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Rianimazione cardio-polmonare: ecco le “misure giuste”

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Una combinazione di 107 compressioni al minuto a una profondità di 4,7 cm costituirebbe il target ottimale per la rianimazione cardiopolmonare. È quanto emerge da uno studio dello University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas, pubblicato da JAMA Cardiology

27 AGO – (Reuters Health) – Paul Pepe e colleghi, dello University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas, hanno cercato di individuare la velocità di compressione toracica (CCR) e la profondità di compressione toracica (CCD) ideali associate alla massima probabilità di sopravvivenza funzionalmente favorevole (scala di Rankin modificata), dopo un arresto cardiaco extra-ospedaliero.

Il campione di studio ha incluso 3.643 pazienti (età media, 67,5 anni; 64,4% di sesso maschile) che avevano avuto un arresto cardiaco extra-ospedaliero e per cui erano stati simultaneamente registrate velocità di compressione toracica e profondità di compressione toracica durante uno studio clinico degli US National Institutes of Health su un dispositivo.

La combinazione ottimale CCR-CCD era rappresentata da 107 compressioni al minuto a una profondità di 4,7 cm. Quando la rianimazione cardio-polmonare veniva eseguita entro il 20% di questi valori, la probabilità di sopravvivenza era significativamente più elevata (6,0% vs 4,3% al di fuori di tale range; odds ratio, 1,44).

FonteJAMA Cardiology 2019
Marilynn Larkin

(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

27 agosto 2019
© Riproduzione riservata

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