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Formazione infermieri. Dal Mur un decreto inaccettabile

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19 MAG – Gentile Direttore,
quando ho letto la notizia dell’emanazione del decreto ministeriale n.82 del 14 maggio 2020 “Modifica requisiti di docenza lauree per Infermieridel Ministro all’Università sui media e i social il primo pensiero è che fosse la solita fake-news…possibile che il componente di un Governo che finalmente parla in forma paritaria di “medici e infermieri” e che introduce, finanziandolo, l’infermiere di famiglia/di comunità in tutto il territorio nazionale, emani un decreto che sia in contraddizione con tutta la normativa italiana ed europea sulla formazione infermieristica introducendo una supremazia medica sulla docenza che neanche nel periodo delle scuole regionali per infermieri professionali ante art. 6, comma 3, del dlgs 502/92 è mai esistita?

E che rintroduca il termine “medico ospedaliero” ripristinando una gerarchia anche tra i medici, il primato è l’ospedale, il territorio è marginale, in spregio della legge 833/78 e della lezione venuta dall’attuale epidemia che insegna che il diritto alla salute si attua bene e subito prima sul territorio e poi, nei casi estremi, in ospedale?

Si tratta di ribadire che, senza nulla togliere al grado universitario della formazione di base e specialistica delle professioni sanitarie, la loro formazione non possa che avvenire laddove le professioni operano cioè il SSN con docenti, di norma, dipendenti dello stesso SSN e attraverso accordi tra Atenei e Regioni e quindi Aziende Sanitarie per la gestione concordata e tra pari dei corsi stessi…che poi tanto paritaria non è in quanto al SSN costa in termine di sedi formative e personale messo a disposizione senza gli introiti delle tasse universitarie.

Le professioni sanitarie sono una categoria speciale anche per la loro formazione che non ha eguali con le altre professioni, a parte le accademie militari…appunto come per la sicurezza anche la salute deve avere la sua specialità.

Negli anni ’80 due grandi medici, diversi politicamente Giovanni Berlinguer ed Eolo Parodi, teorizzavano le Scuole di Sanità per la formazione di tutte le professioni sanitarie, medici compresi, all’interno del SSN, sul modello della formazione infermieristica, pensiero, poi tradotto dal senatore Ferdinando Di Iorio, anche esso medico e professore universitario, in un disegno di legge, purtroppo non interamente ripreso nel dlgs517/92.

Ritornare a queste idee non mi pare tanto sbagliato, anzi quanto mai attuale…il che porterebbe anche all’effetto liberatorio per la stessa formazione specialistica post laurea medica e sanitaria che dovrebbe evolvere non più in borse di studio ma in un vera tipologia di contratto di formazione lavoro regolato da un accordo nazionale unico che regoli le modalità attuative specie sulla progressiva attuazione di competenze di autonomia professionale allo specializzando sulla base della verifica positiva delle conoscenze teoriche-pratiche acquisite.

Altrettanta tipologia di contratti di formazione lavoro le Aziende Sanitarie potrebbero stipulare con i neolaureati infermieri, ostetriche e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione trasformabili dopo tre anni in contratti a tempo indeterminato, come già prevedeva il CCNL ma raramente attuato.

Sogni di fine primavera? No se chi governa e chi legifera sia in grado di liberarsi dal complesso da parvenu di sudditanza all’Università e si ricordi che il Servizio Sanitario Nazionale esercita parimenti funzioni di prevenzione, cura e riabilitazione e allo stesso tempo effettua la ricerca scientifica biomedica ed attività di formazione e docenza, anche universitaria.

Saverio Proia 

19 maggio 2020
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12 maggio 2020: il “chi è” degli infermieri secondo AlmaLaurea

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L’infermieristica non è semplicemente tecnica, ma un sapere che coinvolge anima, mente e immaginazione”, scrisse Florence Nightingale, fondatrice delle Scienze infermieristiche moderne. A lei, nata il 12 maggio 1820, è stata dedicata la Giornata Internazionale dell’Infermiere, celebrata in tutto il mondo proprio nel giorno della sua nascita. E quest’anno martedì 12 maggio 2020 sarà sicuramente una celebrazione più solenne e più sentita.

Chi sono, dunque, gli infermieri che, insieme ai medici, sono in prima linea sempre ma ancor più oggi che il nemico è “invisibile” e anche per questo più temibile? Per celebrare la Giornata Internazionale dell’Infermiere tracciamo il profilo di questi professionisti di quelli che portano sulle loro spalle con grande dignità la fatica, la sofferenza, l’abnegazione e un incommensurabile impegno.

L’emergenza sanitaria ha messo in luce il capitale umano

«L’emergenza sanitaria ha messo in luce il grande capitale umano in quota al servizio sanitario. Perché la pandemia mondiale ha svelato il volto umano nascosto dietro quelle mascherine e quei camici che, con passione e competenza professionale, sono da sempre un punto di riferimento importante del percorso terapeutico di tutti i malati e delle loro famiglie», sottolinea il presidente di AlmaLaurea Ivano Dionigi che nella propria valutazione evidenzia come l’analisi dei numeri vòlti a tracciare il profilo professionale di queste figure, non dia l’adeguato valore e risalto agli aspetti umani di tale professione

«L’emergenza Coronavirus ha messo sotto gli occhi di tutti quello che i pazienti da sempre sanno: l’estrema cura che questi professionisti dedicano al proprio lavoro che, tra gli altri valori, ha anche quello di poter essere un ponte diretto tra paziente/famiglia e personale medico. Un canale di comunicazione così importante da poter a buon diritto essere considerato parte del percorso terapeutico».

I laureati di primo livello

Abbiamo analizzato i dati dei laureati di I livello nelle professioni sanitarie infermieristiche: 10.760 del 2018 e 7.466 del 2017 intervistati a un anno dal titolo (in questo secondo caso sono isolati quanti non risultano iscritti ad altro corso di laurea). La maggior parte di loro sono donne (73,2%, a fronte del 26,8% di uomini). Il 4,4% sono cittadini stranieri. Il 15,9% degli studenti proviene da famiglie in cui almeno un genitore è laureato, mentre per l’82,7% nessuno dei due genitori ha un titolo di laurea. Il 72,7% ha studiato al liceo, di cui il 14,1% al Liceo delle scienze umane.

Il voto medio di diploma è pari a 76,5 (media in 100-mi). Il 53,2% dei laureati ha conseguito il diploma nella stessa provincia della sede degli studi universitari, il 20,2% in una provincia limitrofa; i restanti hanno sperimentato una mobilità per motivi di studio di più lungo raggio. Il voto di laurea ottenuto è in media 102,3, con il 66,5% di regolarità negli studi, una durata degli stessi (media in anni) pari a 3,8 anni e un’età media alla laurea di 25,1 anni.

Gli studenti che hanno frequentato regolarmente più del 75% degli insegnamenti previsti sono pari al 94,7%; il 30,3% ha usufruito del servizio di borse di studio. Basso il numero di quanti hanno svolto periodi di studio all’estero nel corso dell’università, appena il 2,6%. Mentre l’86,7% ha svolto tirocini/stage o lavoro riconosciuti dal corso di laurea. Il 53,0% ha conciliato studio e lavoro, con esperienze professionali durante gli studi universitari.

La compliance della professione e degli studi

Chi esce da questi percorsi si iscriverebbe di nuovo allo stesso corso e presso lo stesso Ateneo per il 70,4% dei casi. Inoltre, il 27,9% ha partecipato ad almeno un’attività di formazione dopo la laurea (in particolare master di primo livello), per arricchire e completare le proprie competenze. Conclusa l’università, i laureati approcciano con successo al mondo del lavoro.

A un anno dal conseguimento del titolo è alto il tasso di occupazione pari all’80,4% e contenuto, corrispondentemente, il tasso di disoccupazione che si attesta al 12,1%. Coloro che hanno iniziato a lavorare dopo la laurea sono l’81,0%. Il 18,3% degli occupati ha intrapreso il lavoro autonomo, il 20,5% è stato assunto con un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato; predominante, 55,5%, il lavoro non standard (prevalentemente contratti alle dipendenze a tempo determinato).

Le retribuzioni

La retribuzione mensile netta è di 1.356 euro. Il 21,3% lavora nel settore pubblico e il 68,9% nel settore privato. L’utilizzo, nel lavoro svolto, delle competenze acquisite all’università è elevato nel 79,6% dei casi, la formazione professionale acquisita all’università è molto adeguata nell’85,5% dei casi. Per il 92,9% la laurea è richiesta dalla legge per lo svolgimento dell’attività lavorativa, rivelandosi, quindi, molto efficace o efficace nel lavoro svolto per il 94,7% degli occupati; solo il 7,7% la ritiene per nulla efficace.

Ma come fare per svolgere questa professione? In Italia esistono 55 corsi, distribuiti su 42 atenei, per diventare infermiere (corsi di Area Sanitaria, Classe di laurea di I livello). Si deve, per legge, conseguire la Laurea in Infermieristica (decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502 e successive modificazioni).

Solo essa, infatti, unitamente all’iscrizione all’ordine professionale, abilita all’esercizio della professione. Il Corso di Laurea in Infermieristica è a numero programmato, il che significa che per accedervi occorre superare un test d’ingresso. Quest’ultimo viene svolto, con cadenza annuale, insieme al test d’ingresso per tutte le altre Professioni Sanitarie. La data è unica a livello nazionale e viene comunicata dal Ministero dell’Università e della Ricerca (Mur) nei primi mesi dell’anno solare, per dare la possibilità agli studenti e agli Atenei interessati di organizzarsi per la prova, che solitamente si tiene nel mese di settembre (quest’anno il 9 settembre). Un’alternativa è offerta dalle Università private, che fissano il test d’ingresso in date differenti rispetto alla data unica nazionale.

Gli elenchi di AlmaLaurea a disposizione delle istituzioni

AlmaLaurea in questo periodo di emergenza nazionale dovuto alla diffusione del COVID-19, ha rafforzato la sua mission, stando al fianco di laureati, istituzioni, aziende. Il Consorzio, con la sua banca dati che conta quasi 3.100.000 laureati, oggi rappresenta 76 Atenei e circa il 90% dei laureati in Italia. D’intesa con il Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, al fine di contribuire alla tempestiva risoluzione dell’emergenza sanitaria, ha messo a disposizione delle Regioni che ne facciano richiesta gli elenchi dei laureati del settore medico-sanitario, definiti in relazione agli atenei di una specifica Regione o sulla base della residenza. Sono più di 26.000 i contatti di laureati in ambito sanitario trasmessi ai nove Enti territoriali coinvolti a oggi: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Sicilia, Trentino-Alto Adige – Provincia autonoma di Bolzano, Valle d’Aosta. In particolare per la Regione Campania e la Regione Lazio, l’appello lanciato ai laureati è stato accolto da circa 1000 aspiranti medici pronti all’assunzione. AlmaLaurea sta, inoltre, monitorando e raccogliendo i bandi e gli avvisi che vengono pubblicati per il reclutamento di personale medico sanitario nelle diverse Regioni italiane.

Consegna della laurea a 71 nuovi Dottori in Infermieristica

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Si sono tenute nei giorni 28 e 29 aprile u.s. le dissertazioni delle tesi, sessione primaverile, per gli studenti del Corso di Laurea in Infermieristica dell’Università degli Studi di Bari sedi Lecce e Tricase.
In 71 sono stati gli studenti infermieri che hanno coronato il loro sogno e possono fregiarsi del titolo accademico di «dottore in infermieristica».

Niente discussione in pubblico, niente parenti: le lauree nei giorni dell’emergenza Coronavirus sono diverse. Una Commissione distante ed il PC diventa il principale interlocutore. Niente chilometri su e giù per la Regione e la provincia, ma soltanto quattro passi che ti portano nella stanza più comoda dove si è collegati con un microfono e una webcam.

Gli studenti hanno discusso la loro tesi via Skype e davanti a loro c’erano i professori in videoconferenza.

La Commissione di laurea era composta dal presidente del corso prof.ssa Sardanelli, dai docenti del corso di laurea, da un rappresentante del Ministero della Salute e da due rappresentanti dell’OPI (Ordine delle Professioni Infermieristiche).

I nei dottori in infermieristica hanno discusso la tesi finale in modalità videoconferenza dai rispettivi poli didattici di Lecce e Tricase e l’università degli Studi di Bari. Ad ogni seduta di proclamazione a tutti è stato comunicato, da parte dei rappresentanti dell’OPI (Ordine delle Professioni Infermieristiche di Lecce), che il Consiglio Nazionale della FNOPI (Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche) ha approvato il nuovo Codice Deontologico (V revisione 1960-1977-1999-2009-2019). Inoltre si è informato sulla possibilità di partecipare al bando di premiazione delle migliori tesi, giunto alla IX edizione. La scadenza per la presentazione della domanda è fissata per il 3 luglio 2020.

Infine, il Consiglio Direttivo dell’Ordine si riunirà a breve, il 02 maggio 2020, per deliberare le iscrizioni all’albo requisito obbligatorio per poter esercitare la professione di Infermiere.
Ai Colleghi che hanno concluso con successo il loro percorso di studi le nostre più vive congratulazioni e l’augurio perché tanto impegno possa tradursi nel riconoscimento professionale che insieme perseguiamo.

Il Consiglio Direttivo e il Collegio dei Revisori dei Conti dell’OPI di Lecce

 

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Università. Al via attivazione Master specialistici per le 22 professioni sanitarie

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In attesa che Miur e Salute attraverso l’Osservatorio Professioni sanitarie elaborino indirizzi da dare alle Università relativamente agli Ordinamenti e i Regolamenti didattici, la Conferenza dei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie ha elaborato un Documento di Consenso sui Criteri di progettazione, gestione, conduzione e valutazione dei Master Trasversali, Interprofessionali e Specialistici.

27 FEB – Al via per le Università l’attivazione dei circa 90 Corsi di Master Specialistici per le 22 Professioni sanitarie.
L’elenco e le caratteristiche dei Corsi approvati il 17 dicembre 2018 dall’Osservatorio Professioni sanitarie del MIUR, in accordo con le Regioni e con le Categorie è stato successivamente trasmesso dal Ministero della Salute alle Regioni il 13 marzo 2019 e dal MIUR ai Rettori l’ 1 aprile 2019.

I  96 Master sono organizzati in 3 raggruppamenti:

– Master Trasversali con 8 tipologie, rivolti a tutte o parte delle Professioni con contenuti prevalentemente organizzativo-gestionali, didattici e di ricerca. Il percorso didattico può essere unico per i professionisti ma con CFU dedicati per l’applicazione alla specifica area disciplinare e professionale.

– Master Specialistici di ciascuna Professione con 77 tipologie, che rappresentano lo sviluppo di competenze specialistiche di ogni professione.

Tali Master sono previsti dalla Legge n. 43 del 2 febbraio 2006 (art. 6, comma 1, lettera c) che  prevede -per le Professioni Sanitarie- la possibilità di specializzarsi frequentando Master di 1° livello per le funzioni specialistiche rilasciati dalle Università ai sensi dell’articolo 3, comma 8, del Regolamento di cui al decreto del Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, e dell’articolo 3, comma 9, del Regolamento di cui al Decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca 22 ottobre 2004, n. 270.

In attesa che i 2 Ministeri attraverso L’Osservatorio elaborino indirizzi da dare alle Università relativamente agli Ordinamenti e i Regolamenti didattici, la Conferenza dei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie – a firma del Presidente nazionale Luisa Saiani – ha elaborato un Documento di Consenso sui Criteri di progettazione, gestione, conduzione e valutazione dei Master Trasversali, Interprofessionali e Specialistici.

In questi giorni è stato trasmesso ai Rettori affinché il sistema di formazione specialistica venga attivato con percorsi formativi di qualità.
Ora si attende che le Università partano in tempi brevi con la programmazione e messa in offerta, scegliendo fra le varie tipologie indicate nel catalogo generale dei Master.
Si darebbe così risposta ed esecuzione alla Legge 43 del 2006, art. 6. e al Contratto di Lavoro del 23 febbraio 2018.

27 febbraio 2020
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Formazione. Professioni sanitarie a fianco del Miur sulla stretta alle Università online

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È indispensabile che si tenga in debito conto in modo omogeneo e senza ambiguità la salvaguardia delle esigenze formative dei futuri professionisti della salute e, a tal fine, è altrettanto necessario che il Decreto del Miur, sia attuato integralmente e presto in quanto costituisce un primo importante passo per una formazione sempre meglio orientata ad affrontare i bisogni di salute insieme a quelli sociali.

16 FEB – Le 30 professioni sanitarie vigilate dal Ministero della Salute hanno da tempo un proprio status ordinamentale, formativo e professionale tale da renderle diverse, se non speciali, rispetto alle altre tipologie professionali…sarà il fatto che garantiscono erga omnes, il bene primario più fondamentale che è il diritto alla salute sia individuale che collettiva.

Questa loro meravigliosa diversità è stata accentuata e valorizzata dalla promulgazione della legge 3/18 che nel riformare il loro impianto ordinistico con un unico ed unitario provvedimento legislativo, ha fatto sì che iniziassero a ragionare ed agire come un unicum, pur nelle proprie singole differenze che non sono più antagoniste ma solo positive diversità…parafrasando una vecchia ma sempre valida frase costituiscono “l’unità nella diversità”.

Questa innovativa e discontinua modalità di agire è stata recentemente anche istituzionalizzata dal Ministro alla Salute con il decreto che istituisce la Consulta Permanente delle Professioni Sanitarie e Sociosanitarie presso il suo Dicastero.

Per questo hanno condiviso un documento che auspica che Governo e Parlamento facciano chiarezza in materia di formazione universitaria per via telematica, condividendo appieno i contenuti del Decreto MIUR 1171/19 che vanno nella giusta direzione.

Certamente non è loro intenzione negare una loro intrinseca validità alle metodologie didattiche erogate a distanza, le quali possono svolgere funzione certamente utile; tuttavia, ritengono che sia indispensabile che sia effettuata dai Ministeri competenti una puntuale e incisiva regolazione in tale ambito.
È certamente quanto mai auspicabile e condivisibile che il conseguimento di 
un titolo universitario con modalità esclusivamente o prevalentemente telematiche non possa risultare, infatti, compatibile con le esigenze e gli obiettivi di una formazione finalizzata allo svolgimento di una professione sanitaria e sociosanitaria.

Ne consegue che l’acquisizione di un mix di competenze, di esperienze, di saper fare, escluda e contraddica che la modalità telematica possa costituire il medium e l’ambiente formativo privilegiato.

E’ stata, però, espresso un atteggiamento critico e negativo sul Decreto MIUR 1171/19 da parte delle università telematiche che ha avuto come conseguenza il decreto tornasse all’esame delle competenti Commissioni del Parlamento; le motivazioni, invece, delle Federazioni e i Consigli Nazionali degli Ordini delle Professioni Sanitarie espresse sulla normativa in materia sono quanto mai condivisibili in quanto è indispensabile che si tenga in debito conto in modo omogeneo e senza ambiguità la salvaguardia delle esigenze formative dei futuri professionisti della salute e, a tal fine, è altrettanto necessario che il tale Decreto, sia attuato integralmente e presto in quanto costituisce un primo importante passo per una formazione sempre meglio orientata ad affrontare i bisogni di salute insieme a quelli sociali.

Saverio Proia 

16 febbraio 2020
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Cerimonia di consegna del Nuovo Codice Deontologico

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L’OPI (Ordine delle professioni Infermieristiche) di Lecce ha voluto omaggiare i Corsi di Laurea in Infermieristica di Tricase e Lecce (sedi decentrate dell’Università degli Studi di Bari) consegnando un rull-up riportante il Nuovo Codice Deontologico dell’Infermiere 2019.

La cerimonia si è svolta nel pomeriggio del 17 gennaio u.s. presso l’aula magna dell’ospedale “Card.G.Panico” di Tricase e nella mattina del 18 gennaio u.s. nell’aula magna dell’ospedale Oncologico di Lecce.

Alla cerimonia erano presenti: il presidente dell’OPI di Lecce (dott. Marcello Antonazzo), il Direttore dell’Attività Didattiche e Professionalizzanti del polo didattico di Tricase (dott.ssa Suor Graziella Zecca)  il Tutor d’aula per il polo didattico di Lecce (Inf. Fulvia de Matteis) i Consiglieri e Revisori dei Conti dell’OPI di Lecce e i docenti di MED. 45.

Il Nuovo Codice Deontologico riconosce l’infermiere come professionista e come persona; riconosce il cittadino come curato e come persona; riconosce la società nella quale viviamo e quella in cui vorremo vivere; riconosce la normativa attuale e ne prefigura la sua evoluzione; riconosce la relazione con l’assistito come momento di cura.

Un gesto simbolico ma importante attraverso il quale vogliamo incoraggiare e spronare i giovani studenti in Infermieristica che si apprestano a far parte della nostra famiglia professionale a conoscere diritti e doveri racchiusi nel nostro Codice Deontologico, affinché diventino cittadini e professionisti consapevoli e responsabili.

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Medici e professioni sanitarie. Dal Miur arriva stretta alle Università online: attività didattica telematica non potrà superare il 10%

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È quanto prevede un decreto ministeriale firmato dall’ex Ministro Fioramonti pochi giorni prima di dimettersi dall’incarico. La misura riguarda anche Psicologia e le specializzazioni. In ambito sanitario limitazioni anche per Farmacia, Chimica e Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche per cui l’attività didattica on line non potrà superare i 2/3. IL DECRETO

15 GEN – Il Miur alza la scure sulle Università on line. Un decreto ministeriale, datato 23 dicembre 2019 e firmato dall’ex Ministro Lorenzo Fioramonti pochi giorni prima di dimettersi dall’incarico pone dei limiti stringenti all’attività didattica on line.

Per quanto riguarda le lauree in psicologia, medicina e chirurgia, in medicina veterinaria, in odontoiatria e protesi dentaria, nonché per il personale sanitario infermieristico, tecnico e della riabilitazione la misura prevede una limitata attività didattica erogata con modalità telematiche, in misura non superiore a un decimo del totale. E lo stesso vale anche per le lauree di specializzazione.

In ambito sanitario arriva la stretta anche per Farmacia, Chimica e Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche per cui l’attività didattica on line non potrà superare i 2/3.

Luciano Fassari

15 gennaio 2020
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Spacchettamento Miur. In Gazzetta il decreto e oggi il giuramento al Quirinale dei due nuovi ministri

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Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge che divide il Miur nel ministero dell’Istruzione e nel ministero dell’Università e Ricerca, affidati rispettivamente a Lucia Azzolina e Gaetano Manfredi che hanno giurato nelle mani del presidente Mattarella oggi pomeriggio. IL DECRETO.

10 GEN – Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, ha approvato un decreto-legge, pubblicato nella Gazzetta del 9 gennaio, che introduce disposizioni urgenti per l’istituzione del Ministero dell’istruzione e del Ministero dell’università e della ricerca, che sostituiscono l’attuale Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Questi saranno affidati rispettivamente a Lucia Azzolina e Gaetano Manfredi che oggi pomeriggio hanno prestato giuramento al Quirinale.

Al nuovo Ministero dell’istruzione sono quindi attribuite le competenze in materia di sistema dell’istruzione scolastica e dell’istruzione tecnica superiore. Al Ministero dell’università e della ricerca sono invece assegnate le competenze sui sistemi della formazione superiore universitaria, dell’istruzione universitaria e della ricerca scientifica e tecnologica, nonché, in ragione del progressivo allineamento con il sistema universitario previsto dalla legge 22 dicembre 1999, n. 508, quelle relative all’alta formazione artistica, musicale e coreutica.

10 gennaio 2020
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Allegati:

spacer Il decreto

Cerimonia di consegna del Nuovo Codice Deontologico ai poli didattici del Salento (Lecce-Tricase) sedi del Corso di Laurea in Infermieristica

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Il Consiglio Direttivo dell’OPI di Lecce, ritenendo il Codice Deontologico uno strumento di guida per la
professione infermieristica a partire dalla formazione di base, ha ritenuto di omaggiare i poli didattici del Salento dell’Università degli Studi di Bari sedi dei Corsi di Laurea in Infermieristica consegnando loro un roll-up contenente i 53 articoli del Nuovo Codice Deontologico. Il Nuovo Codice Deontologico, riconosce l’infermiere come professionista e come persona; riconosce il cittadino come curato e come persona; riconosce la società nella quale viviamo e quella in cui vorremo vivere; riconosce la normativa attuale e ne prefigura la sua evoluzione; riconosce la relazione con l’assistito come momento di cura.
La cerimonia di consegna che avverrà in:

  • Tricase 17 gennaio 2020 alle ore 17.00 (aula magna polo didattico)
  • Lecce 18 gennaio 2020 alle ore 11.00 (aula magna ospedale oncologico)

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Corsi laurea professioni sanitarie: in crescita domande per medici, stazionarie quelle per le altre professioni sanitarie. Sbocchi professionali in aumento per attività libero professionale

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Rispetto agli anni accademici precedenti il rapporto segnala una diversa percentuale nella ripartizione dei posti fra Lauree triennali e Magistrali a ciclo unico che quest’anno va per il 68% alle professioni sanitarie, il 29% a medicina e chirurgia e il 3% a odontoiatria. Ecco tutti i numeri del Report annuale della Conferenza nazionale dei Corsi di laurea delle Professioni sanitarie curato da Angelo Mastrillo. IL RAPPORTO.

04 DIC – Resta quasi invariato il numero delle domande di ammissione ai 22 corsi di laurea delle professioni sanitarie con 79.155 rispetto alle 79.450 dello scorso anno (-0,4%).  Al contrario continua a crescere (+4,1%) il numero delle doman-de per i corsi di laurea magistrale a ciclo unico di Medicina e Chirur-gia e di Odontoiatria: da 90.806 dello scorso anno agli attuali 94.499, mentre era stato del +2,4% fra il 2018 e il 2017, da 88.680 a 90.806.

È quanto emerge dai dati rilevati dalla Conferenza nazionale dei Corsi di laurea delle Professioni sanitarie per l’anno accademico 2019-2020, presieduta da Luisa Saiani ed elaborati da Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza, con la collaborazione delle Università sedi di Facoltà/Scuola di Medicina e Chirurgia.

Per le Professioni Sanitarie si rileva un aumento dei fabbisogni formativi da parte di tutte le Regioni con +1.698 posti (+7,2%) dai 23.611 dello scorso anno agli attuali 25.509.

Aumenta, ma in misura inferiore, anche il fabbisogno da parte delle Categorie da 27.807 dello scorso anno rispetto agli attuali 28.327 con +1,9%. E’ in aumento anche il potenziale formativo offerto dagli Atenei al Ministero dell’Università, da 26.617 della scorso anno agli attuali 27.478 (+3,2%). Analogo, ma minore (+2,6%) è stato il numero dei posti decretati dal MIUR e messo a bando dalla Università da 24.681 a 25.328.

Stesso numero di domande per le lauree triennali delle professioni sanitarie (sono ste 79.155 contro le 79 450 dello scorso anno accademico. -0.4%), ma in aumento costante quelle per le lauree magistrali a ciclo unico (medicina e odontoiatria, +4,1%).

Rispetto agli anni accademici precedenti il rapporto segnala una diversa percentuale nella ripartizione dei posti fra Lauree triennali e Magistrali a ciclo unico che quest’anno va per il 68% alle professioni sanitarie, il 29% a medicina e chirurgia e il 3% a odontoiatria.

Si interrompe la progressiva riduzione dei posti per le professioni sanitarie, scesi da 27.338 dell’anno 2013 a 24.691 dello scorso anno e ora risaliti agli attuali 25.286 (+2,5%).

Una risalita con maggiore proporzione riguarda medicina e chirurgia dal massimo di 10.345 posti del 2011 ai 9.779 dello scorso anno e ora incrementati a 11.434 (+16,9%).

Per quanto riguarda il numero dei posti per le professioni sanitarie, solo in 5 Università è superiore a 1.000: Roma Sapienza con 3.027, Milano 1.379, Padova 1.307 e con 1.170 sia Torino che Roma Tor Vergata.

Tutte le altre Università invece hanno un’assegnazione di posti inferiore a 1.000: Verona 983, Bari 917, Napoli Vanvitelli 888, Napoli Federico II 854, Bologna 827, Firenze 813. Al di sotto di 800 posti Roma Cattolica 799, Brescia 696, Genova 648, Ferrara 587, Catanzaro 585, Messina 573, Ancona 535 e Pisa 522. Quindi sotto 500 Chieti con 484, Palermo 480, Pavia 467, Perugia 452, Catanzaro 467, Perugia 452, Milano Bicocca 440, Modena 425, Novara 409 e Parma 404. A seguire Catania con 368, Foggia 353, Siena 351, Varese 339, Cagliari 270, Udine 248, Salerno 244, Trieste 220, Sassari 213, Milano S. Raffaele 191, Milano Humanitas 136, infine Roma Campus 107 e Campobasso con 98 posti.

In cima alla classifica della disponibilità c’è il corso di infermiere con 41 corsi su 205 sedi per 15.014 posti, poi fisioterapista con 40 su 83 per 2.097 posti, ostetrica con 32 su 46 e 771 posti, logopedista con 29 corsi su 39 sedi e 771 posti, tecnico di laboratorio con 33 su 45 e 770 posti, tecnico di radiologia con 36 corsi su 57 sedi su 734 posti. Si tratta di professioni presenti in quasi tutte le Università.

In fondo alla classifica delle 22 professioni invece si trovano infermiere pediatrico con 173 posti su 8 corsi e 9 sedi, tecnico ortopedico con 165 posti su 10 corsi e sedi, tecnico di neurofisiopatologia con 128 posti su 10 corsi e sedi, podologo con 120 posti su 6 corsi e sedi, e infine tecnico Audiometrista con 51 posti su 4 corsi e sedi.

Analizzando in dettaglio le 22 professioni sanitarie sugli ultimi dati dei laureati del 2017, si confermano per l’alto tasso occupazionale ai primi 5 posti terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva con l’84,2%, audioprotesista con l’84,0%, logopedista 83,9%, educatore professionale e fisioterapista con l’82,7%. Rispetto allo scorso anno le posizioni di igienista dentale e podologo, che comparivano tra i primi posti, sono scese, rispettivamente dall’88,8 al 78,0% e  dall’82,8 al 69,4 per cento.

Di fatto sono quasi tutti profili che operano prevalentemente come liberi professionisti, oltre che in parte anche come dipendenti di enti pubblici o privati; si tratta di professioni non toccate quindi dal blocco delle assunzioni degli ultimi anni nel pubblico impiego.

Al contrario, agli ultimi cinque posti, fra il 51% e il 35%, si trovano alcune professioni con rapporto di lavoro prevalentemente dipendente, come i dietisti con il 51,1%, seguiti da ostetriche con 48,6%, tecnici di audiometria con il 40,6%, tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria con il 38,2% e a chiudere i tecnici di laboratorio al 35,2%, che si confermano agli ultimi posti come negli ultimi cinque anni e dal 2007 hanno perso ben 33 punti percentuali, dimezzando quindi il tasso occupazionale.

Si mantiene invece la buona posizione occupazionale per infermiere, che passa dal 74,0% al 73,3%, restando comunque ancora distante rispetto alla situazione ottimale di 11 anni fa, quando si attestava al 94% di occupazione e a soli a sei mesi dalla laurea. Per l’alta numerosità degli abilitati, circa 425 mila, è proprio l’infermiere a incidere statisticamente sul totale delle 22 professioni. Nella stessa area c’è la professione di ostetrica, che ha un  calo, scendendo di 5 punti percentuali, dal 53,5% al 48,6%. La perdita sul 60% di 11 anni fa è di quasi 12 punti percentuali.

Sta invece migliorando la situazione occupazionale per tecnico di radiologia, che sale dal 47,6% del 2016 all’attuale 55,6%, con 8 punti percentuali in più, che fanno scalare la classifica dal 18° al 15° posto.

Continua ad essere insufficiente ed in alcuni casi molto precaria invece la presenza di docenti appartenenti allo specifico profilo professionale, chiamati in ruolo da parte delle Università, che si avvalgono invece e in prevalenza dell’affidamento degli insegnamenti a docenti a contratto, in gran parte dipendenti ospedalieri.

Sul totale di 433 docenti dei SSD (settori scientifico disciplinari) MED/45-50, che lo scorso anno erano 398 e che fanno parte dei 9.042 dell’intera area 6 di Medicina solo 50 appartengono ai Settori specifici dei profili delle professioni sanitarie, pari ad appena il 13 per cento.

Il Settore Scientifico Disciplinare MED/45 comprende 39 docenti strutturati di cui 34 appartengono alla professione infermieristica; tuttavia sono ancora di gran lunga insufficienti se si considera l’esistenza di 41 corsi distribuiti su ben 205 sedi.

Nessun ruolo fra i 161 di MED/46 tecniche di laboratorio e sul SSD MED/49 dietistica avendo perso lo scorso anno (per pensionamento) anche l’unico ruolo che esisteva presso l’Università di Bologna, mentre sono 3 su 5 in ostetricia, 9 su 28 per MED/48 riabilitazione e appena 4 su 120 per MED/50 tecniche mediche applicate, di cui 2 igienisti dentali, 1 logopedista e 1 ortottista.

Dal confronto tra domande delle categorie, proposte del ministero della Salute e posti assegnati con Decreto MIUR dell’ 8 luglio 2019, sono derivate 3 diverse assegnazioni dei posti da mettere a bando:
– conferma di tutti i posti del potenziale offerto dalle Università quando inferiori o pari alla media delle proposte delle Regioni e delle categorie come nei 6 casi di: assistente sanitario, educatore professionale, podologo, tecnico audiometrista, tecnico audioprotesista e tecnico di neurofisiopatologia;
– aumentodi posti bilanciando l’offerta delle Università sul valore medio delle richieste fra Regioni e categorie, come nei 10 casi di: infermiere, ostetrica, logopedista, tecnico della riabilitazione psichiatrica, terapista della neuro e psicomotricità, terapista occupazionale, igienista dentale, tecnico fisiopatologia cardiovascolare, tecnico di laboratorio e yecnico della prevenzione;
– riduzionedei posti offerti dalle Università qualora superiori alla media della richiesta delle Regioni e delle Categorie, come nel caso di fisioterapista.

Resta ancora una volta un “caso” a parte quello di tecnico di radiologia, perché per la riduzione dei posti non è stata accolta alcuna delle proposte fatte dall’ordine professionale, prima per 644 posti e successivamente per 716, come richiesto dalle Regioni. Invece il MIUR ha deciso di assegnare 740 posti, determinando ancora una volta un esubero maggiore e specie sulle Università del Lazio, che si sono viste assegnare 75 posti rispetto ai 30 chiesti congiuntamente da Regione Lazio e dall’ordine professionale

Laurea Magistrale
Per la prima volta l’analisi di Mastrillo riporta anche i dati sui Corsi di Laurea Magistrale per le 5 classi di infermieristica-ostetrica, riabilitazione, tecnico diagnostica, tecnico assistenziale e prevenzione. Nei 16 anni di attivazione, dall’ A.A. 2004-05 all’attuale 2019-20 sono stati 32.763 i posti messi a bando rispetto ai 30.645 chiesti dalle Regioni, con una media di 2.048 posti all’anno.

Per quanto riguarda il numero delle domande presentate su ognuna delle 5 classi per questo AA 2019-20 ci sono state 10.887 domande per 2.725 posti con rapporto domande/posti (D/P) di 4.

Il corso più richiesto è quello della prima classe infermieristica-ostetrica con 8.466 domande su 1.318 posti, con D/P di 6,4. Segue la riabilitazione con 1.336 domande su 612 posti con D/P 2,2; tecnico assistenziale con 159 domande su 115 posti e D/P di 1,4; tecnico diagnostica con 538 domande su 430 posti per un D/P di 1,3 e infine la prevenzione con 388 domande su 250 posti e D/P di 1,6.

Negli ultimi 8 anni è stato messo a bando tutto il potenziale formativo dichiarato dalle Università, anche se il fabbisogno delle Regioni è più basso, mentre è maggiore quello delle Categorie.

04 dicembre 2019
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