacia.

L.F.

26 giugno 2019
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spacer Il documento

8° concorso provinciale OPI – edizione anno 2018. Premiazione e divulgazione della cultura infermieristica.

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Come da consuetudine anche quest’anno l’OPI di Lecce indice un concorso per premiare le migliori tesi di laurea in infermieristica al fine di diffondere la cultura professionale.

Il concorso è riservato a tutti gli studenti (Infermieri e Infermieri Pediatrici) laureati, nel periodo compreso fra ottobre 2018 e maggio 2019 e residenti nella provincia di Lecce.

Saranno individuati dalla Commissione esaminatrice n.5 premi, da assegnare ai lavori più significativi, rispettivamente di:

  • 1° premio € 600,00
  • 2° premio € 400,00
  • 3° premio € 200,00
  • 4° premio € 200,00
  • 5° premio € 200,00

La premiazione avverrà a Lecce in occasione delle dissertazioni delle tesi (sessione autunnale) presumibilmente nei primi giorni del mese di dicembre 2019.

I criteri e le modalità di partecipazione sono consultabili nell’ allegato bando.

Il bando sarà consultabile on line su www.ordineinfermierilecce.it, presso gli uffici di segreteria dell’OPI di Lecce, presso i Poli Didattici di Lecce e Tricase e nelle diverse strutture sanitarie pubbliche e private della Provincia di Lecce.

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SISI, rinnovati gli organi istituzionali 2019-2021

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16/05/2019 – Presidente Maria Grazie De Marinis, Ordinario di Scienze infermieristiche al Campus Biomedico Roma.

L’assemblea ordinaria della Società Italiana di Scienze Infermieristiche (SISI) ha rinnovato i propri organi istituzionali per il prossimo triennio.
Il nuovo Consiglio Direttivo, che svolgerà il proprio mandato per il triennio 2019-2021, è composto da:
– Maria Grazia De Marinis, Prof. Ordinario Scienze Infermieristiche, Campus Biomedico Roma, Presidente 
– Rosaria Alvaro Prof. Ordinario Scienze Infermieristiche, Tor Vergata Roma, Vicepresidente 
– Daniela Mecugni, Prof. Associato Scienze Infermieristiche, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Tesoriere 
– Alberto Dal Molin, Ricercatore Scienze Infermieristiche, Università del Piemonte Orientale Novara, Segretario 
– Anna Maria Bagnasco, Prof. Associato Scienze Infermieristiche, Università degli Studi di Genova
– Stefania Di Mauro, Prof. Associato Scienze Infermieristiche, Bicocca Milano
– Loreto Lancia, Prof. Associato Scienze Infermieristiche, Università degli Studi dell’Aquila

La SISI, fondata nel dicembre 2006 dai Professori Associati e Ricercatori del Settore Scientifico Disciplinare delle Scienze Infermieristiche (MED-45), rappresenta la prima società scientifica italiana nel campo delle scienze infermieristiche; essa si propone di favorire il progresso scientifico e culturale dell’infermieristica, operando in particolare in ambito accademico e delle istituzioni con il proprio Collegio dei Docenti delle Scienze Infermieristiche Generali, Cliniche e Pediatriche (MED-45).

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Professioni sanitarie. Test per laurea magistrale il 25 ottobre

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Il Miur ha pubblicato il decreto con le modalità di svolgimento e alle caratteristiche delle prove d’accesso per il corso di Laurea magistrale delle Professioni sanitarie per l’Anno Accademico 2019/2020. La prova prevede un tempo di due ore e consiste nella soluzione di 80 quesiti. IL DECRETO

11 MAG – La prova di ammissione ai corsi di Laurea magistrale delle Professioni sanitarie si svolgerà presso ciascuna sede universitaria il 25 ottobre 2019 dalle ore 11.00. È quanto ha stabilito il Miur nel decreto con le modalità di svolgimento e alle caratteristiche delle prove d’accesso per il corso di Laurea magistrale delle Professioni sanitarie per l’Anno Accademico 2019/2020.

La prova prevede un tempo di due ore e consiste nella soluzione di 80 quesiti che presentano cinque opzioni di risposta, tra cui il candidato dovrà scegliere, su: teoria/pratica pertinente alle Professioni sanitarie ricomprese nella classe di laurea magistrale d’interesse; cultura generale e ragionamento logico; regolamentazione dell’esercizio delle Professioni sanitarie ricomprese nella classe di laurea magistrale d’interesse e legislazione sanitaria; cultura scientifico-matematica, statistica, informatica e inglese; scienze umane e sociali.

Sono previsti: 32 quesiti per l’argomento di teoria/pratica pertinente all’esercizio delle Professioni sanitarie ricomprese nella classe di laurea magistrale d’interesse; 18 quesiti per l’argomento di cultura generale e ragionamento logico; 10 quesiti per ciascuno dei restanti argomenti.

11 maggio 2019
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Tor Vergata, pubblicato nuovo bando per Dottorato

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18/04/2019 – Il documento per l’ammissione al XXXV Ciclo del Dottorato di Ricerca in Scienze infermieristiche e Sanità Pubblica.

l’estratto del bando per l’ammissione al XXXV Ciclo del Dottorato di Ricerca in Scienze infermieristiche e Sanità Pubblica.La versione integrale del bando e le schede contenenti tutti i Corsi di Dottorato di Ricerca attivati per l’Anno accademico 2019-2020 – XXXV Ciclo, sono disponibili per la consultazione sulla pagina web della Scuola di Dottorato di Tor Vergata all’indirizzo: http://dottorati.uniroma2.it 

IN ALLEGATO UN ESTRATTO DEL BANDO

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Medicina e Professioni sanitarie. Con i nuovi test di accesso ai corsi di laurea rivincita del “Classico”?

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Con il Decreto del 28 marzo scorso il Miur ha stabilito la modifica dei contenuti delle prove di ammissione rispetto ai previsti 60 quiz: aumento di quelli di Cultura Generale (da 2 a 10) e riduzione di Ragionamento logico (da 20 a 10). Una novità che dovrebbe portare verso un riequilibrio del successo all’esame fra gli studenti del Liceo scientifico, finora favoriti, rispetto a quelli del Liceo Classico

02 APR – Si sta entrando nel vivo della procedura per gli esami di ammissione a Medicina e Chirurgia e per le 22 Professioni Sanitarie, i cui esami si terranno il 3 e 11 settembre prossimo. Con Decreto del 28 marzo scorso il Miur ha stabilito la modifica dei contenuti delle prove di ammissione rispetto ai previsti 60 quiz: aumento di quelli di Cultura Generale (da 2 a 10) e riduzione di Ragionamento logico (da 20 a 10).

Questo dovrebbe portare verso un riequilibrio del successo all’esame fra gli studenti del Liceo scientifico, finora favoriti, rispetto a quelli del Liceo Classico. Ormai entravano all’80% i diplomati delle Scientifico e al 10% del Classico. Lo scorso anno i posti messi a bando per Medicina e Chirurgia furono 9.779 e quelli di Odontoiatria 1.096, su cui arrivarono circa 90 mila domande, con rapporto D/P di 8,3. Mentre per le 22 Professioni Sanitarie i posti furono 24.681 con quasi 80 mila domande presentate. (Vedasi Report 2018).

Intanto, è ora in corso da parte del Ministero della Salute l’annuale consultazione con Regioni e Categorie per la determinazione dei posti per ogni Professioni in ogni Regione. A questa seguirà quindi anche la ripartizione dei posti per ogni Università da parte del Miur, i cui Decreti sono attesi per fine giugno.

Angelo Mastrillo
Segretario della Conferenza Nazionale Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie e Docente nel Corso di Laurea in Tecniche di Neurofisiopatologia dell’Università di Bologna

02 aprile 2019
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Università. Dal Miur il calendario dei test di ammissione. Si comincia con Medicina il 3 settembre

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Seguiranno Veterinaria il 4 di settermbre, i corsi di laurea delle professioni sanitarie l’11 settembre, i corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e Protesi Dentaria in lingua inglese  il 12 settembre ed i corsi di laurea magistrale delle professioni sanitarie il 25 settembre. Modalità e contenuti della prova, così come il numero di posti disponibili per le immatricolazioni, saranno definiti con successivo decreto. IL DECRETO

18 MAR – Arrivano dal Ministero dell’Istruzione le date di effettuazione delle prove di ammissione relative ai diversi corsi di laurea e di laurea magistrale ad accesso programmato nazionale per l’anno accademico 2019/2020. Si inizierà martedì 3 settembre con i corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e Protesi Dentaria erogati in lingua italiana.

A seguire, il 4 settembre ci sarà il test per i corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina Veterinaria. L’11 settembre sarà la volta dei corsi di laurea delle professioni sanitarie. Successivamente ci saranno le prove d’ingresso per i corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e Protesi Dentaria in lingua inglese il 12 settembre ed i corsi di laurea magistrale delle professioni sanitarie il 25 settembre.

Le modalità e i contenuti della prova e il numero di posti disponibili per le immatricolazioni saranno definiti con un successivo decreto.

18 marzo 2019
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Istruzione. Italia penultima per numero di laureati nell’Ue. Flop anche per la spesa pubblica: solo 5 paesi fanno peggio di noi

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Secondo Eurostat l’Italia nell’Ue ha una bassissima percentuale di laureati e spende poco (nemmeno l’1% del Pil). Salute e welfare sono al quarto posto tra le scelte dei settori di studio, in linea con la media europea. Le facoltà preferite sono quelle in Scienze sociali. Le donne le più istruite: rappresentano il 57,6% dei laureati.

26 GEN – L’Italia ha una percentuale i laureati tra le più basse dell’Ue: il 20,6% tra i 25 e i 54 anni che si abbatte all’11,5% nella fascia di età tra i 55 e i 74 anni, contro partner Ue come la Francia (39,3% 22% nelle due fasce di età), la Germania (29,4% e 25,6%), il Regno Unito (45,1% e 33,3%), la Spagna (39,9% e 23,5%). Ed è penultima prima della Romania (ma con una percentuale molto vicina a questa) nella classifica della percentuale del numero di laureati nell’Ue.

Eurostat fa i conti del “grado di istruzione terziaria” negli Stati membri, ma lo fa anche per gruppi di studio.
Ed emerge a livello generale che più di un terzo (34%) dei 4,7 milioni di laureati nel 2016 nell’Ue si è laureato in scienze sociali, giornalismo, informazione, economia, amministrazione o legge. Altri settori di studio con proporzioni consistenti di laureati nel 2016 sono stati ingegneria, produzione e costruzione (15% di laureati), salute e benessere (14%), arte e scienze umane (11%), scienze naturali, matematica, statistica e informazione e comunicazione Tecnologie (ICT) (11%) e istruzione (9%).
Scienze sociali, giornalismo, informazione, economia, amministrazione e diritto
La quota di laureati è stata relativamente bassa in Finlandia e Spagna, dove hanno rappresentato poco più di un quarto di tutti i laureati nel 2016, mentre le quote molto più elevate sono state registrate a Lussemburgo (52% di tutti i laureati) e Bulgaria (49%).
Ingegneria, produzione e costruzione
Vi era una quota relativamente bassa di laureati in Lussemburgo, Paesi Bassi (i dati del 2015 sono utilizzati per i Paesi Bassi), Malta e Regno Unito (tutti inferiori al 10%) rispetto alle quote relativamente elevate registrate in Austria (20%), Portogallo ( 21%) e Germania (22%).
Salute e welfare
La quota di laureati in salute e welfare era inferiore all’8% in Lussemburgo, Bulgaria, Germania, Austria e Cipro, e più alta in Finlandia e Danimarca (entrambi 20%), Svezia (22%) e Belgio (27%).
Arte e scienze umanistiche
Nelle arti e discipline umanistiche la percentuale di laureati di livello terziario era inferiore all’8% in Lettonia, Slovacchia, Austria, Polonia, Bulgaria e Svezia e oltre il 14% nel Regno Unito (15%) e in Italia (16%).
Scienze naturali, matematica, statistica e TIC
In Belgio, Cipro, Lituania e Bulgaria la quota di laureati era inferiore al 7%, ed era più alta in Germania (14%), Irlanda (15%) e Regno Unito (17%).
Settore Istruzione
La percentuale di laureati nel settore dell’istruzione era inferiore al 5% in Italia, Francia e Romania e oltre il 16% in Spagna, Ungheria, Cipro (tutti il ​​17%) e Malta (18%).
In Italia in particolare un terzo circa dei laureati lo è in quelle che Eurostat classifica come scienze sociali, giornalismo, informazione, economia, amministrazione e diritto, tutte lauree non a numero chiuso. Il numero più basso invece (solo lo 0,1%) è di chi si è laureato nei servizi, seguito (2,3%) dai settori dell’agricoltura e foreste, della pesca e della veterinaria e, al terzultimo posto, Le lauree che riguardano l’educazione (3,3%, in sostanza la formazione scolastica).
Il settore di salute e welfare raccoglie il 13,7% dei laureati, al quarto posto tra quelli rilevati da Eurostat (dopo le scienze sociali, ci sono i settori di arte e umanità e ingegneria, produzione e costruzione).
Rispetto a questo quadro, nell’Ue nel 2016 l’analisi del numero di laureati mostra che anche a livello generale più di un terzo (34,1%) di tutti gli studenti terziari si era laureato in scienze sociali, giornalismo, informazione, affari, amministrazione o legge.
Questa percentuale era superiore alla quota equivalente (32,0%) degli studenti dell’istruzione terziaria ancora in fase di studio in questo campo nel 2016, suggerendo che un numero minore di studenti aveva iniziato questo tipo di studi negli ultimi anni, o che i tassi di abbandono o le lunghezze medie del corso erano più alte in altri campi.
Una situazione simile è stata osservata per la salute e il benessere, che ha rappresentato il 13,7% dei laureati dal 13,4% della popolazione studentesca dell’istruzione terziaria, e per gli studi di istruzione (9,0% dei laureati rispetto al 7,4% degli studenti) e dei servizi (3,7% dei laureati rispetto al 3,5% degli studenti).
La situazione inversa è stata osservata per gli altri settori dell’istruzione: studi di ingegneria, produzione e costruzione (14,8% dei laureati e 15,7% degli studenti); scienze naturali, matematica, statistica; tecnologie dell’informazione e della comunicazione (11,0% dei laureati e 12,3% degli studenti); arti e discipline umanistiche (11,0% dei laureati e 12,2% degli studenti); agricoltura, silvicoltura, pesca e veterinaria (1,7% dei laureati e 1,9% degli studenti).
A livello di singoli Paesi, Eurostat individua alcuni settori dove si trova – rispetto alla media Ue – una quota particolarmente ampia o particolarmente piccola di studenti terziari laureati nel 2016.
La quota di laureati in scienze sociali, giornalismo, informazione, affari, amministrazione o la legge era relativamente bassa in Finlandia e Spagna, dove rappresentavano poco più di un quarto di tutti i laureati nel 2016, mentre le quote molto più elevate erano registrate a Lussemburgo (51,7% di tutti i laureati) e Bulgaria (49,0%).
Un’analoga analisi per studi di ingegneria, produzione e costruzione rivela che vi era una percentuale relativamente bassa di laureati in Lussemburgo, Paesi Bassi, Malta e Regno Unito, mentre le quote relativamente elevate erano registrate in Austria (20,5% ), Portogallo (21,3%) e in particolare Germania (22,0%).
La quota di laureati in scienze naturali, matematica, statistica e tecnologie dell’informazione e della comunicazione era relativamente bassa in Belgio, Cipro, Lituania e Bulgaria, mentre era particolarmente alta in Germania (14,0%), Irlanda (15,0%) e Regno Unito (17,2%).
La quota di laureati in salute e benessere era relativamente bassa in Lussemburgo, Bulgaria, Germania, Austria e Cipro, mentre era relativamente elevata in Finlandia (19,7%), Danimarca (20,3%), Svezia (22,2%) e in particolare Belgio (26,5 %).
Infine, la proporzione di laureati in istruzione era relativamente bassa in Italia, Francia e Romania, mentre era particolarmente alta in Spagna (16,5%), Ungheria (16,6%), Cipro (17,0%) e Malta (18,0%). e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione erano relativamente basse in Belgio, Cipro, Lituania e Bulgaria, mentre erano particolarmente elevate in Germania (14,0%), Irlanda (15,0%) e Regno Unito (17,2%).
Nell’Ue 28, quasi i tre quinti (57,6%) di tutti i laureati nel 2016 erano donne. Questa percentuale era leggermente superiore (60,7%) per le scienze sociali, il giornalismo, l’informazione, gli affari, l’amministrazione e il diritto, salito a oltre due terzi per arti e discipline umanistiche (66,9%), era vicino a tre quarti per salute e benessere (73,9%) e ha raggiunto un picco di oltre quattro quinti (80,4%) per l’istruzione.
I laureati maschi rappresentano circa tre quinti (57,5%) del numero totale di laureati in scienze naturali, matematica, statistica e tecnologie dell’informazione e della comunicazione, e quasi tre quarti (72,3%) del totale per ingegneria, produzione e costruzione campi correlati Nei due campi più piccoli – agricoltura,
Per quanto riguarda i docenti, c’erano 1,5 milioni di persone che insegnano nell’istruzione terziaria nell’Ue 28 nel 2016, di cui una piccola minoranza – circa 100mila – ha offerto corsi di istruzione terziaria a ciclo breve. Più di un quarto (27,1%) del personale docente dell’istruzione terziaria era in Germania, con poco più di un decimo ciascuno in Spagna (11,1%) e nel Regno Unito (10,2%).
In contrasto con il personale docente dell’istruzione primaria e secondaria, in cui le donne erano in maggioranza, la maggior parte del personale insegnante dell’istruzione terziaria era costituito da uomini. 
Quasi i tre quinti (57,4%) del personale docente nel settore dell’istruzione terziaria nel 2016 erano uomini, una quota che era vicina ai due terzi in Grecia (66,2%) ed era anche superiore al 60% in Lussemburgo, Malta, Italia, Repubblica ceca e la Germania.
Al contrario, le donne rappresentavano la maggioranza del personale docente dell’istruzione terziaria in Finlandia (51,7%), Lettonia (55,3%) e Lituania (56,5%).
Nel 2016, il rapporto tra studenti e personale accademico nell’istruzione terziaria era in media 15.0 (l’Italia è a circa 20). Tra gli Stati membri, i rapporti più alti tra studenti e personale sono stati registrati in Grecia (39,6), mentre in Belgio e in Italia sono stati registrati anche più di 20 studenti per membro dello staff.
Al contrario, i rapporti studenti-staff erano in cifre singole in Lussemburgo (7,6 studenti per membro del personale) e in Malta (9,7) ed erano anche relativamente bassi in Svezia e Danimarca.
Infine la spesa pubblica per l’istruzione terziaria. I dati relativi al prodotto interno lordo (PIL) sono disponibili per 27 degli Stati membri. Il rapporto variava dallo 0,5% in Lussemburgo e lo 0,7% in Bulgaria, Romania, Ungheria e Grecia e 0,8% in Italia all’1,8% in Austria e all’1,9% in Svezia e Finlandia, con un picco del 2,4% in Danimarca (dati 2014). La media per l’Ue 28 è stata dell’1,2 per cento.

26 gennaio 2019
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Arriva lo sconto per il riscatto degli anni di laurea. Ecco a chi è destinato e a chi conviene

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La misura è contenuta nel Decretone su quota 100 e reddito di cittadinanza. La norma vale per gli under 45 e la cifra del riscatto sarà uguale per tutti: 5.241,30 euro di contributo per ogni anno di studio. Il maggior vantaggio è per i redditi più alti dato che finora si pagava in base al reddito. Per la sanità coinvolti tuti i professionisti dipendenti laureati del Ssn e altri enti sanitari pubblici e privati.

22 GEN – Riscatto degli anni di laurea? Per gli under 45 arriva lo sconto. Lo prevede la bozza di decreto sul reddito di cittadinanza e sulle modifiche ai regimi previdenziali (quota 100) approvata dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana

La norma riguarda tutti i dipendenti laureati (nel Ssn sono poco più di 490mila a cui si aggiungono quelli che lavorano nel privato che sono circa 35.000) purché abbiano iniziato a lavorare dopo il 1996 e per i quali la pensione segue del tutto il metodo contributivo.

Cifra del riscatto uguale per tutti. Più favoriti chi ha reddito alto.
La cifra del riscatto sarà uguale per tutti: 5.241,30 euro di contributo per ogni anno di studio con un tetto al riscatto “scontato” fissato a 5 anni con un versamento minimo. Un aspetto che fa sì che il maggior vantaggio sia per i redditi più alti (dato che finora si paga in base al reddito). E il riscatto può essere anche rateizzato.

La bozza di decreto prevede infatti che il versamento dell’onere può essere effettuato ai regimi previdenziali di appartenenza (Inps e gestioni separate) in unica soluzione oppure in massimo 60 rate mensili, ciascuna non inferiore a 30,00 euro, senza applicazione di interessi per la rateizzazione.

Ma attenzione, la rateizzazione non può essere concessa se i contributi da riscatto devono essere utilizzati per la immediata liquidazione della pensione diretta o indiretta o nel caso in cui siano determinanti per l’accoglimento di una domanda di autorizzazione ai versamenti volontari.  Se questo avviene durante la rateizzazione, la somma ancora dovuta sarà versata in unica soluzione.

Se il periodo di laurea è successivo a gennaio 1996, il calcolo per il riscatto è in base all’aliquota Irpef (per la maggioranza dei lavoratori dipendenti è del 33%) sulla retribuzione lorda del richiedente moltiplicata per gli anni di studio per i quali si chiede il riscatto.

L’importo era nel 2018 di 15.710 euro e quest’anno dovrebbe salire a 15.882,81 euro: il contributo del 33% sale quindi dai 5.184,30 euro del 2018 ai 5.241,32 euro richiesti quest’anno per il riscatto di ciascun anno di studio e quindi il conto varia tra i 15mila euro di una laurea breve ai 25mila di una magistrale.

Il vantaggio economico maggiore, come accennato, non è tanto per i giovani neolaureati che, di fatto, pagano già cifre analoghe, ma per chi guadagna di più e dovrebbe pagare quindi in base all’ultimo anno di stipendio.

Oggi per un lavoratore con il regime contributivo, il riscatto sarebbe costato 9.900 euro l’anno con un reddito di 30.000 euro, 14.850 euro con un reddito da 45 mila euro, 19.800 euro con un reddito di 60.000 euro. Quindi più alto è il guadagno, maggiore il vantaggio.

La legge prevede che i periodi coperti da contribuzione obbligatoria presso diverse gestioni pensionistiche (ad esempio, gestioni separate ex-Inpdap dell’Inps), per il conseguimento del diritto alla pensione, potranno essere riuniti mediante l’istituto della ricongiunzione/totalizzazione contributiva.

Per il restante personale sanitario la contribuzione va alla gestione ex Inpdap dell’Inps.

Il riscatto vale ‘solo’ per aumentare gli anni di contribuzione per i requisiti di pensionamento.
Il riscatto agevolato previsto dalla bozza di decreto, tuttavia, è valido solo per aumentare gli anni di contribuzione che servono per i requisiti di pensionamento previsti dalla bozza di decreto e non per far salire l’importo della pensione, come invece avviene quando si paga il riscatto ordinario perché la riduzione dei contributi originariamente basata sul reddito percepito è livellata dal contributo unificato per il riscatto.
Quindi l’agevolazione consente di accumulare più vantaggiosamente contributi per raggiungere prima il requisito per la pensione anticipata: 42 anni e 10 mesi di versamenti (un anno in meno per le donne), indipendentemente dall’età.

Il limite dei 45 anni oltre il quale non si può accedere al riscatto agevolato è stato messo per restringere la platea ai lavoratori che ricadono in tutto o quasi nel sistema contributivo avviato il 1° gennaio 1996.

Aver ristretto agli under 45 la possibilità, esclude inoltre che il riscatto possa servire ad accedere alla pensione anticipata con «quota 100», visto che servono 62 anni d’età oltre a 38 anni di contributi.

Quali titoli è possibile riscattare
Comunque, la domanda di riscatto deve essere presentata online tramite il sito Inps. Non tutti i titoli sono riscattabili: è possibile infatti riscattare il diploma universitario, della durata di 2-3 anni, la laurea triennale, quadriennale, la laurea a ciclo unico, il diploma di specializzazione post-laurea, il dottorato, mentre non possono essere riscattati gli anni fuori corso.

22 gennaio 2019
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