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SISI, rinnovati gli organi istituzionali 2019-2021

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16/05/2019 – Presidente Maria Grazie De Marinis, Ordinario di Scienze infermieristiche al Campus Biomedico Roma.

L’assemblea ordinaria della Società Italiana di Scienze Infermieristiche (SISI) ha rinnovato i propri organi istituzionali per il prossimo triennio.
Il nuovo Consiglio Direttivo, che svolgerà il proprio mandato per il triennio 2019-2021, è composto da:
– Maria Grazia De Marinis, Prof. Ordinario Scienze Infermieristiche, Campus Biomedico Roma, Presidente 
– Rosaria Alvaro Prof. Ordinario Scienze Infermieristiche, Tor Vergata Roma, Vicepresidente 
– Daniela Mecugni, Prof. Associato Scienze Infermieristiche, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Tesoriere 
– Alberto Dal Molin, Ricercatore Scienze Infermieristiche, Università del Piemonte Orientale Novara, Segretario 
– Anna Maria Bagnasco, Prof. Associato Scienze Infermieristiche, Università degli Studi di Genova
– Stefania Di Mauro, Prof. Associato Scienze Infermieristiche, Bicocca Milano
– Loreto Lancia, Prof. Associato Scienze Infermieristiche, Università degli Studi dell’Aquila

La SISI, fondata nel dicembre 2006 dai Professori Associati e Ricercatori del Settore Scientifico Disciplinare delle Scienze Infermieristiche (MED-45), rappresenta la prima società scientifica italiana nel campo delle scienze infermieristiche; essa si propone di favorire il progresso scientifico e culturale dell’infermieristica, operando in particolare in ambito accademico e delle istituzioni con il proprio Collegio dei Docenti delle Scienze Infermieristiche Generali, Cliniche e Pediatriche (MED-45).

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Professioni sanitarie. Test per laurea magistrale il 25 ottobre

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Il Miur ha pubblicato il decreto con le modalità di svolgimento e alle caratteristiche delle prove d’accesso per il corso di Laurea magistrale delle Professioni sanitarie per l’Anno Accademico 2019/2020. La prova prevede un tempo di due ore e consiste nella soluzione di 80 quesiti. IL DECRETO

11 MAG – La prova di ammissione ai corsi di Laurea magistrale delle Professioni sanitarie si svolgerà presso ciascuna sede universitaria il 25 ottobre 2019 dalle ore 11.00. È quanto ha stabilito il Miur nel decreto con le modalità di svolgimento e alle caratteristiche delle prove d’accesso per il corso di Laurea magistrale delle Professioni sanitarie per l’Anno Accademico 2019/2020.

La prova prevede un tempo di due ore e consiste nella soluzione di 80 quesiti che presentano cinque opzioni di risposta, tra cui il candidato dovrà scegliere, su: teoria/pratica pertinente alle Professioni sanitarie ricomprese nella classe di laurea magistrale d’interesse; cultura generale e ragionamento logico; regolamentazione dell’esercizio delle Professioni sanitarie ricomprese nella classe di laurea magistrale d’interesse e legislazione sanitaria; cultura scientifico-matematica, statistica, informatica e inglese; scienze umane e sociali.

Sono previsti: 32 quesiti per l’argomento di teoria/pratica pertinente all’esercizio delle Professioni sanitarie ricomprese nella classe di laurea magistrale d’interesse; 18 quesiti per l’argomento di cultura generale e ragionamento logico; 10 quesiti per ciascuno dei restanti argomenti.

11 maggio 2019
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Tor Vergata, pubblicato nuovo bando per Dottorato

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18/04/2019 – Il documento per l’ammissione al XXXV Ciclo del Dottorato di Ricerca in Scienze infermieristiche e Sanità Pubblica.

l’estratto del bando per l’ammissione al XXXV Ciclo del Dottorato di Ricerca in Scienze infermieristiche e Sanità Pubblica.La versione integrale del bando e le schede contenenti tutti i Corsi di Dottorato di Ricerca attivati per l’Anno accademico 2019-2020 – XXXV Ciclo, sono disponibili per la consultazione sulla pagina web della Scuola di Dottorato di Tor Vergata all’indirizzo: http://dottorati.uniroma2.it 

IN ALLEGATO UN ESTRATTO DEL BANDO

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Medicina e Professioni sanitarie. Con i nuovi test di accesso ai corsi di laurea rivincita del “Classico”?

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Con il Decreto del 28 marzo scorso il Miur ha stabilito la modifica dei contenuti delle prove di ammissione rispetto ai previsti 60 quiz: aumento di quelli di Cultura Generale (da 2 a 10) e riduzione di Ragionamento logico (da 20 a 10). Una novità che dovrebbe portare verso un riequilibrio del successo all’esame fra gli studenti del Liceo scientifico, finora favoriti, rispetto a quelli del Liceo Classico

02 APR – Si sta entrando nel vivo della procedura per gli esami di ammissione a Medicina e Chirurgia e per le 22 Professioni Sanitarie, i cui esami si terranno il 3 e 11 settembre prossimo. Con Decreto del 28 marzo scorso il Miur ha stabilito la modifica dei contenuti delle prove di ammissione rispetto ai previsti 60 quiz: aumento di quelli di Cultura Generale (da 2 a 10) e riduzione di Ragionamento logico (da 20 a 10).

Questo dovrebbe portare verso un riequilibrio del successo all’esame fra gli studenti del Liceo scientifico, finora favoriti, rispetto a quelli del Liceo Classico. Ormai entravano all’80% i diplomati delle Scientifico e al 10% del Classico. Lo scorso anno i posti messi a bando per Medicina e Chirurgia furono 9.779 e quelli di Odontoiatria 1.096, su cui arrivarono circa 90 mila domande, con rapporto D/P di 8,3. Mentre per le 22 Professioni Sanitarie i posti furono 24.681 con quasi 80 mila domande presentate. (Vedasi Report 2018).

Intanto, è ora in corso da parte del Ministero della Salute l’annuale consultazione con Regioni e Categorie per la determinazione dei posti per ogni Professioni in ogni Regione. A questa seguirà quindi anche la ripartizione dei posti per ogni Università da parte del Miur, i cui Decreti sono attesi per fine giugno.

Angelo Mastrillo
Segretario della Conferenza Nazionale Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie e Docente nel Corso di Laurea in Tecniche di Neurofisiopatologia dell’Università di Bologna

02 aprile 2019
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Università. Dal Miur il calendario dei test di ammissione. Si comincia con Medicina il 3 settembre

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Seguiranno Veterinaria il 4 di settermbre, i corsi di laurea delle professioni sanitarie l’11 settembre, i corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e Protesi Dentaria in lingua inglese  il 12 settembre ed i corsi di laurea magistrale delle professioni sanitarie il 25 settembre. Modalità e contenuti della prova, così come il numero di posti disponibili per le immatricolazioni, saranno definiti con successivo decreto. IL DECRETO

18 MAR – Arrivano dal Ministero dell’Istruzione le date di effettuazione delle prove di ammissione relative ai diversi corsi di laurea e di laurea magistrale ad accesso programmato nazionale per l’anno accademico 2019/2020. Si inizierà martedì 3 settembre con i corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e Protesi Dentaria erogati in lingua italiana.

A seguire, il 4 settembre ci sarà il test per i corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina Veterinaria. L’11 settembre sarà la volta dei corsi di laurea delle professioni sanitarie. Successivamente ci saranno le prove d’ingresso per i corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e Protesi Dentaria in lingua inglese il 12 settembre ed i corsi di laurea magistrale delle professioni sanitarie il 25 settembre.

Le modalità e i contenuti della prova e il numero di posti disponibili per le immatricolazioni saranno definiti con un successivo decreto.

18 marzo 2019
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Istruzione. Italia penultima per numero di laureati nell’Ue. Flop anche per la spesa pubblica: solo 5 paesi fanno peggio di noi

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Secondo Eurostat l’Italia nell’Ue ha una bassissima percentuale di laureati e spende poco (nemmeno l’1% del Pil). Salute e welfare sono al quarto posto tra le scelte dei settori di studio, in linea con la media europea. Le facoltà preferite sono quelle in Scienze sociali. Le donne le più istruite: rappresentano il 57,6% dei laureati.

26 GEN – L’Italia ha una percentuale i laureati tra le più basse dell’Ue: il 20,6% tra i 25 e i 54 anni che si abbatte all’11,5% nella fascia di età tra i 55 e i 74 anni, contro partner Ue come la Francia (39,3% 22% nelle due fasce di età), la Germania (29,4% e 25,6%), il Regno Unito (45,1% e 33,3%), la Spagna (39,9% e 23,5%). Ed è penultima prima della Romania (ma con una percentuale molto vicina a questa) nella classifica della percentuale del numero di laureati nell’Ue.

Eurostat fa i conti del “grado di istruzione terziaria” negli Stati membri, ma lo fa anche per gruppi di studio.
Ed emerge a livello generale che più di un terzo (34%) dei 4,7 milioni di laureati nel 2016 nell’Ue si è laureato in scienze sociali, giornalismo, informazione, economia, amministrazione o legge. Altri settori di studio con proporzioni consistenti di laureati nel 2016 sono stati ingegneria, produzione e costruzione (15% di laureati), salute e benessere (14%), arte e scienze umane (11%), scienze naturali, matematica, statistica e informazione e comunicazione Tecnologie (ICT) (11%) e istruzione (9%).
Scienze sociali, giornalismo, informazione, economia, amministrazione e diritto
La quota di laureati è stata relativamente bassa in Finlandia e Spagna, dove hanno rappresentato poco più di un quarto di tutti i laureati nel 2016, mentre le quote molto più elevate sono state registrate a Lussemburgo (52% di tutti i laureati) e Bulgaria (49%).
Ingegneria, produzione e costruzione
Vi era una quota relativamente bassa di laureati in Lussemburgo, Paesi Bassi (i dati del 2015 sono utilizzati per i Paesi Bassi), Malta e Regno Unito (tutti inferiori al 10%) rispetto alle quote relativamente elevate registrate in Austria (20%), Portogallo ( 21%) e Germania (22%).
Salute e welfare
La quota di laureati in salute e welfare era inferiore all’8% in Lussemburgo, Bulgaria, Germania, Austria e Cipro, e più alta in Finlandia e Danimarca (entrambi 20%), Svezia (22%) e Belgio (27%).
Arte e scienze umanistiche
Nelle arti e discipline umanistiche la percentuale di laureati di livello terziario era inferiore all’8% in Lettonia, Slovacchia, Austria, Polonia, Bulgaria e Svezia e oltre il 14% nel Regno Unito (15%) e in Italia (16%).
Scienze naturali, matematica, statistica e TIC
In Belgio, Cipro, Lituania e Bulgaria la quota di laureati era inferiore al 7%, ed era più alta in Germania (14%), Irlanda (15%) e Regno Unito (17%).
Settore Istruzione
La percentuale di laureati nel settore dell’istruzione era inferiore al 5% in Italia, Francia e Romania e oltre il 16% in Spagna, Ungheria, Cipro (tutti il ​​17%) e Malta (18%).
In Italia in particolare un terzo circa dei laureati lo è in quelle che Eurostat classifica come scienze sociali, giornalismo, informazione, economia, amministrazione e diritto, tutte lauree non a numero chiuso. Il numero più basso invece (solo lo 0,1%) è di chi si è laureato nei servizi, seguito (2,3%) dai settori dell’agricoltura e foreste, della pesca e della veterinaria e, al terzultimo posto, Le lauree che riguardano l’educazione (3,3%, in sostanza la formazione scolastica).
Il settore di salute e welfare raccoglie il 13,7% dei laureati, al quarto posto tra quelli rilevati da Eurostat (dopo le scienze sociali, ci sono i settori di arte e umanità e ingegneria, produzione e costruzione).
Rispetto a questo quadro, nell’Ue nel 2016 l’analisi del numero di laureati mostra che anche a livello generale più di un terzo (34,1%) di tutti gli studenti terziari si era laureato in scienze sociali, giornalismo, informazione, affari, amministrazione o legge.
Questa percentuale era superiore alla quota equivalente (32,0%) degli studenti dell’istruzione terziaria ancora in fase di studio in questo campo nel 2016, suggerendo che un numero minore di studenti aveva iniziato questo tipo di studi negli ultimi anni, o che i tassi di abbandono o le lunghezze medie del corso erano più alte in altri campi.
Una situazione simile è stata osservata per la salute e il benessere, che ha rappresentato il 13,7% dei laureati dal 13,4% della popolazione studentesca dell’istruzione terziaria, e per gli studi di istruzione (9,0% dei laureati rispetto al 7,4% degli studenti) e dei servizi (3,7% dei laureati rispetto al 3,5% degli studenti).
La situazione inversa è stata osservata per gli altri settori dell’istruzione: studi di ingegneria, produzione e costruzione (14,8% dei laureati e 15,7% degli studenti); scienze naturali, matematica, statistica; tecnologie dell’informazione e della comunicazione (11,0% dei laureati e 12,3% degli studenti); arti e discipline umanistiche (11,0% dei laureati e 12,2% degli studenti); agricoltura, silvicoltura, pesca e veterinaria (1,7% dei laureati e 1,9% degli studenti).
A livello di singoli Paesi, Eurostat individua alcuni settori dove si trova – rispetto alla media Ue – una quota particolarmente ampia o particolarmente piccola di studenti terziari laureati nel 2016.
La quota di laureati in scienze sociali, giornalismo, informazione, affari, amministrazione o la legge era relativamente bassa in Finlandia e Spagna, dove rappresentavano poco più di un quarto di tutti i laureati nel 2016, mentre le quote molto più elevate erano registrate a Lussemburgo (51,7% di tutti i laureati) e Bulgaria (49,0%).
Un’analoga analisi per studi di ingegneria, produzione e costruzione rivela che vi era una percentuale relativamente bassa di laureati in Lussemburgo, Paesi Bassi, Malta e Regno Unito, mentre le quote relativamente elevate erano registrate in Austria (20,5% ), Portogallo (21,3%) e in particolare Germania (22,0%).
La quota di laureati in scienze naturali, matematica, statistica e tecnologie dell’informazione e della comunicazione era relativamente bassa in Belgio, Cipro, Lituania e Bulgaria, mentre era particolarmente alta in Germania (14,0%), Irlanda (15,0%) e Regno Unito (17,2%).
La quota di laureati in salute e benessere era relativamente bassa in Lussemburgo, Bulgaria, Germania, Austria e Cipro, mentre era relativamente elevata in Finlandia (19,7%), Danimarca (20,3%), Svezia (22,2%) e in particolare Belgio (26,5 %).
Infine, la proporzione di laureati in istruzione era relativamente bassa in Italia, Francia e Romania, mentre era particolarmente alta in Spagna (16,5%), Ungheria (16,6%), Cipro (17,0%) e Malta (18,0%). e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione erano relativamente basse in Belgio, Cipro, Lituania e Bulgaria, mentre erano particolarmente elevate in Germania (14,0%), Irlanda (15,0%) e Regno Unito (17,2%).
Nell’Ue 28, quasi i tre quinti (57,6%) di tutti i laureati nel 2016 erano donne. Questa percentuale era leggermente superiore (60,7%) per le scienze sociali, il giornalismo, l’informazione, gli affari, l’amministrazione e il diritto, salito a oltre due terzi per arti e discipline umanistiche (66,9%), era vicino a tre quarti per salute e benessere (73,9%) e ha raggiunto un picco di oltre quattro quinti (80,4%) per l’istruzione.
I laureati maschi rappresentano circa tre quinti (57,5%) del numero totale di laureati in scienze naturali, matematica, statistica e tecnologie dell’informazione e della comunicazione, e quasi tre quarti (72,3%) del totale per ingegneria, produzione e costruzione campi correlati Nei due campi più piccoli – agricoltura,
Per quanto riguarda i docenti, c’erano 1,5 milioni di persone che insegnano nell’istruzione terziaria nell’Ue 28 nel 2016, di cui una piccola minoranza – circa 100mila – ha offerto corsi di istruzione terziaria a ciclo breve. Più di un quarto (27,1%) del personale docente dell’istruzione terziaria era in Germania, con poco più di un decimo ciascuno in Spagna (11,1%) e nel Regno Unito (10,2%).
In contrasto con il personale docente dell’istruzione primaria e secondaria, in cui le donne erano in maggioranza, la maggior parte del personale insegnante dell’istruzione terziaria era costituito da uomini. 
Quasi i tre quinti (57,4%) del personale docente nel settore dell’istruzione terziaria nel 2016 erano uomini, una quota che era vicina ai due terzi in Grecia (66,2%) ed era anche superiore al 60% in Lussemburgo, Malta, Italia, Repubblica ceca e la Germania.
Al contrario, le donne rappresentavano la maggioranza del personale docente dell’istruzione terziaria in Finlandia (51,7%), Lettonia (55,3%) e Lituania (56,5%).
Nel 2016, il rapporto tra studenti e personale accademico nell’istruzione terziaria era in media 15.0 (l’Italia è a circa 20). Tra gli Stati membri, i rapporti più alti tra studenti e personale sono stati registrati in Grecia (39,6), mentre in Belgio e in Italia sono stati registrati anche più di 20 studenti per membro dello staff.
Al contrario, i rapporti studenti-staff erano in cifre singole in Lussemburgo (7,6 studenti per membro del personale) e in Malta (9,7) ed erano anche relativamente bassi in Svezia e Danimarca.
Infine la spesa pubblica per l’istruzione terziaria. I dati relativi al prodotto interno lordo (PIL) sono disponibili per 27 degli Stati membri. Il rapporto variava dallo 0,5% in Lussemburgo e lo 0,7% in Bulgaria, Romania, Ungheria e Grecia e 0,8% in Italia all’1,8% in Austria e all’1,9% in Svezia e Finlandia, con un picco del 2,4% in Danimarca (dati 2014). La media per l’Ue 28 è stata dell’1,2 per cento.

26 gennaio 2019
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Arriva lo sconto per il riscatto degli anni di laurea. Ecco a chi è destinato e a chi conviene

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La misura è contenuta nel Decretone su quota 100 e reddito di cittadinanza. La norma vale per gli under 45 e la cifra del riscatto sarà uguale per tutti: 5.241,30 euro di contributo per ogni anno di studio. Il maggior vantaggio è per i redditi più alti dato che finora si pagava in base al reddito. Per la sanità coinvolti tuti i professionisti dipendenti laureati del Ssn e altri enti sanitari pubblici e privati.

22 GEN – Riscatto degli anni di laurea? Per gli under 45 arriva lo sconto. Lo prevede la bozza di decreto sul reddito di cittadinanza e sulle modifiche ai regimi previdenziali (quota 100) approvata dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana

La norma riguarda tutti i dipendenti laureati (nel Ssn sono poco più di 490mila a cui si aggiungono quelli che lavorano nel privato che sono circa 35.000) purché abbiano iniziato a lavorare dopo il 1996 e per i quali la pensione segue del tutto il metodo contributivo.

Cifra del riscatto uguale per tutti. Più favoriti chi ha reddito alto.
La cifra del riscatto sarà uguale per tutti: 5.241,30 euro di contributo per ogni anno di studio con un tetto al riscatto “scontato” fissato a 5 anni con un versamento minimo. Un aspetto che fa sì che il maggior vantaggio sia per i redditi più alti (dato che finora si paga in base al reddito). E il riscatto può essere anche rateizzato.

La bozza di decreto prevede infatti che il versamento dell’onere può essere effettuato ai regimi previdenziali di appartenenza (Inps e gestioni separate) in unica soluzione oppure in massimo 60 rate mensili, ciascuna non inferiore a 30,00 euro, senza applicazione di interessi per la rateizzazione.

Ma attenzione, la rateizzazione non può essere concessa se i contributi da riscatto devono essere utilizzati per la immediata liquidazione della pensione diretta o indiretta o nel caso in cui siano determinanti per l’accoglimento di una domanda di autorizzazione ai versamenti volontari.  Se questo avviene durante la rateizzazione, la somma ancora dovuta sarà versata in unica soluzione.

Se il periodo di laurea è successivo a gennaio 1996, il calcolo per il riscatto è in base all’aliquota Irpef (per la maggioranza dei lavoratori dipendenti è del 33%) sulla retribuzione lorda del richiedente moltiplicata per gli anni di studio per i quali si chiede il riscatto.

L’importo era nel 2018 di 15.710 euro e quest’anno dovrebbe salire a 15.882,81 euro: il contributo del 33% sale quindi dai 5.184,30 euro del 2018 ai 5.241,32 euro richiesti quest’anno per il riscatto di ciascun anno di studio e quindi il conto varia tra i 15mila euro di una laurea breve ai 25mila di una magistrale.

Il vantaggio economico maggiore, come accennato, non è tanto per i giovani neolaureati che, di fatto, pagano già cifre analoghe, ma per chi guadagna di più e dovrebbe pagare quindi in base all’ultimo anno di stipendio.

Oggi per un lavoratore con il regime contributivo, il riscatto sarebbe costato 9.900 euro l’anno con un reddito di 30.000 euro, 14.850 euro con un reddito da 45 mila euro, 19.800 euro con un reddito di 60.000 euro. Quindi più alto è il guadagno, maggiore il vantaggio.

La legge prevede che i periodi coperti da contribuzione obbligatoria presso diverse gestioni pensionistiche (ad esempio, gestioni separate ex-Inpdap dell’Inps), per il conseguimento del diritto alla pensione, potranno essere riuniti mediante l’istituto della ricongiunzione/totalizzazione contributiva.

Per il restante personale sanitario la contribuzione va alla gestione ex Inpdap dell’Inps.

Il riscatto vale ‘solo’ per aumentare gli anni di contribuzione per i requisiti di pensionamento.
Il riscatto agevolato previsto dalla bozza di decreto, tuttavia, è valido solo per aumentare gli anni di contribuzione che servono per i requisiti di pensionamento previsti dalla bozza di decreto e non per far salire l’importo della pensione, come invece avviene quando si paga il riscatto ordinario perché la riduzione dei contributi originariamente basata sul reddito percepito è livellata dal contributo unificato per il riscatto.
Quindi l’agevolazione consente di accumulare più vantaggiosamente contributi per raggiungere prima il requisito per la pensione anticipata: 42 anni e 10 mesi di versamenti (un anno in meno per le donne), indipendentemente dall’età.

Il limite dei 45 anni oltre il quale non si può accedere al riscatto agevolato è stato messo per restringere la platea ai lavoratori che ricadono in tutto o quasi nel sistema contributivo avviato il 1° gennaio 1996.

Aver ristretto agli under 45 la possibilità, esclude inoltre che il riscatto possa servire ad accedere alla pensione anticipata con «quota 100», visto che servono 62 anni d’età oltre a 38 anni di contributi.

Quali titoli è possibile riscattare
Comunque, la domanda di riscatto deve essere presentata online tramite il sito Inps. Non tutti i titoli sono riscattabili: è possibile infatti riscattare il diploma universitario, della durata di 2-3 anni, la laurea triennale, quadriennale, la laurea a ciclo unico, il diploma di specializzazione post-laurea, il dottorato, mentre non possono essere riscattati gli anni fuori corso.

22 gennaio 2019
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Università. Pronti 90 nuovi master per le 22 professioni sanitarie

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Lo annunciano in una nota Miur e ministero Salute: “Si completa così l’applicazione della Legge 43 del 2006, che prevedeva la laurea triennale seguita da due tipologie di master di primo livello, uno per le funzioni di coordinamento e l’altro per le funzioni specialistiche”. Previste tre tipologie: trasversali, interprofessionali e specialistici di ciascuna professione. L’ELENCO.

21 DIC – L’Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie ha concluso i lavori avviati sei anni fa per l’individuazione dei master universitari specialistici per le 22 professioni sanitarie: una riorganizzazione che interessa un comparto che vede impegnati oltre 650 mila operatori.

Ne danno notizia in una nota congiunta il Miur e il ministero della Salute sottolineando come “si completi così l’applicazione della Legge 43 del 2006, che prevedeva la laurea triennale seguita da due tipologie di master di primo livello, uno per le funzioni di coordinamento e l’altro per le funzioni specialistiche. L’attivazione dei corsi di laurea specialistica/magistrale era già stata applicata dall’anno 2004”.

“Con l’approvazione, dunque, di circa 90 corsi di master, si copre una lacuna formativa importante”, commentano i due ministeri che ricordano in proposito quanto previsto dall’art. 16, comma 7 del Contratto di lavoro del 23 febbraio 2018,“il requisito per il conferimento dell’incarico di professionista specialista  è il possesso del master specialistico di primo livello di cui all’art 6 della Legge n. 43/06 secondo gli ordinamenti didattici universitari definiti dal Ministero della Salute e il Ministero dell’Università, su proposta dell’Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie, ricostituito presso il MIUR con il decreto interministeriale 10 marzo 2016 e sentite le regioni”.

Sono state individuate 3 tipologie di master (VEDI QUI L’ELENCO COMPLETO): 

Master Trasversali
Quelli rivolti a tutte o parte delle professioni con contenuti prevalentemente organizzativo-gestionali, didattici e di ricerca. Per questi Master il percorso didattico può essere unico per i professionisti ma con CFU dedicati per l’applicazione alla specifica area professionale.

Master interprofessionali 
Quelli rivolti a due o più professioni su tematiche cliniche a forte integrazione interprofessionale. Il piano didattico deve prevedere, oltre a CFU comuni tra le professioni, anche CFU dedicati all’approfondimento di aspetti e competenze specifici per ciascuna professione a cui è aperto il master.

Master specialistici di ciascuna professione
Rappresentano lo sviluppo di competenze specialistiche di ogni professione. Tra questi, sono da distinguere i Master che abbiano una “certezza di spendibilità operativa” ai fini dell’art. 16 comma 7 del CCNL, dai Master che una professione può proporre perché ritiene che in quell’ambito sia opportuno certificare delle competenze avanzate (ad esempio nella libera professione).

Ora, l’avvio della procedura di istituzione e di attivazione dei Corsi passa agli organismi preposti del Ministero della Salute e del MIUR, fra cui il CUN, sia per la definizione degli ordinamenti didattici che per la valutazione dei fabbisogni formativi, anche tramite le Regioni, in analogia ai Corsi di Laurea triennale e di Laurea Magistrale.

21 dicembre 2018
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spacer Elenco master

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Università. Laurea in fisioterapia la più ambita tra quelle mediche e sanitarie: ben 13,1 domande per posto disponibile contro la media dell’1,5 della laurea infermieristica. Per medici e odontoiatri, 8,3 domande per posto disponibile

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I dati sono riferiti all’Anno accademico 2018/2019. Complessivamente si registrano 90.806 domande (su un totale di 10.875 posti disponibili) per medicina e chirurgia con un aumento delle domande del 2,4% rispetto al precedente anno accademico. Mentre le domande per i corsi di laurea delle 22 professioni sanitarie si fermano a 79.450 (su un totale di 24.681 posti disponibili) con una diminuzione delle richieste del 6,6% in un anno. IL REPORT.

20 DIC – Per l’anno accademico 2018/2019 per il corso di laurea a ciclo unico in medicina e chirurgia e odontoiatria sono state registrate 90.806 domande (su un totale di 10.875 posti disponibili) con un aumento delle domande di accesso del 2,4% rispetto al precedente anno accademico, mentre le domande per i corsi di laurea delle 22 professioni sanitarie si fermano a 79.450 (su un totale di 24.681 posti disponibili) con una diminuzione delle richieste del 6,6% in un anno.
Mediamente abbiamo quindi 8,3 domande per posto disponibile per il corso di alurea in medicina e chirurgia e odontoiatria e 3,2 domande per posto disponibile pe rle 22 professioni sanitarie.

I dati li troviamo nell’ultimo rapporto rapporto annuale elaborato da Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza nazionale dei Corsi di laurea delle professioni sanitarie, esperto del Miur e docente al corso di laurea in Tecniche di Neurofisiopatologia dell’Università di Bologna, che ha analizzato la situazione di tutti i corsi di laurea che afferiscono alle facoltà di medicina e chirurgia degli atenei italiani.

“Rispetto al lieve calo delle domande dello scorso anno dell’1,9% – afferma Mastrillo nel report –  quest’anno si rileva un ulteriore vistoso calo del -6,6%, da 85.095 domande dello scorso anno alle attuali 79.450. Al contrario, si conferma la crescita delle domande per i Corsi di laurea magistrale a ciclo unico di medicina e chirurgia e di odontoiatria: da 88.680 a 90.806 con +2,4%, mentre era stato del +8,3% nel 2017 e +2,0% nel 2016”.

“Per le professioni sanitarie – aggiunge Mastrillo – si rileva una lieve riduzione dei fabbisogni formativi da parte di quasi tutte le Regioni con -622 posti (-2,6%)  tra i 24.233 dello scorso anno e gli attuali 23.611. Mentre le categorie hanno proposto un fabbisogno più alto, con 27.807 posti, che però sono comunque 1.475 in meno rispetto allo scorso anno (–5,0%).

È invece quasi invariato il potenziale formativo offerto dagli Atenei al ministero dell’Università con 26.617 posti rispetto ai 26.811 del 2017 (-0,7%)”.

Le lauree più “attrattive”
Analizzando il rapporto domanda/posto disponibile è il corso di laurea in fisioterapia quello che vede il maggior numero di richieste di accesso, ben 26.516, con 13,1 domande per posto disponibile (in tutto sono infatti solo 2.029 i posti messi a disposizione per questo corso di laurea), seguito con 8,9 domande per un posto del corso di laurea in logopedia e con 8,4 per i dietisti e poi 8,3 domande per la laurea a ciclo unico in medicna e odontoiatria.

Fanalini di coda delle richieste dei giovani per le lauree sanitarie sono le professioni di assistente sanitario (0,7 domande per un posto), tecnico audiometrista (1 domanda per un posto) e tecnico della prevenzione del lavoro (1,2).

Ma anche lauree più gettonate, come quella infermieristica con 21.813 domande su 14.723 posti disponibili, vede un livello di attrattività realtivamente basso con una media di 1,5 domande per posto disponibile che sale però a 3,8 domande per posto per l’infermiere pediatrico (che ha però solo 159 posti disponibili).

L’offerta formativa
L’offerta formativa per le 22 professioni sanitarie è aumentata da 24.061 a 24.681 posti, con un incremento di 620 posti (+2,6%).

Un analogo aumento dell’offerta formativa riguarda medicina e chirurgia, ma in proporzioni maggiori, da 9.100 a 9.779 posti (+7,5%). Ed è ancora maggiore l’aumento per odontoiatria, da 908 a 1.096, con +21%. In entrambi i casi è stato assegnato tutto il potenziale formativo delle Università.

Per le professioni sanitarie, ogni Ateneo ha attivato in media 11 corsi di laurea.

L’unica Università ad attivare tutti i 22 corsi è Milano statale, seguono Roma Sapienza con 21 corsi, Roma Tor Vergata 19, Torino 17, Genova, Padova, Napoli Federico II e Bari 16, Pavia, Bologna e Roma Cattolica con 14.

Chiudono la classifica con 7 corsi Milano Bicocca, Trieste, Perugia, Catanzaro e Cagliari, con 5 Novara, Udine e Foggia, con 4 Salerno e Sassari, con 3 Milano S. Raffaele e Roma Campus, con 2 corsi Milano Humanitas e Campobasso.

Il rapporto lauree magistrali-lauree triennali
Cambia rispetto agli ultimi 7 anni, dal 2011, il rapporto percentuale nella ripartizione dei posti tra lauree triennali e magistrali a ciclo unico con il 69% alle professioni Sanitarie, il 28% a medicina e chirurgia e il 3% a odontoiatria.

E si interrompe la progressiva riduzione dei posti per le professioni sanitariescesi da 27.338 dell’anno 2013 a 24.069 dello scorso anno e ora risaliti agli attuali 24.691 (+2,6%). Idem per medicina e chirurgia dal massimo di 10.345 posti del 2011 ai 9.100 dello scorso anno, ora risaliti a 9.779 (+7,5%).

La situazione nelle Regioni
L’aumento dei posti riguarda 16 delle 20 Regioni con 722 posti in più tra 16 Regioni: Sicilia con +154; Lombardia con +120; Campania con +119; Piemonte con +90; Emilia Romagna +110; Veneto +84 seguite dalle altre Regioni con valori inferiori.

Al contrario i posti diminuiscono per le altre 4 Regioni: -233 Lazio, -100 Calabria. -56 Abruzzo, -14 Sardegna.

La situazione per professione
Per i corsi di laurea in infermieristica i posti programmati passano da 14.450 a 14.723, con 273 posti in più, pari al +1.9 per cento.

L’Ordine degli infermieri però ne aveva chiesti 16.086, le Regioni 14.120 e le Università hanno espresso un’offerta formativa di 14.723. Così sono stati recuperati i tagli lineari dello scorso anno del -1,7%, pari a -237 posti sul potenziale di 14.693.

Analizzando in dettaglio le 22 professioni sanitarie rispetto ai dati 2016si confermano per l’alto tasso occupazionale ai primi 5 posti igienista dentale con l’89%, logopedista e terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva con l’88%, fisioterapista 84% e podologo con l’83 per cento.

Di fatto, sottolinea Mastrillo nel suo report.  sono tutti profili che operano prevalentemente come liberi professionisti, oltre che in parte anche come dipendenti pubblici. Si tratta di professioni non toccate quindi dal blocco delle assunzioni degli ultimi anni nel pubblico impiego.

Al contrario, agli ultimi 5 posti, fra il 47% e il 33%, si trovano alcune professioni tecniche con rapporto di lavoro dipendente, specie pubblico, come i tecnici di radiologia e i tecnici della prevenzione con il 47%, seguiti dai tecnici di laboratorio al 37%, di audiometria con il 35% e a chiudere i tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria con il 33%, che si confermano stabilmente ultimi negli ultimi quattro anni.

“Preoccupa in particolare – sottolinea Mastrillo – la situazione dei tecnici di laboratorio per l’alta numerosità di circa 28 mila abilitati, che dal 2007 hanno perso rispettivamente 31 punti percentuali. Al contrario, si apprezza il ritorno occupazionale per Infermiere, con il 74%, anche se ancora distante rispetto alla situazione rosea di 10 anni fa, quando si attestava al 94% di occupazione a 6 mesi dalla laurea”.

Per l’alta numerosità degli abilitati, circa 425mila, è proprio l’infermiere a incidere statisticamente sul totale delle 22 professioni.

Nella stessa area c’è la professione di ostetrica, che ha un analogo trend positivo e sale di 9 punti percentuali, dal 44% al 53%. La perdita sul 60% di 10 anni fa è di soli 7 punti percentuali.

Rilevanti anche le fluttuazioni per altre professioni, come ad esempio tecnico di neurofisiopatologia, in salita dal 58% al 65%, la cui bassa numerosità degli abilitati, circa 1.600, avrebbe minore rilevanza statistica. Comunque la perdita in questo caso è di appena 3 punti percentuali sul 68% del 2007 e una media totale del 65 per cento.

Cancellate alcune anomalie 
“Quest’anno – commenta Mastrillo – l’obiettivo prioritario è stato quello di correggere alcune anomalie introdotte lo scorso anno dal MIUR, che nella ripartizione dei posti per ogni Università aveva deciso di procedere in totale ed esclusiva autonomia, considerando soprattutto il potenziale formativo degli Atenei. Su questo potenziale il MIUR ha applicato un taglio lineare percentuale uguale per tutti gli Atenei, tenendo così in scarsa considerazione le indicazioni espresse sia dalle Regioni che dalle Categorie”.

“Come conseguenza negativa – spiega – il MIUR decise di assegnare in 30 corsi su alcune Università anche un numero di posti inferiori al minimo storico di 10, da 5 a 9 posti; come esempio eclatante per i tecnici di radiologia l’Università di Genova subì un taglio da 10 a 6 e Bari da 10 a 5, con il paradosso di Foggia da 30 a 15”.

“Per correggere la situazione – aggiunge Mastrillo – è intervenuta con apposita mozione la Conferenza dei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie il 15 maggio 2018, che ha portato il MIUR verso la decisione di applicare la numerosità minima di 10 posti. L’accordo della Conferenza Stato-Regioni del 21 giugno 2018 aveva stabilito un fabbisogno complessivo di 23.611 posti, contro un potenziale formativo delle Università per 26.772 posti, con una differenza di +3.161 posti, pari al +13 per cento.

Alla fine i posti assegnati con decreto MIUR del 12 luglio 2018 sono stati 24.681. La differenza di 1.070 posti in più (+4,5%) fra il MIUR e l’insieme di ministero della Salute, Regioni e categorie è scaturita da varie consultazioni che erano state avviate nel confronto del 25 giugno, quando il “Tavolo tecnico” condivise 3 criteri:

– totale copertura del fabbisogno definito dalle singole Regioni nel limite rappresentato dal fabbisogno complessivo
nazionale per ogni singola Professione.
– possibilità di derogare al predetto limite nazionale al solo fine di assicurare una numerosità minima al corso di
laurea pari a 10 unità.
– nel caso in cui il potenziale formativo sia inferiore al fabbisogno regionale, i posti necessari a coprire tale fabbisogno
saranno ripartiti proporzionalmente su Atenei di altre Regioni, che presentino adeguata capacità formativa e nei limiti del fabbisogno complessivo nazionale per la specifica professione, di cui all’Accordo Stato-Regioni”.

I nuovi meccanismi
Dall’applicazione di questi criteri sono derivate 3 diverse assegnazioni dei posti, secondo Mastrillo,  da mettere a bando da parte delle Università:

– conferma di tutti i posti del Potenziale offerto dalle Università quando inferiori o pari alla media delle proposte delle Regioni e delle Categorie, come nei 9 casi di: assistente sanitario, educatore professionale, infermiere, infermiere pediatrico, terapista occupazionale, tecnico audiometrista, tecnico audioprotesista, tecnico ortopedico e podologo;

– aumento di posti bilanciando l’offerta delle Università sul valore medio delle richieste fra Regioni e categorie, come nei 5 casi di: dietista, igienista dentale, logopedista, tecnico della riabilitazione psichiatrica e ostetrica;

– riduzione dei posti offerti dalle Università qualora superiori alla media della richiesta delle Regioni e delle categorie, come nei 4 casi di fisioterapista, tecnico di radiologia, tecnico di laboratorio, tecnico di neurofisiopatologia.

20 dicembre 2018
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Allegati:

7° concorso provinciale IPASVI – edizione anno 2018. Verbale di premiazione e divulgazione della cultura infermieristica.

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Ordine delle Professioni Infermieristiche Lecce

La Commissione, valutati tutti i lavori pervenuti, all’unanimità ha decretato i cinque vincitori:

  • 1° classificato assegnato all’infermiera Giulia Giordano
  • 2° classificato assegnato all’infermiera Silvia Mazzotta
  • 3° classificato assegnato all’infermiera Beatrice Mazzeo
  • 4° classificato assegnato all’infermiera Marta Gennachi
  • 5° classificato assegnato all’infermiere Marco Landolfo

La premiazione si terrà in concomitanza delle discussioni tesi della sessione autunnale e precisamente il giorno 04 dicembre 2018 presso l’aula magna del polo oncologico con sede in Lecce.

La Commissione Esaminatrice

 Prof. Nicola Brienza

 Prof. Salvatore Santacroce

 Dott. Giuseppe Perrone